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TOTÓ LASCIA O RADDOPPIA?

Inizio riprese: marzo 1956 - Autorizzazione censura e distribuzione: 24 aprile 1956 - Incasso lire 537.946.000 - Spettatori 3.602.398


Detti & contraddetti

- Le posso fare una domanda indiscreta, forse?
- Mi dica, duca, dica.
- No, dica duca lo dico io. Lei dica duca e io dico dica.
- Allora io dico duca.
- E io dico dica.
- Duca…
- Dica.


Che ore sono? L'una e mezzo? Bene, così possiamo tranquillamente saltare la prima colazione.


A volte, mi confrondo.


Sono un minorenne anziano.


Lei è il notaio Baracca? Sinistrato?


È cassiera... ma la cassa non è mica sua.


Avanzano centocinquantamila lire? Prendetevi un caffè, buon uomo.


Duca della Forcoletta: Mi scusi signor Caccola...
Joe Tarcola: Tarcola!
Duca della Forcoletta: Pardon, volevo dirle che io a "Lascia o raddoppia", abbandonerò il gioco.
Joe Tarcola: Ma come, non deve comprare il bar a sua figlia?
Duca della Forcoletta: Si ma ci ho ripensato, ecco (estrae un foglio di carta) le restituisco l'assegno di 5 milioni che lei mi ha fatto, arrivederci.
Joe Tarcola: Duca, io credo che a lei qualcuno l'ha influenzata.
Duca della Forcoletta: Nooo... ma che dice.
Joe Tarcola: Sì, io ne sono sicuro, senta (caccia dalla tasca un oggetto) lei lo vede questo scheletrino appeso a questa forchetta.
Duca della Forcoletta: Ah, ah, carino.
Joe Tarcola: Se lei non raddoppia, io le faccio fare la stessa fine di questa.
Duca della Forcoletta: Con la forchetta.
Joe Tarcola: Sì, se lei non raddoppia io la asciugo.
Duca della Forcoletta: V-va bene, signor asciugamani arrivederci (guarda lo scheletrino) addio forchetta.


È una piccola forca, è carina, è una forchetta.


Ho rifiutato l'invito a una partita a polo perché soffro il freddo.


I conti qualche volta non tornano. Ma io sono duca


Vit, vit, marsch, alè, che sarebbe facimme ampresso in napoletano.


Cavalli celebri: il cavallo di Troia, i cavalli di Frisia, piazza Magnacavallo e il cavallo dei pantaloni.


Che mani meravigliose che ha! Ma, mi dica, sono proprio le sue?


Io ho un domestico cretino: quando sbaglia gli metto la multa. Mi deve già quattrocentomila lire.


Porgimi il tergo che ti voglio dare un calcio.


[Bongiorno invita il duca a uscire dalla cabina, ma egli si rifiuta]
Mike Bongiorno: Signor duca, vuole uscire dalla cabina?
Duca della Forcoletta: Qui dentro ci sto benissimo, mi sono ambientato.


Sotto le armi, sotto tutela, sotto processo, sempre sotto a qualche cosa si deve stare.


Vorrei una coppa di Moet Chandon.
Eh... non lo so, qualcuno ha visto uscire Antonio?


Ho rifiutato l'invito a una partita a polo perché soffro il freddo.


Ora sono stanco, ma tra poco sarò morto.


Duca della Forcoletta: Mi batte il cuore.
Elsa: Perché?
Duca della Forcoletta: Così... altrimenti sarei morto.


Signor asciugamano, arrivederci.


Duca Gagliardo della Forcoletta

Scheda del film

Titolo originale Totò, lascia o raddoppia?
Paese Italia - Anno 1956 - Durata 94' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Marcello Marchesi, Vittorio Metz - Sceneggiatura Marcello Marchesi, Vittorio Metz - Produttore Ermanno Donati e Luigi Carpentieri - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Lelio Luttazzi


Totò: il duca Gagliardo della Forcoletta - Mike Bongiorno: se stesso - Dorian Gray: Hélène, la cantante del night club - Bruce Cabot: Nick Molise, il gangster di Chicago - Valeria Moriconi: Elsa Marini, la cassiera del bar - Gabriele Tinti: Bruno Palmieri, un camierere del bar, fidanzato con Elsa - Carlo Croccolo: Camillo, il maggiordomo del duca - Rosanna Schiaffino: Colomba, la donna di Nick Molise - Luigi Pavese: Anastasio, il proprietario del bar - Elio Pandolfi: Osvaldo, un cameriere del bar - Rocco D'Assunta: Joe Taccola, proprietario del night club - Gisella Monaldi: Bice, l'affittacamere - Vincent Barbi: Tommy, la guardia del corpo di Nick Molise - Edy Campagnoli: se stessa - Nicoletta Orsomando: se stessa - Amina Pirani Maggi: Inquilina della pensione - Amedeo Girard: Scommettitore che vince - Augusto Di Giovanni - Felice Minotti - Mimmo Poli: Addetto alle scommesse - Gianni Partanna:Il Maitre - Attilio Martella: Inquilino della pensione

Soggetto, Critica & Curiosità

1956-toto-lascia-o-raddoppiaSoggetto

Il Duca Gagliardo della Forcoletta dei Prati di Castel Rotondo (Totò) è un nobile decaduto che vive tra l'albergo e l'ippodromo. Qui, con a fianco il fedele maggiordomo Camillo (Carlo Croccolo), sbarca il lunario vendendo informazioni su presunti cavalli vincenti a inesperti scommettitori. Un giorno, convocato nello studio di un notaio, scopre di essere padre di una ragazza, Elsa, nata da una sua relazione giovanile. Senza svelare la sua vera identità, si reca al bar dove Elsa (Valeria Moriconi) lavora e viene a conoscenza del sogno di sua figlia, che è quello di acquistare la gestione del bar dove lavora per potersi finalmente sposare: per questa ragione il suo fidanzato, anch'egli dipendente del medesimo bar, aveva appena partecipato al quiz televisivo Lascia o raddoppia? per procurarsi il denaro necessario, ma purtroppo è caduto alla domanda da 640.000 lire. A questo punto il duca, puntando sulla sua preparazione ippica, decide di presentarsi come concorrente a Lascia o raddoppia?. Tutto sembra andare per il meglio e il montepremi vinto dal duca"raddoppia" di puntata in puntata, fino a quando due gangster italoamericani non decidono di scommettere su di lui, ed ovviamente uno vuole che lasci e l'altro che raddoppi: il Duca, ricattato e minacciato di morte da entrambi, è quindi tra due fuochi e non sa come giocarsi la serata decisiva. Il proditorio intervento della 'pupa' di uno dei gangster gli permetterà prima di giocare al raddoppio, poi, minacciato dal gangster in cabina con lui e prevalendo il patema d'animo per la sua sorte, dichiara al conduttore Mike Bongiorno"Rinuncio", azzeccando fortuitamente la risposta esatta del nome del cavallo dell'ultima domanda e vincendo il montepremi, mentre la banda di criminali viene assicurata alla giustizia. Il film si conclude con un commovente ed affettuoso abbraccio fra padre e figlia, ritrovatisi in questa originale circostanza.

Critica e curiosità

Sulla scorta del successo di Lascia o raddoppia?, primo quiz della storia della televisione italiana presentato da Mike Bongiorno con Edy Campagnoli, il regista Camillo Mastrocinque ne fece un istant-movie con protagonisti lo stesso Mike Bongiorno e Totò. Age e Scarpelli collaborano, non accreditati, alla sceneggiatura del film, il quale trae spunto da una trasmissione televisiva in voga in quegli anni che teneva incollati al televisore milioni di persone "Lascia o raddoppia?". Lo studio televisivo viene ricreato a Cinecittà con i protagonisti veri della trasmissione, Mike Bongiorno nel ruolo di presentatore e Edy Campagnoli in quello di valletta. Carlo Croccolo interpreta l'eterno ruolo di cameriere-maggiordomo, da ricordare il duetto della prova della trasmissione nella camera del duca.

In una intervista alla RAI, l'attore Carlo Croccolo raccontò un aneddoto relativo alla scena in cui il duca, per simulare la cabina del quiz, si allenava entrando nel guardaroba della sua camera d'albergo facendosi aiutare dal suo domestico. Tale scena, piuttosto grottesca, suscitò una tale ilarità da parte di Carlo Croccolo che dovette essere ripetuta più volte, con evidente seccatura sia da parte del regista che di Totò che, all'ultima interruzione, pare si sia infuriato notevolmente. Pertanto, Camillo Mastrocinque ordinò a Croccolo che, quando si sarebbe di nuovo girata tale scena, lui doveva guardare indirettamente Totò, per evitare che scoppiasse nuovamente a ridere. La scena venne finalmente girata, ma ugualmente è visibile Carlo Croccolo con la candela in mano, riflesso nello specchio dell'armadio, che sta per "scoppiare" a ridere quando Totò gli grida «ti spaccherei la testa!»

Rimane comunque un filmetto scritto e girato nell’ansia di cogliere il successo sensazionale e momentaneo del mitico quiz.


Così la stampa dell'epoca

«Dato il successo del noto telequiz, puntualmente è giunto il film che si propone di sfruttare appunto il successo del telequiz. Pare che il regista lo abbia realizzato con l'intenzione di offrire al pubblico uno spettacolo divertente. Quel che conta, però, è il risultato e il risultato è, nel modo più assoluto, deprimente.»

Mario Gallo, «Avanti!», Roma, 5 maggio 1956.


«[...] non una battuta studiata, solo un arruffato e gratuito canovaccio dove Totò è lasciato libero a dar fondo al più sciocco repertorio di giochi di parole.»

 Vice, «L'Espresso», Roma, 13 maggio 1956


«[...] Nell'insolito ruolo di un uomo elegante vediamo Totò, impegnato in un genere nuovo di comicità, più castigata, più umana, che acquista in intensità quello che perde in lepidezza.[...]»

Vice, «Il Tempo», 1956


«Intanto sul mondo del cinema incombe sempre di più un nuovo temibile concorrente, la televisione.  A un anno dall'inizio delle trasmissioni, il piccolo schermo fa già sentire forte il suo richiamo. Una trasmissione in particolare tiene avvinta l'Italia: si chiama Lascia o raddoppia?, è un quiz, dura un'ora e va in onda alle 21 del giovedì sera. La presenta Mike Bongiorno, un giovanotto che legge le domande inforcando un leggero paio di occhiali; accanto a lui, la valletta Edy Campagnoli. [...]»

Alberto Anile


Cinema Nuovo, 23 maggio 1956


La censura


I documenti


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Esistono film che non reggono il tempo che passa, altri che invece "crescono". Questo "oggi è diventato un curioso documento d'epoca" (Morandini) che sposa cinema e televisione del tempo che fu, eternando nel loro ambiente Bongiorno e la Campagnoli, ben più di quanto può fare una retrospettiva. Totò è in gran forma e il cast è stimolante, visto che annovera, giovanissimi, la Schiaffino, la Moriconi e Tinti. Ci sono pure la Gray (ovviamente in un ruolo da vamp) e Pandolfi (un barista). Dico **½, forse influenzato dai motivi detti prima.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò, seduto, si alza e, nel mettersi ritto, col naso costeggia il fisico di Dorian Gray. E, ovviamente, "Rinuncio!".

  • Diretto da Camillo Mastrocinque è una sorta di instant-movie, realizzato sull'onda del successo della trasmissione televisiva (ed è giocoforza uno dei primi film italiani che parlino sia pure in chiave parodistica della televisione); si tratta di una commedia tutto sommato divertente in cui al di là della trama (piuttosto debole in realtà) il pezzo forte è ovviamente la partecipazione del comico all'omonima trasmissione con Mike Bongiorno nei panni (calzati discretamente) della spalla.

  • Un grande Totò nei panni del duca squattrinato della Forcoletta, esperto di cavalli. La prima metà è più divertente, ma anche nella seconda parte (un po’ più zoppicante) ci sono comunque momenti esilaranti grazie anche al povero maggiordomo che fa da spalla a Totò (che lo tratta come una pezza da piedi lasciandolo in pasto ai creditori). Segnalo: il sogno, Muscolone, “Sono ferrato al pari dei cavalli”, al polo, bibite da grattacheccaro, le prove, la risposta al telefono… Insomma, più che godibile.

  • Totò si catapulta in una commedia che coglie il successo dello storico telequiz di Bongiorno, ma che al contempo non rinuncia ad inserirvi sottotesti rosa (il ritrovamento della figlia naturale), neri (le due gang rivali) e piacevoli autocitazioni (Tinti che ignora l'autore della canzone "Malafemmina", cioè proprio Totò). Come sempre il Principe troneggia attorniato da una corte sfarzosa: il bistrattato Croccolo, la dolce Moriconi, i malavitosi Cabot e D'Assunta, le femmes fatales Gray e Schiaffino, il brusco Pavese.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: «Duca?». «Dica!». Il gesto con il gomito. Le prove nell'armadio.

  • A metà anni cinquanta "Lascia o raddoppia" furoreggiava nelle case degli italiani. Perché non metterlo insieme al fenomeno Totò per raggranellare denaro, si sarà chiesto il produttore? Ne viene fuori l'ennesimo film del principe della risata per altro nemmeno tanto male e come al solito mediamente divertente. Nulla di eccezionale ma si lascia guardare con piacere.

  • Fra i tanti istant-movie parodistici interpretati da Totò, questo è uno dei più fiacchi, non certo per demerito del principe De Curtis, qui in un ruolo per lui non abituale di gentiluomo di alto lignaggio, parlata forbita e vasta cultura (ippica), anche se squattrinato. E' la sceneggiatura ad essere fiacca e ripetitiva, tutta basata sulle scommesse di due malavitosi rivali riguardanti l'esito della fatidica domanda "Lascia o raddoppia?". Gray e Schiaffino fanno le seduttrici maliarde, Croccolo il bistrattato maggiordomo, Moriconi la figlia inconsapevole, Mike fa...Buongiorno.

  • Adorabile Totò in una maschera ispirata ai successi del prof. Marianini, campione di quiz e di stravaganze. Come sempre si prende la palla al balzo di un successo dell'epoca e se ne fa un film col Principe. I duetti con Croccolo sono irresistibili, la trama vive di poco ma per Totò a volte è un bene. Bellissima la Schiaffino giovane ma ancor più Dorian Gray, sempre sensuale cavallona. Bongiorno non era così disinvolto come oggi con Fiorello.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Mi faccia la domanda" "Signor duca, quando mi dà lo stipendio?" "La domanda non è pertinente".

  • Tra i migliori interpretati da Totò. Ritmo notevole, gag, battute e giochi di parole a non finire (indimenticabile "Duca dica"), con una buona regia dell'esperto Mastrocinque e un cast di supporto altrettanto eccellente. Memorabile il duetto Totò/Bongiorno ma anche quello con Croccolo. Cabot è un eccellente cattivo.

  • Sull'onda del successo televisivo dell'epoca, ecco pronto un film su misura per il grande Totò, che con la solita bravura riesce a movimentare una trama abbastanza prevedibile fatta di minacce da parte di gangster da macchietta e figlie ritrovate. I suoi duetti con Croccolo sono i momenti migliori, ma anche il tic al braccio che ogni tanto mostra con naturalezza estrema muove sempre al sorriso. Bongiorno regge abbastanza bene il gioco e nei momenti più sentimentali con la figlia possiamo anche ammirare il lato più serio del principe.

  • Totò duca tra ippodromi, night club, belle donne, ma anche modeste pensioni e piccoli bar, con attigua saletta TV, per assistere alla famosa trasmissione, madre di tutte i programmi a quiz (il giovedì sera nei cinema, si interrompeva la proiezione per accendere le diverse TV in sala), si trova a suo agio; è il protagonista assoluto con battute fulminanti e tic aristocratici. Lo affianca un Croccolo nelle vesti di un maggiordomo succube e affamato. Qualche momento di stasi quando Totò non è in scena, ma nell'insieme il ritmo è buono. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il sogno di Totò, all'inizio.

  • È un buon film non funestato dai temibili vuoti narrativi che hanno condizionato tante altre pellicole. Totò è equilibrato e mai sopra le righe; non esaspera mai la sua mimica né la sua vis comica. La storia è semplice, ma lineare e sviluppata con ordine e per quanto Totò non goda di spalle vere e proprie, i duetti con Croccolo sono divertenti e all’altezza della situazione.

  • Quale era il fenomeno sociale del 1956? Certamente la trasmissione televisiva "Lascia o Raddoppia?". Ed ecco che i produttori di cinema si fiondano sull'"affare" e impacchettano, in quattro e quattr'otto, il solito film di Totò che sta sulla cronaca. La confezione del film è piena di rammendi e di toppe ma il “contenuto”, cioè Totò, è “nu Babà”. Il comico napoletano riesce a salvare con la sua recitazione proteiforme, giocata sui registri del farsesco, della commedia e del sentimento, un film che ha un sapore stucchevole e deamicisiano. Grande Croccolo. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il Duca Totò che angaria di continuo il suo maggiordomo Croccolo che non reagisce mai. Coppia e duetti presi di peso dal film 47 morto che parla.


E' stato divertente fare questa parte nel film però fui profondamente deluso, perché non ero ancora preparato per trattare i compensi. Mi pare che ricevetti qualcosa come tre o quattro milioni. Stiamo parlando del ’56, però lei capisce che tre o quattro milioni per quello che stava facendo Lascia o raddoppia?, un personaggio che tutti volevano vedere... Forse la colpa era dei produttori che molto probabilmente facevano i furbi. Comunque fu una grossa esperienza; Totò qualche volta mi dava un passaggio, arrivava con la Cadillac, non dava confidenza a nessuno, faceva la sua scena e poi spariva, nessuno aveva modo di parlargli.

Mike Bongiorno (intervista di Alberto Anile)


Foto di scena e immagini dal set

(foto Archivio Allori)


Le incongruenze

  1. A inizio film il duca ("dica?") viene invitato a tavola dagli altri ospiti della pensione che vogliono un po' burlarsi di lui. Quando la donna a capotavola viene inquadrata da vicino voltata verso di lui, ha la mano sinistra appoggiata vicino alla destra. Nell'inquadratura successiva si volta di nuovo verso il piatto ma il braccio destro parte da una posizione del tutto diversa dalla ripresa precedente
  2. Come narrato recentemente dallo stesso Carlo Croccolo, il regista dovette ripetere più volte la scena perché questa lo faceva ridere a crepapelle; all'ennesimo scoppio di risate di Croccolo, Camillo Mastrocinque (seccato) lo costrinse a farla rivolta verso l'armadio (altrimenti non l'avrebbero mai finita). Infatti, mentre Croccolo riceve istruzioni da Totò su come imitare Mike Buongiorno, si vede, riflesso dallo specchio dell'armadio, lo stesso Croccolo che trattiene a stento le risate.
  3. Ad una domanda di M. Bongiorno, Totò risponde che il cavallo che Caligola nominò senatore si chiamava Lucullo. Ma la risposta è sbagliata: il cavallo si chiamava Incitatus.

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Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983