Totò e... Aldo Fabrizi

«Ridevamo, nonostante tutto...»

Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento, perché, oltre ad essere quell'attore che tutti riconosciamo ora, era anche un compagno corretto, un amico fedele, un'anima veramente nobile. Ogni giorno il nostro incontro in teatro, mai prima delle tredici (Totò era più nottambulo che mattiniero), mentre io pur rincasando tardi mi svegliavo presto: lui arrivava fresco fresco, leggero leggero, ed io, che avevo sforchettato pesantino, dovevo ricorrere ai doppi caffè "antipennichellistici"; dicevo, il nostro incontro avveniva sempre con un abbraccio sinceramente affettuoso e due bacetti, uno di qua e uno di là. Nel breve tempo che ci preparavamo per la scena da girare c'era il solito scambio informativo a base di "come ti senti?", "hai dormito?" e altre domandine con relative risposte personali.Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l'allegro giuoco della recitazione prevalentemente estemporanea, che per noi era una cosa veramente dilettevole.
C'era soltanto un inconveniente, che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non potere andare avanti per il troppo ridere. Il guaio, però, era che la cosa non finiva lì, poiché bastava una battuta nuova, un gesto imprevisto, una reazione inaspettata per dovere interrompere nuovamente il dialogo, con disappunto di noi stessi che - pur lieti e felici per il divertimento nostro e dei presenti - ci davamo complimentosamente la colpa l'un l'altro.
E se il regista, visti gli inutili tentativi di sottrarci a questa crisi di fanciullesca, irresponsabile ilarità, proponeva di girare due primi piani in controcampo per utilizzare i pezzi buoni, noi dal canto nostro ci impegnavamo solennemennte a farla per l'ultima volta senza interruzione, come si addice a due professionisti seri e consapevoli del costo ... della pellicola. Però, non del tutto convinti di quanto promettevamo, alla prima battuta o espressione nuova del volto, scoppiavamo in una nuova risata e cercavamo di giustificare al regista che la crisi era soltanto uno sfogo per scaricarci da ogni eventuale pericolo di ricaduta. Tuttavia, prima di girare, cercavamo di rattristarci rinfacciandoci a vicenda la nostra età, le tasse da pagare e, se in quei giorni, poniamo, fosse capitata la dolorosa scomparsa di un nostro comune amico, saremmo ricorsi anche a quel luttuoso freno. Ma dopo un'espressione di concentrato cordoglio, purtroppo, risbottavamo vergognosamente a ridere prima del ciak.»

(Tratto dal libro "Totò" di Orio Caldiron)


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Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


«Quando facemmo leggere a Totò la sceneggiatura di "Guardie e ladri" ci disse: "È bellissima, ma io cosa c'entro, io non posso farlo, questo è un film per Fabrizi". Gli dicemmo: "Ma guarda che puoi fare una cosa formidabile". "Guardie e ladri" è stato un po' diverso dagli altri film, è stata una delle prime volte che Totò ha lavorato con un altro attore importante, e anche la regia è stata più attenta, più presente. Adattare il mezzo cinematografico a Totò non era sempre facilissimo, anche perché lui stesso non sapeva quali erano le sue possibilità cinematografiche Eravamo all'inizio. Dopo si è capito, lo ha capito meglio anche lui, ma all'inizio era una scoperta. Totò diceva sempre che alla mattina non si può far ridere per contratto alla mattina non lavorava. Così non riuscivamo a fare gli esterni. Il pezzo dell'inseguimento di "Guardie e ladri" ci abbiamo messo quindici giorni a farlo, non arrivavano mai né lui né Fabrizi. Alla fine ha capito che doveva venire alla mattina e doveva correre, anche se di solito non correva mai. Era mezzo assonnato, ma è venuto alla mattina e si è messo a correre.» - Steno



Tra i due comici non ci furono scontri particolari benché il carattere di Fabrizi sia tutt’altro che facile. Forse perché nella vita erano molto amici e anzi, la sera uscivano assieme per andare al night. Spesso Fabrizi tentava di mettere bocca. Totò comunque non ci dava peso. Erano duetti di due leoni. Ogni tanto, quando uno si sentiva sopraffatto dall’altro, cavava fuori le sue astuzie di grande attore. Cosi Totò fregava Fabrizi con una battuta imprevista e Fabrizi fregava Totò mettendosi a ridere e interrompendogli la scena. Steno


Le opere

1951 - Guardie e ladri

1953 - Una di quelle

1959 - I tartassati

1960 - Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi

1962 - Il giorno più corto

1963 - Totò contro i quattro