Freddi Luigi

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(Milano, 12 giugno 1895 – Sabaudia, 17 marzo 1977) è stato un giornalista e politico italiano, noto soprattutto per essere stato prima vicesegretario dei fasci italiani all'estero, e successivamente uno dei massimi responsabili della politica cinematografica italiana nella seconda metà degli anni trenta e all'inizio degli anni quaranta del novecento.

Biografia

Nato a Milano da Luigi Freddi e Angela Antonozzi, la sua famiglia non era particolarmente agiata, e ciò impedì al giovane Luigi di poter iscriversi all'università. A partire dal 1913 abbracciò le tesi del movimento futurista, partecipando con i suoi articoli a diversi giornali che aderivano a questa corrente. Legionario fiumano, redattore del «Popolo d'Italia» e squadrista, nel 1920 fu tra i fondatori della Avanguardia studentesca all'interno dei Fasci di combattimento e direttore della rivista «Giovinezza». Fu in seguito Capo ufficio stampa del PNF (1923-24), vicesegretario dei Fasci italiani all'estero (Fie) (1927) e vicedirettore della Mostra della Rivoluzione Fascista.

Nel 1932 organizzò presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, in collaborazione con Dino Alfieri, la Mostra della Rivoluzione Fascista. Nel 1933 segue come inviato del «Popolo d'Italia» la trasvolata atlantica di Italo Balbo. Si fermò per circa due mesi in California, dove studiò la produzione cinematografica hollywoodiana. Dalle sue osservazioni nacque un'ampia relazione, che fu consegnata al Sottosegretario di Stato per la stampa e propaganda Galeazzo Ciano, il quale lo girò a Mussolini. Nella relazione, Freddi prefigurava la fondazione di una moderna scuola di cinematografia nazionale[2]. Nel 1934 fu nominato a capo della Direzione generale della cinematografia, organismo di controllo statale sul cinema[1]. L'anno seguente fondò a Roma il Centro sperimentale di cinematografia (CSC) conseguendo così l'obiettivo di creare l'«università del cinema». Nel 1937 decise anche la fondazione della rivista ufficiale del CSC, «Bianco e Nero», di cui assunse la direzione per i primi due anni. Il piano strategico di Freddi aveva come obiettivo una completa riforma della cinematografia nazionale. Egli puntava ad un'organizzazione di tipo americano, benché sottoposta alla volontà politica ideologica ed etica del regime fascista. Ciò comportava la fondazione di un organismo, posto sotto il rigido controllo dello Stato, in grado di assolvere autonomamente alle tre funzioni principali dell'industria cinematografica: la produzione, la distribuzione e l'esercizio.

A partire dal gennaio 1936 Freddi seguì passo per passo la costruzione della "città cinematografica" a Roma: dal luogo dove venne edificata, nella zona sud-est nota come Quadraro, al reperimento dei finanziamenti fino alla delineazione del quadro giuridico all'interno del quale avrebbe operato la società di gestione Il 28 aprile 1937 fu inaugurata Cinecittà di cui Freddi fu il primo direttore. Dopo aver raggiunto tale posizione di preminenza, Freddi puntò a diventare il dominus della cinematografia italiana. Il suo nuovo obiettivo divenne impossessarsi dell'Istituto Luce. Freddi ingaggiò un braccio di ferro con Giacomo Paulucci di Calboli, direttore dell'organo di propaganda del regime e fedelissimo di Mussolini.

Nel 1939 diede le dimissioni come capo della Direzione generale della cinematografia per l'insorgere di dissidi con le politiche del Ministero delle Politiche Culturali sotto la direzione di Alfieri. Tuttavia la maggior parte delle sue direttive e delle sue politiche continuarono ad essere perseguite anche successivamente. Freddi continuò la sua promozione della produzione e della cultura cinematografica italiana fondando il Cineguf, un club cinefilo universitario e collaborando ad un'altra importante rivista cinematografica del periodo fascista, Cinema, sotto la direzione editoriale di Vittorio Mussolini. Nel 1940 Freddi aumentò il suo potere, sommando la carica di presidente a quella di direttore di Cinecittà. La caduta del regime (25 luglio 1943) interruppe il suo ambizioso programma.

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale Freddi continuò a collaborare come giornalista alla testata Il Tempo così come a contribuire alla produzione cinematografica nazionale, in particolar modo collaborando con Angelo Rizzoli.

È stato compagno, poi marito di Marina Chaliapine, una delle figlie del cantante d'opera russo Fëdor Ivanovič Šaljapin.

Filmografia

Senza bandiera, regia di Lionello De Felice (1951) produzione e soggetto


Censori all'opera

Scopo principale dell'Ufficio Unico era razionalizzare gli indirizzi della politica culturale perseguendo un maggior controllo sugli strumenti di comunicazione e di propaganda (radio, teatro, cinematografo, etc.). Zurlo sosteneva che un sistema centralizzato di censura fosse stato richiesto proprio dalle compagnie teatrali e dagli attori per evitare le lungaggini dovute a proveddimenti spesso contradditori delle varie prefetture. Le prefetture, di fatto, continuarono ed esercitare un ruolo nell'ambito della censura, sia per questioni pertinenti agli ambiti locali, sia perché avavano la prerogativa di sospendere uno spettacolo in qualsiasi momento per qualsivoglia motivo di ordine pubblico. Col tempo il sistema centralizzato si perfezionò al punto che le prefetture finirono per esercitare soprattutto una funzione di filtro rispetto alla grande quantità di richieste di autorizzazioni.

Leopoldo Zurlo, in carica come censore unico tra il 1931 a il 1943, arrivò a revisionare circa 18.000 copioni. Inizialmente la censura si occupava sia del teatro che del cinema, poi venne divisa in due sezioni: a Luigi Freddi venne affidato il settore cinematografico, mentre a Zurlo quello teatrale. L'ufficio di Zurlo si occupava del teatro di prosa, del teatro lirico (libretti d'opera), del settore filodrammatico, del teatro dialettale e regionale, del piccolo teatro cattolico (di seminario, di parrocchia, etc.), del teatro radiofonico e del teatro all'aperto. L'attività del censore era quella di passare al vaglio qualsiasi lavoro destinato ad essere rappresentato su un palcoscenico, anche i lavori patrocinati dalle organizzazioni del regime, cercando sempre di districarsi dalle influenze dirette o indirette di personaggi di rilievo, del settore politico, militare o religioso. E' chiaro che al censore giungevano segnalazioni da parte delle autorità che non poteva certamente ignorare come i rapporti segreti di polizia che pervenivano direttamente da Mussolini o i giudizi espressi dalla stampa di settore, ma da uomo colto ed esperto in materia, quale era, le sue valutazioni non potevano prescindere dalla qualità artistica dei lavori.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Riferimenti e bibliografie: