Gregoretti Ugo

(Roma, 28 settembre 1930 – Roma, 5 luglio 2019[1]) è stato un regista, attore, giornalista e drammaturgo italiano.

L'altra storia di Ugo Gregoretti - Pasquale Donnarumma (dal sito www.terranullius.it)

Biografia artistica

Dopo aver esordito sul piccolo schermo con il documentario La Sicilia del Gattopardo[1] (1960), con cui vinse il Prix Italia[2], si affermò quale arguto e ironico osservatore di costume con i suoi successivi lavori televisivi (da Controfagotto, 1961, a Il Circolo Pickwick[3], 1968, dalle serie parodistiche Romanzo popolare italiano, 1975, e Uova fatali, 1977, all'omaggio a Zavattini scrittore, 1982, dall'inchiesta Sottotraccia, 1991, dedicata all'Italia “minore” e seminascosta, a Lezioni di design, trasmissione che presentava oggetti notevoli di design ed i relativi autori[4] e che fu insignita nel 2001 del Premio Compasso d'oro), mentre tra le sue opere cinematografiche si segnalano I nuovi angeli (1962), film-inchiesta sui giovani, l'apologo fantascientifico Omicron (1963), i due documentari Apollon, una fabbrica occupata (1969) e Contratto (1971) e l'autobiografico Maggio musicale (1990).

Dal 1980 al 1989 ha diretto la Rassegna Benevento Città-Spettacolo, e dal 1985 al 1989 il Teatro Stabile di Torino. Si è misurato anche come regista lirico, mettendo in scena tra l'altro una memorabile edizione de L'italiana in Algeri (1976), mentre nel 1998 ha messo in scena Purgatorio 98, una versione rivisitata del Purgatorio di Dante, contenente elementi di contaminazione come l'uso del dialetto napoletano.

Nel 2006 ha pubblicato la sua autobiografia Finale aperto, riedita nel 2012 con il titolo La storia sono io (con finale aperto)[5].

Nel 2009 ha ricevuto il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, quale "giornalista, autore teatrale e televisivo, regista, attore, sempre uomo d'alto impegno intellettuale e civile"[6], e nel 2010 il Nastro d'argento alla carriera, mentre nel 2016 viene insignito del titolo di socio onorario del Rotary Club di Benevento.

Nel 1970 aderì all'allora Partito Comunista Italiano[7], rimanendo comunque legato all'area politica della Sinistra italiana anche negli anni successivi al suo scioglimento.


Giungendo al cinema, avevo “l’onta infamante” di avere lavorato per la tv, così era all’epoca. Feci il film “OMICRON” che, ahimè, si rivelò un fiasco. Allora, volevo dare prova di essere capace di fare almeno una commediaccia, per riconquistare la fiducia di produttori e noleggiatori, ecco perché scrissi “Le belle famiglie”. Lo scrissi in due episodi: “amare è un po’ morire” e quello con Annie Girardot. Mi imposero altri episodi, oltre ad aggiungermi come sceneggiatore Steno, data la sua esperienza nel genere comico-commedia, e la sfiducia in me. Queste imposizioni non erano di Giuseppe/Pino Colizzi (ex romanziere, regista, ed amministratore della “Crono Film”, nipote di Luigi Zampa ed omonimo del doppiatore), che qui era il produttore esecutivo, ma dei reali finanziatori del film.

Io sono uno dei pochi che girano, rispettando la sceneggiatura, pur se consento aggiunte lì per lì, ed il cambio dei dialoghi al doppiaggio, col rispetto, logicamente, dei labiali. Molte volte le coppie Benvenuti-De Bernardi ed Age e Scarpelli fecero lunghe sedute In moviola con il regista del caso, per rimodellare verbalmente le sceneggiature sui labiali! Non ricordo se il ruolo interpretato da Rochefort sia stato prima proposto ad Amedeo Nazzari: è possibile. Sicuramente a Nazzari io proposi il ruolo di Pickwick, ma rifiutò perché aveva una concezione umoristica del proprio uso d’ attore: se gli proponevi un ruolo nell’esercito, minimo gli dovevi affidare il ruolo di un capitano; se gli proponevi il ruolo di un maresciallo rifiutava!

Totò in un primo tempo non voleva fare l’episodio, forse perché voleva un cachet più alto, o forse perché in agosto, era abituato ad andare in vacanza. Così i produttori mi dissero: “Vallo a trovare, cerca di convincerlo.” Fu il nostro primo incontro: andai a casa sua, ma mi ribadiva che non voleva girare in quel periodo. Era sul sofà del suo salotto…alla fine, quando scoprì che mia moglie apparteneva alla nobiltà napoletana, mi disse: “Ma allora, siamo tra persone perbene." Mia moglie appartiene alle cosiddette “3 c” napoletane, cioè tre “grosse” famiglie della aristocrazia partenopea: i Caracciolo, i Carafa ed i Capece Minutolo; mia moglie è Capece Minutolo. Ne nacque una amicizia, era contentissimo.

Io lo colpii favorevolmente, perché adottavo il baciamano, non dicevo parolacce.. Ricordo Rochefort delizioso. Al contrario dell’episodio con la Girardot, qui non vi erano truccature particolari. I rapporti con gli attori erano piacevolissimi, si stava insieme volentieri, tutti divertiti e convinti di aver fatto una buona cosa.
Gli abiti della Milo erano di Pierino Tosi, mentre credo Totò giungesse pronto, vestito con abiti propri. Di solito giungeva sul set solo verso le 11. Un giorno, e fu l’unica volta, giunse in ritardo, alle 11:30, eravamo tutti stupìti, pensavamo si fosse ammalato. Invece fu per le deviazioni ed il traffico di folla, dato che c’erano i funerali di Togliatti.
Lui era preoccupato: “Roma è un mare di bandiere rosse! Che succede?” Ed io lo rassicurai. All’inizio io lo chiamavo “Principe” e lui “dottor Gregoretti”. Un giorno mi disse: “dottor Gregoretti, diamoci del tu”. Ed io finsi:”Ma no, Principe, che dice?” E lui insistette: “Ma diamoci del tu”.

Girammo il più possibile, prevalentemente, in presa diretta, perché avevamo immaginato che per la sua vista, avrebbe avuto difficoltà a doppiarsi. Torcevo il naso quando si alsciava andare alle sue improvvisazioni, poi dicevo: “Va, beh” Per sempio, è invenzione sua quando, alla cameriera risponde più volte: “Vuole parlare con l’obitorio…”
Vederlo lavorare fu per noi un prodigio, specie nella scena nel bosco e con un carrello che ricordo particolarmente complicato: aveva una capacità quasi rabdomantica di muoversi, facendosi pilotare da un tracciato di elementi solidi sul terreno, e da suoni e rumori anche in tragitti complessi.
Era insomma teleguidato dall’udito e da un “tatto pedestre”, e si divertiva a dimostrare che riusciva, con dinamicità e disinvoltura. Fu uno degli ultimi film montati da Mario Serandrei. Per gli esterni non si usava la presa diretta. Così, venne a Cinecittà per “doppiarsi”. Di solito, il doppiatore di professione, lavora con tre ausilii: sente in cuffia “la colonna guida”, guarda la scena proiettata sullo schermo, e davanti, posto sul leggìo, può leggere il copione. Talvolta, guarda e sente più volte, prima di “dare la voce”.

Qui, assistetti al secondo prodigio di quest’uomo: non potendo vedere che ombre, usufruiva solo dell’ausilio della cuffia, dalla quale ascoltava la “colonna guida”, una sola volta, poi doppiava perfettamente, volgendo le spalle allo schermo e col viso rivolto verso la finestrella, dietro la quale eravamo io ed il fonico: ci sorrideva per dimostrarci che era capace di farlo.
“Le belle famiglie” fu male accolto dai critici e mi pare fu anche un fiasco al botteghino: mi ferirono moralmente, tanto che mi convinsi di essere inadatto per il cinema. Così tornai alla televisione.
Il mio lavoro successivo, fu per la tv: “Il circolo Pickwick” in 6 puntate da un ora ciascuna, di cui, almeno 90 minuti di esterni girati su natro magnetico(pellicola), perché le telecamere erano troppo ingombranti, ed il resto in studio col sistema elettronico (le telecamere). Anche se girato tutto in bianco e nero, le foto di scena erano a colori. In questo acso fui finalmente libero(pur di non offendere politici o di mostrare culi), anche di scegliere gli attori che volevo, purchè fossero a costo ragionevole.

Ugo Gregoretti, marzo 2000

Onorificenze

Rotary International Socio onorario Rotary Club Benevento 15 settembre 2016

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana — 26 maggio 2004 [8]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana — 21 novembre 1996 [9]


Galleria fotografica e stampa dell'epoca



Noi Donne, 27 luglio 1963 - Vittorio De Sica e Ugo Gregoretti

Filmografia

Regista

Piazza San Marco (1956) - documentario
Sicilia del Gattopardo (1960) - cortometraggio documentaristico
Controfagotto (1961)
I nuovi angeli (1962)
Ro.Go.Pa.G., episodio Il pollo ruspante (1963)
Omicron (1963)
Le più belle truffe del mondo, episodio La Feuille du Route (1964)
Le belle famiglie (1964)
Il Circolo Pickwick (1968) - serie TV in 6 episodi
Apollon: una fabbrica occupata (1969) - documentario
Il contratto (1970)
Sabato sera dalle nove alle dieci (1973) - miniserie TV in 3 episodi
Il bagno (1973) - cortometraggio documentaristico
La conquista dell'impero (1973)
Le tigri di Mompracem (1974) - miniserie TV
Vietnam scene del dopoguerra (1975) - documentario
Romanzo popolare italiano (1975) - miniserie TV
L'assedio di Firenze (1975) - film TV
Gli ammonitori (1975) - film TV
Dentro Roma (1976)
Arrivano i mostri (1977) - miniserie TV in 3 episodi
Uova fatali (1977) - film TV
Tre ore dopo le nozze (1979) - film TV
Ma che cos'è questo amore (1979) - miniserie TV
Comunisti quotidiani (1980)
Viaggio a Goldonia (1982) - miniserie TV in 3 episodi
Maggio musicale (1990)
Il conto Montecristo (1996) - miniserie TV
La primavera del 2002. L'Italia protesta, l'Italia si ferma (2002) - video documentario
Scossa, episodio Lungo le rive della morte (2011)
Io il tubo e la pizza (2017)

Attore

Amore mio aiutami, regia di Alberto Sordi (1969)
La fine del gioco, film TV, regia di Gianni Amelio (1970)
C'eravamo tanto amati, non accreditato, regia di Ettore Scola (1974)
Il comune senso del pudore, regia di Alberto Sordi (1976)
Uova fatali, film TV, solo voce, regia di Ugo Gregoretti (1977)
L'assassino, episodio della serie TV Racconti di fantascienza, regia di Alessandro Blasetti (1979)
La terrazza, regia di Ettore Scola (1980)
Viaggio a Goldonia, miniserie TV in 3 episodi, regia di Ugo Gregoretti (1982)
Un povero ricco, regia di Pasquale Festa Campanile (1983)
Pirata! Cult Movie, regia di Paolo Ricagno (1984)
Fatto su misura, regia di Francesco Laudadio (1985)
Juke box, regia di Carlo Carlei, Enzo Civitareale, Sandro De Santis, Antonello Grimaldi, Valerio Jalongo, Daniele Luchetti e Michele Scura (1985)
Domani accadrà, regia di Daniele Luchetti (1988)

Opere

Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe, con Andrea Camilleri, Firenze, Giunti Editore, 2016, ISBN 9788809833937.

Note


Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 3 marzo 2000