1967, IL PADRE DI FAMIGLIA. L'ULTIMO FILM, COME COMPARSA

1967

 

Due giovani urbanisti, Marco e Paola, si incontrano a Roma nei primi anni del dopoguerra. Si sposano con l'impegno di dedicarsi alla difesa della città dagli scempi architettonici. Benché gli accordi in partenza non fossero questi, i due mettono al mondo quattro figli. I problemi legati all'educazione moderna costringono Paola ad abbandonare il lavoro e a fare così una prima rinuncia. Col passare degli anni Marco, estenuato dagli obblighi familiari, cerca l'evasione con un'altra donna. Loy e lo sceneggiatore Maccari cercano di raccontare la trasformazione e la crisi della famiglia, proprio nell'anno in cui scoppiò la contestazione. Ma il film resta una facile commedia, seppure intelligente e ben scritta. Il ruolo di Tognazzi era stato offerto a Totò, che morì dopo aver girato le prime scene (quelle di un funerale).


Così la stampa dell'epoca


È raro realizzare un film su una istituzione. Figuriamoci quando l’istituzione in questione è quella più importante, il nucleo primigenio di organizzazione umana (come mi hanno insegnato nelle inutili lezioni di Geografia nel mio corso di laurea in Lettere). Il padre di famiglia, prima di essere la storia del rapporto matrimoniale tra gli architetti di sinistra Marco e Paola, genitori di quattro pargoli venuti un po’ per caso e un po’ per desiderio, è la storia della famiglia nei primi vent’anni di repubblica, un’attenta e ficcante analisi sulle relazioni tra il gruppo e il resto del mondo e su ciò che avviene all’interno di essa, tra gioie effimere e frustrazioni nascoste. Film militante, commedia estremamente malinconica sulle trasformazioni dell’amore (senza essere un film d’amore puro o convenzionale), è probabilmente il miglior risultato della carriera di Nanni Loy, che l’ha scritto assieme a Ruggero Maccari (che faceva parte di quella famiglia di sceneggiatori di cui abbiamo perso lo stampino) basandosi sul sempreverde principio dell’osservazione del reale contemporaneo, con un’amarezza che non si piange mai addosso e una serena libertà civile. A caratterizzare il carattere fortemente politico di questo film assolutamente importante, c’è anche una fotografia sullo stato dell’urbanistica del dopoguerra e del boom, completamente in pasto alla speculazione edilizia. E non vanno dimenticate le stoccate all’efficacia del metodo Montessori, a cui Marco e Paola si adeguano in maniera quasi succube, ricredendosi poi nel corso degli anni. Nino Manfredi è semplicemente strepitoso, e non gli è da meno un’insolita e bravissima Leslie Caron; oltre al macchiettone di Ugo Tognazzi in un ruolo pensato per Totò (il quale morì dopo i primi giorni di riprese), affianco a loro c’è uno stuolo di grandi caratteristi, dall’apparizione affettuosa ed evanescente di Mario Carotenuto alla dinamica Elsa Vazzoler, fino ad un mesto Sergio Tofano nei panni di un vecchio monarchico: il suo ritorno dal viaggio in Portogallo è struggente.


La galleria fotografica



Oggi è quasi un film dimenticato, ma è un peccato. Commedia amara su ideali e compromessi, "Il padre di famiglia" vede una coppia incontrarsi durante una carica della polizia in pieni anni Sessanta (ed essendo girato nel 1968, il lungometraggio aveva una certa qualità anticipatoria...), comunicarsi le aspettative reciproche di entrambi ed unirle, e lasciarle spegnere per sovraccarichi esterni:bravissimi Nino Manfredi, che sapeva dare un plus di umanità ai caratteri che rappresentava, e l'americana Leslie Caron, che dimostra una volta di più di non avere solo splendide gambe, e notevole Ugo Tognazzi nel ruolo laterale dell'anarchico un pò fuori di testa ma capace di avere una visione delle cose nitida (al posto suo avrebbe dovuto essere Totò, che cominciò a girare il film, ma morì quasi subito).Loy non realizza un'opera della forza di "C'eravamo tanto amati", ma si può dire che ne precorra il disegno, con un disincanto maggiore, perchè nel film di Scola alla fine se ne esce con la sensazione che il personaggio rimasto idealista di Manfredi sia quello a cui è andata meglio.La Famiglia, le intrusioni della Vecchia nella Nuova, le responsabilità cui si è chiamati, l'Amore che cambia forma e a volte può non bastare nell'ordinaria amministrazione dei fatti che verranno:la simpatia di sceneggiatori e regista vanno alla Donna che si sobbarca il peso di tutto, ed alla quale sfugge il controllo delle cose.E'una commedia drammatica ricca di sequenze che si ricordano:valga quel bambino che ad un catastrofico pranzo con le due famiglie degli sposi riunite canta a squarciagola "Bandiera rossa" mentre il nonno militare a riposo sparisce nell'indifferenza di tutti.

Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.

Brevi sequenze del film.


Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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  La chiesa dove si celebra il matrimonio dei due protagonisti e il funerale del padre di Paola è S. Maria delle Grazie alle Fornaci in Via di Santa Maria alle Fornaci, 30 a Roma.
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  Dettaglio della scalinata laterale nel corso del matrimonio

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