TOTÓ CERCA CASA

Inizio riprese: settembre 1949 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 dicembre 1949 - Incasso lire 515.000.000 - Spettatori 5.364.584


Detti & contraddetti

Cose da pazzi! Questi arredamenti moderni non tengono in alcun conto le esigenze fisiche e idrauliche dei casigliani.


Generi come te io non ne voglio: io voglio soltanto generi alimentari.


Lei è venuto per un decesso? Ho capito, vada in fondo a destra.


Il morto, prima di tutto, era vecchio, aveva duecento anni e a duecento anni si muore.


È stata la guerra: penuria di cibo, di vettovaglie, mi sono adattato a fare le uova. Certo, per fare un uovo ci vuole l'atmosfera... ma io ci provo.


Camilloni, Camilloni, col "c", come Napoli?


Una brava ragazza non può avere che un solo padre. L'occhio del padre vede più dell'occhio della madre. Sono un avanzo di genitore riformato.


Hai fame? Bene, bravo, è segno di salute. Fatti una bella bevuta d'acqua fresca. L'acqua contiene calcio e vitamina A: 'W' sta per acqua.


Lei di cognome fa Grancassa? Ah sì... come trombone.


La vedova è la moglie di un cadavere.


Che secolo è mai questo, in cui le bistecche vengono considerate porcherie?


Ma che donne nude e donne nude... sognavo un pollo, e che pollo! Dorato.


Un posto da guardiano del cimitero non si rifiuta: a cimitero donato non si guarda in bocca. E poi in casa c'è un silenzio di tomba.


Signora, ma come, lei si spoglia così davanti a un uomo maschile?


Futurista, impressionista, realista? Veramente io sono socialdemocratico monarchico napoletano.


Campo santo è un santo come un altro: Santo Campo.


Beniamino Lomacchio

Steno ed io diventammo registi per caso quando inventammo Totò cerca casa.


Mario Monicelli

Scheda del film

Titolo originale Totò cerca casa
Paese Italia - Anno 1949 - Durata 90 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico / Commedia - Regia (Stefano Vanzina) Steno, Mario Monicelli - Soggetto Alfredo Moscariello, Steno, Mario Monicelli, Vittorio Metz - Sceneggiatura Age (Agenore Incrocci), Steno, Mario Monicelli, Scarpelli - Produttore Ata, Roma - Fotografia Giuseppe Caracciolo - Montaggio Otello Colangeli, Renato Cinquini - Musiche Carlo Rustichelli, Amedeo Escobar Scenografia Carlo Egidi Costumi Anna Maria Feo - Trucco Giuseppe Annunziata


Totò: Beniamino Lomacchio - Alda Mangini: Amalia, la moglie - Mario Gattari: Otello, il figlio - Lia Molfesi: la figlia Aida - Alfredo Ragusa: il bidello - Mario Castellani: l'imbroglione - Pietro De Vico: il cinese - Flavio Forin: il vedovo - Giacomo Furia: Pasquale Saluto - Folco Lulli: l'ambasciatore - Marisa Merlini: la patronessa - Aroldo Tieri: Checchino, fidanzato di Aida - Luigi Pavese: il capoufficio - Enzo Biliotti: il sindaco - Cesare Polacco: il vicecustode - Lilo Weibel: la turca - Mario Riva: il proprietario dell'agenzia - Liana Del Balzo: la contessa - Nino Marchetti: il professore - Gino Scotti: il dinamitardo - Ina la Jana - Mario Molfesi - Luigi A. Garrone - Eugenio Galadini - Attilio Torelli - Claudio Melini - Bruno Cantalamasso

Soggetto, Critica & Curiosità

Soggetto

Roma, seconda metà degli anni quaranta. Beniamino Lomacchio, impiegato del Comune con moglie e due figli a carico, dopo aver perso la casa a seguito di un bombardamento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale decide di trasferirsi momentaneamente in un'aula scolastica. Tutto fila liscio fino a quando il Comune decide di sgomberare gli sfollati per riaprire la scuola. 

Il simpatico Lomacchio comincia così una spasmodica ricerca della casa che lo porterà ad abitare in un cimitero (che abbandona sovrastato dalla paura), nello studio di un pittore e direttamente dentro il Colosseo. Dopo varie peripezie Beniamino riesce a prendere possesso di un lussuoso appartamento, ma in seguito scoprirà che un immobiliarista imbroglione lo ha affittato contemporaneamente a vari inquilini.

Critica e curiosità

Carlo Ponti, il produttore della pellicola, ha messo al lavoro Steno e Monicelli, coadiuvati da Age e Scarpelli per la realizzazione del soggetto. Gli sceneggiatori evitano il modello rivistaiolo di Mattoli per buttarla sul neorealistico. Lo spunto giusto è lì a portata di mano, l’Italia è semidistrutta, tanti italiani sono ancora sfollati e senza alloggio; in pochissimo tempo abbozzano un soggetto su una famigliola in cerca di un tetto. Le ispirazioni sono le più varie: il fumetto di Attalo La famiglia Sfollatimi, la commedia Il custode di Alfredo Moscariello, la Camera fittata per tre, le vecchie comiche di Charlot, lo sketch dei timbri dall'Orlando curioso, il Totò bimbo piccolo da Tric Trac. Ponti, che non è riuscito nel frattempo a trovare un regista disponibile, chiede a Steno e Monicelli di dirigerlo loro stessi. Girato nell'estate del '49, sotto le insegne dell’indipendente A.T.A. Film, alla sua uscita fu un gran successo di pubblico. Venne poi esportato in Portogallo e presentato al pubblico il 24 novembre del 1950, con il titolo Totó Procura Casa. Carlo Ponti, produttore esecutivo della Lux, contattò Totò per girare in sette settimane il film L'imperatore di Capri e siccome le riprese terminarono in anticipo, Ponti convinse allora il comico napoletano a interpretare un altro film non con la Lux ma per conto suo; così, ispirandosi alla commedia Il custode di Alfredo Moscariello, nacque l'idea di questo film.Totò cerca casa nacque quindi per caso, non ci furono grandi preparazioni. Totò era libero per quattro settimane e Carlo Ponti, avendo già il contratto con l'attore, andò da Steno e Monicelli per qualche idea: «Ho bisogno di un'idea per Totò, fatevi venire in mente qualche cosa, scrivetela alla svelta. Intanto io cerco un regista e vedo di mettere in piedi il film.» Così i due registi scrissero la sceneggiatura insieme ad Agenore Incrocci e Furio Scarpelli. Finita la sceneggiatura mancava il regista, Ponti decise quindi di affidare il film direttamente e Monicelli e Steno. Per la realizzazione si ispirarono anche alla storia a fumetti La famiglia Sfollatini, disegnata da Attalo, un disegnatore umoristico a cui si è ispirato anche Fellini. I due registi volevano mirare a rappresentare un argomento diffuso: quale il problema dell'alloggio, intendevano dare "il ritratto di un'epoca e di una società in ebollizione."Totò cerca casa venne girato con un aspect ratio di 1,37:1 in formato 35 millimetri, con il processo cinematografico Spherical.Come in molti altri suoi film, Totò improvvisò molte delle sue scenette. 

La pellicola incassò 150 milioni di lire dell'epoca classificandosi al secondo posto nella classifica stagionale alle spalle di Catene di Raffaello Matarazzo. La pellicola incassò all'epoca ₤ 515.000.000, posizionandosi al secondo posto nella classifica stagionale alle spalle del film Catene di Raffaello Matarazzo. Gli spettatori nel periodo di proiezione del film furono 5.364.584. 

Il film è tratto dalla commedia Il custode, di Alfredo Moscariello. Il film spaccò a metà la critica: alcuni come Morando Morandini parlarono di "irresistibile parodia del neorealismo" e di un Totò "formidabile", mentre altri invece lo descrissero come un lavoro insufficiente, addirittura scabroso e pornografico.


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


Così la stampa dell'epoca

«Che Totò sia il miglior comico italiano ed uno dei maggiori oggi esistenti in Europa, non c'è, credo, chi voglia mettere in dubbio. La sua vena è irresistibile e nessuno gli resiste, disarmato da un gioco mimico che non è parodia e nemmeno buffoneria, ma che dell'una e dell'altra ha il mordente ora burlesco, ora caustico, ora salace. Accende l'ilarità con lepidi lazzi,la eccita con sortite clownesche, la scatena con improvvise girandole mimiche che scompongono il suo corpo nelle grottesche figurazioni di un'assurda pantomima arieggiando perfino le deformazioni di certa arte contemporanea. Ne risulta una comicità elementare e viscerale: si ride senza riflettere, trascinati da convulsi irresistibili e questo oblio totale della coscienza è forse il dono migliore che sa dare al suo pubblico. il carattere irrazionale del suo estro è un ostacolo pressoché insormontabile all'adattamento cinematografico; e per quanto abbia tentato il cinema non aveva saputo, fino ad oggi, utilizzare convenientemente la buffoneria metafisica eì surrealistica di questo popolare"farceur"che è tanto ecceilente come mimo, quanto modesto come attore. Totò cerca cosa è il più riuscito esperimento del genere: per la prima volta Totò dà allo schermo ciò che può e ciò che sa. Steno e Monicelli si sono opportunamente rifatti ai modelli classici di Mack Sennett, di Cretinetti e di Ridolini consegnando le più spassose e inverosimili avventure farsesche intorno all'affannosa ricerca di un appartamento nel quale lo sfollato Totò possa riparare con i suoi. [...] Non tutto è di buona lega nel film. Una minore facilità di invenzione, una più avvertita scelta di ingredienti, un gusto maggiore del particolare, avrebbero giovato all'insieme; ma l'incalzare degli sviluppi che si accavallano senza dare respiro trascina infantilmente alla risata traverso effetti di schietta natura cinematografca. [...].»

E. C. [Ermanno Contini], Il Messaggero di Roma, Roma, l5 dicembre 1949


«[..]Probabilmente Totò non legge quello che si stampa sul suo conto, lo ha dimostrato restando insensibile ai cambiamenti, restando fedele al suo istinto comico,anzi alle sue vecchie battute, che ogni tanto ancora oggi ripete, come se il tempo non fosse nemmeno trascorso da quando caracollava sulle tavole del teatro Principe. ln un mondo teatrale così sconnesso, Totò rimane un punto fermo. È certo un attore inimitabile, che non è mai volgare, perché i suoi gesti più volgari diventano arabeschi da contorsionista e le sue battute hanno la forza delle domande stupide. Oggi Totò è talmente definito che si è messo a fare un film dietro l'altro, non avendo nemmeno bisogno di una trama, ma di una situazione. I titoli dei suoi film recenti (Fifa e arena, Totò le Mokò, Totò cerca casa ) fanno pensare che il suo pubblico non sia di eccessive pretese, per quanto riguarda le storie, ci vada al cinema per veder muovere, scattare, ridere Totò, come gli ha visto fare in teatro; libero dall'osservanza di un testo, padrone di fare e di dire ciò che vuole. Perlomeno, sullo schermo Totò dà questa piacevole sensazione, di inventarsi la parte man mano che il film procede. Come per la serie infantile di Pinocchietto, arriveremo a un Totò al Polo Nord, a un Totò garibaldino, a un Totò nel serraglio. I suoi incontri sono ormai fissati dalla pratica, e anche i personaggi di contorno: una bella ragazza, un rivale, un amico (o"spalla") che gli prepara le battute e sopporta ogni guaio.Totò si veste da donna, da bandito, da artista, da torero. Non ci sono limiti ai suoi travestimenti, e nemmeno ai suoi film, che ripropongono la vecchia"comica finale". Se il progresso cinematografico supererà alcune difficoltà pratiche, Totò potrà darci un film nuovo ogni sera.»

Ennio Flaiano, Il Mondo I 46, Roma, 31 dicembre 1949


«Un film comico dovrebbe [...l costare almeno quanto un altro qualsiasi film di normale impegno», aveva dichiarato Comencini prima di iniziare L'imperatore di Capri. «Basta considerare che per un film comico bisogna girare, grosso modo, il doppio di inquadrature di un film drammatico se si vogliono ottenere e sfruttare effetti, movimento, eccetera. Naturalmente, queste osservazioni sono di carattere generale poiché, per mia fortuna, la Casa produttrice de L'imperatore di Capri, non vuol fare la politica della lesina ad ogni costo». [...]»

Alberto Anile


«[...] Totò accende l'ilarità con lepidi lazzi, la eccita con sortite clownesche, la scatena con improvvise girandole mimiche che scompongono il suo corpo nelle grottesche figurazioni di un'assurda pantomima, arieggiando persino le deformazioni di una certa arte contemporanea. Ne risulta una comicità elementare, viscerale: si ride senza riflettere, trascinati da convulsi irresistibili e questo oblio totale della coscienza è forse il dono migliore che Totò sa dare al pubblico [...]

Ermanno Contini, ll Messaggero», Roma, 15 dicembre 1949.


«Il lavoro comprende numerosi motivi comici, che Totò sfrutta con abilità; ma si tratta, in complesso, d'un lavoro scadente. La comicità del film cade spesso nel volgare e nel pornografico; il lavoro contiene episodi molto salaci e battute scabrose, che ne fanno uno spettacolo moralmente censurabile. La visione è esclusa per tutti.»

(Anonimo), Segnalazioni cinematografiche in "Rivista del cinematografo", gennaio 1950


La censura

Il film ebbe dei piccoli problemi con la censura cinematografica, in particolare per il linguaggio. All'epoca la commissione non era ancora ben organizzata. I produttori però, a insaputa dei registi, avevano cominciato a far leggere i copioni all'addetto alla censura: Scicluna-Sorge (con il quale Steno e Monicelli ebbero un bello scontro per "Guardie e ladri"), che dava consigli ai produttori sulle scene da girare e da non girare.

Verbale Censura mini

Viene autorizzata la propiezione al pubblico ma con un ingombrante divieto ai minori di 16 anni imposto dalla censura, che ha già ottenuto di tagliare la silhouette di una donna nuda e ora non si capisce bene cosa voglia. Probabilmente a impensierire è l’argomento degli sfollati, troppo di sinistra per il governo democristiano; il divieto, dopo varie manovre e insistenze di Ponti col ministero, verrà tolto per Capodanno.

148. "Toto' cerca casa". 6889 del 05/12/1949 - Divieto ai minori di anni 16
Nell'appunto per il Sottosegretario, il Presidente della 1a Commissione (firma Scicluna) scrive: "(...) E' uno dei migliori film di Totò realizzato con intelligenza e con particolare cura. Qualche sequenza risulta lunga più del necessario (sequenza della nuova casa con la sonnambula - sequenza della scuola con Totò tra i piccoli allievi), ma per il resto il ritmo del film è perfettamente appropriato alla materia comica. La Commissione ha espresso parere favorevole alla proiezione in pubblico, suggerendo solo il taglio di una scena (la modella vista in silhouette) e il divieto ai minori degli anni sedici. (di seguito scritto a penna: la Ditta ha ricorso).". (07.12.1949)

Lettera della Società A.T.A., datata 07.12.1949, indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Direzione Generale dello Spettacolo: "La scrivente Società A.T.A. si onora di avanzare ricorso alla Commissione d'Appello per la revisione cinematografica avverso la decisione adottata nei confronti del film di sua produzione "Totò cerca casa", per il quale è stata vietata la visione ai minori degli anni sedici.".

Modifiche al visto corrente del 31/12/1949
Revocato il divieto ai minori di anni sedici.



Foto di scena e immagini dal set


I documenti


Le incongruenze

  1. Beniamino (Totò) appena alzato cerca la sua scarpa sinistra ed accusa suo figlio di avergliela rubata. Alla fine proprio il bambino aveva preso la calzatura, adattandola a mo' di barca a vela. In realtà quando si vede bene la scarpa si vede che è una destra e non sinistra, come prima aveva detto il padre.
  2. Checchino (Tieri), il fidanzato della figlia di Beniamino, si rivolge al futuro suocero dandogli del "tu". Il film è stato girato nel 1949 e tutta questa confidenza tra futuri genero e suocero non c'era, magari c'era - fuori dal film - tra gli attori Tieri e De Curtis, che non hanno cambiato il loro rapporto nel film, calandosi bene nella parte.
  3. Al cimitero Checchino inciampa all'improvviso nel filo della campanella. Essa dovrebbe far rumore solo per un attimo, invece continua a suonare per molti secondi, risultato non di un inciampo, ma di una vera e propria tirata continuata.
  4. Quando Beniamino va a portare le due candele al defunto, accende una candela per ben due volte in due sequenze distinte, che probabilmente è sempre la stessa ripetuta.
  5. Beniamino viene scambiato per un alunno dalle autorità della scuola e viene fatto andare alla lavagna per risolver un problema. Esso consiste in una moltiplicazione: 365 X 45,80. Dopo vari calcoli Beniamino scrive 745 e ¼. Tutti sono soddisfatti della giusta risoluzione del problema, peccato che il risultato dovrebbe essere 16717.
  6. Beniamino sta spolverando uno specchio nella casa del pittore e rimprovera i due fidanzati, che smettono subito di baciarsi, ma nella scena successiva nello specchio continua a vedersi il bacio tra i due, quando in realtà i due hanno smesso e non hanno neanche ricominciato.
  7. Beniamino vede "l'allucinazione" delle valigie, poi per opera del montaggio (fatto pessimamente) il discorso con la moglie inspiegabilmente va a finire su una questione di donne.
  8. Beniamino beve un drink che si era preparato l'ambasciatore. Questi quando si alza e si accorge che il bicchiere è vuoto ha le mani sulla bottiglia vuota, nell'inquadratura successiva le mani non impugnano più la bottiglia.
  9. Beniamino guida l'auto dell'ambasciatore ed arriva al Foro Italico, ma si vede lo scoppio dell'auto prima che questa sbatta sulla statua, appena inaugurata. E' poco probabile che abbia frenato, facendo scoppiare la bomba, visto che non aveva frenato mai durante la corsa, eppure nel frattempo aveva sfasciato di tutto: muri, bancarelle...
  10. Beniamino è nella stanza da letto, dove si trova la fidanzata dell'ambasciatore. Ha la camicia da notte, e non porta nessun cappello. Dopo che sono entrati l'ambasciatrore e la moglie, Beniamino fugge dalla finestra, ed ha in testa il cappello.
  11. Beniamino fugge con l'auto dell'ambasciatore, e non può frenare poichè, al pedale del freno, è collegata una bomba che era destinata proprio all'uomo politico. Sfonda il muro di una fabbrica di ceramiche e la macchina si riempie di vasi da notte ma, nella scena successiva, nell'auto non c'è più nemmeno un vaso...
  12. Il muro contro il quale si sta dirigendo Totò con l'auto nella fuga finale è simile ma diverso rispetto a quello che, pochi secondi dopo, l'auto sfonda infilandosi nel palazzo. Il primo è un muro reale, il secondo è finto ed stato ricostruito in studio quasi fedelmente all'originale, anche se qualche piccola differenza c'è (per esempio, il muro dello studio non reca i segni del tempo del muro reale, visibili sotto la finestra posta a sinistra del punto d'impatto)
  13. Quando Totò sta per sfondare il muro del palazzo e si copre la faccia per riparsarsi, a bordo dell'auto, alla destra di Totò, già si vedono dei pezzi di muro, nonostante questo non sia ancora stato sfondato.
  14. Il letto che viene trascinato dall'auto guidata da Totò, dopo che questa si è infilata in un appartamento sfondando il muro, era dotato di quattro rotelle che ne agevolassero il trascinamento e che si vedono benissimo quando il letto si ferma nel bel mezzo della strada e gli "inquilini" si svegliano.
  15. Verso la fine, quando Toto' aggancia il letto con l'auto-bomba e successivamente lo lascia andare, i due scendono dal letto con le scarpe.
  16. Quando Totò, esasperato dal ritmo frenetico degli impiegati comunali che timbrano carte, afferra dei timbri e "bolla" l'abito dell'ispettore scolastico, questi inveisce contro di lui con delle frasi sconnesse, ma la bocca è chiusa.

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Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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La quarta casa nella quale si trasferisce Beniamino Lomacchio (Totò) con la famiglia è il Colosseo a Roma. Grazie alle immagini aeree di Google Maps ed al servizio di Street View, che eccezionalmente si addentra nell'anfiteatro, siamo in grado di individuare la posizione esatta dell'appartamento, che è in 41.890435,12.491561

L’appartamento ricavato da Beniamino si trova in corrispondenza della balconata segnalata con A, dalla quale la moglie Amalia (Mangini), esultando per la vincita di un milione di lire, rovescerà una secchiata d’acqua sulla testa d’una principessa in visita al monumento.

Cominciamo con l’individuare la visuale che si ha dalla balconata A che non è quella che si vede qui sopra poiché si trova ad un piano superiore del Colosseo.

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  Questa è la terrazza sottostante (B), sulla quale staziona la principessa quando riceverà la secchiata d’acqua. Da notare che il cancelletto alle spalle del gruppo di comparse, nel secondo fotogramma, oggi è stato coronato da uno stipite che all’epoca si trovava altrove. Dall'alto una panoramica che ci mostra bene il punto esatto.
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 Il manicomio dove Beniamino Lomacchio (Totò) e la moglie Amalia (Mangini) “trovano casa” alla fine del film, dopo l'incidente della statua, è in realtà Villa Sciarra, situata in Via Calandrelli 23 a Roma, che Bava utilizzerà in Sei donne per l'assassino. Dopo una ricerca sulle fontane di Roma, ho notato che l'unica che assomigliasse a quella visibile nei fotogrammi era proprio la Fontana delle Sfingi della villa.
   
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  LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO – 1a parte 

Ricostruzione della fuga lungo le strade di Roma di Beniamino Lomacchio (Totò), che scappava dall’ambasciatore del Kubistan (Lulli), uno dei tre acquirenti ai quali era stato venduto l’ultimo appartamento, che credeva che Beniamino avesse una relazione con sua moglie (Rocca). L’auto sulla quale viaggiava alla fine esploderà perché un attentatore, che pure si trova a bordo della vettura, aveva collegato una bomba del freno con l’intenzione di uccidere l’ambasciatore, al quale era destinato l'automezzo. Le scene sono in tutto 23 (due dalla doppia natura).

1) Subito dopo aver lasciato il palazzo, si vede l’auto attraversare Piazza Gentile da Fabriano 41.927061,12.461733

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2) Ritroviamo ora l’auto in Corso d’Italia (1° fotogramma), mentre procede in direzione di Piazza Fiume, dove, venuto a sapere della presenza della bomba sotto il freno, Beniamino si spaventa e perde il controllo dell’auto, che prende a piroettare vorticosamente nella piazza (2° fotogramma): 41.91108,12.498359. Se rifacessero il film oggi negli stessi luoghi dove fu girato, vedremmo l'auto infilarsi nella Sottovia Ignazio Guidi
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  Mentre Piazza Fiume non sembra aver subito grandi stravolgimenti...
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  ...almeno sin quando non inquadrano il punto dove oggi c'è l'edificio della Rinascente.
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  Durante la piroetta dell'auto in Piazza Fiume vengono mostrati scorci non appartenenti a questa piazza: tra gli altri si riconosce Corso Pannonia
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  Nella medesima scena della piroetta compaiono Piazza Epiro
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  ...e poi Via Numidia
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 3) Ancora spaventato dalla notizia della bomba, Beniamino procede a zig-zag lungo Via Flaminia, dove lo vediamo transitare all’altezza dell’incrocio con Via Rabirio. Da notare che oggi le rotaie del tram seguono un percorso differente e che l’edificio posto all’estrema destra è stato prolungato verso Via Rabirio, che si è quindi ristretta. 41.930012,12.468415
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 4) Rischia quindi un frontale con un tram, che gli taglia la strada in Piazzale delle Belle Arti.
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LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO – Parte 2

 

5) Evitato il tram e imboccato il Lungotevere Flaminio (che inizia proprio dal Piazzale delle Belle Arti), Beniamino in questo punto rischia un secondo frontale dopo aver tolto le mani dal volante per minacciare uno schiaffone all’attentatore, che lo aveva offeso dandogli dello stupido: 41.920216,12.471243 Coordinate: 41.9188,12.471788. La visione ravvicinata dell’edificio sullo sfondo permette di riconoscere anche le finestre indicate con B

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6) Provenendo da Via Salaria, l'auto di Beniamino svolta a destra imboccando Via Po. Da notare che è rimasta l'edicola religiosa posta all'angolo sinistro dell'incrocio, mentre il giardino sulla sinistra è scomparso e oggi al suo posto c'è un negozio. Location individuata da Ellerre: 41.915938,12.497006
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L’auto-bomba fa quindi ritorno in Piazza Gentile da Fabriano: 41.927188,12.461634
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  Altro zig-zag sul Lungotevere Flaminio, poco prima di giungere al bivio con Via Antonio Allegri da Correggio
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9) Lasciamo il quartiere Flaminio (per ritornavi subito dopo) e l’auto guidata da Totò fa la sua comparsa nel bel mezzo di Piazza di San Bernardo, la stessa dove sarà girata una delle più famose scene di Angeli e demoni: 41.904345,12.494046
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  LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO – Parte 3

10) La strada dove l’auto investe la bancarella di un venditore di pesci rossi, impatto dal quale Beniamino ne esce con un bel casco in testa (un boccione con tanto di pesciolini a nuoto) è Via Guido Reni, oggi riconoscibile un po' a fatica perchè gli edifici che si vedono a sinistra nel fotogramma sono stati demoliti e sostituiti da altri: 41.927717,12.464949

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Il controcampo della strada dove avviene l’investimento con il banchetto del venditore di pesci non appartiene a Via Guido Reni, come ci si attenderebbe, bensì a Via Pannonia, già utilizzata nel corso di questa fuga. Il panificio che si vede al centro dell’inquadratura non esiste più perché nel 1953, 4 anni dopo le riprese, è stato trasformato nella trattoria Romolo e Remo: 41.880418,12.500942
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11) Uscita dalla casa, trascinando con sé il letto sul quale dormono i proprietari), l’auto percorre Via Virginio Vespignani... 41.924617,12.463483
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  ...in direzione del Lungotevere Flaminio, imboccandolo svoltando a destra
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12) Percorrendo Viale Pinturicchio, come ha scoperto Roger, Beniamino approfitta della “decapottazione” dell’auto, provocata dall’impatto con il muro della casa, per alzarsi in piedi e sincerarsi dello stato dei “dormienti”. A 63 anni di distanza l'aspetto della strada è cambiato. In particolare, dietro l'edificio A ne è stato costruito uno che cela quello che, nel fotogramma, gli compariva alle spalle (tuttora esistenza ma invisibile dal luogo dove, nel 1949, furono effettuate le riprese). Coordinate (edificio A): 41.931927,12.466409. La prova definitiva ce la fornisce l'edificio che si vede dietro A nel terzo fotogramma e che oggi è nascosto alla vista da un edificio costruito dopo il 1949: situato all'altezza dell'intersezione con Via Ferdinando Fuga, se ne riconoscono la fila di finestrelle centrali tonde e quelle sul lato destro, leggermente arretrate.
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LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO – Parte 4

13) Siamo ancora sul Lungotevere Flaminio, praticamente di fronte alla casa di Pierina in Quella peste di Pierina, ma in un tratto che precede l’immissione di Via Virginio Vespignani (a rigor di logica l’auto avrebbe dovuto trovarsi oltre quel punto, non prima): 41.924139,12.464576

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14) Beniamino torna ad alzarsi per controllare i “dormienti”: siamo sul Ponte Duca d’Aosta, mentre sullo sfondo si riconosce la palazzata che si affaccia su Piazza Mancini: 41.931086,12.461141. Nel terzo fotogramma la palazzata di Piazza Mancini vista da vicino
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15) Mentre i “dormienti” concludono il loro viaggio, Beniamino insegue un ciclista: siamo tornati in dietro, prima del ponte, perché quella che si vede sullo sfondo è ancora la palazzata di Piazza Mancini, del quale viene inquadrata in pieno sole la facciata aperta su Via Luigi Poletti (che è anche la strada dalla quale proveniva ora l’auto di Beniamino): 41.930043,12.464225
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16) Avete avuto una sensazione di déjà vu? Esatto. Infatti, dopo l’inseguimento al ciclista di Piazza Mancini, ritroviamo Beniamino all’incrocio tra Via Flaminia e Via Rabirio dove in precedenza (scena 4) era andato dritto per la Flaminia mentre ora prende a destra (guardando) per Via Rabirio. Da questo fotogramma si intuisce ancora meglio come l’edificio B un tempo fosse più corto e, di conseguenza, come oggi Via Rabirio sia più stretta: 41.930012,12.468415
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LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO - Parte 5

17) L’auto-bomba arriva a tutta velocità dal Lungotevere Thaon di Revel...

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...e svolta a sinistra, imboccando il Ponte Duca d’Aosta e puntando dritta verso il Foro Italico, che all’epoca non era ancora dotato di uno stadio (i lavori di costruzione, interrotti dallo scoppio della guerra, ripresero nel 1950): 41.930601,12.462214
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18) La fuga di Bernardino Lomacchio ha termine nel Piazzale del Foro Italico dove l’auto, oramai fuori controllo, si schianta contro una statua, inaugurata proprio quel giorno, che crolla perché l’impatto causa l’azionamento del freno e della bomba ad esso collegata: 41.932594,12.456675
La statua (ovviamente posticcia) appena inaugurata e demolita dopo neanche 5 minuti. Il pallino rosso segna il luogo dell’impatto.

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LA FUGA DI BENIAMINO LOMACCHIO - La deviazione dei dormienti

1) La strada nella quale il letto si sgancia dall’auto e prende a destra, mentre Beniamino continua diritto, è, come scoperto da Roger, Viale Bruno Buozzi. Il letto si infila in Via Gramsci mentre sullo sfondo si riconoscono gli edifici affacciati su Piazzale Don Giovanni Minzoni: 41.919505,12.478888. Qui vediamo gli stessi edifici:

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Qui invece vediamo dov'era la svolta. Ecco gli edifici affacciati su Piazzale Don Minzoni e la svolta visibile nel fotogramma
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2) La strada dove il letto si ferma e ne scendono i due “inquilini”, che poi, un po’ frastornati, se ne vanno a braccetto è Piazza Epiro a Roma. Si noti la scuola, allora in fase di costruzione ma già riconoscibile.

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017


"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983


"Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005


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