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Garretto Paolo

Paolo Garretto

(Napoli, 12 settembre 1903 – Monaco, 3 agosto 1989) è stato un pittore italiano, noto come caricaturista.

Biografia

Paolo Federico Garretto studiò architettura a Roma, ma si dedicò, fin da studente, alla grafica[1]. Ha iniziato a lavorare come caricaturista e come pittore pubblicitario a Londra e nel 1930 a Parigi. Successivamente si trasferì a Torino,[2] come corrispondente e disegnatore, per la Gazzetta del Popolo, da Parigi e da New York.
In Italia ha collaborato, sempre come disegnatore, dal '30 in poi a Natura, La Lettura, La Rivista illustrata del Popolo d'Italia, Il Becco giallo[3], Arbiter, Humor, ecc. Le sue caricature attirarono, sempre negli anni trenta, le attenzioni di alcuni giornali e riviste straniere, di cui divenne collaboratore. Fra esse, Vanity Fair, The New Yorker, Fortune e House & Garden. Trasferitosi negli Stati Uniti, fu costretto a rientrare in Italia, a seguito dello scoppio della guerra. Il rifiuto dell'ordine da parte dei nazisti di eseguire caricature di Roosevelt e di altri leader politici alleati gli costò la deportazione e la prigionia in Ungheria fino al 1942.[4] Nel dopoguerra, lavorò per la rivista Epoca[5].

Nel 1956 la Federazione Italiana della Pubblicità gli ha conferito la medaglia d'oro.

Muore il 3 agosto 1989 a Montecarlo, dove viveva da tempo, al Princess Grace Hospital[6].


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Opere

Con i suoi disegni illustrò oltre cinquant'anni di storia e di spettacolo nel mondo, raccontano anche l'altra faccia della medaglia di quello che lo storico Giordano Bruno Guerri ha definito « il più grande caricaturista italiano del secolo»[7][8].

Paolo Garretto, noto soprattutto per i suoi ritratti politici, dopo gli anni trionfali di Leonetto Cappiello, nell'epoca in cui operava Cassandre in Francia, emerse fra più interessanti rinnovatori della grafica, della pittura pubblicitaria, del manifesto e del cartellonismo, sia per la scanzonata eleganza della composizione, sia per la prontezza con cui intuiva i caratteri (si vedano i suoi: Chaplin, Totò, Macario, Mussolini, De Gaulle, Hitler, il suo Negus del 1936, D'Annunzio, Gandhi, Bartali, Onassis, John F. Kennedy, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, André Gide, Margaret Thatcher, i Beatles, ecc.), sia infine per l'applicazione di nuove o inconsuete tecniche grafiche, come quelle che si valgono dell'aerografo, delle campiture della mascherina, dei retini tipografici, dei vari procedimenti fotografici, ecc.

Libri

Le Donne crisi [caricature], Torino, Soc. Editr. Torinese, 1933.
Gloglò. Storia di una piccola foca, scritta e illustrata da Garretto, Milano, Genio, 1947.

Collaborazioni editoriali

Inghilterra: The Graphic, Tatler Magazine, The Bystander.
Stati Uniti: Vogue, Fortune, Vanity Fair, Harper's Bazaar, The New Yorker.
Germania: Die Dame, Berliner Illustrated, la rivista Uhu.
Francia: Adam, Vu, Vogue Paris, Le Monde illustré, Jazz magazine, Le Petit Parisien, The Boulevardier.


Note

  1. ^ Paolo Federico Garretto (scheda), in Milano 70/70. Un secolo d'arte: vol.2. Dal 1915 al 1945, catalogo della Mostra 28 aprile-10 giugno 1971, Museo Poldi Pezzoli, Segrate, Grafiche Milani, 1971, p.203
  2. ^ "70 anni di manifesti italiani: Comune di Milano, Ripartizione cultura, turismo e spettacolo. Settembre 1972, Palazzo reale", mostra e catalogo a cura di Clelia Alberici e Giorgio Lise, Milano, Comune di Milano, 1972, p.73.
  3. ^ "Al «Becco Giallo» collaborarono Gabriele Galantara, Giuseppe Russo, Aldo De Sanctis, Luigi Daniele Crespi, Augusto Camerini, Paolo Garretto, Domenico Natoli, Gino Simonetti, Corrado Alvaro, Giuseppe De Falco, Paolo Giordani, Raffaele Ferruzzi, Adolfo Bosellini, Roberto Bencivegna, Tomaso Smith, Adriano Tilgher, Egeo Carcavallo, Eugenio Giovannetti". Cfr. Marita Bartolazzi, Pirandello e la caricatura, Roma, Ariel, n. 1/1997, p. 202, nota 10.
  4. ^ Sempre in Ungheria, ebbe a occuparsi della esecuzione di cartoni animati, per i quali ottenne la "Maschera d'Argento per lo Spettacolo". Cfr. "Milano 70/70. Un secolo d'arte: vol.2", cit., p.203.
  5. ^ (EN) Paolo Garretto Is Dead, in The New York Times, 8 agosto 1989. URL consultato il 24 febbraio 2015.
  6. ^ (EN) Italian Caricaturist Paolo Garretto, 86, in Chicago Tribune, 9 agosto 1989. URL consultato il 6 ottobre 2015.
  7. ^ Miti e Affari - Zero zero sette diviso due, in Panorama, 1982.
  8. ^ cfr. Giordano Bruno GuerriPaolo Garretto, Matera, La Bautta, 1994.

La scenografia, di Paolo Garretto

Fra tutte le attività scenografiche quella di "scenografo per riviste teatrali” mi è sempre apparsa come la più divertente ed attirante e ciò per varie ragioni. Prima fra tutte queste ragioni è l’ambiente nel quale si opera: autori, interpreti, produttori, sono tutti animati da un certo entusiasmo che si comunica all’intero "cast". Il clima di improvvisazione nel quale si lavora (in genere gli autori hanno un canovaccio nel quale innestano via via sketches comici o di effetto, quadri di danza oppure numeri isolati man mano che se ne presenta la necessità) che dà a tutti gli “addetti ai lavori” la sensazione di far parte dei creatori dello spettacolo. Poi c’è il fatto che il gran numero di scenari e sipari fa sì che si devono ideare continuamente nuove soluzioni intese a facilitare i rapidi cambiamenti mentre gli effetti devono essere sempre molto suggestivi e diversi l’uno dall’altro. Si può usare, dunque, fantasia ed invenzione quasi senza limiti anche perché talvolta un’idea di scenario può suggerire agli autori un quadro oppure una canzone.

Ho lavorato come scenografo teatrale fin dalla mia prima giovinezza (Teatro degli indipendenti di Bragaglia a Roma) ed ho voluto continuare a Parigi dove lavorai per Charles Dullin al Théatre de l’Atélier, ma presto realizzai che questo lavoro non era fonte di soddisfazioni, per me. La scenografia teatrale offre all’artista solo in qualche raro caso l’opportunità di esercitare la sua inventiva: in genere lo scenografo diviene il realizzatore delle indicazioni dell’autore e, soprattutto, dell’interpretazione che ne dà il regista. Il regista è generalmente il nuovo “autore” sia del testo che manipola a modo suo, sia della messa in scena che rivede secondo le proprie idee. Quando Remigio Paone mi chiese di disegnare le scene di una sua rivista per il Teatro Nuovo, scoprii qualcosa che non avevo mai conosciuto prima: lavorare con entusiasmo e con gioia. Credevo non esistesse, nello spettacolo, la possibilità di collaborare ad un lavoro teatrale divertendosi e lì al Nuovo trovai davvero un ambiente che mi riconciliò col teatro.

Nella rivista i limiti sono quelli del palcoscenico (e dei costi) ma in genere anything goes, dicono gli inglesi - tutto può andare, tutto va. E si lavora in un’atmosfera “effervescente” in continua evoluzione soprattutto se impresario ed autori sono intenti a ricercare i! nuovo ed il sensazionale.

La più grande delle nostre soubrettes di rivista, la Wandissima, ha usato idee per scaloni, dai quali scendere, a dozzine. Non sapendo più cosa fare in fatto di scalinate, per una delle sue ultime riviste inventai una lunga scalinata che tagliava a zig-zag il palcoscenico e che a guisa di pianerottoli poggiava su dei grandi pianoforti a coda. Ricordo l’entusiasmo di Remigio Paone che mi abbracciò quando gli mostrai timorosamente il bozzetto: temevo che quei tre pianoforti da usare come pianerottoli lo mandassero su tutte le furie. Cosicché lo scenografo diventa un co-autore, a volte, ed il suo apporto può essere davvero utile al buon successo d’uno spettacolo. Una scenografia riuscita aggiunge valore ad un balletto, ad una scena quale che sia, ad uno sketch. Questo vale per tutti i numeri del cast di una rivista. Anche per il grande Totò, che avevo visto in giovinezza negli avanspettacoli e che poi ritrovai nelle riviste del Nuovo. Le scene immaginate per i suoi sketches, in genere valorizzavano le sue apparizioni indimenticabili. Ricordo come fosse ieri lo sketch del vagone-letto, recitato con la spalla Mario Castellani... lo avevo visto tante volte provare e mi ero sempre molto divertito, ma quando andò in scena con la ricostruzione della cabina letto mi sembrò trasformato tanto era vero e convincente quanto sembrava astratto ed improbabile durante le prove.

Paolo Garretto


Riferimenti e bibliografie:

  • P.G., in Arts et Métiers graphiques, Parigi, 1933.
  • L. Poli, Paolo Garretto, pittore caricaturista, in Natura, dicembre 1934, pp. 51–54.
  • P.G., in Gebrouchsgraphik, Berlino, 1935.
  • P.G., in Graphis, Zurigo, 1947.
  • P.G., in Vente et Publicité, Parigi, 1954.
  • P.G., (voce), in Who's who in grafic art: an illustrated book of reference to the world's leading graphic designers, illustrators typographers and cartoonist, Zurich, Amstalz e Herdeg Graphis Press, 1962.
  • Chi è? - Dizionario biografico degli italiani d'oggi, 6. ed, Roma, Scarano, 1957 (dove si apprende che è nato a Napoli il 12 settembre 1903 da Vito e da Silvia Wiechmann). Un dato poi ripreso in 70 anni di manifesti italiani: Comune di Milano, Ripartizione cultura, turismo e spettacolo. Settembre 1972, Palazzo reale, mostra e catalogo a cura di Clelia Alberici e Giorgio Lise, Milano, Comune di Milano, 1972.
  • Dino Villani, Storia del manifesto pubblicitario, Milano, Omnia, 1964.
  • P. G. STORY - Gianni Mazzocchi e Renzo Trionfera - Editoriale Domus 1983
  • Hans Wichmann, Italien: Design 1945 bis heute, mit einem Beitrag von Vittorio Gregotti und zahlreichen Statements italienischer Designer, Basel [etc.], Birkhauser, 1988.
  • 'Garretto jamais vu, 8 dessins inédits de Garretto, a cura di Gian Marco Chiavari, Roma, Stampa alternativa, 1994.
  • Lucio Scardino, Estro e accanimento: inediti scritti d'arte : 1980-1996, con una lettera di Paolo Garretto, Ferrara, Liberty house, 1997.