I SOLITI IGNOTI

Inizio riprese: febbraio 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 18 luglio 1958 - Incasso lire 901.562.000 - Spettatori 5.754.896


Detti & contraddetti

La prudenza non è mai troppo, ricordate: la prudenzia non è mai troppo!


Dante Cruciani (Totò)
Totò: Dunque un modo per aprirla è quello della dinamite. Sistema che usava il famoso fu Cimin.
Mastroianni: Fu Chi Min? Chi è, un cinese?
Totò: Ma che cinese! Veneziano era! “Fu” sarebbe che morì, Cimin è il cognome, no?!


Cosimo (Memmo Carotenuto) e Norma (Rossana Rory) Guarda che quando esco, se quel lavoro viene bene, te compro la pelliccia, te compro!
Ma perché non me sposi?
Ma come, esco da una condanna e me ne vuoi appioppa’ n’antra?!
A matta!


Nicoletta (Carla Gravina) Piano a parlar d’amore, che te la canti, che te la suoni! Se lo vuoi saver, ho dato appuntamento anche a Guido e a Renato.
Pure!
Eh, mi so’ una ragazza seria, so’! Non posso mica andare a ballare con un ragazzo solo! Che mi compromette!


Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) "Beppe, ma lì ti fanno lavorare!!!"


Cosimo (Memmo Carotenuto) La conosci questa?
Sicuro che la conosco, è una pistola Beretta. Ma in cattivissime condizioni: mille lire!


Tiberio (Marcello Mastroianni) e Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria, mica come voi! Voi al massimo potete andare a lavorare.
Lavorare... lavorare stanca!


Dante Cruciani (Totò) e Michele (Tiberio Murgia) e Capannelle (Carlo Pisacane) e Cosimo (Memmo Carotenuto)
Sono sempre i più meglio che se ne vanno.
Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui.


Capannelle (Carlo Pisacane) Capannelle: regazzi conoscete Mario?
Un bambino: qui ce ne so' cento de Mario.
Capannelle: Mario… quello che rubba.
Un bambino: e sempre cento so'!


Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) e Norma (Rossana Rory) Ma li leggete i giornali? Mi danno favorito, e se vinco posso pure aspira' ar titolo.
Sì, da commendatore...


Capannelle (Carlo Pisacane) e Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) Peppe: Ma per forza in giro vestito così, devi andare?
Capannelle: ...SPURTIVO!


Cosimo (Memmo Carotenuto) Ragazzino! Vie' qua, famme montà... Segui quella macchina!


Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) e Tiberio (Marcello Mastroianni) Senti, leggete i giornali domattina: a me me trovate nelle pagine sportive, all’avversario mio negli annunci mortuari!


Capannelle (Carlo Pisacane) Mo io sai che faccio? Mi faccio una bella amante: le dò venticinquemila lire al mese, magari trenta, guarda... ma con il vitto a carico suo...


Mario Angeletti (Renato Salvatori) e Carmelina (Claudia Cardinale) Mario: …resta sempre chiusa in casa tanto se esce dove va? In Sicilia sono tutti sassi e fichi d'india!
Carmelina:ficu dindia ce l'avrà lei, alla casa sua!!
Mario: Magari! Da me ci crescono solo i funghi: sto in un seminterrato
Carmelina: …e parla d'a' Sicilia!


Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) Se uno di voi ha una sigaretta e non me la offre, che venga un colpo ai suoi genitori... [silenzio]... Tutti orfani, eh?


Cosimo (Memmo Carotenuto) Avvoca', allora andiamo bene?!
Proietti mio, io al massimo te posso far da' il minimo...


Cosimo (Memmo Carotenuto) Ragazzina! Vie' qua, famme monta'. [...] Segui quella macchina!


(Mario De Simone) e Mario Angeletti (Renato Salvatori) E che, te sei dato pure alle carrozzine, adesso?
È l'unico veicolo che è rimasto senza antifurto...


Un detenuto (Mimmo Poli) (Rumore di treno in lontananza)
Detenuto: "Senti? E' l'accelerato per Ancona delle tredici e cinquantadue".
Mimmo Poli: "E il 'chissenefrega' non ce lo metti?"


Peppe “Er pantera” (Vittorio Gassman) e Mario Angeletti (Renato Salvatori) Gassman: "Ahò ve ce sapete mette tutti e quattro contro uno!!!!"
Salvatori: "Si però ti bastoniamo una volta sola."


Michele (Tiberio Murgia) Murgia: "Sei un giovane bono e di sentimenti materni, perchè di mamma ce n'è una sola"
Salvatori: "a no!
Salvatori di mamme però ce ne aveva tre, le 3 sguattere dell'orfanotrofio"


Dante Cruciani & C.

Scheda film

Titolo originale I soliti ignoti
Paese Italia - Anno 1958 - Durata 102' - B/N - Audio sonoro - Rapporto 1,33:1 - Genere commedia - Regia Mario Monicelli - Soggetto Age & Scarpelli - Sceneggiatura Mario Monicelli, Suso Cecchi D'Amico, Age & Scarpelli - Produttore Franco Cristaldi - Casa di produzione Vides Cinematografica, Cinecittà (Stabilimenti Cinematografici), Lux Film - Distribuzione(Italia) Lux Film - Fotografia Gianni Di Venanzo - Montaggio Adriana Novelli - Musiche Piero Umiliani - Scenografia Vito Anzalone - Costumi Piero Gherardi - Trucco Romolo de Martino


Vittorio Gassman: Giuseppe Marchetti, detto "Peppe er Pantera" - Marcello Mastroianni: Tiberio Braschi - Renato Salvatori: Mario Angeletti - Totò: Dante Cruciani - Claudia Cardinale: Carmelina Nicosia - Tiberio Murgia: Michele Nicosia detto "Ferribotte", suo fratello - Memmo Carotenuto: Cosimo Proietti - Carlo Pisacane: Pierluigi Capannelle - Carla Gravina: Nicoletta - Rossana Rory: Norma - Nino Marchetti: Luigi, l'impiegato del banco dei pegni - Gina Rovere: la moglie di Tiberio - Lella Fabrizi: una delle tre "mamme" di Mario - Gina Amendola: una delle tre "mamme" di Mario - Elvira Tonelli: una delle tre "mamme" di Mario - Mario Feliciani: il commissario di polizia - Mimmo Poli: un carcerato - Mario De Simone: il ricettatore - Gustavo Serena: il guardiano dell'orfanotrofio - Pasquale Misiano: Massimo

Soggetto, Critica & Curiosità

1958-I soliti ignotiSoggetto

Cosimo e il vecchio "Capannelle", due ladruncoli di Roma, tentano di rubare un'autovettura ma vengono colti in flagrante dalla polizia: il primo viene arrestato mentre l'anziano riesce a fuggire. Detenuto nel carcere di Regina Coeli, Cosimo apprende da un altro detenuto un piano per un colpo di facile realizzazione presso il Monte di Pietà, così incarica Capannelle di trovare una pecora, termine gergale malavitoso per qualcuno che dietro compenso sconti la pena al posto di un altro.

Capannelle si rivolge a degli amici dell'ambiente - il prestante Mario, il siciliano Michele detto "Ferribotte" e il fotografo Tiberio - ma visto il rifiuto deve ripiegare tra gli incensurati, optando per Peppe "er Pantera", un pugile suonato che va puntualmente al tappeto. Il Commissario tuttavia non si lascia ingannare e lo fa condannare con Cosimo. Durante la detenzione Peppe fa credere a Cosimo di aver subito una lunga condanna perché quest'ultimo gli confidi i piani per il furto ma in realtà egli sta per "uscire" il giorno stesso avvalendosi della condizionale. Dovendo restituire agli amici il denaro sottoscritto per l'incarcerazione, decide di assoldarli per il colpo.

Il piano consiste nel raggiungere la stanza del Banco dei pegni dove si trova la "comare", ovvero la cassaforte, dopo essersi introdotti nell'appartamento contiguo, ritenuto disabitato, e quindi abbattendo la parete comunicante. Per mezzo di un filmato, fatto con una cinepresa rubata da Tiberio al mercato di Porta Portese e sottoposto in visione a Dante Cruciani, un noto scassinatore a riposo che svolge oramai il ruolo di "consulente", la banda viene da questi istruita sulle modalità per realizzare il colpo.
Le cose tuttavia si complicano: nell'appartamento nel frattempo sono andate ad abitare due donne anziane, che hanno a servizio una graziosa ragazza veneta, Nicoletta. Peppe si incarica di sedurre la giovane per ottenere informazioni. Nel frattempo Cosimo, uscito dal carcere grazie a un'amnistia, raggiunge la banda per vendicarsi, ma viene tramortito da un pugno di Peppe che gli offre di partecipare al furto alla pari con gli altri. Cosimo rifiuta per orgoglio, e dopo aver inutilmente tentato di rapinare lo stesso Monte di Pietà oggetto del colpo, rimane ucciso travolto da un tram mentre fugge dopo essersi ridotto a scippare una donna.

Una sera arriva per la banda il momento buono per il colpo, approfittando dell'assenza delle proprietarie. Mario però rinuncia e in cambio promette di vegliare su Carmelina, sorella di "Ferribotte", con la quale è sorta una sincera relazione. Dopo aver superato numerose difficoltà, che tra l'altro il povero Tiberio è costretto ad affrontare con un braccio ingessato, frutto dell'incontro con il venditore al quale aveva rubato la cinepresa, i quattro "soci" rimanenti arrivano finalmente a introdursi nell'appartamento da una finestra. Qui, riescono a demolire quella che pensano sia la parete designata nel piano, ma con loro grande meraviglia si ritrovano nella cucina della casa, in quanto le proprietarie avevano di recente cambiato la disposizione dell'arredamento, spostando la camera da pranzo che confinava con il Monte di Pietà. Vista l'ora ormai tarda la banda è costretta a rinunciare, non senza, però, approfittare della pasta e ceci trovata in cucina. Una perdita provocata dai ladruncoli a un tubo del gas, tuttavia, causa un'esplosione, per cui devono battere precipitosamente in ritirata ancora più laceri e disastrati di prima.

Alle prime luci dell'alba la banda mestamente si scioglie. Tiberio si reca in tram a riprendersi suo figlio, lasciato in custodia alla moglie detenuta a Regina Coeli per contrabbando. "Ferribotte" rincasa, e Capannelle, rimasto solo con Peppe, attrae l'attenzione di due carabinieri in bicicletta, per cui i due sono costretti a mescolarsi con degli aspiranti manovali che si affollano davanti al cancello di un cantiere. Così Peppe viene assunto suo malgrado, mentre Capannelle, buttato fuori in malo modo, avverte inutilmente l'amico che lì lo faranno lavorare sul serio.

Il giorno dopo, un trafiletto di cronaca su un quotidiano riferisce delle gesta dei "soliti ignoti", il cui misero bottino è solo il piatto di pasta e ceci.

Critica e curiosità

ignoti6Universalmente noto come uno dei più famosi film appartenenti al genere caper movie, la pellicola ottenne una nomination ai Premi Oscar 1959 come miglior film straniero.

Con questa pellicola del regista toscano si usa generalmente sancire l'esordio ufficiale di un nuovo genere cinematografico che solo successivamente verrà definito come commedia all'italiana e che con il neorealismo, il peplum (i "sandaloni" come dicevano a Cinecittà) e lo spaghetti-western rappresenterà uno dei generi più prolifici del cinema italiano del dopoguerra, e certamente uno dei più importanti dal punto di vista artistico.

Con I soliti ignoti nasce in Italia un nuovo tipo di commedia comica che abbandona i canoni praticati nel cinema sino a quel momento, che risalivano sostanzialmente alla florida tradizione dell'avanspettacolo, del varietà o del Cafè Chantant, e che ereditando il testimone del neorealismo si apre alla quotidianità, alla realtà e innesta i suoi caratteri su precisi riferimenti sociali, chiari al pubblico che li vive spesso in prima persona.

I comici de I soliti ignoti cessano per la prima volta di essere delle marionette, delle maschere che giocano la comicità esclusivamente in chiave di gag, giochi di parole, gesti buffi o nonsense, e articolano i dialoghi e le trovate umoristiche su prove definite, a volte anche macchiettistiche e caricaturali, ma riferite sempre ad una sceneggiatura chiara.

Molti critici vedono nel personaggio di Dante Cruciani, interpretato da Totò, sulla famosa terrazza del film, un ipotetico passaggio di consegna della comicità: dalle mani del geniale attore napoletano, principe della risata e dell'improvvisazione, a quelle di un gruppo agguerrito di sapienti sceneggiatori (Sergio Amidei, Rodolfo Sonego, Age e Scarpelli, Ettore Scola, Ruggero Maccari), che la utilizzeranno per raccontare la realtà in un momento di passaggio importante per la storia nazionale, ricco di contraddizioni, di incompatibilità tra vecchio e nuovo, di identità fallaci e passeggere, costruite spesso su condizionamenti sociali e culturali provenienti da oltreoceano o da oltralpe.
L'ideazione de I soliti ignoti nasce in chiave caricaturale. Come lo stesso Monicelli ammette, si voleva in principio parodiare un certo genere di film noir francese o di gangster americano, particolarmente in voga nelle sale cinematografiche italiane di quegli anni, e apprezzato dal pubblico che frequentava le terze visioni. Il riferimento è senz'altro a Rififi di Jules Dassin del 1955, dove una banda di quattro criminali professionisti progetta un colpo perfetto che si rivelerà un fallimento. A riprova di ciò lo stesso regista ci informa che uno dei titoli provvisori del film, in fase di produzione, doveva essere Rifufu, una evidente storpiatura del titolo francese.
Ma sarebbe un grave errore credere che I soliti ignoti esaurisca i suoi contenuti nella parodia di un genere. Il film si arricchisce di novità importanti e di contesti originali nel corso della sua produzione, tanto da lasciare in secondo piano la sua genesi parodistica. È di nuovo lo stesso regista che ci informa come il film fosse stato concepito anche in chiave drammatica e fortemente tragica.

I soliti ignoti, come afferma Carlo Lizzani, porta il comico fuori dei confini consueti della farsa, e acquisisce una propria consistenza cinematografica. Per la prima volta in un film comico italiano si assiste alla morte tragica di uno dei protagonisti (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano", Parenti, 1961). La morte o comunque il fallimento di un'impresa è una tematica fondamentale nella cinematografia di Monicelli. Il regista la spiega con le radici stesse della commedia. La storia della commedia, della commedia dell'arte, è popolata dalla morte, da presenze sinistre e maligne, da fallimenti di imprese maldestre, da miserabili morti di fame che nella imitazione di Arlecchino e Pulcinella, si arrabattano tutto il giorno in cerca di un espediente definitivo, di una trovata finale. Il cinema di Monicelli rispecchia in pieno questa vena tragica della nostra commedia, e si inserisce nel solco della sua tradizione.

Ma non è solo in questo elemento tradizionale-narrativo che si esaurisce la vena drammatica della pellicola. È la Roma che viene descritta, quella dei quartieri popolari, dei grandi "casermoni" della periferia degradata, la Roma del sottoproletariato urbano estraneo ai processi economici del boom, che fa da sfondo tragico alle gesta della miserabile banda del buco rappresentata dai vari Pantera, Capannelle, Tiberio, Ferribotte. È la stessa Roma che descrive Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita, intesa anche in senso topografico. È significativo al riguardo il dialogo breve che Capannelle sostiene con un ragazzino incontrato per caso e al quale si rivolge per chiedere informazioni su un certo Mario. Il dialogo potrebbe avere perfettamente luogo in una delle pagine del romanzo pasoliniano.
La fotografia fu particolarmente curata da questo ultimo punto di vista. Le immagini dovevano restituire l'idea di una Roma drammatica, per cui furono evitati volutamente i toni eccessivamente luminosi, si preferirono i contrasti e i tagli decisi e nei costumi si evitarono le concessioni al vezzo e alla comodità, curando invece quello che doveva fornire l'estemporaneità di un abbigliamento dettato solo dallo stato di indigenza (vedansi i pantaloni da cavallerizzo che Capannelle indossa per tutto il film).
Il film per la sua novità non fu accolto favorevolmente dalla critica ufficiale, che aveva ben chiari i riferimenti. Da principio non fu apprezzata la scelta di sostituire i comici d'arte con degli attori seri già affermati in contesti drammatici (Vittorio Gassman); Totò, notoriamente non amato dalla critica colta ma fortemente caldeggiato dai produttori, fu giudicato eccessivo nonostante la sua interpretazione limitata. In sostanza, l'ambiente ufficiale non era pronto ad accogliere quella che si rivelerà la trovata ad effetto del film, la trasformazione di attori seri in "caratteri" della commedia, dotati di una grande vis comica. La scena del set comico, nella opinione dei critici più severi, avrebbe dovuto somigliare ancora al palcoscenico di un varietà dove i maestri solitari, coadiuvati da abili spalle, si avvicendavano nell'intrattenimento del pubblico.

Gli stessi produttori contrastarono a lungo la scelta di Vittorio Gassman (La produzione pensò ad Alberto Sordi). La sua aria intellettuale e soprattutto il suo repertorio teatrale drammatico unito ai ruoli "cattivi" che aveva interpretato in precedenza non davano alcuna garanzia di successo. Ma regista e sceneggiatori seppero resistere alle richieste dei produttori. Avevano modellato tutti i personaggi intorno ad un baricentro realistico e li avevano poi corredati di un patrimonio farsesco sul quale si sarebbe dovuta giocare tutta la comicità. Per "il Pantera" si ricorse ad un trucco pesantissimo che abbassò l'attaccatura dei capelli, ridusse la fronte spaziosa accentuando il naso e rendendo cadenti le labbra in quell'aria da ebete caratteristica di un pugile suonato di periferia. Fu studiata l'andatura e infine concepita la balbuzie, con effetti comici esilaranti.
Al di là delle caratterizzazioni dei personaggi è importante definire quello che sarà un tema importante e ricorrente del genere, una costante che seppur trasformata rimarrà centrale nel corso della storia decennale della commedia all'italiana, dal suo nascere, alla fine degli anni cinquanta, sino al suo tramonto, alle metà degli anni settanta: la rappresentazione del sistema sociale attraverso le classi e la critica dura alla società del benessere, colta nei suoi scompensi e nelle sue contraddizioni.
I soliti ignoti da questo punto di vista è un grande mosaico storico che ci restituisce con leggerezza l'immagine complessa di un'epoca. Un mondo di povertà urbana che resiste nei suoi valori tradizionali all'attacco della nuova società di massa della quale però sente un'attrazione sempre più forte. Società che viene nel film rappresentata esclusivamente dai miti di importazione americana: facile benessere economico, liberalizzazione dei costumi sessuali, comfort abitativi. La connotazione farsesca nasce sul modo di rapportarsi che i protagonisti hanno con questa doppia identità, divisi tra tradizione e innovazione. I valori tradizionali di riferimento rimangono sempre benevoli ed evidenti sullo sfondo della vicenda e sono rappresentati via via da quasi tutti i personaggi: da Carmelina Claudia Cardinale (la sicurezza del vero legame affettivo), dalla dolcissima Nicoletta Carla Gravina (l'innocenza) e dallo stesso Cruciani Totò (la saggezza della vecchiaia). Il gruppo rimane titubante per tutta la durata del film, nessuno riesce con convinzione ad abbracciare quello spirito nuovo che viene riflesso dalla società del benessere, nemmeno il protagonista, "il Pantera", che solitario in un'opera di autoconvincimento continua a ripetere: «È sc-sc-scientifico!», quindi moderno, quindi giusto, legale, morale.

Il cast

Nonostante abbia interpretato, sia in questo film che in altri, il ruolo del siciliano, Tiberio Murgia (Ferribotte) era in realtà sardo, ed esordisce nel cinema proprio grazie a Mario Monicelli, nel film viene doppiato dalla voce di Renato Cominetti.
La giovanissima Carla Gravina, sebbene appena diciassettenne, è nel film alla sua terza apparizione cinematografica. Aveva esordito nel 1956 con Alberto Lattuada e nello stesso anno de I soliti ignoti aveva girato con Alessandro Blasetti Amore e chiacchiere, al fianco di Vittorio De Sica e Gino Cervi.
Claudia Cardinale, non ancora ventenne, con un'unica precedente esperienza cinematografica, nella natia Tunisia, inizia con questo film il contratto con la Vides Produzioni che la trasformerà nel giro di pochi anni in una delle maggiori dive del cinema italiano. All'epoca delle riprese, era segretamente incinta del suo primo figlio[2].
Vittorio Gassman nel suo libro autobiografico Un grande avvenire dietro le spalle, riferendosi al clima gioviale che regnava sul set, racconta: "La maggior parte delle scene non riuscivamo a finirle dal ridere"!.
Carlo Pisacane, il caratterista che interpreta Capannelle, è in realtà uno dei migliori attori della filodrammatica napoletana. Fu scoperto dal regista. Nel film è doppiato in lingua emiliana da Nico Pepe.
Rossana Rory, che interpreta Norma, compagna di Cosimo ed unica componente femminile della banda, in questo film è doppiata da Monica Vitti.

Dettagli

ignoti1Quando I soliti Ignoti incontrano per la prima volta Dante Cruciani, Ferribotte presenta le sue credenziali raccontando di aver già lavorato in passato nei tubi di piombo. Ai tempi del film questo riferimento, di cui si è perso il senso, era esilarante perché sottintendeva il furto delle tubature in piombo che era una attività molto diffusa tra la piccola criminalità urbana della capitale negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. La penuria di materie prime per la costruzione infatti aveva sviluppato un florido commercio clandestino di parti in ferro, ghisa o piombo che venivano divelte o trafugate nottetempo e rivendute ad un fiorente circuito di riciclaggio.

Gli abitanti di Roma possono cogliere, nell'ambientazione degli esterni, alcune evidenti discontinuità topografiche. Nelle scene finali del film dopo il colpo fallito la banda vaga, alle prime luci dell'alba, in una Roma ancora addormentata, e Mastroianni prende il tram in Piazza Armenia, largo di via Britannia (vedi foto), nel quartiere Appio Latino, non distante dalla Basilica di San Giovanni in Laterano. Tuttavia, la banda raggiunge Piazza Armenia e la contigua Via Britannia arrivando da Via Acaia, cioè da direzione sud (da notare che oggi via Acaia è parte della tangenziale che collega il quartiere alla Stazione Ostiense ma nel 1958 l'asse via Acaia / Via Licia si immetteva sulla via Appia Antica), e ciò non è possibile perché il fallito colpo è evidentemente ambientato nell'assai distante parte storica di Roma che si trova verso Nord-Ovest. Oltre a questa incongruenza vediamo che Mastroianni, dopo aver detto di dover andare a prendere il figlio a Regina Coeli, sale sul tram n° 7 (dal 1972 questa linea tranviaria non esiste più). Tuttavia, la linea 7 partiva da da Piazza Bologna (a Nord) e arrivo a P.za Zama (a Sud) ad appena un centinaio di metri da Via Britannia. Si tratta di una scena ricostruita, infatti la palina di fermata riporta anche una inesistente linea 35, mentre il tram è una vettura "otto finestrini" ad assi mentre la linea 7 ha sempre impiegato vetture a carrelli MRS, Stanga o PCC All Electric.
La scena in cui Dante Cruciani tiene la sua lezione sull'apertura delle casseforti si svolge sul terrazzo del palazzo oramai demolito che si trovava a Portonaccio, tra piazza Enrico Cosenz e via degli Orti di Malabarba: in una delle sequenze è possibile vedere il muro della chiesa di Santa Maria Consolatrice, mentre in un'altra si vede un serbatoio dello scalo Prenestino.

Il furto è ambientato in un'inesistente Via delle Madonne nel centro di Roma. Nella realtà la banda entra in un edificio sito all'angolo tra la scalinata di via della Cordonata e via delle Tre Cannelle (nei pressi di Piazza Venezia), dove si trova il Banco dei pegni e l'ingresso del portone dell'appartamento. Attualmente tutti i quattro ingressi posti a destra del portone (nel film occupati da un negozio di calze, da un negozio di oreficeria e dal banco dei pegni), sono occupati da un Irish Pub. L'edicola posta all'angolo con la scalinata non c'è più, così come non c'è più l'ingresso della carbonaia.
Sempre in riferimento all'episodio finale in Largo Armenia, è interessante rilevare che proprio di fronte alla fermata in cui Mastroianni prende il tram era, e lo è ancora attualmente, dislocata la stazione dei Carabinieri "S. Giovanni", nella Caserma Fortunato Caccamo (nella foto l'inizio dell'edificio si vede a destra proprio accanto alla macchina Fiat 500 vecchio tipo). Probabilmente il particolare non è casuale ma è stato un ulteriore riferimento alla sprovvedutezza della banda.
Il film termina nell'allora estrema periferia romana, dove il Pantera si fa assumere come manovale, esattamente in Via Campi Flegrei, nei pressi di Monte Sacro, assai distante dalla centrale Via Britannia. Il prologo del film, il fallito furto di un'auto, è stato girato in Via Alesia, nel rione Appio Metronio.
Il film di Marco Ponti A/R Andata + Ritorno si ispira liberamente a I soliti ignoti. Le citazioni più palesi che si possono incontrare sono il nome del protagonista interpretato da Libero De Rienzo (Dante Cruciani) e la scena in cui la "banda" assiste alla proiezione della ripresa della cassaforte da scassinare, questa volta interrotta da un porno amatoriale.
Inizialmente, nel film era prevista la presenza del fratello di Peppe er Pantera (Vittorio Gassman). Si trattava di Righetto, un ragazzino che lavorava da un barbiere. Gassman, dice il regista Monicelli, lo incontrava all'inizio ed alla fine del film. Il personaggio fu eliminato perché non piaceva il finale originale, con Peppe che lo incontra all'alba insieme al padre, subito dopo il fallimento del colpo da parte della banda. Righetto chiede a Peppe che cosa faccia in giro a quell'ora e Gassman gli risponde, mentendo, di essere appena uscito di casa per andare a lavorare, mentre in lontananza Capannelle raccoglie una cicca e si allontana. Questo finale non piaceva a Monicelli e agli sceneggiatori, i quali preferirono quello che appare effettivamente nel film, dove Gassman si ritrova suo malgrado a lavorare mentre Capannelle se ne va per la sua strada. Ritenendo questo finale più incisivo, Monicelli decise di eliminare del tutto il personaggio di Righetto, facendo così apparire Peppe er Pantera come una persona sola.

Distribuzione

Inizialmente il film avrebbe dovuto intitolarsi Le Madame, ma tale nome venne rigettato per problemi di censura, dato che quello pensato da Monicelli evocava il soprannome dato in ambiente criminale alla polizia. La pellicola uscì nelle sale italiane il 26 luglio del 1958, venne poi esportato nei seguenti paesi, con i seguenti titoli:

Spagna: Rufufú, 30 giugno 1958
Francia: Le Pigeon, 11 settembre 1959 - 13 aprile 2011 (riedizione)
Svezia: Kvartetten som sprängde, 26 febbraio 1959
Portogallo: Gangsters Falhados, 13 novembre 1959 - 24 giugno 1970 (riedizione)
Germania Ovest: Diebe haben's schwer, 18 dicembre 1959
USA: Big Deal on Madonna Street, 22 novembre 1960 - ottobre 1984 (Chicago International Film Festival)
Regno Unito: Big Deal on Madonna Street, 1960
Polonia: Sprawcy nieznani
Argentina: Los desconocidos de siempre
Brasile: Os eternos Desconhecidos
Ungheria: Ismeretlen ismerősök
Venne in seguito presentato anche in Grecia, in Egitto, in Finlandia e nelle Filippine.

I sequel

Nel 1959 per la regia di Nanni Loy e la sceneggiatura di Age - oltre alla colonna sonora firmata in parte dalla tromba di Chet Baker - esce nelle sale Audace colpo dei soliti ignoti, un sequel interpretato dagli stessi attori, con Nino Manfredi che interpreta Piede Amaro, che sostituisce il personaggio di Tiberio (Marcello Mastroianni).
Nel 1985 per la regia di Amanzio Todini esce I soliti ignoti vent'anni dopo; con (Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Tiberio Murgia), lo stesso gruppo di sceneggiatori de I soliti ignoti e le musiche composte da Nino Rota.

I remake hollywoodiani

Il successo de I soliti ignoti ha varcato i confini nazionali per approdare ad Hollywood, che lo ha apprezzato al punto da realizzarne alcuni remake nel corso degli anni: Il primo film hollywoodiano ispirato a I soliti ignoti è Crackers (1984), regia di Louis Malle, con Sean Penn.
Una pellicola in parte ispirata all'originale italiano è Criminali da strapazzo (2000) di Woody Allen.
Altra pellicola ispirata fortemente al capolavoro di Monicelli è Welcome to Collinwood (2002), diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo. La trama è stata, ovviamente, in parte rimaneggiata, modernizzata e trasportata negli Stati Uniti d'America. Nel cast figura anche George Clooney, in quello che idealmente fu il ruolo di Totò, ovvero l'istruttore della banda.
Un altro film che riscontra qualche analogia è Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (2001) di Steven Soderbergh (anche se questa pellicola è il remake esplicito di un altro film, ovvero Colpo grosso del 1960).


Così la stampa dell'epoca

1958: Mario Monicelli, Age e Scarpelli e Suso Cecchi D'Amico firmano l'inizio della Commedia all'taliana, raccontando la storia di cinque scalcagnati malviventi. Con loro, per la prima volta, la risata diventa amara

Non sono molti i «cult» italiani degli anni Cinquanta. Tra questi spicca «I soliti ignoti» di Mario Monicelli, realizzato nel 1958. L'opera all'inizio non fu compresa dalla critica: alla Mostra del cinema di Venezia, la storia degli imbranatissimi ladruncoli capeggiati da Peppe er Pantera ottenne infatti solo 2 Nastri d'Argento per la miglior sceneggiatura (Age, Scarpelli, Suso Cecchi d'Amico) e per la miglior interpretazione maschile (Vittorio Gassman). In compenso il film ebbe una nomination agli Oscar come miglior film straniero.

• Messo in distribuzione, il film ebbe un successo strepitoso, incassando oltre un miliardo: cifra straordinaria per quei tempi. Il risultato fu una «riparazione» di prestigio l'anno successivo, proprio a Venezia, dove Monicelli, con «La Grande Guerra», ottenne il prestigioso Leone, ex aequo con «Il generale della Rovere» di Rossellini.

• Nelle intenzioni di Monicelli il film doveva essere una versione all'italiana del celebre «Rififi» (Du Rififi chez les hom-mes) di Jules Dassin (1955). Addirittura, tra i titoli pensati inizialmente, era comparso anche un eloquente «Rufufu».

• Monicelli dovette brigare non poco per imporre come protagonista Vittorio Gassman. Allora l'attore era noto soprattutto in teatro e al cinema nei ruoli di «cattivo». La Lux, distributrice del film, avrebbe infatti voluto come interpreti Sordi o Manfredi. Ma l'insistenza di Monicelli fu alfine premiata. La Lux accettò Gassman purché gli si ponessero accanto altri nomi famosi come quelli di Totò, Ma-stroianni, Salvatori. Il risultato è ora noto: con il volto modificato (parrucca, correzione del naso, labbro gonfiato), Gassman fornì una esplosiva caratterizzazione comica, dando il via alle sue future grandi interpretazioni in commedie come «Il sorpasso», «I Mostri», «L'armata Brancaleone».

• Oltre a Gassman altri attori ebbero la carriera felicemente avviata. Tiberio Murgia fu una scoperta di Monicelli: faceva lo sguattero in un ristorante, il regista lo trasformò, da sardo di nascita quale era, nel «prototipo» della sicilianità. Carlo Pisacane era un attore napoletano di sceneggiate, il regista lo fece doppiare in bolognese, facendo la sua fortuna. Carla Gravina era una giovanissima attrice in ascesa scoperta da Blasetti nel 1957 con «Amore e chiacchiere». Claudia Cardinale in pratica era al suo debutto. Proveniente dalla Tunisia, sul set conobbe Franco Cristaldi, con cui si sarebbe in seguito sposata.

• Qui, come in altri film, Monicelli mostra il suo talento da «americano»: montaggio secco, incastri dosati tra il brillante e il patetico, unitamente a una serie di trovate che non sconfinano mai nel triviale. Ecco dunque Vittorio Gassman nei panni dell'ex pugile Peppe er Pantera, magniloquente sbruffone con tanto di difetto di pronuncia (si impunta sulle iniziali come ad esempio quando dice «s-scientifico»). Ecco Marcello Mastroianni fotografo timido e remissivo. Ecco il pregiudicato jellato (Mem mo Carotenuto) o il giovane onesto tirato per i capelli nell'avventura (Renato Salvatori). Il siculo tenebroso Ferribotte (Tiberio Murgia) e il nonnetto svagato Capan-nelle dall'accento emiliano (Carlo Pisacane). Ma soprattutto ecco uno strepitoso Totò nei panni di Dante, il «professore». La morte di Carotenuto introduce una nota tragica del tutto inedita rispetto alle convenzioni allora in uso nel genere comico.

• L'anno successivo, il film ebbe un seguito diretto da Nanni Loy intitolato «Audace colpo dei soliti ignoti» dove, al posto di Mastroianni, compariva un altro attore (con ruolo diverso ovviamente) destinato a grande carriera: Nino Manfredi. Nel 1985 fu poi la volta di Amanzio Todini con il suo «I soliti ignoti vent'anni dopo», con Gassman, Mastroianni e Murgia. «I soliti ignoti» è notissimo negli Usa con il nome di «Big Deal on Madonna Street». Per anni gli americani ne progettarono rifacimenti cinematografici o teatrali finché Louis Malie non gli rese esplicito omaggio con il suo sfortunatissimo «Crackers» nel 1984. Nel 1986 poi Bob Fosse ha diretto a Broadway il Musical «Big Deal» direttamente ispirato al film.

Andrea Bosco


«Questo ballo di ladri rischia di essere il film più divertente della stagione. Non è tutto, uno dei film comici italiani più garbati e intelligenti degli ultimi anni. D'acchito può sembrare soltanto una parodia di celebri film polizieschi di Rififi per esempio. Le analogie non mancano. Ma il ricalco è appena accennato, la comicità del film è autonoma, affidata alla ricchezza delle invenzioni e delle annotazioni, alla varietà dei tipi, alla bravura degli interpreti, alla fluidità del racconto, al ritmo. C'è anche qualcosa di più: I soliti ignoti, è un film a doppio fondo. C'è un'aria di malinconia e di tristezza che è quasi sempre il risvolto della comicità autentica, c'è il segno di una pietà che non diventa mai giulebbosa. A questi ladri, a questi soliti ignoti, s'addice il motto che, secondo Longanesi, è una bandiera degli italiani: «Ho famiglia!». Quali sono i coefficienti di questa riuscita tanto più gradevole quanto meno attesa? La serietà, il coraggio e l'intelligenza di un regista, che non ha ancora trovato la propria strada ma che può dare più di quello che finora ha fatto. Mastroianni è quello che si può dire sicurezza.»

Morando Morandini "La Notte", 3 ottobre 1958

« [...] L'aver tenuto insieme tanti divi è il primo grosso merito del regista Mario Monicelli e gliene deve essere grato soprattutto Vittorio Gassman, primo attore quanto mai dotato, la cui carriera cinematografica, tuttavia, appariva limitata, fin dalle origini, ad esibizioni di truce gigionismo. Qui, dopo essersi calato scherzosamente dentro un personaggio grottesco e insolito per lui, recita in una maniera fresca, divertentissima e meno superficiale di quanto si possa credere a prima vista.»

Giuseppe Berto Rorosei del 24 ottobre 1958

«La tradizione... “guardie e ladri”, nel cinema italiano, continua; questa volta, però, con un brio e un buon gusto da superare i migliori campioni del “genere”. Le gesta sono quelle di sempre: un “colpo” in grande stile organizzato da una combriccola di ladruncoli o di aspiranti tali; ma la novità sono i ladruncoli, disegnati ciascuno con la sua esatta fisionomia, il suo carattere ameno, le sue reazioni, i suoi difetti e, vedi caso, le sue virtù. C’è quello che, senza volerlo, rivela in carcere le possibilità del colpo grosso; è un ladro anziano, arcigno, un po’ violento, ma vicino alla. [...]»

Gian Luigi Rondi - Il Tempo 3 Ottobre 1958

«Una banda di ladruncoli del sottomondo romano tenta il suo grosso colpo "scientifico" e naturalmente lo fallisce. Costruito con un ritmo e una sceneggiatura ottimi, su una serie di bozzetti e di gag sempre ad alto livello, questo racconto picaresco e gustosissimo si avvale di attori egregi: Gassman (di cui fu la rivelazione nel genere comico), Totò e tutti gli altri, in macchiette e tipi che ebbero molto successo. [...]»

Georges Sadoul - 1968

«La più bella «partecipazione speciale» di Totò è quella di Dante Cruciani, esperto in cassaforti in I soliti ignoti di Monicelli. Il film, una pietra miliare del nostro cinema, nasce praticamente per caso. Franco Cristaldi, che ha appena prodotto Le notti bianche di Luchino Visconti, chiede a Monicelli di imbastire un nuovo film per riutilizzare la grande quantità di scenografie allestite a Cinecittà. Monicelli, insieme al duo Age e Scarpelli, comincia a immaginare una storia di ladruncoli. [...]»

Alberto Anile

«Parlo con ritardo (scusate) del film di Mario Monicelli I soliti ignoti; ma non posso non dire la mia su gente come Tiberio, Peppe, Dante, Mario, Cosimo, Ferribbotte e Capannelle, i cenciosi e madidi personaggi del racconto ideato e sceneggiato da Suso Cecchi d'Amico, da Age e Scarpelli e dallo stesso regista. Abbia come sfondo Napoli o Roma, questa è la mia gente, no? Guardateli. Peppe, un forzuto senza cielo da vedere né terra da camminare, il quale suppone di avere una mente e di usarla; Dante, un vecchio lupo di scassi; ammonito e vigilato speciale, che dorme con un brigadiere sotto il guanciale, ma che (bisogna campare) vende esperienza e noleggia i ferri del mestiere; Tiberio, un fotografo da quattro soldi, che ha la moglie in gattabuia per contrabbando di sigarette, e un lattante a cui badare; Cosimo, un ladro tuttofare, pietosamente cinico, orgoglioso e jellato; Ferribbotte, un sicilianuzzo tenebroso che ha una sorella (Carmela) nubile, come un gioielliere londinese potrebbe avere una gemma staccatasi dalla Corona d'Inghilterra; Capannelle, un lacero sdentata romagnolo, un “barbone” dell'infima delinquenza; e infine Mario, che non utilizza il suo diploma di “ebanista finito” perché lo ha conseguito in un orfanotrofio e c'è scritto. [...]»

Giuseppe Marotta - 1960

«Regista disuguale e non alieno dai cedimenti e dai compromessi, a Mario Monicelli dobbiamo (dopo i non dimenticati Guardie e ladri e Le infedeli, diretti in coppia con Steno) una serie di opere a volte notevoli, come Un eroe dei nostri tempi, a volte deludenti, come Donatella, a volte solo parzialmente riuscite, come Padri e figli e Il medico e lo stregone. Ma con I soliti ignoti egli è riuscito a trovare la via e la misura giusta; e ci ha dato un film che è non solo il più divertente ma anche uno dei più onesti e seri fra quelli prodotti in Italia nel corso della crisi degli anni 1956-1959. [...]»

Vittorio Spinazzola - Cinema Nuovo 1958


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

    1. Nella scena del funerale di Cosimo, anche se non si vede chiaramente si capisce che sta piovendo (molte persone si riparano sotto gli ombrelloni e si possono notare i riflessi di biciclette e lampioni sul terreno bagnato della piazza) ma i protagonisti rimangono completamente asciutti e pettinati (vedi Gassman), nonostante non siano riparati dalla pioggia.
    2. Quando il muro dell'appartamento sfitto sta cedendo con la catena di mobili e crick, cambiano inquadratura ed un attimo dopo ritornano sul muro e per un attimo si rivede il muro quasi intatto.
    3. Nella scena più importante, nel momento in cui gli scassinatori abbattono il muro sbagliato, Capannelle sta già guardando nella loro direzione per poi girarsi improvvisamente. I tempi sono evidentemente sbagliati
    4. Quando Capannelle accende la prima volta il fiamifero che causerà l'esplosione nell'appartamento, questi si spegne quasi subito, salvo poi riaccendersi nell'inquadratura seguente più vicina
    5. La lunghezza dei capelli di Renato Salvatori cambia per tutto il film. Alcune volte (come ad esempio nella scena in cui Gasmann fa finta di difendere la ragazza) si vede chiaramente da sotto il cappello che i capelli sono cortissimi, in altre occasioni risultano piu' lunghi anche se di poco
    6. Quando Mario va a casa di Ferryboat per cercare Carmela e parlano intorno al tavolo, le mani di Mario nelle inquadrature da davanti sono in tasca ma da dietro si vede che poggiano sullo schienale della sedia
    7. Nella scena in cui stanno abbatendo il muro il crick e' posizionato in modo errato, quel tipo di crick aveva una barretta che si alzava lungo l'asta, quindi non poteva funzionare nella posizione in cui viene messo!
    8. Dopo che Gassman ha rotto i pantaloni con il chiodo, si vede Ferribotte che sale la scaletta della veranda con la valigia; nella scena successiva Ferribotte e' insieme agli altri alla base della stessa scaletta
    9. A casa del fotografo (Mastroianni) i due ospiti (Murgia e Salvatori) fanno svegliare il bambino che dorme. Questi urla a più non posso, ma nelle scene dove è in primo piano si vede benissimo che non è lui che piange: un doppiaggio non troppo curato
    10. La Gravina fa credere a Gassman di avere molti parenti e conoscenti militari, ma forse prima di millantare così tante fandonie si dovrebbe informare e non dovrebbe dire che gli Alpini non fanno parte dell'Esercito
    11. Dante Cruciani spiega le tecniche di scasso e fa il gesto della sega circolare, ma quando è inquadrato di fronte lo fa con la mano destra, quando è di spalle con quella sinistra
    12. I cinque ladri osservano da una terrazza i luoghi del furto; si vede bene come essi si trovino su una terrazza accanto alla basilica di Santa Maria Maggiore e pretendono di guardare un palazzo ed il suo cortile interno che si trova in Via delle tre cannelle (notare la fontanella tipica). E' vero che utilizzano un binocolo (per altro da teatro), ma tra i due luoghi non c'è solo una distanza non troppo esigua, ma anche molti palazzi che intralcerebbero la visuale.
    13. Un altro errore della Gravina di "cose militari": dice che il fidanzato "è capitano, il mese che viene lo fanno tenente", ma il grado di tenente è inferiore a quello di capitano. Che razza di promozione è?
    14. Peppe e Nicoletta, appena conosciuti, camminano lungo un muretto che permette di vedere i palazzi dietro. Percorrendo quella strada passano due volte davanti allo stesso palazzo. Infatti prima i due superano un edificio con la scritta "Parrucchieria", arrivando davanti ad un immobile in costruzione, dove Peppe saluta alcuni operai (che mangiano seduti); poi ricominciano a camminare partendo da molto prima, ripassano la scritta "Parrucchieria" e ritornano di nuovo davanti all'edificio in costruzione. E' curioso anche che gli operai hanno cambiato di posto e sono arretrati di un centinaio di metri rispetto a dove erano prima e sono sempre seduti a mangiare.
    15. Dante Cruciani fa l'inventario degli attrezzi, poi chiede a Peppe di spiegare l'uso del cric. Finita la spiegazione, Peppe sta per posare l'attrezzo, quando cambia l'inquadratura, ma egli non solo non ha più il cric in mano, ma si trova appoggiato sugli attrezzi della valigia
    16. Ferribotte scopre che Mario ha baciato la sorella e corre subito a vendicarsi dallo "sconsiderato". A casa di Capannelle c'è una piccola spiegazione, nella quale Mario dichiara il suo vero amore per Carmela e rimanda la discussione al cinema, dove ha trovato lavoro. Al cinema poi Ferribotte, essendosi commosso per l'onestà del giovane, dà le chiavi a Mario e giustifica tutto, dicendo che aveva cambiato la serratura perché voleva impedirgli di vedere la sorella. Ma se Ferribotte si è commosso per le parole di Mario a casa di Capannelle, quando ha avuto il tempo di cambiare la serratura, se appena scoperto "il fattaccio" era subito andato a cercare Mario?
    17. Durante il tentativo iniziale di furto d'auto si vede una autovettura percorrere la strada in direzione contraria della telecamera. In realtà si vede bene dai primi piani di Capannelle (Pisacane) che quella strada è senza uscita proprio nella direzione da dove viene: quell'auto non poteva venire da nessuna parte.
    18. Durante il ballo di Carnevale a cui partecipano Peppe e l'ex compagna (Rossana Rory) del defunto Cosimo, si sente ad un certo punto, e piuttosto bene, una sorta di scricchiolio/cigolio, forse causato dallo spostamento di qualche attrezzo del set
    19. Quando appare l'articolo del colpo sul giornale (scritto su due colonne) si nota che la colonna di sinistra parla del colpo, mentre quella di destra parla di tutt'altro

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Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1959-I soliti 01 Lo spiazzo dove Capannelle (Pisacane) vuole contattare un certo Oreste per proporgli di fare la "pecora", ovvero andare in galera al posto di un altro sarebbe oggi in Largo Alessandro Troja a Roma. Grazie a Roger per fotogrammi e descrizione.
 
 
Cominciamo coll'inquadrare i due palazzi A e B sulla sinistra
   
  Quindi il lungo edificio C
   

Grazie a una triangolazione possiamo quindi concludere che il punto fosse quello che si vede qui sotto indicato in rosso.

   
   
  La fermata del tram dove Nicoletta (Gravina) scende dopo aver affidato a Peppe (Gassman) le chiavi dell'appartamento in cui "i soliti ignoti" hanno intenzione di entrare è in viale Pinturicchio a Roma. Seguendo il percorso si arriva dove Nicoletta arriva e saluta con un bacio Peppe. Fuori due insegne particolari già viste in Ballerina e buon Dio (1958). Notare la sede tranviaria libera dall'odierna vegetazione
   
  Nicoletta è scesa e il tram riparte: si vede un portone davanti al quale il tram si è quindi fermato
   

Le location esatte de "I soliti ignoti"

I soliti ignoti 01Premessa. Per un film come  I Soliti ignoti, che appartiene ai maggiori successi italiani di ogni tempo, un film che lanciò Gassman come attore anche brillante, un film che tutti in Italia o quasi hanno visto, non c’è bisogno di dire che qualcuno ci aveva già lavorato, sulle location. Ancora prima che la trasmissione di La 7 (La valigia dei sogni) se ne occupasse in un bello speciale di qualche tempo fa, alcuni luoghi “di culto” erano già stati svelati. La “Valigia dei sogni” andava innanzitutto a ritrovare la via in cui sorgeva l’agenzia di pegni obiettivo del furto (si trattava forse della location più nota in assoluto, dal momento che la via, centralissima, era già stata più volte indicata come quella del film) ma anche – più interessante – a riscoprire dove fosse il terrazzo ove Dante Cruciani (Totò) dava le sue “lezioni di scasso” ai nostri eroi. Simone Annicchiarico e la sua troupe erano stati poi in via Alesia (l’incipit col furto) e infine avevano intervistato Murgia davanti all’edificio in cui si celebrò il funerale di Cosimo/Carotenuto senza tuttavia dire dove si trovassero. Per risolvere quest’ultimo enigma ma soprattutto per fare luce su molte altre location “dimenticate” dalla Valigia abbiamo chiamato Ellerre, il segugio romano cui basta talvolta solo sniffare una scena per portarti dritto all’obiettivo. A lui quindi non solo il compito di trovare le location mancanti ma anche di fotografarle, in parte di raccontarle e persino (prima volta nella storia davinottica) di comporre personalmente alcune tavole (di professione è grafico come me, quindi...). Io mi sono trovato più che altro a spalleggiarlo, incitarlo e in un unico caso a togliergli le castagne dal fuoco. Quindi non resta a noi tutti che complimentarci enormemente con un personaggio che ha in serbo altre chicche strabilianti (che scopriremo col tempo) e cominciare a leggere incontrando i primi due personaggi del film.
1959-I soliti TAV 01-th1. FURTO CON SCASSO (DI FINESTRINO) (La valigia dei sogni)

Il film si apre con Cosimo (Memmo Carotenuto) e Capannelle (Pisacane) che si danno al furto d'auto. In via Alesia il primo spacca il finestrino dell'auto con un mattone mentre il secondo fa il palo. Peccato che quando la polizia arriva Capannelle non riesca ad avvertire in tempo il compagno, che finisce braccato dalla polizia. Sottolinea Ellerre: “Per quanto mi riguarda, questa era una via nota prima del servizio televisivo di Annicchiarico poiché 20 anni fa frequentavo un amico che abitava in largo Pannonia e aveva la finestra della sua stanza che si affacciava proprio su via Alesia. E' una via chiusa e di recente è stato aperto un supermercato che l'ha resa molto più frequentata di un tempo. Di conseguenza il parcheggio selvaggio delle automobili mi ha costretto a fare scatti non fedelissimi ai fotogrammi del film”.

 

2. CAPANNELLE IN CERCA DI MARIO (Ellerre)
Capannelle sta cercando di rintracciare Mario (Salvatori) e si trova in uno spiazzo dove sullo sfondo spuntano casermoni tipici da periferia romana. I ragazzi a cui chiede informazioni stanno giocando a lippa (o “nizza”, come veniva chiamato a Roma), un gioco in cui il battitore deve lanciare un pezzetto di legno (la lippa, per l’appunto) più lontano possibile (qui finisce in testa a Capannelle) con un bastone. Gli avversari devono cercare di prenderlo al volo. Un tempo era molto diffuso anche in Italia (e lo ritroviamo anche in altri film come Altrimenti ci arrabbiamo, Guardie e ladri ed altri), oggi è praticamente scomparso.
I casermoni sullo sfondo sembravano un rebus irrisolvibile. Come trovarli, in un’area che poteva essere potenzialmente sterminata? Nella “Valigia dei sogni” la scena si vede, ma Annicchiarico parlava genericamente di perfieria nell’impossibilità, evidentemente, di trovarne una collocazione più precisa. Fortuna ha voluto che il solito Ellerre passeggiasse pochi giorni fa in zona Prati Fiscali individuando edifici molto simili a quelli che si vedono nel film. Convinto di poter trovare anche quelli del film si è gettato a corpo morto su streetview riuscendo anche questa volta nell’impresa: gli introvabili casermoni sono saltati fuori in via Tonale, all’incrocio con via Monte Taburno. Ci è voluto un po’ per capire esattamente quali fossero (ce ne sono molti e tutti simili), ma alla fine, considerati anche gli edifici vicini, si è riusciti a ritrovare lo spiazzo esatto in cui i ragazzini giocavano a lippa. Oggi lì ci sono un bel po’ di palazzi in più, ma lo spiazzo c’è ancora, con il capannone del mercato di Val Melaina in centro. Da notare che se la cinepresa di Monicelli si fosse voltata allora a inquadrare cosa c’era alle spalle di quello che ci viene mostrato, avrebbe inquadrato non campi a perdita d’occhio come si potrebbe pensare ma un altro isolato del tutto simile a quello che si vede nel film: lo spiazzo stava proprio al centro dei due.

 

3. LA CASA DI FERRIBOTTE (Saldipuma)
Questa caratteristica casa a ringhiera si vede per la prima volta la quando Mario e Capannelle vanno a parlare con Ferribotte (Murgia), poi ancora quando il solo Mario vi si recherà tentando di sedurre la bella Carmelina (Claudia Cardinale), che vive col Ferribotte. Cosa che ripeterà in più di un’occasione, peraltro, dandoci la possibilità di ritornare in quell’edificio a ringhiera che il nostro Saldipuma, tempo addietro, aveva segnalato nelle location del Davinotti. Siamo in un caseggiato che affaccia su Piazza dei Sanniti, che ha creato qualche problema di perfetta identificazione a causa della somiglianza dei cortili posti all’interno di quello che è noto come Palazzo Lamperini. Infine, grazie a pazienti ricostruzioni attraverso i fotogrammi del film, si è identificato il palazzo esatto e soprattutto il cortile, esatto. Lì, al secondo piano, affacciava la porta di Ferribotte e Carmelina.

 

4. PEPPE SI PRENDE LA COLPA DEL TENTATO FURTO DI COSIMO (Ellerre)
Peppe "il Pantera" (Gassman), dopo essere finito a tappeto sul ring, va dal giudice e, in presenza anche di Cosimo, decide di assumersi la colpa del tentato furto d'auto di quest'ultimo, assieme al quale finirà dunque in carcere ("in galera, tutti e due!"). Il luogo in cui avviene la scena ha ampie vetrate che danno sulla strada e che dunque permettono l’dentificazione della location. “Per chi conosce Roma”, dice Ellerre, “è facile individuare il paesaggio che si scorge dalle vetrate presenti nella scena: si tratta inequivocabilmente di via Nazionale. Ed è facile individuare pure l'edificio in cui si svolge la scena perché quei finestroni lì sono quelli dell'ex cinema Quirinale di via Nazionale 190”.

 

5. GASSMAN ESCE DI PRIGIONE (Ellerre)
Salutando il piantone, Gassman con un pacco in mano esce finalmente di prigione grazie alla condizionale. “Quando passava questa breve scena”, precisa Ellerre, “ogni volta che vedevo il film cercavo di capire, senza però la necessaria convinzione e gli opportuni mezzi, in che zona di Roma fosse girata. Solo guardando e riguardando con attenzione l'unica inquadratura a disposizione mi sono accorto che in cima alla salita si può vedere abbastanza bene la chiesa di Sant'Onofrio (che è accanto all'ospedale Bambino Gesù sul Gianicolo) e ho potuto immediatamente localizzare la stradina. Purtroppo la palazzina del film è stata abbattuta, anche se il paesaggio rimanente è immutato (verande a parte) rispetto al 1958”.

5 B/C. LA CASA DI CAPANNELLE (Giorgio Sornicola)
La casa di Capannelle, dove questi è raggiunto da Mario (Salvatori) che lo avverte dell'uscita di prigione di Peppe il pantera, era parte di un piccolo complesso di baracche addossato alla centrale di Via Collatina a Roma. E' oggi impossibile stabilire con esattezza il metro in cui era posizionata la baracca di Capannelle, ma è invece possibile individuare con precisione il luogo esatto in cui stavano quelle baracche. I lavori dell'alta velocità hanno mutato profondamente il paesaggio, ma il valente Giorgio, che ci ha contattati via mail, è riuscito comunque ad individuare il posto ed Ellerre ha approntato le due tavole che vedete qui.

6. L'AGENZIA DI PEGNI N. 9 (La valigia dei sogni) Una location importantissima e ormai nota da tempo. Parliamo dell'edificio in cui i "soliti ignoti" dovranno compiere il grande colpo. Una location che vedremo ovviamente inquadrata molte volte, nel corso del film, di giorno e di notte. Image Si tratta di un luogo noto a tutti i romani (o quasi) poiché ci troviamo nella celebre via delle Tre Cannelle, che è subito riconoscibile non appena si nota la particolare fontanella a tre bocche (vengono chiamate "nasoni" per la loro singolare forma con cannella ricurva), diversa dalle altre di Roma che invece sono a un'unica bocca. Merito comunque alla “Valigia dei Sogni” per aver reso nota la location anche ai “non romani”. Il sopralluogo del gruppo di bonari malviventi, accompagnato dalla descrizione di Peppe, ci mostra la zona: dall’appartamento sfitto al portone dello stesso, dalla carbonaia da cui dovranno passare fino alla terrazza dalla quale li ritroviamo ad osservare la scena dall’alto. E proprio qui ci aspetta una sorpresa...
 

7. LA TERRAZZA DA CUI PEPPE E GLI ALTRI OSSERVANO LA SCENA (Ellerre)
Eccolo qui il trucco, infatti, finora non ancora svelato: la terrazza dalla quale il gruppo osserva, che poi è la stessa da cui Tiberio (Mastroianni) filmerà la scena con la sua minicinepresa, non affaccia affatto, nella realtà, su Tre Cannelle, e si trova invece a Santa Maria Maggiore, quindi parecchio distante! Lo si capisce quando si vede che il paesaggio circostante non corrisponde a Tre Cannelle e si vedono invece elementi che lasciano capire si tratti della Basilica S. Maria Maggiore: la cupoletta in primo piano, la colonnina con la madonnina in fondo. Da lì, insomma, anche sporgendosi, l’agenzia di pegni e la relativa cassaforte proprio non si vedono...

 

8. TIBERIO AL MERCATO PER RUBARE LA CINEPRESA (Ellerre)
A Tiberio spetta di fotografare attimo per attimo chi apre la cassaforte dell’agenzia di pegni in modo da poter ricostruire la combinazione. Ma per farlo, ovvio, ci vuole la macchina fotografica. Che Tiberio non ha. Dovrà andare a rubarla al mercato, dove addirittura ruberà invece una piccola cinepresa (difettata, ma questa è un’altra storia). Qual è, ci si chiede, il mercato scelto per l’operazione?
Ce lo spiega Ellerre: “Intuendo che i protagonisti fossero a Porta Portese, mi ci è voluto un po' per individuare il punto esatto in cui venne girata la scena. Oggi Il capannone che si vede nel film è puntellato e forse in via di ristrutturazione e consolidamento mentre il muro che era ben tenuto allora è oggi occultato da bancarelle permanenti fatte di lamiere, e da scritte varie (abusivissime)”

9. L’ISTITUTO CORRABONI (Ellerre)
Per pagare le prestazioni dello specialista Dante Cruciani (Totò) c’è bisogno di soldi e tocca a Mario procurarli. Questi torna allora a prendere il suo libretto dei risparmi all’istituto di avviamento Corraboni, un orfanotrofio ("mi servono per un cappotto", si inventa). Trovare l’istituto Corraboni era un’altra bella sfida: si intravedeva una chiesa con due campanili, dietro il cancello, ma nient’altro. A Ellerre è bastato. Ha cominciato uno studio sulle diverse alture che lasciamo a lui l’onore di spiegare: "E' stata particolarmente dura la ricerca poiché gli elementi visibili, sebbene macroscopici e ben caratteristici, non riuscivo a collocarli in nessuna zona di Roma in particolare. I due campanili gemelli visibili nel film e del tutto somiglianti a quelli di Trinità dei monti non sapevo proprio dove potessero essere. Ho anche pensato che potesse trattarsi di zona extraurbana, di ville del Tuscolo... macché, niente. Allora, come sempre faccio in queste ricerche, ho rivisto il filmato che restituisce informazioni preziose: la chiave di tutto è stata la pendenza che Mario mette in evidenza quando arriva al cancello. Tre erano le colline di Roma da esplorare e le zone verdeggianti adiacenti in cui avrebbero potuto edificare edifici simili: Gianicolo, Aventino e Monte Mario. Mi misi alla ricerca e fui premiato quando, proprio all'ultimo (mi ero quasi arreso), vidi, non lontano da Monte Mario, in zona Pineta Sacchetti, il vecchio edificio all'interno dell'Università Cattolica."

 

10. IN TERRAZZO A LEZIONE DI SCASSO DA DANTE CRUCIANI (La valigia dei sogni)
I “soliti ignoti” si ritrovano in cima alla terrazza di un palazzo, dove lo specialista in casseforti Dante Cruciani (Totò) spiega un po’ il funzionamento della cassaforte che ha riconosciuto dal filmino di Tiberio, con tanto di dimostrazione in diretta. Una scena storica, epocale, che mette in evidenza il risaputo talento del comico napoletano qui in partecipazione straordinaria. Siamo in un quartiere popolare di Roma, Casal Bertone, e il ritrovamento della location è totalmente da ascrivere alla “Valigia dei Sogni”, durante la quale il conduttore si è spinto fin sopra alla terrazza di un palazzo che sta nei pressi di quello originale (che oggi non esiste più, è stato abbattuto). Siamo, per l’esattezza, in Piazza Cosenz.

 

11. SCAZZOTTATA PER INGRAZIARSI LA SERVETTA (La valigia dei sogni)
Per rimorchiare la “servetta” di Padova che sorveglia la casa quando le sue due zie zitelle se ne vanno a Genzano e a vedere le vigne (e che quindi ha le chiavi dell’appartamento), Peppe organizza un finto salvataggio dalle grinfie di due malintenzionati (Mario e Ferribotte) che la molestano. La scazzottata già preventivata avviene in una location nota (grazie anche alla "Valigia dei Sogni" di Annicchiarico) per via delle ben visibili mura vaticane in cima alla scalinata di via Tunisi. Dice Ellerre: “Molto è cambiato a partire dal palazzo, che è stato costruito a sinistra della scalinata fino al mutamento della palazzina antistante le scalinate, in cui è stato creato l'ingresso all'hotel Alimandi alterando l'angolo della palazzina stessa. Si nota infatti nel 1958 una finestra in più (quella in primo piano) che oggi lascia il posto a una "loggetta" di ingresso all'hotel. Infine sono da notare, all'interno delle mura, i nuovi edifici dei Musei Vaticani fatti costruire successivamente, nel 1973, da Paolo VI”.

 

12. GASSMAN RIRAGGIUNGE LA SERVETTA E L’ACCOMPAGNA PER UN TRATTO (La valigia dei sogni)
Scoraggiato al primo momento dal fatto che la ragazza le dice che sta andando dal proprio ragazzo, Gassman si riprende e la riraggiunge accompagnandola per un tratto a fianco di un cantiere dove si alzano grossi palazzoni.
“Un bel trucco”, sottolinea Ellerre: “Si passa in un secondo dalla scalinata di via Tunisi ad un posto che è da tutt’altra parte! Una location facile da trovarsi, ad ogni modo, per via del paesaggio di fronte alla Batteria Nomentana visibile ogni qualvolta si prende la Tangenziale Est da via Nomentana in direzione San Giovanni. Il muretto con proporzioni ‘umane’ che si vedeva nel film è stato oggi sostituito con un muraglione alto e largo con sopra una grossa balaustra metallica che rende difficoltosa la visione del paesaggio retrostante. Le foto le ho dovute scattare salendo proprio sopra questo muraglione”.

 

13. AGLI AUTOSCONTRI (Ellerre)
Pare che la corte alla servetta dia buoni frutti. Peppe riesce a portarla alle giostre, più precisamente agli autoscontri dove però viene “pizzicato” dal redivivo Cosimo (Carotenuto), uscito anche lui prima del previsto grazie a un’amnistia. Cosimo salta su un’automobilina, sperona i due e comincia a inseguire Peppe. “Non è stata una delle location più facili da trovare”, dice Ellerre. “Per molto tempo mi ero soffermato nel cercare, invano, la scalinata, ma la scena chiave si è rivelata invece quella con i grossi bastioni che si vedono dietro Gassman che corre: sono inequivocabilmente le grosse mura che sostengono il ponte della ferrovia sopra via Gregorio VII e via Aurelia (che porta in Vaticano).”

 

14. AL LADRO! (Ellerre)
Cosimo, ormai terribilmente depresso, tenta nella notte, in bici, un maldestro scippo destinato a finir male (sotto un tram). “Essendo il paesaggio di oggi molto cambiato rispetto al film”, precisa Ellerre, “non è stato facile trovare il punto esatto in cui si svolge la scena. Grazie a un'insegna luminosa in cui si legge bene ‘al Mattatoio’ e al tipo di edilizia popolare, si capisce che siamo nei pressi nel quartiere Testaccio, ma solo dopo aver osservato attentamente tutte le sequenze ho trovato il punto esatto. Ho scorto su un'altra insegna lontana, appena decifrabile, la scritta ‘da Checchino’. Si tratta del famoso ristorante storico, ai piedi del Monte Testaccio, che contribuì alla nascita della cucina popolare romana (inventò la "coda alla vaccinara" grazie al "riciclaggio" degli scarti del mattatoio antistante) e che esiste tuttora (anche se il locale è ridimensionato e non è più quello dell'inquadratura del film). Inoltre c'è tutta una zona di caseggiati che è stata abbattuta ed è sparita da decenni. Fino a poco tempo fa al suo posto c'è stato un parcheggio all'aperto oggi transennato per una ristrutturazione generale”.

15. IL FUNERALE (Ellerre)
Il funerale di Cosimo avviene in una piazza che sembra quasi periferica, di fronte a un edificio bianco. Capannelle, Peppe, Ferribotte, Mario e Dante Cruciani son tutti lì, a dispiacersene (“Sono sempre i più meglio che se ne vanno”...)
Questa location era nota alla Valigia dei Sogni (visto che Murgia veniva intervistato lì davanti), ma nella trasmissione non si diceva affatto dove fosse! “Ho cercato”, dice Ellerre, “anche assieme al prode Zender, nei pressi del Foro Italico visti gli indizi architettonici e il promontorio retrostante che poteva essere Monte Mario. Poi mi è venuto il sospetto che fosse l'Aula bunker di Roma ed infatti era così. Siamo nella zona compresa fra le pendici di Monte Mario e il Tevere, all’ingresso sud del complesso del Foro Italico, in via R. Morra da Lavriano. Costruito nella metà degli anni 30 su progetto di Luigi Moretti, l'edificio nasce come ‘Accademia di scherma, luogo per cerimonie, ricevimenti ed esposizioni’. Col tempo cambia funzione divenendo nel 1981 ‘aula bunker’ del Ministero di Grazia e Giustizia (ospita i processi Moro, Alì Agca e quelli di importanti mafiosi) e Stazione dei carabinieri. Nel 2005, l'allora sindaco Veltroni annuncia di voler trasformare l'edificio in un Museo dello Sport per restituire al pubblico l'opera architettonica, ma non penso che tale innovazione sia stata ancora realmente attuata.”

16. I SOLITI IGNOTI SI RITROVANO IN PIAZZA A COLPO CONCLUSO (La valigia dei sogni)
Terminato tristemente il colpo con un botto fuori programma quando già le cose erano andate sufficientemente male, il gruppo viene inquadrato quand’è in una larga piazza semideserta, dalla quale si diramano ampie vie percorse anche da tram (come quello sul quale sale Tiberio, ovvero il numero 7). “Ora è moltissimo che non passano più tram, in quella via”, precisa Ellerre, “anche se fino a qualche tempo fa si potevano ancora tovare rotaie che spuntavano dall’asfalto. Siamo in parte in una location a me molto nota (ben prima delle localizzazioni della Valigia) visto che l'ho percorsa durante tutti gli anni 80. La strada (via Britannia/Piazza Armenia) è diventata ad alta densità di traffico dal 1982, anno di costruzione del viadotto di via Cilicia sull'Appia antica (secondo ‘scempio’ di Roma, dopo la Tangenziale est, che è andato a deturpare parte del paesaggio antico di Roma) che ne ha aumentato a dismisura la funzionalità. La foto, anche se un po' spostata rispetto al film, l'ho potuta scattare (senza troppi rischi per la

17. CAPANNELLE E PEPPE RIMASTI SOLI PASSEGGIANO (Ellerre)
Ferribotte aspetta il 31, Tiberio è già salito sul 7 e così Peppe e Capannelle restano soli. Capannelle chiede a Peppe cosa voglia fare, se ha intenzione di riprovarci con la servetta, ma Peppe nega e la passeggiata continua su una strada che apare semideserta. La location è stata trovata con una certa facilità perché doveva esser lì per logica, una volta individuata l’ultima location (ovvero i campi Flegrei). La strada che sbuca ai campi Flegrei infatti è proprio quella: via Valpolicella. Anche se oggi è profondamente cambiato lo sfondo (ci sono dei "mostri" che un tempo non c'erano) il resto è intatto.

 

18. FINALE CON FUGA DAI POLIZIOTTI (Zender)
Sempre Capannelle e Peppe fuggono da un paio di poliziotti allertati dalla sveglia di Capannelle che improvvisamente suona. I due si rifugiano in un... capannello di persone in coda per un lavoro (“Lavoro? Squagliamo, Capannelle!”). E’ su questa scena (e sul ritaglio di giornale immediatamente successivo) che si chiude il film. Una scena importante, che abbiamo trovato grazie soprattutto al ponte che si vede apparire in piccolo sullo sfondo. Non un ponte preciso, ma un ponte che doveva essere identificato percorrendo le adiacenze del Tevere e più probabilmente dell’Aniene. E’ così che abbiamo individuato i palazzi dei Campi Flegrei che compaiono sula sinistra della scena, i quali sono identici ad oggi e hanno dato la conferma di trovarci nel posto giusto. Lì dove Peppe finisce la sua storia c’è ancora uno spiazzo, anche se non c’è ovviamente alcuna “agenzia di collocamento”.


Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983