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FIFA E ARENA

Inizio riprese: settembre 1948 - Autorizzazione censura e distribuzione: 15 novembre 1948 - Incasso Lire 391.000.000 - Spettatori 4.564.558


Detti & contraddetti

Salutame a sòreta!


Vola spesso lei? Allora è un volatile, io sono un mammifero.


Sono ghiotto di ossobuchi, ma mangio solo il buco perché l'osso non lo digerisco.


Io tacio, ma non capisco un cacio.


Sogno spagnolas, por la maiellas!


Io non rubo, integro. D'altra parte in Italia chi è che non integra?


Avete un segretos? Non compriendos? Manco io. Uno momentos... me gira la capeza.


Sono un torero pro formia.


A proposito di politica, ci sarebbe qualche cosarellina da mangiare?


Alla faccia del bicarbonato di sodio! Ma mi faccia il piacere!


Ne capitano di tutti i colori: guerre, rivoluzioni, terremoti, calamaretti fritti...


Sono un ladruncolo da quattro soldi, un ladro al dettaglio: rubo un salamino e taglio il cordame.


Il mio rivale sta facendo una serenata? Vuol dire che avrà già mangiato.


Via, via!... Dev’essere democristiano questo pesce


Nicolino Capece

Ogni volta che incontravo giovani fan mi dicevano ‘Eh, se non ci fosse stato il pesce democristiano'!

Isa Barzizza

Scheda film

Titolo originale Fifa e arena
Paese Italia - Anno 1948 - Durata 80 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Steno, Marcello Marchesi - Sceneggiatura Steno, Marcello Marchesi - Produttore Cdi-Metropa Film, Roma - Fotografia Vincenzo Seratrice - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Piero Filippone - Costumi Dario Cecchi


Totò: Nicolino Capece - Isa Barzizza: Patricia Cotten - Mario Castellani: il bandito Cast -Franca Marzi: Estrellita - Alda Mangini: Carmen - Irene Genna: Juanita - Adriana Serra: Manuelita - Giulio Marchetti: Paquito - Cesare Polacco: il banderillero - Vinicio Sofia: il manager di Paquito - Ada Dondini: la zia Adele - Luigi Pavese: il medico - Galeazzo Benti: George - Raimondo Vianello: il maitre - Ughetto Bertucci: l'autista - Enzo Turco: il cliente del lustrascarpe - Menet: un ballerino - Leho: altro ballerino - Cesare Fantoni: un torero - Nino Milano: il lustrascarpe - Fulvia Mammi: la ragazza del topicida - Guglielmo Inglese - Adolfo Geri - Toto Mignone - Nino Marchetti - Felice Minotti - Loris Gizzi: il professor "Padreterno" - Umberto Salvadori: il signore con gli abiti macchiati - Giorgio Costantini - Gianni Rizzo - Gorella Gori

Soggetto, Critica & Curiosità

Fifa e arena 12Soggetto

Napoli. Nicolino Capece lavora nella farmacia di famiglia gestita dalla zia Adele. La vicenda ha inizio quando, per un errore di stampa, la Gazzetta di Napoli pubblica una foto di Nicolino in un articolo dove egli è indicato e descritto come un serial killer specializzato nell'uccisione di donne (in realtà la sua foto era destinata a un'inserzione pubblicitaria). A questo punto Nicolino è costretto a fuggire inseguito dai concittadini infuriati e dalle forze dell'ordine e, travestitosi da hostess, riesce a salire su un aereo diretto in Spagna. Sbarcato a Siviglia, viene riconosciuto da Cast, un altro assassino italiano (che ha visto la stessa foto sul giornale), il quale progetta di fargli sedurre e sposare Patricia Cotten, una miliardaria americana pluridivorziata, per poi ucciderla e accedere al suo patrimonio. Nicolino, invaghitosi della bella americana, finge di essere un torero e rivaleggia con un autentico matador, Paquito, anche lui innamorato della stessa donna. Tra esilaranti colpi di scena, Nicolino (che George, l'amico di Patricia, ribattezza "Nicolete", per assonanza con Manolete) finisce addirittura per scendere nell'arena a toreare nonostante il suo terrore e la sua inesperienza. Con un astuto espediente e molta fortuna, riuscirà a cacciarsi fuori dai guai e a sposare la bella miliardaria, dimostrando la propria vera identità e la propria innocenza.

Critica e curiosità

Mattoli trova nel frattempo un nuovo produttore, Nino Angioletti della Cinematografica Distributori Indipendenti, e richiama Totò per Fifa e arena, parodia del Sangue e arena di Rouben Mamoulian interpretato da Tyrone Power e Rita Hayworth, ma figlio anche della fama di Manolete, il matador morto l’anno prima. Il regista in un primo momento girò un finale nel quale Totò sotto la pioggia stava con un ombrello vicino al toro e gli diceva "ma chi ce lo fa fare ,ma chi te lo fa fare a te di morire per questi quattro disgraziati , ma non pensi come sarebbe bello tornartene ai tuoi campi..." , ma questo finale non piacque al produttore e fu girato il finale che tutti conosciamo.

Qualche problema arriva con la scena nella Plaza de Toros, dove Totò convince il toro a ritirarsi dall’arena ricevendo dall’animale (in realtà una grossa mucca legata a un carrello) una spontanea leccata sulla faccia; il produttore Angioletti è sicuro che quel finale non funzioni, e lo fa sostituire con una scena in ospedale, dove l’incornato Nicolete si scopre incolume grazie a un vassoio di metallo prudentemente infilato sotto la camicia.

Da ricordare la scena in cui Totò preso dalla fame si prepara un panino con una spugna riepiendola con crema da barba , borotalco ed altre cose "indigeste", e la scena in cui Totò cerca di sbirciare attraverso un acquario la nuda Isa Barzizza , ma un pesce in quel preciso istante gli passa davanti impedendogli la visione. "E' un pesce democristiano", dirà Totò, apostrofando le sue qualità censorie. Il film ebbe un successo incredibile tanto che in molte sale dovette intervenire la Celere per impedire resse al botteghino.
Prodotto dalla Metropa Film di Enrico Piermarini, in associazione con la C. I. D., il film fu girato per gli interni negli stabilimenti della Scalera di Roma ed uscì in prima nazionale il 25 aprile 1948.

Il successo del film "Fifa e arena" è tale che viene citato all'interno del film "I pompieri di Viggiù", ricordando il famoso pesce democristiano che censurava la Barzizza, e celiando sul titolo (la Barzizza: “Ma non avete paura, non avete fifa?" Totò: “Fifa no, arena sì", e tira fuori di tasca della sabbia).


Così la stampa dell'epoca

«Una prova ancora offre questo film delle grandi possibiltà di Totò, che la fortuna non ha ancora fatto incontrare con un soggetto e, soprattutto, con un regista in grado di sfruttarne adeguatamente ,le risorse, Fifa e arena è un film povero, realizzato in fretta e furia; tuttavia Totò gli ha assicurato il merito di far ridere gli spettatori. Laddove, poi, alla mimica dell'attore si è aggiunta la trovata della sceneggiatura, la comicità diventa pressoché irresistibile. È davvero un peccato, dunque, che per il resto il film presti il fianco alle critiche più acerbe e severe». 

di Lorenzo Quaglietti su L'Unità - dicembre 1948


«Fifa e arena, ossia Siviglia napoletanizzata, Totò e il suo protagonismo, spiegati al popolo iberico e applicato alle corride. È una piccola enciclopedia della paura ridicola, i lazzi, le smorfie e le contorsioni di un comico teatrale sono qui esasperati in una traduzione cinematografica che non senza emulare modelli celebri (le famose paure di Charlot perseguitato dagli omaccioni e dal destino, le paure insigni di Harold Lloyd appeso al grattacielo e di Buster Keaton percosso dai poliziotti), suscita risate. Strepitosi trucchi attenuano la presa di questo film, la lotta di Totò mutato in torero, con una bestia inferocita è troppo visibilmente un duello con un simulacro di legno»

Arturo Lanocita sul Il Nuovo Corriere della Sera del 4 gennaio 1949


«Alla fine delle repliche di C'era una volta il mondo Mario Mattoli richiama Totò per Fifa e arena, parodia del Sangue e arena di Rouben Mamoulian interpretato da Tyrone Power e Rita Hayworth, ma figlio anche del clamore suscitato dalle gesta di Manolete, il famoso matador morto l'anno prima. Totò interpreta Nicolino Capece, farmacista del Vomero scambiato per pluriomicida e fuggito in Spagna; dove, ribattezzato Nicolete, incontra la miliardaria Barzizza e affronta un toro nell'arena. [...]»

Alberto Anile


«È buona parte del nostro mondo rivistaiolo che in questa occasione si è riversato sullo schermo, offrendo il destro a Totò di spadroneggiarvi con la limitata varietà delle sue maschere, che, pur ammirevoli nella loro comicità, non una volta riescono tuttavia a cogliere un motivo profonda-mente umano. [...]»

Gigi Michelotti - novembre 1948


«Grande successo per il secondo film del sodalizio Mattòli - Totò su un soggetto di Steno (Stefano Vanzina, non ancora regista), sceneggiato con Marcello Marchesi, dove le situazioni comiche si innestano su spunti che strizzano l’occhio all’attualità (il pesce democristiano perché censura la vista della Barzizza nuda, il club di tauromachia femminile Montecitoros dove tutte le discussioni finiscono in rissa). Non mancano momenti di puro delirio totoesco (la sua fame disperata che lo spinge a farsi un panino con una spugna farcita di sapone, dentifricio e una spruzzatina di borotalco), o dialoghi genialmente surreali (Barzizza: “Sei fatalista, pessimista o esistenzialista?”. Totò: “Veramente, io sono farmacista)».

Paolo Mereghetti (due stelle)


«In questo film il distacco fra ciò che Totò potrebbe essere e quello che è [...], la differenza fra il Totò ideale e quello reale è talmente enorme da farci rimpiangere di averlo visto.»

Alberto Mondadori, Fifa e arena, “Tempo”, n. 3, 15 gennaio 1949


I documenti

Spartito Originale Della Canzone 'Paquito Lindo' Dal Film 'Fifa E Arena' Parole E. Morbelli Musica P. Barzizza. 1949




Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Sulla falsariga dell'americano Sangue e arena, è una discreta parodia diretta con mestiere da Mario Mattoli. Si tratta della classica commedia degli equivoci in cui Totò, ritenuto un criminale, finisce in Spagna e si ritrova torero. Napoli e la Spagna si combinano attraverso gag spesso (ma non sempre) riuscite in cui l'attore fa sfoggio della proverbiale bravura, stavolta forse non adeguatamente sorretto dal resto del cast.
  • Parodia del più serioso (e soprattutto drammatico) Sangue e Arena, riuscita solo in parte per via di una storia sviluppata piuttosto superficialmente: d'altra parte avere, nel cast, un attore come Totò (in grado di dare libero sfogo ad improvvisazioni esilaranti) giustifica in parte la poca cura di una sceneggiatura funzionale, unicamente, a dare risalto alle scene comiche (l'incipit in farmacia, il viaggio in aereo "en travesti", la bevanda di "fuoco", la "corrida" finale). Come sempre, Totò può contare sulla importante presenza di Castellani.
  • Parodia di Sangue e arena, in perfetto stile comico alla Totò, con la storia di un napoletano che per un equivoco deve fuggire in Spagna, dove si improvvisa torero. Come nella grande maggioranza dei film di Totò, il film “è” Totò. Il grande comico è qui in una delle sue interpretazioni più esilaranti, con irresistibili gag, travestimenti e giochi di parole. Notevole il “pesce democristiano” che gli impedisce di vedere una donna nuda.
  • Un errore di persona è l’inizio di una girandola di avvenimenti avventurosi e divertenti di cui è protagonista un Totò in gran forma. Come spesso accade in questi film le singole parti valgono più del tutto e non tutte le gag e le battute valgono allo stesso modo, ma alcuni pezzi sono davvero uno spasso grazie al “principe” della risata.
  • Ironico fin dai titoli di testa (amico tecnico del campanello, cugina aiuto regista) con un inizio assurdo (mare, pescatore, pesci che si impanano da soli, quindi farmacia...) il film contiene qualche scena piuttosto comica come quella del panino indigesto o la reazione (super mimica) della bevanda infiammabile. Simpaticissimo il grande Totò, capace grazie alla sua espressività di farci sorvolare su grossi buchi in sceneggiatura (e trama decisamente tirata per le lunghe). Nonostante il sucesso però, le vere scene valide sono molto poche. Simpatico.
  • Totò prima maniera: farsesco, più vicino alla comicità americana fisica che a quella della commedia all'italiana. Ci si diverte ugualmente, perché la trama è imbastita su equivoci che si susseguono veloci, con molte gag riuscite e qualcuna meno. Notevole l'apporto dei comprimari tra cui il fido Castellani, Pavese medico esaltato e la coppia Barzizza/Benti. Buono.
  • Tra i Totò più memorabili degli anni '40; e dire che la massiccia robustezza del parodizzato (il film di Mamoulian) faceva temere terribili incornate. Al contrario Mattoli, esperto di tauromachia registica, sfrutta il metronomico script di Steno/Marchesi vivacizzando costantemente il quadro con cambi di scenario che dan modo al Principe di esperimentar la gamma estesa della sua comicità in moto perpetuo (farmacista, hostess, criminale e torero), passando con disinvoltura dall'astratto (il panino al sapone) al fisico (la Corrida). Che piacere scorrere il cast...MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La musica di Pippo Barzizza (papà di Isa) sui titoli di coda; La celeberrima battuta sul pesce democristiano.
  • Tappa importante nella carriera di Totò perché finalmente riesce a rifinire il personaggio che lo renderà celebre; riesce a liberarsi della eccessiva caratterizzazione che ha contraddistinto le precedenti interpretazioni, di impostazione eccessivamente teatrale e troppo legata alla commedia dell’arte da cui proveniva. Emergono qui le sue doti trasformistiche e compie il salto definitivo come attore di cinema, anche se in alcuni momenti il film si perde in confusione.
  • In ordine strettamente cronologico è a partire da questa strepitosa parodia di Sangue e arena che Totò diventa per me "riconoscibile"; non so spiegarvi il perché, ma è così. Da questa pellicola in poi, il Principe inizia a farmi davvero ridere. Mi piace anche il fatto che sia stato un grande successo, che, per l'epoca, abbia fatto incassi da record e lo siano andati a vedere in massa, con tanto di zuffe davanti alle casse dei cinema che lo proiettavano. Molto genuino "sapore d'epoca" e un sano divertimento. Classico del cinema comico italiano.
  • Il film dove il Principe Antonio De Curtis diventa definitivamente Totò. Se prima di questa pellicola Totò entrava da attore nello schema di qualche testo forte a lui preesistente, da Fifa e arena é lui stesso l'occasione produttiva dei film, che vengono da ora tagliati a misura della sua comicità funambolica. Qui le gag si susseguono una quasi indipendente dall'altra a costruire un film di impostazione teatrale e rivistaiola con Totò che dà il meglio di sè con smorfie, lazzi, contorsioni e giochi verbali di travolgente comicità astratta. Discreto.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Convincenti e gustosissimi i duetti di Totò con Ada Dondini.


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. In una scena Totò fa le boccacce ad un pesce in un aquario, ma il pesce è spudoratamente finto.
  2. Totò, per evitare di scendere nell'arena, mangia delle sigarette così gli verrà la febbre e non farà il torero. Per avergli misurato male la temperatura, farà la corrida lo stesso. Comunque sia andata a
  3. finire, è illogico che dopo non abbia nessun sintomo della febbre, avendo mangiato diverse sigarette.
  4. Nella camera d'albergo Totò sta tagliando a metà una pagnotta ma si vede benissimo che, in realtà, la pagnotta è già tagliata.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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La strada di Napoli dove Nicolino Capece (Totò) si infila su di un autobus di passaggio per evitare la cattura da parte dei passanti che lo avevano scambiato per il serial killer la cui foto campeggiava sul giornale si trova in realtà a Roma ed è Via Bruxelles. Qui vediamo Totò che, alzatosi dalla sedia del banchetto del lustrascarpe sulla quale era seduto, cerca di darsela a gambe mentre la folla sullo sfondo tenta di sbarragli la strada.

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Nella visuale sull’altro lato della strada, mentre Totò cerca vanamente di cambiare la direzione di fuga, riconosciamo sullo sfondo l’edificio dalla linea tonda affacciato su Largo Ecuador.

 

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983