LILIANA CASTAGNOLA, FU VERO AMORE

È morta, se n'è ghiuta 'n paraviso!
Pecchè nun porto 'o llutto? Nun è cosa
rispongo 'a gente e faccio 'o pizzo a riso
ma dinto 'o core è tutto n'ata cosa!

Liliana Castagnola

Chi era Liliana (Eugenia) Castagnola, cosa rappresentò e che influenza ebbe nella vita del Principe Antonio De Curtis? Della sua famiglia, che vive nel quartiere genovese di San Martino, non sappiamo molto; abbiamo notizia di una sorella, Gina, che Liliana ricorderà nella sua ultima lettera.
Giovanissima, inizia una fortunata carriera di chanteuse e ballerina frequentando molti teatri d’Europa. Sono gli anni anteriori alla prima guerra mondiale e il pubblico acclama questa ragazza che a 16 anni ispira, per la bellezza e il carattere, il personaggio di Mimì Bluette, protagonista del romanzo di Guido da Verona Fiore del mio giardino, uno dei maggiori successi commerciali nell’Italia degli anni Venti. Con Lina Cavalieri e la Bella Otero, Liliana è una sciantosa assai nota; i suoi atteggiamenti in scena sono provocanti, mentre, fuori dal palcoscenico, è molto conosciuta per la frangetta nera, il suo sorriso ironico e sensuale, l'eleganza.
È abilissima a mutare abiti, voce e atteggiamenti. Le sue fotografie mostrano un volto sempre diverso: lo sguardo sembra alludere a misteri, burrasche e, d'altra parte, le avventure della Castagnola, in bilico fra cronaca rosa e nera, finiscono spesso sui giornali alimentando la sua leggenda di femme fatale. «Battetevi a duello, il vincitore mi avrà»...
Raccontano i giornali dell'epoca che Liliana viene accusata, in Francia, di aver provocato con queste parole un duello tra due marinai che si contendevano i suoi favori; uno di loro rimane gravemente ferito, Liliana viene espulsa e fa ritorno in Italia, ma questo episodio sembra rafforzare il suo alone peccaminoso e conturbante. Viene ferita da un costruttore milanese che le spara due colpi di pistola mentre è nella vasca da bagno. La colpisce in fronte solo di striscio ma, crede di averla uccisa e, disperato, si suicida. In seguito, un giovane spasimante dilapida per lei l'intero patrimonio, tanto che i familiari intentano nei suoi confronti un processo di interdizione sostenendo che era stata la Castagnola a fargli perdere il senno.


Questa è la fama che la precede quando, nel Dicembre 1929, giunge a Napoli, scritturata dal Teatro Santa Lucia, all'appuntamento con il suo destino; pochi giorni più tardi Liliana telefona all'impresario del Teatro Nuovo dove recita Antonio De Curtis, in arte Totò, e gli chiede di riservarle una poltrona.
«È le sette meraviglie e poi da tutto quanto si capisce che è un vulcano, un fuoco, una forza della natura».
Così Salvatore Rubino, segretario e servo di scena dell'attore, gliela annuncia quella sera; Antonio la sbircia dal palcoscenico scostando appena il sipario: è seduta in un palco sola, il volto pallido è ombreggiato da un cappello di velluto nero, che nasconde un poco gli occhi verdi che molti hanno amato. Antonio non teme la sua “cattiva fama”, è affascinato da questa donna bellissima e sensuale che lo ha cercato; avverte il privilegio ma pure la certezza della conquista.
«È col profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia ammirazione».
Con questo biglietto e un grande mazzo di rose Antonio, il mattino successivo, inizia il corteggiamento. Liliana lo invita alla Pensione degli artisti Ida Rosa in Via Sedil di Porto, dove abita in un quartierino composto da un ingresso, una sala da pranzo e una camera da letto. L'arredamento è troppo carico con poltroncine damascate, tendaggi, ninnoli, un gusto che ad Antonio non piace e il suo primo impulso è di scappare. Ma ecco, lei gli si avvicina per donargli una foto nella quale appare con un abito di scena chiaro e vaporoso, i capelli acconciati alla garçon, la frangetta a coprire la cicatrice lasciatele dal colpo di pistola, e la dedica: Totò, un tuo bacio è tutto. È l'inizio del loro amore.
Liliana sta per compiere 35 anni, troppi per il mondo crudele del Café Chantant; ha avuto ai suoi piedi molti uomini, ma sembra trovare nel giovane attore la fine del suo peregrinare. Vuole legarlo a sé, gli propone di lavorare insieme ma, giorno dopo giorno, perde agli occhi di lui quell'aura peccaminosa di irrangiungibile seduttrice: lo tormenta con scenate di gelosia e pressanti richieste di stabilizzare il loro legame.


Una sera — chissà perché — ero di cattivo umore e, come dire, non sono stato proprio gentile con lei; ma niente di straordinario, eh? le ho detto solo che mi lasciasse in pace e che non ne avevo voglia. E mi ha lasciato in pace sul serio, anche troppo! Un tubetto di Veronal: morta. E chi l’avrebbe immaginato? Manco p’a capa!


Liliana Castagnola: la diva nella stampa degli anni '20


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Salone Margherita. Serate scintillanti di pubblico, films interessanti che si alternano sullo schermo fra i plausi del colto e dell' inclita.
Il 1° Gennaio s' iniziarono le presentazioni di Liliana Castagnola che ebbero per risultato un crescendo di successi serali.
Bella ed artista come sempre, elegantissima ed a posto con la sua bella voce che non ha rivali fra le attuali cantanti dei varietà Liliana è sempre in forma e degna degli applausi prodigatele in quantità enorme. Con Liliana figurava in programma Liana Love cantante italo napoletana il Faed Singer violinista e le sisters Danias attrazione al trapezio.

«Varietà», 10 gennaio 1930


Liliana Castagnola: gennaio 1930, cronaca di un suicidio





La storia di Liliana Castagnola


Puoi darmi risposta? Puoi darmi qualche speranza? Vuoi incominciare a darmi la felicità? Questi due mesi starò vicina a te, per studiare, per seguire i tuoi ordini, per aiutarti a montare il numero.


Queste offerte di Liliana su de Curtis esercitavano una preoccupazione costante: egli non poteva credere che una donna che fino allora aveva trascinato nella tragedia diversi uomini, potesse e volesse chiudersi in una specie di francescanba rassegnazione: potesse e volesse cessare la sua vita intessuta di avventure, di amori, di successi. Liliana Castagnola aveva in quel periodo appena trent'anni ed era quindi nel pieno della propria bellezza. A trent'anni non si può parlare minimamente di decadenza: né una donna vi pensa mai a quell'età.


Il dramma di Liliana Castagnola

1926 Liliana Castagnola 02 LÈ il 1930. Tra i giovani che si presentano coraggiosamente al pubblico ancora soli sul palcoscenico, con un repertorio di cinque o sei canzoni, vi era una cantante, che, prima di concludere tragicamente la sua già movimentata esistenza, ebbe il suo quarto d’ora di meritata notorietà artistica: si chiamava Liliana Castagnola.

Era una donnina deliziosamente bella e attraente. Ad un certo fascino di marca umbertina accoppiava, in gradevole contrasto, un sex-appeal sfacciatamente moderno. Signorile, elegante, non mancava di una tal quale spiccata personalità, che faceva di lei ima autentica diva. Cantava bene certe canzoni romantiche e le alternava con altre brillanti e maliziose. Un pubblico, affezionato e fedele, la seguiva, la sosteneva e l’applaudiva, e i galanti amatori dell’epoca se la contendevano.

Il nome di Liliana Castagnola, che appariva spesso sui manifesti dei grandi Varietà, era soltanto per metà un nome d’arte. Si chiamava in realtà Eugenia Castagnola ed era nata nel 1900 a San Martino in provincia di Genova.

A sedici anni, in piena guerra mondiale, all’epoca delle Mata Hari e delle Mistinguette, la conobbe Guido Da Verona, e si disse, dopo qualche anno, che fosse stata proprio lei a ispirare allo scrittore il personaggio di Mimi Bluette. Il certo è che la sua carriera fu rapida e brillante; il battesimo del palcoscenico lo ricevette in Francia, in quella città e in quei locali, dove in maggior misura si concentravano il fuoco e le emozioni scatenate dalla guerra.

Lavorò infatti a Marsiglia, e in un ristorante della Cannebière suscitò entusiasmo e passioni. Due avventori vennero a lite per lei, e, in un feroce duello rusticano all’arma bianca, uno di essi rimase ucciso. Erano tempi pericolosi e Liliana fu espulsa dalla Francia.

La ritroviamo in Italia, a Montecatini, nascente stazione climatica alla moda, e fu lì che la diva fece la conoscenza di un giovane industriale milanese. Fu un amore violento in una relazione movimentata e pericolosa. Il giovane era geloso all’eccesso e lei non faceva nulla per rassicurarlo. Il suo temperamento, il suo mestiere, la sua stessa vita la portavano a certi atteggiamenti, che, in quell’epoca, costituivano ancora un pericolo per gli uomini innamorati.

Ed infatti la tragedia, improvvisa, scoppiò. Un mattino, mentre lei era nel bagno, la porta fu violentemente spalancata e l’amante, armato di pistola, l’aggredì con frasi violente e ingiuriose. Invano lei cercò di calmarlo, invano lo pregò, lo scongiurò di credere alla sua fedeltà. Il giovane milanese non sentì ragioni. Accecato da una gelosia, forse anche irragionevole e ingiusta, le sparò addosso. Un colpo la ferì di striscio alla fronte, un altro la colpì alla tempia, e la poveretta cadde riversa sul bordo della vasca da bagno in una pozza di sangue. Il giovane rivolse l’arma contro se stesso e si uccise. Le cadde addosso, quasi come per stringerla in un ultimo abbraccio disperato.

Il fatto fece un enorme rumore. Se ne parlò a lungo in Italia e fuori. Era il secondo uomo che moriva per lei e la sua figura si colorava ancor più di romantiche tinte ottocentesche.

Nell’ospedale, dove venne ricoverata, fu un corteo di ammiratori, amici e simpatizzanti. La sua cameretta era sempre piena di fiori e di profumi. Un ricco patrizio genovese le fu particolarmente vicino nella difficile convalescenza, e, quando, finalmente guarita, ella lasciò l’ospedale, raggiunse la ricca villa principesca che il signore innamorato aveva messo a sua disposizione. Seguì per entrambi una vita smodata di lusso, nella quale l’uomo non potette a lungo resistere. La famiglia di lui intervenne e iniziò un giudizio d’interdizione. E di nuovo Liliana si trovò sola.

Si lanciò allora in un vortice di abitudini, di costumi e di amori turbinosi. E, a trent’anni, già stanca e desiderosa di pace, si pose, inconscia e inconsapevole, alla ricerca di un amore calmo e borghese. Alla fine del 1929 si trovò a Napoli in un programma al teatro Santa Lucia. Contemporaneamente al Nuovo Totò mieteva successi e allori nella Compagnia Molinari. Conoscere Totò e innamorarsene come una educanda fu per lei un’esperienza nuova.

Al fascio di rose che l’attore galantemente le inviò alla Pensione di Ida Rosa, a Sedile di Porto, dove lei alloggiava, Liliana rispose con una letterina formale e corretta, che denunziava troppo apertamente la strana evoluzione del suo spirito tormentato.

La lettera diceva:

Signor Antonio De Curtis,

vi ringrazio, gentile signore, delle belle rose che ho gradito con molto piacere. Intanto, suppongo non vi dimentichiate che, dopo un certo numero di giorni, queste meravigliose rose appassiranno, e che, di conseguenza, occorrerà sostituirle con altri fiori.

Che fare per contraccambiarvi? Sabato, al «Santa Lucia», canterò per voi le mie migliori canzoni.

Liliana Castagnola


E la relazione fra i due ebbe inizio. Ma questa volta la gelosia prendeva lei e la faceva amaramente soffrire e i maligni e gli interessati facevano a gara a metterle nel cuore il tormento del dubbio.

Furono tre mesi di amore e d’inferno. Nel febbraio 1930, quando stava per scadere il contratto di Totò al Nuovo, lei, prevedendo che l’amante cogliesse l’occasione per lasciarla, gli fece una proposta: avrebbe abbandonato il Varietà, si sarebbe unita a lui nell’arte e nella vita, iniziando così un’esistenza nuova di lavoro e di amore. Totò in un primo momento accetta, poi lascia cadere la proposta e non ne parla più.

Liliana non desiste da un ultimo tentativo. S’incontra con lui in un pomeriggio nei primi di marzo: i due salgono in un tassì, che senza meta attraversa la città in lungo e in largo, e lei tenta disperatamente di riconquistare l’uomo che ama, invitandolo a rompere il nuovo contratto che ha con Cabiria, prima donna e capocomica di una Compagnia di Rivista.

«E’ troppo tardi — dice Totò — domani debbo partire e raggiungere la compagnia a Padova...». Non c’è nulla da fare. I due si lasciano. Totò va al Nuovo per il suo spettacolo d’addio e lei si avvia verso la Pensione.

Lungo la strada si ferma in una farmacia e acquista un tubetto di «Dinal». In un’altra farmacia ne acquista un secondo e rientra a casa. Ha già maturato il suo proposito, ma a quelli della Pensione non lascia scorgere nulla. Verso tardi, dopo la mezzanotte, si attacca al telefono e chiama il teatro Nuovo. Chiede di Totò. L’attore, che in quel momento ha finito di recitare, va al telefono e scambia con la donna, affranta e piangente, poche frasi d’occasione.

Liliana Castagnola ha i minuti contati. Rientra in camera, riordina la sua roba, ne fà un inventario, chiude a chiave i bauli, siede al tavolo e scrive :

Antonio,

potrai scrivere a mia sorella Gina per tutta la roba che lascio in questa Pensione. Meglio che se la goda Gina anziché chi mai mi ha voluto bene.
Perchè non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatta felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano ...

Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno... Te lo avevo giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un fattaccio nero mi è passato dinnanzi. E ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù nella strada, miagola in continuazione.

Che stupida coincidenza, è vero? ...

Liliana tua


Questa, la lettera rinvenuta il mattino dalla Polizia, accorsa alla Pensione, dopo la scoperta del cadavere.

Questa, la tragica fine di Liliana Castagnola.

Mario Mangini 


Riferimenti e bibliografie:

Luigi Cesareo - http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php

  • 1. È quanto riporta la figlia Liliana nel libro Femmene e malafemmene (Liliana De Curtis, Rizzoli 2003) nel quale, basandosi sulle confidenze del padre a lei e a sua madre Diana, ha voluto che fosse lui, in prima persona, a narrare la vicenda di Liliana Castagnola.
  • 2. Totò, Balcune e llogge , 'A Livella, Napoli, Fausto Fiorentino Editore 1968
  • "Siamo uomini o caporali?" (Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli) - Ed. Capriotti, 1952
  • Gaetano Saglimbeni, "Gente", 24 aprile 1987
  • Claudio Carabba, "L'Europeo", 23 giugno 1990
  • "Il dramma di Liliana Castagnola" - "Il Cafè-Chantant", (Mario Mangini), Ed. Ludovico Greco, Napoli 1967
  • Gli estratti della corrispondenza epistolare tra Liliana Castagnola e Antonio de Curtis provengono dall'archivio Famiglia Clemente
  • Estratti video dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.