MISERIA E NOBILTÀ

Inizio riprese: gennaio 1954 - Autorizzazione censura e distribuzione: 2 aprile 1954 - Incasso lire 562.975.000 - Spettatori 4.021.122


Detti & contraddetti

E che siamo Guelfi e Ghibellini, Guelfi e Ghibellini? e che sono Ghibellino io?


Figlia mia bella, in una casa povera come la nostra tu ti permetti il lusso di svegliarti con l'appetito.
Pasquà quella non si è svegliata, si è addormentata ieri sera con l'appetito!


A casa nostra, nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte.


Lei è ignorante? Bravo, bravo. Viva l'ignoranza! Tutti così dovrebbero essere E se ha dei figliuoli, non li mandi a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell'ignoranza.


Che ofessa, che ofessa, sono profondamente ofesso.


Pensi che mettiamo il burro persino nel caffellatte!


Bazzecole, quisquilie, pinzellacchere...


Io non faccio il cascamorto. Se casco, casco morto per la fame.


Cara nipote! Noi ti accoglieremo nel seno della nostra famiglia e tu accoglici sul tuo!


Alla faccia di Cartagine e di tutti i Cartaginesi.


La vera miseria è la falsa nobiltà.


Ma chi le ha viste mai [600 mila lire]? No, dico chi le ha viste mai in contanti, perché noi adopriamo gli cheque, e lui lo sa: ogni cheque è così.


Io questa nipote... me la vorrei interrogare.


Poteva morire e non è morta!


L'ho detto io: sposatevi il cuoco!


Cuoco Che bella parola: cuoco.


Uno che ha imparato a scrivere, che ha buttato il sangue sui libri deve stare alla mercé di quelli che non sanno scrivere.


Se quella muore qui sono guai, non potete giocare nemmeno a lotto, perché principessa morta fa 92.


Sì, figlio mio, sono tuo padre... che ha passato tanti guai, tra la miseria vera e la falsa nobiltà.


Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.


Felice Sciosciammocca


Vincenzo m'è padre a me!


Peppiniello

Caro Giuseppe compare nipote...

Lo zotico

Scheda del film

Titolo originale Miseria e nobiltà
Paese Italia - Anno 1954 - Durata 95 min - Colore - Audio sonoro - Genere farsa - Regia Mario Mattoli - Soggetto Dalla commedia omonima di Eduardo Scarpetta - Sceneggiatura Ruggero Maccari - Produttore Carlo Ponti, Dino De Laurentis per la Excelsa Film, Roma - Fotografia Karl Strass, Alberto Boccianti - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Piero Filippine, Alberto Boccianti


Totò: Felice Sciosciammocca - Dolores Palumbo: Luisella, la sua compagna - Enzo Turco: Pasquale, il fotografo ambulante - Valeria Moriconi: Pupella, sua figlia - Franca Faldini: Nadia, la bella modista - Liana Billi: Concetta, moglie di Pasquale - Franco Sportelli: Vincenzo, il maggiordomo di don Gaetano - Gianni Cavalieri: Il ricco cuoco don Gaetano - Sophia Loren: Gemma, sua figlia - Carlo Croccolo: Luigino, suo fratello - Giuseppe Porelli: "Bebè" ossia il marchese Ottavio - Franco Pastorino: il marchesino Eugenio, innamorato di Gemma - Franco Melidoni: Peppeniello, figlio di Felice - Giulia Melidoni: Bettina, moglie di Felice - Enzo Petito: don Gioacchino - Dino Curcio: Biase - Nino Di Napoli: il portinaio - Nicola Maldacea jr.: lo sposino - Franco Caruso: un cafone - Leo Brandi: un cafone

Soggetto, Critica & Curiosità

1954-miseria-e-nobiltaSoggetto

Felice Sciosciammocca è uno squattrinato popolano di Napoli, che vive alla giornata facendo lo scrivano e condividendo la casa con il figlio Peppiniello, la compagna Luisella, l'amico Pasquale, di professione fotografo ambulante, con la rispettiva moglie Concetta e la figlia Pupella.

Un giorno il marchesino Eugenio bussa alla loro porta per chiedere un favore; egli è innamorato della bella Gemma, di professione ballerina, ma la sua famiglia si oppone all'unione, poiché la ragazza non è una nobile. Il padre della ragazza invece, Don Gaetano, ex cuoco divenuto molto ricco avendo ereditato i beni del suo padrone, è felice di consentire al fidanzamento poiché imparentarsi con dei nobili sarebbe il suo sogno, ma pretende di conoscere i parenti del giovane. Il marchesino dunque chiede a Felice e Pasquale con moglie e figlia di travestirsi e fingere di essere i suoi nobili familiari e di presentarsi con lui a casa di Gemma. La situazione si complica poiché Peppiniello, stufo dei rimproveri della matrigna, e soprattutto spinto dalla fame, va a lavorare come cameriere proprio a casa di don Gaetano, presso il quale lavora il suo compare Vincenzo, in qualità di maggiordomo, che accetta di tenerlo con sé fingendo che sia suo figlio. Don Gaetano non si rende conto della messa in scena, e non solo cede la mano della figlia ma riesce (ovviamente con facilità) ad ottenere il "privilegio" di avere i nobili parenti del marchesino a pranzo, al quale partecipa anche Luigino, suo figlio, innamorato di Pupella.

Ma i colpi di scena sono imminenti; donna Bettina, cameriera personale di Gemma, è la moglie di Felice, che anni prima lasciò, stufa dei suoi tradimenti. Felice si riappacifica con Bettina, mostrandole il loro figlio Peppiniello dopo tanto tempo (dopo aver scoperto con sorpresa che lavorava in quella casa). Come se non bastasse donna Luisella, che non aveva preso parte alla finzione, si presenta a sorpresa, litigando con Felice e facendo scoprire l'inganno.

Sarà un colpo di scena a risolvere la situazione: Gemma è corteggiata da tempo dal signor Bebè, che altri non è se non il marchese Ottavio Favetti, padre di Eugenio. Il marchesino scopre la doppia identità del padre e lo costringe ad acconsentire al suo fidanzamento con Gemma. Così don Gaetano benedice l'unione tra i due giovani, oltre che quella di Luigino e Pupella, e la riunione di Felice e Bettina.

Critica e curiosità

Simili tra loro e contemporaneamente diversi, Totò e Feliciello s’incontrano a metà strada grazie ai buoni uffici di quell’abile professionista dello spettacolo che è Mario Mattoli, che da un lato mantiene la briglia all’attore sufficientemente lenta da permettergli lazzi e improvvisazioni, dall’altro lo costringe formalmente nel perimetro e nei parametri dei testi originali, mantenendo scenografie e abiti d’epoca e incorniciando le prime due pellicole all’interno di una rappresentazione teatrale, col pubblico in sala e gli inchini finali.

Contrariamente a quanto si fa in genere, Mattoli procura tra l’altro di girare le sequenze il più possibile secondo l’ordine cronologico delle sceneggiature, e gli interpreti si presentano sul set tutti i giorni, come se dovessero prendere parte alle prove di una commedia. La sensazione, cercata e ottenuta, è quella di trovarsi a teatro.

Gli autori scelgono di attenersi molto di più al testo della commedia originaria (1887), aggiungendo solo il personaggio di Nadia, affascinante modista piemontese (Faldini), una scena all’interno del teatro San Carlo (con le piroette di una Loren in verità poco aggraziata) e un paio di gag di Totò (la seduta fotografica con gli sposini e la scrittura della lettera dettata da un cafone squattrinato).

Si gira all’inizio del 1954, con la presenza nel cast di due fuoriclasse provenienti dalla compagnia di Eduardo, Dolores Palumbo ed Enzo Turco. Diventerà una scena topica la mangiata degli spaghetti, anche grazie a una delle improvvisazioni più geniali di Totò, quegli spaghetti messi in saccoccia quasi a costituire una riserva per la fame a venire. Dell’im-prowisazione è testimone tra gli altri la giovanissima Valeria Moriconi, la Pupella del film (qui sotto, la testimonianza).

Un film muto (andato perduto) tratto dalla commedia fu interpretato dallo stesso Eduardo Scarpetta sotto la regia di Enrico Guazzoni nel 1914. Essa venne recitata anche dal figlio di Scarpetta, Eduardo De Filippo, ma raggiunse l'apice proprio grazie al film di Mario Mattoli nel 1954, che è stato a sua volta girato dopo un precedente film con lo stesso titolo del 1940 con la regia di Corrado D'Errico.


Così la stampa dell'epoca


«[...] Anche le battute del lavoro originale sono quasi sempre riportate nel film a cui Totò, come doveva, ha dato, con la sua maschera grottesca, i toni e le invenzioni della Commedia dell'arte. Il vecchio canovaccio acquista così una lucentezza nuova, grazie a lui e ai suoi compagni».

Arturo Lanocita, ("Il Nuovo Corriere della Sera", 20 aprile 1954.)


«Dopo il successo del volgarissimo e raffazzonato "II turco napoletano" sembra che le farse di Eduardo Scarpetta siano considerate veicoli ideali per Totò e strumenti infallibili per incrementare i “borderò”. Ecco quindi la più celebre e notevole fra tutte, Miseria e nobiltà che lo stesso Mario Mattoli ha trasferito sullo schermo, in base ad un non dissimile, grossolano e mal inteso senso dello spettacolo. [...] Totò [...] tende naturalmente a ridurre la proverbiale figura dello scrivano don Felice Sciosciammocca alla propria più corrente misura farsesca, anzichè studiarsi di costruire, con una ricerca sul piano del gusto “storico”, la maschera del “mimo” illustre, pietra di paragone per i grandi interpreti della scena napoletana, ultimo fra essi Eduardo De Filippo.»

Giulio Cesare Castello, ("Cinema", Milano, 15 maggio 1954.)


I documenti


Non ho mai sentito il disagio della macchina da presa, mi è sembrato sempre di stare su un palcoscenico, anche perché mancava poco che le maestranze facessero degli applausi a scena aperta, e alla fine della scena applaudivano, era veramente come a teatro. Si vedevano molti macchinisti, elettricisti, sarte, che schiattavano per non farsi sentire ridere, si tappavano la bocca, durante la scena vedevi proprio le lacrime che scendevano per il tanto ridere.

Aldo Giuffré


Lo scrivano e lo zotico


La scena di caro Giuseppe compare nipote è inquadrabile nel filone delle grandi scene comiche legate alla dettatura ed alla scrittura di una lettera.
Ricordiamo tra queste scene, la più famosa, quella della Lettera alla malafemmina con protagonisti Totò e Peppino, e quella, più recente, della Lettera al Savonarola con protagonisti Massimo Troisi e Benigni (il film è Non ci resta che piangere).

Il "teatro" di Caro Giuseppe compare nipote sono i portici del Teatro San Carlo, dove Don Felice svolge la sua attività di scrivano. I clienti latitano e la fame è tanta! Don Felice si è fatto accompagnare al lavoro dal figlio Peppiniello.

(Il ruolo di Peppiniello nella commedia Miseria e nobiltà è sempre stato un ruolo particolarmente importante per le varie compagnie Scarpetta- De Filippo; infatti vi era l’abitudine di far interpretare il ruolo di Peppiniello al ragazzino della famiglia che si intendeva avviare all’arte del teatro).

Pasquale: Qua si mangia pane e veleno.
Felice: Pasqua': Qua si mangia solo veleno!

Pasquale: Io sono nato per fare il fotografo.
Felice: E quello è stato il tuo errore: tu non dovevi nascere.

Concetta: Ma come già qua è finita l'acqua? Non si fa in tempo ad andarla a prendere che finisce??
Pasquale: È inutile che guardi me: io non mi lavo!

Pasquale: Non pigliare la pasta grossa che non la digerisco.
Felice: Pasqua', tu con questa fame digerisci pure le corde di contrabasso.

Vincenzo: Senti un po' Peppinie', se noi vogliamo riuscire a farti entrare in questa casa bisogna che tu dici che sei mio figlio, hai capito? Mi devi chiamare papà.
Peppinello: Don Vince', basta che mi fate mangiare io vi chiamo pure mamma.


Miseria

Mentre si stava girando vidi con la coda dell'occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perché non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s'era invitato di mettersi gli spaghetti nelle tasche. Chissà la scena quanto sarebbe andata avanti, e invece il regista (Mario Mattoli) fu costretto a dare lo stop perché mentre infilava questi spaghetti dentro le tasche, Totò aveva preso anche uno zampirone messo dentro la pasta per fare del fumo, e questo zampirone si stava bruciando la tasca. Girammo unico ciak, quello inserito nel film.

Valeria Moriconi


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Gradevole, anche se la fama supera il valore. Grandissimo Totò (formidabile quando vuole consegnare la lettera già scritta per la bisogna), comprimari bravi e meno bravi (divertente Cavalieri nella parte del cerimonioso arricchito). Molto meglio il secondo tempo, con la commedia degli equivoci e degli scambi di persona.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La dettatura della lettera.

  • Capolavoro del cinema italiano brillante, il film è tratto da una celebre commedia di Eduardo Scarpetta e appare chiara la sua origine teatrale. Ricchissimo di situazioni e momenti brillanti (alcune sequenze sono entrate nelle storia del cinema italiano), Miseria e nobiltà è intepretato da un cast strepitoso sia nei ruoli principali che in quelli secondari. Ben diretto da Mario Mattioli.

  • L'immagine di Totò, che infila - con vigorosa furia - manciate di spaghetti in tasca, è rimasta ancorata al film. Ch'è un film riconosciuto come tra i più riusciti, per via dei contenuti che sovrastano la (blanda) comicità. Non è stato - e non sarà - particolarmente apprezzato dal pubblico, nonostante la presenza della (allora) bellissima Loren. Nè lo si ricorda per contenuti comici, che latitano a dispetto dell'ottima prestazione offerta dal grande attore napoletano. Ma va visto, almeno una volta, per assistere al registro "drammatico" di Totò.

  • Classica commedia di equivoci, con i poveri che si travestono da ricchi per fare un piacere al marchesino che deve fidanzarsi. Bel testo teatrale di Scarpetta, ben realizzato (mantenendone la struttura scenica) da Mattoli, che mette in evidenza le capacità istrioniche di Totò anche all'interno di una drammaturgia "chiusa" nella logica della trama. Memorabile l'abbuffata di spaghetti, ciliegina sulla torta di un film ricco di scene efficaci e divertenti.

  • E’ praticamente una rappresentazione teatrale. Bravo Totò (già il cognome, Sciosciamocca, fa ridere), ma anche Enzo Turco non gli è da meno, pur restando nei limiti della spalla. La parte migliore è quella dove si fingono nobili, anche se la scena più famosa è certamente quella in cui si abbuffano di pasta (Totò se la mette persino in tasca). Un po’ scarno di idee, il film resta comunque efficace e scorre piuttosto fluidamente, dando spazio alla bellona Loren (a teatro), ma privilegiando, fortunatamente, la parte comica. Da vedere.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La lettera che Totò scrive sotto dettatura, che si conclude con: "Non ho neanche i soldi per pagare chi sta scrivendo questa lettera".

  • Sulla nota farsa di Scarpetta viene strutturata una gustosa commedia degli equivoci che sfrutta al meglio le capacità di mattatore di Totò, ancor più valorizzate quando interagisce con i suoi numerosi comprimari, specialmente Turco e Cavalieri. L'opera conserva intatta la sua teatralità sia nelle scenografie che nella confezione: all'inizio e alla fine è infatti presentata come un'esibizione teatrale entro un film.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La dettatura della lettera. La foto agli sposi. Il gelato.

  • Estremamente divertente. L'origine teatrale è talmente dichiarata che non si può nemmeno parlare di limite; anzi, il film forse trae persino vantaggio dalla poca verosimiglianza della rappresentazione... una compagnia di attori come quella di "Miseria e Nobiltà" non si può certo discutere, ed il film è ancora oggi uno di quelli che fa buoni ascolti in tv, nonostante sia stato trasmesso centinaia di volte. Un vero e proprio classico, insomma; e l'ingresso di Totò in abiti da "nobile" è un momento di comicità da tramandare ai posteri.

  • Riduzione cinematografica della celebre commedia teatrale di Scarpetta dal titolo omonimo. Il risultato è discreto, grazie alla professionalità dell'insieme ed in particolare ad un ottimo cast di attori in cui, ovviamente, spicca Totò. Non manca di divertire, ma a teatro fa tutto un altro effetto.

  • Impianto teatrale per una celebre commedia di Scarpetta; nel senso che si vede l'asse del palcoscenico. Eppure, nonostante ciò e nonostante la veneranda età, il film sgattaiola dinamico dall'inizio alla fine. Un Totò in palla accompagnato da colleghi scafatissimi e una giovane, giunonica Loren francamente a suo agio. Indimenticate la scena degli spaghetti in tasca (la fame domina la carriera di Totò...) e i qui pro quo dei falsi nobili. In rigoroso Ferraniacolor!

  • Film vecchissimo eppure ancora divertente; certo la maggior parte del merito va a Totò, Enzo Turco e tutti gli altri comprimari, ma si ricordano anche le coloratissime scenografie e in genere tutta l'ambientazione teatrale, che dona un'aria di favola e leggerezza a tutta la narrazione.

  • Ogni volta che lo rivedo non mi stanca: battute difficili da dimenticare, con personaggi interpretati in modo ottimo (Totò su tutti). La Loren, qui molto giovane, anche se si vede poco, dà prova della sua bravura. Il teatro napoletano è questo, ed è difficile che non piaccia.

  • Genere teatrale (e l'introduzione lo fa capire). Tantissime le battute indimenticabili e le gag (se così si possono chiamare) sono geniali. Totò è grande e così lo è stato il seguito sulla scena. Come in molte di queste opere si riesce a sdrammatizzare sulle condizioni di vita disagiate. Brava e bella la Loren.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il ballo sul tavolo con gli spaghetti in mano.

  • Ottima trasposizione della commedia di Scarpetta: Mattioli decide di dare allo spettatore la sensazione di un vero spettacolo teatrale e l'idea è sicuramente vincente. Sciosciammocca trova in Totò il suo perfetto interprete, grandioso nella scena della lettera e nei duetti con il bravo Enzo Turco. Buone le musiche, folto il cast di contorno con la simpatica Palumbo e un giovane Croccolo e ancora con la Loren (poco incisiva però). Imperdibile.

  • Da un testo teatrale di Scarpetta una piacevole commedia degli equivoci con il principe della risata protagonista assoluto con battute e mimica fulminante. Sempre appropriato il cast di contorno, che si avvale di una giovane Loren. Rivisto dopo anni non perde il suo fascino.

  • Unico film in cui Totò, anche senza avere al suo fianco una delle solite spalle, riesce comunque ad esprimersi ad altissimi livelli. Segno che in questa trasposizione cinematografica della famosa commedia teatrale tutto funziona come dovrebbe. Dal cast alla storia vera e propria. Anche qui sketch e battute memorabili come gli spaghetti in tasca o quando impersona il Principe di Casador. La bellezza di film come questi è che anche dopo averli rivisti decine di volte, si ride sempre e sempre si carpisce una battuta nuova sfuggita precedentemente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Quando si azzuffano le due donne. Luisella a Concetta: "Funicolare senza corrente!" E Pasquale risponde: "Mia moglie la corrente ce l'ha".

  • Ben congegnata, questa messa in scena dell'omonima commedia con l'espediente della "visione" teatrale. La prima parte nella miseria è più spezzettata ma più ruspante dal lato umano per via della fame perenne. Maggiormente filante il seguito, dove il ritmo è tenuto alto dai continui scambi di battute tra il gruppo a palazzo. Totò non esagera e tiene testa con puntuale ilarità; la Loren è acerba e un filo altezzosa per un ruolo da ballerina. Un intrattenimento piacevole, anche per riascoltare gli ossequi e i rispetti ormai scomparsi dalla comune parlata.

  • Non c’è solo Totò, ma un gruppo di attori che funzionano alla perfezione in un tutt’uno capace di esaltare la divertente opera teatrale di Scarpetta. La messa in scena è minimale e ridotta a poche ambientazioni, proprio perché di estrazione teatrale, ma non ci si accorge di nulla grazie al carisma di tutti e alla storia che funziona. Difficile non farsi coinvolgere dalla travolgente simpatia che dilaga per tutta la pellicola.

  • Si ride parecchio ogni volta che Totò conquista la scena con i suoi siparietti comici oramai da antologia. Più divertente la seconda parte, in cui il gioco dell'equivoco prende corpo e si assiste ad una coralità recitativi coinvolgente. Ovviamente la messa in scena è tipicamente teatrale, quindi manca un po' di ampio respiro, ma il film merita per il solo fatto di aver consegnato dei momenti storici al cinema italiano.

  • Apice della "trilogia scarpettiana" di Totò. Il suo Felice Sciosciammocca è insieme malizioso (come il Turco napoletano) e credulone (come Il medico dei pazzi); ma tra equivoci ingenerati e subiti non è né un perdente né un vincente (maschera atavica, non ragiona in quest'ottica): se approfitta della situazione non lo fa tanto per sé, quanto per il pubblico (che è presente come tale, all'inizio e alla fine). È anche l'episodio in cui detta cornice meta-teatrale funziona al meglio, grazie alla scansione in atti che sfrutta l'unità dei luoghi.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Enzo Turco manda Totò "dallo charcutière"; la lettera allo scrivano; la foto agli sposini.

  • Per chi ha una formazione teatrale riguardo questa celebre commedia di Scarpetta, una qualsiasi trasposizione cinematografica, subendo tempi diversi di realizzazione, potrà apparire frettolosa. Però questa è fatta veramente bene, non per nulla molti degli attori presenti provengono dal teatro e lì non ce ne sono effetti speciali computerizzati: se si è capaci di recitare bene, sennò... Complimenti quindi a Mattoli, che mette in scena un bello spettacolo e agli attori, nessuno dei quali appare fuori ruolo. ***• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La lettera allo scrivano.

  • Bellissima anche da rivedere oggigiorno, in tempi di crisi, questa divertente e intelligente commedia di impronta teatrale che vede Totò protagonista (al fianco di altri validissimi attori e caratteristi, tra i quali anche una giovane Sophia Loren). Tanti gli spunti e i momenti comici, mai volgari, che sono stati ripresi e copiati in seguito da altri. Quanto talento! Splendida la prima parte, forse un po' scontata e prevedibile la seconda.

  • Bellissima trasposizione teatrale del capolavoro di Scarpetta, che è forse una delle migliori rappresentazioni del carattere napoletano, in cui gli stereotipi vengono corretti dalla realtà drammatica di una città e un popolo sui generis. Il copione solido esalta Totò nella sua prova da attore che trova una magica alchimia con gli altri interpreti, i quali ne reggono efficacemente il gioco. Splendida la Loren, mentre trovo azzeccatissima la scelta di portare anche fisicamente il teatro al cinema. Un imperdibile pezzo di storia del cinema italiano.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I battibecchi fra Totò ed Enzo Turco con l'intervento delle rispettive famiglie; La scena degli spaghetti.

  • Mario Mattoli con la collaborazione di Maccari alla sceneggiatura mette in scena una delle commedie più celebri di Scarpetta, affidando al solito Totò il ruolo di mattatore. La regia dal taglio teatrale è fin troppo statica e nei momenti in cui Totò non è in scena il film perde mordente. Memorabili diversi momenti (la pastasciutta, la lettera, l'abbraccio di Totò alla prosperosa Loren). Gustosa la prova di Franca Faldini nel ruolo della vicina piemontese.

  • Tratto dall'omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta, il film è una classica commedia degli equivoci che funziona perfettamente grazie agli straordinari attori che fanno squadra nel recitare i serrati dialoghi e le spassose gag. Ovviamente tutto ruota intorno al grande Totò, ma il gruppo di comprimari è di livello assoluto (Turco, la Palumbo, i giovani Croccolo e Loren...). Alcune scene sono entrate nella storia del cinema italiano. Impossibile non ridere anche dopo la duecentesima visione.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò mangia gli spaghetti con le mani; Il paletot di Napoleone; "Vincenzo m'è padre a me"; "Uè, funicolare senza corrente!"; "Qui si mangia pane e veleno!".

  • Forse il miglior esempio italiano di cinema teatrale in assoluto. Mattoli firma una versione estremamente fedele del capolavoro di Scarpetta, sottolineando cinematograficamente, con piani fissi, soprattutto interi, qualche carrello laterale, con riprese interamente in interni, montaggio limitato e colori caldissimi in ferraniacolor, il testo originario che vede il pulcinelliano Felice Sciosciammocca e famiglia alle prese con la Fame, quella ancestrale, potente, ossessiva che ha quasi una dimensione onirica. Film di comicità tragica, feroce e selvaggia.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Formidabili tutti gli attori: in primis Totò ma anche il grande Enzo Turco, Dolores Palumbo, Titina Di Filippo, Carlo Croccolo e la fresca Sophia Loren.

  • Una delle migliori interpretazioni di Totò, diretto da un ispirato Mattoli e affiancato da un cast di prim'ordine. Pochade all'italiana dove si succede a ritmo serrato tutto il campionario della commedia brillante. Totò come detto raggiunge probabilmente il vertice della sua dilagante comicità. Sicuramente un cult-movie del cinema italiano.

  • Decisamente la migliore trasposizione cinematografica del grande classico di Scarpetta. Interpreti magistrali, scenari eccellenti, colorati e volutamente teatrali, location statiche. Non osa registicamente come tutte le riprese di spettacoli teatrali, ma si lascia apprezzare. Eccezionali Enzo Turco e Totò, gli altri fanno dignitosamente il loro lavoro ma è chiaro che la commedia poggia tutto sull'estro dei due grandi attori.

  • Nonostante la trama semplice e anche piuttosto scontata (i soliti equivoci che alla fine vengono scoperti), questo film è un pezzo di storia del cinema italiano. Vuoi per la rappresentazione simile a uno spettacolo teatrale, vuoi per alcune scene memorabili come quella degli spaghetti, merita sicuramente di essere visto. ***

  • Classica commedia degli equivoci che gode della freschezza di un cast azzeccatissimo sul quale svetta, ovviamente, l'immenso Totò ben sorretto soprattutto da Enzo Turco. Alcune scene di questo film (la dettatura della lettera, la foto agli sposi, gli spaghetti in tasca, il gelato) sono davvero monumentali e annoverate tra le migliori dell'intera filmografia del comico napoletano. Unico neo una bella e giovane (ma già insopportabile) Sofia Loren. Non si può non vederlo almeno una volta.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Vincenzo m'è padre a me!!!".

  • Tra i primi film di Totò che vidi e che me ne fecero "innamorare". Il Principe è totalmente padrone della pellicola, tanto che, quando non è in scena, il film sembra crollare tra la noia. Enzo Turco fa da degno compare, nella "fame", nei "corteggiamenti" e nella farsa propinata al povero Semmolone, padre della sposa credulone e alquanto citrullo. Ottimi anche gli altri personaggi, ad eccezione di una Sofia Loren troppo fredda in alcuni momenti. Irresistibile.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'entrata in scena dei falsi nobili, la tarantella con gli spaghetti in mano e in tasca.

  • Uno dei migliori film con Totò, in cui le gag non sono create appositamente per il Principe della risata come (troppo) spesso è successo altrove a discapito della trama: la pellicola risulta così molto godibile dall'inizio alla fine. Infatti qui Totò non è il mattatore assoluto, anzi; e proprio per questo quando egli compare sulla scena il tutto assume (ovviamente) ancora più valore. Notevole poi il contorno attoriale: Enzo Turco è molto più di una semplice spalla, Sophia Loren bella e austera, Valeria Moriconi in disparte ma incantevole.

  • Tratto da una commedia di Scarpetta. Totò e la sua compagnia riescono a mettere su, grazie anche al regista Mattoli, un film che in fondo è fatto a teatro, con il risultato di dare vita a un capolavoro del genere, che oltre a una infinita serie di situazioni per ridere e sorridere (anche dopo mille visioni) porta con sé il messaggio triste ma vero di una impossibilità di sfuggire alla miseria per il tramite di espedienti o artifizi. La recitazione è quella tipica del teatro e quindi si può perdonare qualche virtuosismo. Memorabile.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Noi mangiamo sempre gelati, ogni giorno"; "600.000 lire, ma cosa sono 600.000 lire, ma chi li ha visti mai?!... in contanti"...

  • È la commedia teatrale italiana per eccellenza! Tutti gli attori (comici) hanno sognato di interpretare Felice Sciosciammocca almeno una volta in vita loro! La parte di Peppeniello (il figlio di Felice) è stata scritta da Scarpetta proprio per far debuttare sul palco il figlio Eduardo, che poi la metterà in scena nel '55 per onorare il padre... Totò è senza dubbio lo Sciosciammocca più indovinato della storia italiana! La maschera inventata da Scarpetta sembra scritta su misura per lui! Mitico!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Peppeniello che dice a Don Gaetano: "Vincenzo m'è padre a me!".

Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando Sciosciammocca (Totò) e' al lavoro al suo banchetto per scrivere le lettere a pagamento,un signore gli chiede un informazione, nelle inquadrature immediatamente successive si può vedere una penna che appare e scompare infilata nel calamaio.
  2. L'attore Enzo Turco entra nel teatro dove lavora come ballerina Gemma (Sophia Loren) e chiede di poterle consegnare un biglietto del suo spasimante, una lavorante gli indica Gemma dicendo "e' quella alta ,la bionda". Peccato che la Loren in questo film sia rossa di capelli.
  3. Sciosciammocca (Totò) deve fare la guardia alla macchina fotografica del suo compare e ne approfitta per tentare di fare una foto a due sposini. In questa scena l'obbiettivo della macchina a soffietto prima guarda in basso poi in alto poi ancora in basso senza che nessuno lo tocchi.
  4. Il giovane nobile va a chiedere aiuto alle due famiglie squattrinate perche gli interpretino i suoi famigliari. Nella scena Totò cade due volte nella seggiola spagliata, nella seconda da sotto il tavolo si vede le mani congiunte in grembo di Valeria Morriconi e immediatamente dopo (cambio di angolazione) le ha sopra il tavolo.
  5. Quando Totò ed Enzo Turco sono dalla Piemontese, Totò nasconde nella mano un biscotto dietro le spalle. Poi Enzo Turco comincia a morderlo e nel farlo morde anche la mano di Totò. Quest'ultimo ha dei sussulti ad ogni morso. Però il primo sussulto di Totò avviene troppo in anticipo... quando Enzo Turco ancora doveva dare il morso al biscotto. E' un errore di sincronismo fra i due attori.
  6. Totò è impegnato a fare il sostituto fotografo, quando fa scappare i due sposini, perché maltratta il cliente. In una inquadratura ha ricollocato a posto l'obbiettivo della macchina fotografica, che prima aveva staccato, ma nella scena successiva lo ha ancora in mano.
  7. All'inizio del film, sul palco del teatro, l'uomo fa comparire in primo piano il programma dello spettacolo all'improvviso, da un'inquadratura all'altra.
  8. Il padre di Gemma, appena arrivato il principe (Totò), gli dice che il fatto di vederlo gli fa credere che sia un giorno di festa. In realtà è veramente festa, proprio lui poco prima non si era arrabbiato con il cameriere tonto, proprio perché era festa.
  9. Il padre di Gemma raccoglie da per terra il cilindro di Totò, lasciando per terra il bastone, ma nell'inquadratura successiva ha entrambi gli oggetti in mano.
  10. Il cameriere tonto porge il cilindro ed il bastone a Totò. In un'inquadratura ha il cilindro nella mano destra ed il bastone nella sinistra, mentre nell'inquadratura seguente gli oggetti sono invertiti.
  11. All'arrivo nell'atrio della casa il padre di Gemma, Totò abbraccia la ragazza (proprio perché lei gli aveva detto che lo poteva fare solo in presenza del padre). In un primo piano entrambe le mani di Totò sono sulla schiena della ragazza, nel campo lungo la mano sinistra è sul braccio.
  12. Nella scena in cui un cuoco e due aiutanti arrivano a casa di Totò portando ogni ben di Dio, si vede che le mani di Luisella sono dapprima unite sulle gambe, nell'inquadratura successiva la donna ha le braccia conserte e in quella ancora successiva ha di nuovo le mani sulle gambe!
  13. I cuochi servono la pasta con tanto di sugo, ma quando Totò la mette in tasca e poi la tira fuori per fare finta di ballare, è completamente bianca.
  14. Quando il giovine nobile assegna le parti, decide che Enzo Turco Sarà suo padre e Totò suo zio, il "principe di Casador". Infatti quando il cuoco presenta Sua figlia Gemma (Sophia Loren) ai nobili, Totò dice rivolto a Turco "Che bel pezzo di nuora ti sei fatto!". Quando però, a tre quarti del film, il giovane nobile è all'esterno della casa del cuoco e si sta chiarendo col suo vero padre (lo spasimante della Loren), arriva il cameriere che dice "Signorino, suo padre il principe di Casador la desidera". Ma allora ha sbagliato ad assegnare le parti? Totò deve fungere da padre o da zio?!
  15. In molte scene ambientate in esterna, che poi in realtà simulano un ambiente esterno perchè sono girate all'interno di un teatro di posa, è possibile notare come le scenografie, gli sfondi siano in bianco e nero mentre il film è a colori. Lo si nota in particolare osservando gli sfondi delle scene che simulano i palazzi eccetera. Questo probabilmente è dovuto al fatto che il film fu girato originariamente in bianco e nero e "colorato" successivamente. Ho osservato attentamente le scene, particolarmente i primi 15 minuti del film, e mi sembra proprio che gli sfondi e le scenografie siano in banco e nero...

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Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Aldo Giuffrè, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998