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FRANCA FALDINI: DA JAMES DEAN A TOTÒ

Franca Faldini

Le serate con Rock Hudson, gay solo in privato La simpatia di Bob Hope, la delusione per divi come Jerry Lewis e Marilyn Monroe.


Prima di diventare la compagna del principe De Curtis l'attrice visse un anno a Hollywood. Un'avventura narrata in un libro Franca Faldini: da James Dean a Totò Le serate con Rock Hudson, gay solo in privato La simpatia di Bob Hope, la delusione per divi come Jerry Lewis e Marilyn Monroe. Franca Faldini è una signora dai capelli grigi, gli occhi tra il viola e il turchese, un passato assai poco comune ospitato nella sua ferrea memoria. Il 16 ottobre 1943, per esempio, avrebbe potuto ritrovarsi tra gli ebrei romani deportati dai nazisti, poichè suo padre era ebreo (la madre, invece, era cattolica). Ma per uno di quei casi in cui la sorte si diverte a giocare con la vita, rientrò a Roma il 17: e da allora il 17 è il suo numero fortunato. Poi per quindici anni, dal febbraio del '52 al '67, fu la compagna di Totò. E per tutto il 1951, quando lei non aveva ancora compiuto 21 anni, fu protagonista di "un'avventura a Hollywood" che solo per sua scelta non diventò un trasloco. Il tempo di attraversare il firmamento delle star, mettere a fuoco pregi e debolezze di divi come Errol Flynn, Bob Hope, Alan Ladd, Marilyn Monroe, James Dean, Rita Hayworth, capire che non era il caso di cambiare la sua vita con la loro ne' di montarsi la testa e di tornare in Italia dove avrebbe conosciuto Totò. Il diario di quella stagione è nel libro "Roma Hollywood Roma", edito da Baldini & Castoldi. Tutto comincia a Roma tra il '48 e il '49 in via Lazio, la strada di casa Faldini. E' una traversa di via Veneto, cioè una mezza predestinazione. Sono giorni in cui Franca - bella, bruna, altissima - si muove in carrozzella (la tipica "botticella", allora usata dai romani come un taxi) e De Sica la ferma a metà di via Veneto per proporle una parte. E sono notti in cui gira per i night della prima Dolce Vita imbattendosi in un ombrosissimo Orson Welles. Lui la inchioda con lo sguardo, per una settimana la tartassa di fiori, ogni giorno un mazzo accompagnato da un biglietto siglato O. W. Poi Orson inciampa in Lea Padovani, sparisce per un'altra settimana, Franca protesta e lui, dandy assai bugiardo, si difende attaccandola con l'ennesimo biglietto in mezzo ai fiori: "Non sai quanto mi manchi ma neppure come vorrei che fossi cinque minuti più adulta per capire cosa significhi essere stremati dal superlavoro". Che si chiamava Lea.

Franca Faldini e il colpo di fulmine

Quando Franca incontra Antonio de Curtis, è frastornata dalla distanza tra il comico Totò e l’uomo, un signore compassato e taciturno che trova riprovevole mettersi in mostra. “No, non fu un colpo di fulmine”, scriverà successivamente alla morte dell'attore. “A onore del vero e di tutti coloro che alla favolistica preferiscono la realtà. Da principio io gli piacqui in fotografia per la fresca esuberanza dei miei ventun anni. Poi, quando mi conobbe, gli piacqui un po’ di più perché scoprì che, malgrado i ventun anni, ero un essere parlante e ragionante, con un carattere mio, benché questo carattere fosse l’opposto del suo”.

Durante quella prima cena, i due cominciano a discorrere e finiscono per appartarsi. Il dialogo prosegue fino a notte fonda, quando lui l’accompagna fino al portone di casa, e poi il giorno dopo. Scoprono di piacersi, di bastarsi, di adorarsi. Nel giro di pochi giorni la stampa viene a saperlo e Totò organizza una conferenza stampa in casa, con fotografi e operatori di cinegiornale, per presentare pubblicamente la nuova fidanzata. Nessuno dei due, per la verità, immagina che la relazione abbia un futuro, i trentatrè anni di differenza pesano, e sono subito fonte di pettegolezzi sui giornali. “Noi sapevamo che era una storia come un’altra”, scrive la Faldini, “più che altro una trovata pubblicitaria e una sfida ripiccosa con la sua famiglia, con cui all’epoca era in rotta”.


Il fatto è avvenuto come avvengono tutti i fatti di questo genere. La signorina Franca Faldini nella realtà è assai più bella e gentile di quello che appare nelle sue varie fotografie pubblicate. Somiglia perfettamente alla donna che io sognavo. E difatti io, che ero contrario al matrimonio, ma contrario sa?, per averla mi sono ful-mi-ne-a-men-te ricreduto e, preso il coraggio a quattro mani, buttandomi a pesce, l'ho chiesta in sposa.

Cosa ha detto alla signorina Faldini per esprimerle il suo sentimento?

Veramente sono cose un po' riservate. Eh, già... generalmente non si raccontano mai. Però lei mi è molto simpatico e perciò glielo voglio dire. Le dirò che mi sono espresso nella mia lingua madre, il napoletano si capisce, e le ho detto: «Dio mio, signurì, quanto siete bella, me piacete assaie assaie... me vulite spusà?». Nota bene: non c'era né luna né stelle.

E la signorina cosa le ha risposto?

Ha detto di sì. [Ma non si sposeranno mai]

Quale poesia le ha dedicato?

Niente ancora, però, nella mia mente si sta maturando qualche cosa di buono e sarà la più bella poesia che io scriverò. «Ma io voglio una canzone» m'ha detto. «Ma sì, figliola mia. Ti scriverò una canzone, ti scriverò lettere, cartoline, ti scriverò un giornale, ti scriverò un romanzo d'appendicite, etcetera etcetera.»

Antonio de Curtis


Voglio bene a Franca Faldini prima di tutto perché è bella, e poi perché è fedele. Non le ho impedito io di continuare a fare del cinema. Franca soffriva dello «spasimo da macchina da presa». Ogni volta che si trovava sul set, sotto alla luce di un riflettore, tremava, batteva i denti, le si irrigidivano le gambe. In capo a una settimana si ammalava anche di gastrite e colite di origine nervosa. Così, da sola, ha deciso di smettere. Io, naturalmente, ne sono stato felicissimo: mi piace pensare di essere l'unico a provvedere alle necessità e ai capricci di mia moglie.

Io sono cattolico-apostolico-napoletano. Mi sarebbe piaciuto moltissimo sposare Franca in chiesa. Ma se lo Stato mi ha perdonato un errore giovanile, sciogliendo il mio primo matrimonio per quanto riguardava gli effetti civili dello stesso, la Chiesa non ha voluto fare altrettanto.





1951 Franca Faldini 141 L
Sono tante le attrici italiane che hanno fatto la storia del nostro glorioso Cinema Italiano nel tempo che fu, sono invece pochissime quelle che a tutt’oggi sono ricordate. A parte i soliti fastidiosi nomi che si fanno sempre troppo spesso, delle altre se ne parla sempre troppo poco, sebbene avessero una filmografia e teatrografia di tutto rispetto. Ce ne sono alcune poi, che sono passate come meteore, nonostante fossero ambiziose come poche, ma che probabilmente non avevano fatto i conti con la sorte che tocca ad ogni brava attrice, per quanto belle possano essere, se non incappano nell’amicizia giusta , possono dire addio ad ogni sogno di gloria.
C’era poi un’ulteriore categoria di attrici, ossia quelle che, seppure bellissime, poca fiducia avevano in se stesse, o forse proprio perché consapevoli di essere estranee ad un mondo che ha fatto del clientelismo la propria arma vincente, se ne sono sempre guardate bene dal finire in un percorso di non ritorno. Tra queste, sicuramente la più bella e rappresentativa è Franca Faldini, splendida interprete che quel successo l’ha sempre sfiorato, oggi ricordata solo per essere stata la compagna di Totò. Ma la sua è stata una vita piena di avvenimenti importanti, pensando a quella che sarebbe potuta essere, e invece non è mai stata. Franca non ebbe mai pienamente fiducia in se stessa, non ha mai creduto nelle sue potenzialità di attrice. A completare l’opera, ci pensò la pessima esperienza hollywoodiana, che spense quasi sul nascere le sue ambizioni ed i suoi desideri. Ha sempre visto la vita con uno sguardo fin troppo disincantato e scanzonato, e a volte anche troppo cinico, tanto da scherzare anche sulle proprie doti di attrice, definendosi “una vera cagna”. Ma del resto, quale attrice italiana di quegli anni non lo era? Le tanto decantate dive che oggi vengono venerate da tutti come dee, erano sempre doppiate, per di più non avevano mai messo piede in un’accademia di recitazione. Quantomeno Franca si doppiava almeno da sola...

1939 Franca Faldini 149 LNacque a Roma il 10 febbraio 1931, trascorse un’infanzia agiata, i suoi genitori facevano parte della buona borghesia romana, neanche il nefasto periodo delle leggi razziali ne scalfì la tranquilla esistenza, poiché suo padre era ebreo. Più tardi si diploma in lingue straniere, con una particolare predilezione per l’inglese. Non s’interessò mai al mondo del cinema, fino a quando compiuti diciotto anni, il grande Vittorio de Sica rimase impressionato dalla sua bellezza e da quegli occhi blu incredibilmente luminosi. Di comune accordo con Cesare Zavattini, le propose un piccolo provino per un film che stava per girare, per la cronaca, tale film era “Miracolo a Milano”. Ma il provino fu un disastro, e Franca che timida non era mai stata, fece quasi scena muta, mandando su tutte le furie De Sica, che tenero con i suoi attori non era mai stato. Ciononostante, altri produttori e registi non rimasero certo impassibili di fronte alla sua bellezza più unica che rara, Franca era molto più alta della media delle attrici italiane di quel periodo, avendo un fisico longilineo e slanciato. Ricevette proposte anche da Alessandro Blasetti e Mario Bonnard, ma anche quelli furono solo dei tentativi di avvicinarla a quel mondo, che Franca ha sempre respinto proprio per questa sua diffidenza nei propri mezzi, una diffidenza che nascondeva una profonda insicurezza.
Proprio in quegli studi cinematografici, Franca fece la prima importante conoscenza che caratterizzò la sua vita, un certo Orson Welles. che proprio lì a fianco era impegnato nella lavorazione del film Cagliostro per conto della casa di produzione Scalera Film. Il grande regista americano, da poco divorziato da Rita Hayworth, era giunto in Italia per lavorare e racimolare i soldi necessari per finanziare il suo prossimo e, come al solito ambizioso, progetto cinematografico. Il caro Orson si innamorò di Franca, all’epoca pettinata come Veronica Lake, la corteggiò non poco, riempiendola di tante attenzioni come mai le era state attribuite. Per qualche tempo si frequentarono, ma stando alle dichiarazioni di Franca stessa, scritte nella sua autobiografia, quello fu solo un flirt e niente più. Pochi mesi prima ebbe la sua prima delusione d’amore, e non ne avrebbe certo sentito il bisogno di averne un’altra, anche per colpa della giovane età. Di lì a poco Orson Welles avrebbe conosciuto un’altra bellissima attrice italiana, ossia Lea Padovani. Negli anni successivi rincontrò ancora Welles, ripensando insieme a quei momenti di tenerezza, dove il grande regista s’innamorò della ragazzina sconosciuta.
1951 Franca Faldini LNonostante il pessimo inizio di carriera, riuscì ad avere comunque un minimo di visibilità, un fotografo americano la immortala in una splendida foto, che fu poi pubblicata su una rivista americana. Proprio quella foto, le fece vincere un viaggio premio in America, ad Hollywood. Per Franca si avverò in sogno, e in fretta si preparò a partire alla conquista della fabbrica dei sogni, come stupidamente era nota a tutti. E questa volta era più convinta dei propri mezzi, decisa a superare quella timidezza che le aveva mandato a monte parecchi provini.
Nel 1950 la nostra attrice sbarcò in America piena di speranze e abbastanza piena di ambizione, aveva solo diciannove anni ma sembrava molto più matura delle sue coetanee. Ma siccome la “fabbrica dei sogni” non è nient’altro che una stupida trovata pubblicitaria, la vita reale è sempre più brutta e meno pratica di come si vede al cinema, anche la più ambiziosa delle attricette, rimane molto spesso schiacciata da un mondo ed un atmosfera che di sognante aveva davvero poco. In quasi un anno e mezzo di permanenza a Los Angeles, si trovò davanti una situazione che al confronto Sodoma e Gomorra era un paese dei balocchi. Attori ed attrici alcolizzate fino all’inverosimile, cocainomani, eroinomani, morfinomani, e chi più ne ha, più ne metta. Produttori che pensano altro a come evadere le tasse e a chi portarsi a letto, insomma una situazione che farebbe fuggire via la persona più volenterosa di questo mondo. Insomma l’umanità presa per il verso più schifoso e purtroppo più vero. E Franca, che già di per se aveva una visione pessimistica sulla sua carriera, riesce a racimolare una misera comparsata in un brutto film con la coppia Jerry Lewis-Dean Martin. Artefice di questo insuccesso, fu il produttore Hal Wallis, assiduo collaboratore della Paramount, che tanto si era preso cura di lei, proponendo di lanciarla come una nuova Dorothy Lamour.

E’ chiaro come anche lui avrebbe gradito magari un po’ più di riconoscenza da parte dell’attrice romana, che invece sempre rispedì al mittente ogni tentativo di abbordaggio. In mezzo a tanta miseria umana, Franca trovò il tempo di stringere qualche amicizia, su tutti quella con Errol Flynn, a quel tempo già sul viale del tramonto e ubriaco di vodka dalla mattina alla sera. Nel frattempo conosce molti divi e divette che negli anni successivi faranno fortuna, ma allo stesso tempo rimane delusa dal loro comportamento piuttosto ipocrita tipico di tutti gli attori. James Dean ad esempio era solo un ragazzino che giocava a fare il ribelle, e questo fu solo uno degli esempi più clamorosi di come certi miti sono nati dal nulla e come inspiegabilmente continuano a esser presi stupidamente sul serio come modelli. Più Franca conobbe questo mondo di sbandati alla deriva, più si convinse che quelle non sarà la sua strada, almeno ancora non per molto. Alla fine del 1951, ancora Hal Wallis le propose l’ennesima inutile particina in un film al fianco del terribile Mario Lanza, ma Franca ne ebbe abbastanza, aveva già sprecato troppo tempo in un mondo che non le appartiene. Decise di tornare in Italia, lasciando il suo alloggio di Hollywood per sempre, non vi avrebbe mai più fatto ritorno. Intanto un certo Antonio De Curtis l’aveva notata sulla rivista Oggi, rimanendo folgorato da tanta bellezza, per Franca stava per iniziare un periodo indimenticabile.


1952 02 07 Oggi mini“Signorina Faldini, vedendola su quel giornale mi sono sentito sbottare il cuore in primavera”. E’ questo più o meno quello che le disse Totò al telefono. Dopo diversi timidi approcci, i due si frequentarono sempre di più, fino a rendere pubblica la loro relazione, con un’indimenticabile copertina di "Oggi" nel 1952.
Da subito, tutta la gente mette in dubbio che l’unione di una ragazza giovanissima con uomo di più di cinquant’anni possa durare a lungo, ma si sbagliano perché accanto ad Antonio, Franca si sente protetta, ha trovato quella serenità e quella tranquillità che ha sempre cercato in un uomo, e che sfortunatamente non era mai riuscita a trovare. Sarà proprio Totò a voler quasi imporre la presenza di Franca in molti film da lui interpretati, proprio per avere sempre a fianco l’amatissima compagna. Ma sono solo particine di poco conto, ancora una volta il cinema sembra non essere interessato alla bellissima Franca, che di conto suo ha in pratica chiuso qualsiasi tipo di discorso con la settima arte, per altro quasi mai aperto. Alla fine dichiarava di recitare solo per soldi.
I due novelli fidanzati non erano sposati, per una serie di circostanze burocratiche, ma che importa? Erano felici lo stesso e promisero di farlo al più presto nel caso in cui Franca avesse aspettato un figlio. E proprio quest’attesissima gravidanza, non si fece attendere più di tanto …
Ma la felicità coniugale non è di questo mondo, nella vita i momenti pieni di felicità sono sempre pochissimi e sfuggenti, il resto è una serie di insuccessi e sofferenze per tutti, senza esclusione di ceto sociale, ed ecco che quella che sembrava essere una bella favola andò in pezzi. Il primo capitolo di questa triste storia coincise con la morte di Massenzio, il tanto desiderato figlio maschio era spirato subito dopo aver visto la luce. Non pochi furono gli strascichi di questo difficilissimo parto, che causò non poche complicazioni anche alla povera Franca, che quasi ci rimise la vita. L’amarezza per aver perso la possibilità di aver un erede maschio, provocò in Antonio uno scorto profondo facendolo richiudere sempre più dentro di se, allontanandolo automaticamente dalla compagna, tra i due si creò una profondissima spaccatura, che forse dopo quella volta non si risanò mai più.
A peggiorare la situazione, la malattia agli occhi di Totò, che lo costrinse a lungo lontano dal cinema e dal palcoscenico. Ma Franca era una donna forte e resse anche questa prova, che la mise ancora una volta a dura prova. Intanto il suo interesse verso il mondo del cinema andava sempre più scemando, fino a prendere la decisione di lasciare definitivamente le scene già a partire dalla seconda metà degli anni 50. In tutti questi anni però, aveva sviluppato un altro interesse, le piaceva tanto scrivere e infatti, di lì a poco quello che era un semplice passatempo, si trasformerò in una vera professione, Franca diventò una bravissima giornalista e scrittrice.

1952 Franca Faldini 148 Toto LIntanto la relazione con Totò andava sempre più verso un punto di non ritorno, il Principe si allontanò sempre di più dalla sua amata Franca, preferendole altre donne, anche se si trattava solo di brevi incontri, la bellissima attrice non poteva sopportare una simile situazione, e quel famoso matrimonio non si celebrò mai più, non poteva sposare un uomo che la tradiva anche se solo per una notte. Totò se ne va nell’aprile del 1967, confidando alla compagna che forse lei sia stata l’unica donna cui abbia mai voluto bene sul serio.
La nuova carriera di Franca proseguiva a gonfie vele, i suoi articoli giornalistici erano sempre pungenti e mai banali, e da un po’ di tempo di era dedicata anche alla traduzione dall’inglese all’italiano. Così come proseguiva ottimamente anche la vita sentimentale, alla fine degli anni 60 aveva conosciuto un nobile romano, un certo Niccolò Borghese, dal quale non si separò mai più, e fu proprio quello che nel 1975 divenne suo marito. Sempre in quel decennio, furono pubblicati una serie di volumi sul Cinema Italiano scritti insieme ai giornalisti Governi e Fofi, tra questi anche diversi libri sulla figura di Totò. Dopo tanto cercare, Franca aveva trovato la sua vera inclinazione, quel mondo così falso ed ipocrita che non le fece una bella impressione nella sua avventura agli inizi dei 50, era solo un lontano ricordo, così come quella bellissima ragazza che non riuscì mai a vincere la sua timidezza di fronte alla macchina da presa.
Nel 1991 scrisse il suo primo romanzo intitolato “Insieme nel buio” che ottiene anche un buon successo di critica, ormai la sua fama di ottima scrittrice non conosce limiti. Nel 1998 spiazzò tutti con la sua decisione di tornare al cinema, ma forse sceglie il film peggiore che le potesse capitare, recita insieme ad uno stanco ed invecchiato Alberto Sordi nel terrificante “Incontri proibiti”, uno dei film italiani più brutti che siano mai stati realizzati in quel periodo. Franca non spiegò mai le reali motivazioni per aver partecipato ad un film dopo più di 40 anni dall’ultima volta che tutti la videro sul grande schermo. Fa uno strano effetto vederla recitare non più giovanissima, e si ha l’impressione che molto probabilmente avrebbe potuto dare anche nel suo piccolo, in contributo alla storia del nostro cinema.
Sempre nello stesso anno, scrisse la sua biografia, dove raccontava con il suo tipico senso dell’ironia, il mondo del cinema, distruggendo miti e leggende varie, hollywoodiani o nostrani che siano, raccontandoli per quello che sono, una razza che ha sempre fatto delle loro bassezze e dei loro difetti una ragione di vita. Negli anni 2000 partecipa spesso ad eventi o dibattiti sul mondo del cinema, raccontando aneddoti ed esperienze varie, sempre molto preziose anche perché viste dal suo punto di vista, sempre molto disincantato.
Nell’ultima parte della sua biografia, si congeda dal suo pubblico, citando la mitica frase di Flaiano “Il meglio è passato”, dalla quale si discosta pienamente, affermando la piena soddisfazione per la vita che aveva scelto, e per il fatto di non provare nessun tipo di rimpianto.
Nonostante quelli che, come me sono rimasti profondamente affascinati da quella bellezza straordinaria che fece innamorare di se autorevoli personaggi del cinema, le crediamo difficilmente. Preferiamo avere qualche piccolo dubbio, pensando che quella bellissima ragazza appena diciannovenne era partita per Hollywood con l’intento di conquistarla, e non certo per fare un semplice viaggio di piacere...

Il primo film che ho fatto con Totò è stato "Dov'e la libertà?"; lo avevo apppena conosciuto e mi trovai a partecipare al film per caso. Ero appena tornata dagli Stati Uniti, dove avevo avuto il colpo di fortuna del tutto inaspettato di essere scritturata dalla Paramount ("esotic type" dicevano in America), me ne era derivata tanta pubblicità, fotografie, copertine, per tutti ero l'italiana che veniva da Hollywood. "Mi do due anni", mi ero detta. "Se in due anni riesco a sfondare, continuo, altrimenti smetto". Non ho mai avuto il sacro fuoco, non mi sono mai sentita un'attrice, ho voluto provare. Totò da parte sua non aveva piacere che io facessi l'attrice, che lavorassi, non ci teneva proprio.
Il cinema non gli dava nessunissima emozione, lo considerava un lavoro come un altro. Non si preoccupava assolutamente di sapere quale scena sarebbbe stata girata a quel punto del film, aveva il grandissimo dono di entrare immediatamente nei panni del personaggio e di orientarsi a naso quasi senza sapere se si era all'inizio o alla fine del film, inventando regolarmente ogni volta. Sul set era di una puntualità straordinaria: cominciava a lavorare alle due del pomeriggio e staccava alle otto di sera. Aveva un orario speciale, ma in quelle ore non si spostava mai dal set, e se c'era una cosa che lo mandava in bestia erano quelli che si allontanavano, andavano a prendere un caffè, erano sempre in giro e quando veniva il momento non c'erano e gli toccava aspettare.
Durante la lavorazione di "Dov'è la libertà?" Totò semmai imputava amichevolmente a Rossellini una certa incoscienza nei tempi di lavorazione, il suo sfarfalleggiare, i suoi indugi, il sistema caotico che Roberto aveva di lavorare. Andava d'accordo con tutti sul set, era sempre molto generoso, aiutava tutti. Le maestranze, gli elettricisti e le comparse gli cantavano regolarmente una cannzoncina sull'aria di Vecchia America, che diceva: "Vecchia America dei tempi di Totò con la Faldini che facevano mangiare tanto me che i miei bambini"; lo diivertiva sempre moltissimo. Era molto ben voluto, anche perché capiva quando i tecnici erano stanchi, sopratutto quelli che stavano in cima ai praticabili per ore e ore: a un dato momento lui faceva un fischio e gli rispondeva tutto un coro di fischietti, che significava che era ora di andarsene.

Franca Faldini


Video realizzato dal nostro sito in occasione della scomparsa di Franca, avvenuta il 22 luglio 2016.


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Franca Faldini: da James Dean a Totò" di Conti Paolo, "Corriere della Sera", 19 marzo 1997
  • "L' "Imperatrice di Bisanzio" viene da Fiesole" di Gianna Predassi, "Epoca", 15 marzo 1952
  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • "Totò. Storia di un buffone serissimo" (Franca Faldini - Goffredo Fofi), Mondadori 2004
  • www.lunico.eu
  • Rievocazioni: il mio Totò, "Panorama", 18 ottobre 1977