Il Gagà e la Gagarella

Il_gaga_e_la_gagarella

Sketch inserito in un quadro della rivista "Volumineide" di Michele Galdieri del 1942. Il quadro si rifà al precedente simile testo "Il Gagà e la signora" inserito nella rivista "Quando meno te l'aspetti" del 1938-1939. La scena riproduce un periodo in cui i "gagà" e le "gagarelle" affollavano i caffè di Via Veneto, inaugurando uno strano gergo, cianciando di cose futilisime e lanciando, al tempo stesso un grottesco modo di vestire. Anna Magnani, Totò e Galdieri portarono così sulle scene la più feroce stroncatura di quel ridicolo mondo.


GAGÀ (Totò): Oh, Marfa!...
MARFA (Magnani): Oh, Foffo!...
GAGÀ: Strano eh?... Quando meno te l’aspetti... ritrovi Marfa.
MARFA: ... ritrovi Foffo!...
GAGÀ: Bambina!... E un anno che non ci vediamo, bambina!...
MARFA: Un anno preciso. Cosa avete fatto in tutto questo tempo?
GAGÀ: Tante cose nuove, bambina... prima, l’anno scorso andavo tutte le mattine da Rosati...
MARFA: E adesso?
GAGÀ: Vado da Venchi!...
MARFA: Anch’io l’anno scorso andavo da Venchi...
GAGÀ: E adesso?
MARFA: ...da Rosati!
GAGÀ: Ogni tanto fa bene cambiare un po’.
MARFA: E poi? Che altro c’è di nuovo?
GAGÀ: L’anno scorso fumavo le cicche di Xantia...
MARFA: E adesso?
GAGÀ: Cicche di Moresca... bambina!
MARFA: Ci fu del tenero fra noi... allora dicevo il tele... la bici...
GAGÀ: Che?...
MARFA: Parlavo a metà... no?...
GAGÀ: Già... a metano... Ma adesso non c'è nemmeno più quello!...
MARFA: Mi facevate la corte...
GAGÀ: Non vi ho mai dimenticato, bambina...
MARFA: Anch’io vi ho ricordato qualche volta, Foffo... così... nei crepuscoli arancioni...
GAGÀ: Posso, dunque, ancora sperare?...
MARFA: Foffo, non mi tentate...
GAGÀ: Eppure, mi avete pensato... nei crepuscoli arancioni...
MARFA: Talvolta anche nelle notti d’inchiostro...
GAGÀ: Vi sono apparso in sogno?
MARFA: Ho avuto paura!... E inutile dire... c’è del tenero fra noi...
GAGÀ: Signora, accontentatemi... venite nella mia giovanottiera...
MARFA: Ma siete pazzo? Foffo! Ricordatevi che delusione per me fu quella sera! Se ci ripenso, vomito! Quello stanzino zozzo e sgangherato!
GAGÀ: Non più! Malgrado i tempi assai difficili, lo scannatoio è tutto rinnovato!

(Si apre il siparietto. Parodia di garsonnière)

MARFA: Ah... che fetente!
GAGÀ: E un nido civettuolo ed accogliente! L’ho profumato all’Ambra di Coty!
MARFA (annusando): I gatti chiusi in casa non si lasciano! (scorgendo qualcosa sotto il divano) Eccolo là... Sta lì!...
GAGÀ: La cosa mi mortifica, però riparo subito al malfatto! Guardate qua... l’aspiratore elettrico si «sorchierà» il malfatto del mio gatto!

(Tira fuori un aspiratore elettrico in parodia)

MARFA: Fa tanto freddo... Ho i brividi... Ma non avete qui un termosifone?...
GAGÀ: Corbezzoli! (tira fuori un bacile con carbonella e legna che brucia. Poi adopera una ventola per ravvivare il fuoco) Riscaldamento autonomo!
MARFA: Non ho mai visto un simile puzzone! Che faccia tosta!
GAGÀ: Signora, non sapete quel che costa questo conforto di modernità! Quest’atmosfera bene, aristocratica...
MARFA: Te possino acciaccà! Potreste offrirmi un «Cocktail»... per dirla in italiano un «Arlecchino» vocabolo che ha scelto l’Accademia così, senza un perché... Però è carino.
GAGÀ: Or vi preparo un cocktail da farvi ricreare il «zezzeniello»! Ho gin e whisky nel mio bar portatile...

(Tira fuori il bar portatile)

MARFA: Passano gli anni... e il bar è sempre quello!...
GAGÀ: Oh no... L’ho tutto messo a nuovo... Chiudete gli occhi... Li riaprirete quando dirò tre... uno... due... tre... Eh?
MARFA: Ebbene? Non è sempre un lurido comodino?
GAGÀ: Ma non vedete? Ci sta la luce... Ci stanno gli specchi... E c’è anche lo «sceccher»... (una scatola da citrato di magnesia o un enteroclisma di latta)
MARFA: Per dirla in italiano: sbattitoio.
GAGÀ: Il fatto di sbattere viene dopo. Ecco il ricettario. Scegliete il cocktail che vi piace di più... Volete l’Arcobaleno... frantumato?... O l’Olezzo dei legumi?
MARFA: E dove li trovi i legumi?
GAGÀ: Volete allora i Tre Moschettieri?
MARFA: Preferisco il Visconte di Bragelonne...
GAGÀ: Ma non è un libro che dovete scegliere! E il nome di un cocktail... Ho capito... Ne preparerò uno a mio gusto... Ecco... (versando gli ingredienti nella scatola) Acqua fresca... due parti... Acqua acetosa... due parti... Niente alcool... La scorza di limone non c’è... Fatto (e comincia a sbattere)
MARFA: E questo come si chiama?
GAGÀ: Vent’anni prima... (versa nel bicchiere la miscela) Eh?... Buono no?
MARFA: Ah, che schifezza!
GAGÀ: Ed ora abbandoniamoci all’ebbrezza... In questo nostro paradiso blu...
MARFA: Parola mia d’onore! M’hann’accidere! Qua, non ci vengo più!...
GAGÀ: Mai più?
MARFA: Giuro! Mai più!...


L’avvenimento più importante dell'attività artistica di Anna Magnani nel 1940, è l’incontro con Totò. L’attore napoletano Antonio De Curtis è già da molti anni sulle scene, dove si è guadagnato una notevole popolarità. Con la bombetta, il vecchio frac, i pantaloni a saltafosso, le scarpe sfondate che indossa sempre come una divisa, ha un enorme successo nel teatro di rivista e poi nell’avanspettacolo prima di approdare al cinema alla fine degli anni trenta. Il 25 dicembre al Teatro Quattro Fontane di Roma va in scena Quando meno te l’aspetti di Michele Galdieri. Il titolo della rivista sembra alludere a un cambiamento che le strofette della canzoncina iniziale si affrettano a confermare:

Quando meno te l'aspetti la sorte muta,
fa più dolce dei confetti la tua cicuta...
La strega arcigna che sogghigna
si trasforma nella fata più benigna...
E quando meno te la sogni
ti sorride, provvedendo ai tuoi bisogni.

La satira pungente di Galdieri prende di mira soprattutto i fatti di costume, aiutata dalla verve irresistibile di due eccezionali attori come Anna e Totò. L’autore napoletano era allora già molto noto nel mondo del teatro dove aveva cominciato giovanissimo. Il suo stile è basato su un’armonica fusione di satira, comicità e coreografia, che cura personalmente insieme alla regia degli spettacoli.

I suoi testi preoccupano spesso Leopoldo Zurlo. Il censore del Ministero della Cultura Popolare ricorda così l’incontro con l’autore: “Si presentò con un viso di adolescente sveglio e non si vedevano né le ali di pelle né la coda. Le grinfie sì, e le arrotondai qua e là. Nel titolo c’era quello che si potrebbe chiamare il colpo classico di Galdieri: non dire nulla e suggerire tutto. Si diceva che io lo trattassi meglio degli altri. Falso. La verità è che cominciai a volergli bene quando m’accorsi che rifuggiva dall’adulazione al Governo.”

La scena più famosa della rivista è quella del Gagà, interpretato da Totò, che in una sgangherata garsonnière cerca di sedurre la Gàgàrèllà Anna, moglie trascurata in cerca di svago.

“Sognavo una gran casa profumata.”
“Di questi tempi, cara, è già un miracolo disporre di una stanza ammobiliata!”
“Sognavo feste e musiche, regali, sbornie, gioia e smarrimento...”
“Lo so, ma sognavate il tram elettrico...”
“Vattene... Don Giovanni novecento... Più passan gli anni e più diventa racchio il dongiovanni... che generoso e gran signore fu.
Mo’... questi qua... t’abboffano di chiacchiere... non c’esce niente più.”

Nel prefinale Anna interpreta la Fioraia del Pincio, un’accorata testimonianza del tempo di guerra, piena di nostalgia per il periodo tranquillo e felice della pace. Sull’aria di Com’è bello fa’ l’amore quanno è sera, Anna inizia con: “Ah che giornata, oh. Nun se rimedia ’na lira pe’ Roma, macché se spendono le lire.” Poi canta:

Quante machine venivano la sera,
quanta gente sta affacciata a 'sta ringhiera,
quanta folla de maschiette e de gagà,
quante radio ne le machine a sonà.
Nun scendevano le coppie innamorate,
se ne stavano abbracciate a pomicià.
Er barista je portava la guantiera
co’ la bira e cor caffè che allora c’era.
Ogni Topolino me pareva ’n separé,
ogni mazzolino arimediavo lire tre.
Ce scajavo sempre specialmente coi taxi
co’ le machine Ciddì
sempre attenta ar pizzardone
che a cavallo era imponente come un re.
La terazza era ’n salotto ed ogni sera
me pareva ’na stellata bomboniera.
Mo’ la gente de la mejo società
resta a casa e gioca ar bridge o ar baccarà.
E quell’omo che puntava er canocchiale
poveraccio, puro lui mo’ sai che fa?
Nun potendo arimedià cor firmamento
resta a casa e s’accarezza lo strumento.
Ma che luna, ma che luna c’è stasera
vedo er monno che s’affaccia a ’sta ringhiera
da San Pietro all’artre cupole, laggiù
fino al mare, più lontano, sempre più.
Che m’importa se quassù non c’è nessuno,
che m’importa si nun trovo da scajà,
mo’ ’sti fiori li regalo a Roma bella
che li porti ad un sordato in sentinella!

Lo spettacolo ha un enorme successo. In giugno, mentre proseguono le repliche della rivista, Anna è impegnata negli stabilimenti della Fert a Torino in La fuggitiva di Piero Ballerini nei panni di una diva del varietà.

("Anna Magnani" (Matilde Hochkofler e Luca Magnani), Bompiani/RCS Libri, 2013)


Riferimenti e bibliografie:

  • "Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976
  • "Siamo uomini o caporali?" (Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli) - Ed. Capriotti, 1952
  • "Anna Magnani" (Matilde Hochkofler e Luca Magnani), Bompiani/RCS Libri, 2013