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IL MONACO DI MONZA

Inizio riprese: gennaio 1963 - Autorizzazione censura e distribuzione: 16 marzo 1963 - Incasso lire 539.482.000 - Spettatori 2.444.857


Detti & contraddetti

Mi è morta la prima moglie, poi anche la seconda. Sono rimasto orfano.


Un cavallo che si chiamava Lucullo, come culinaria. Ti chiami Mamozio? Che bel nome!


A me mi porta male il 13, ma anche il 14, il 15 e il 17. Peggio di così non si può andare.


La marchesa è muta, parla da cieca di Sorrento.


Lei discende dai Borboni? Allora siamo parenti: da piccolo in casa tenevo un barboncino.


Sgabello a quattro zampe di pura noce di cocco. Ha suscitato sempre discussioni tra gli esperti. Alcuni asseriscono tenacemente che era un Luigi XV Altri, invece, erano d'accordo che fosse un Luigi XVI. Io dissento sia dagli uni che dagli altri: per me è un Gaetano prima maniera.


Chi dice le bugie va all'inferno con le palle di fuoco in bocca.


Non ci vedo bene, ho un occhio miopo e l'altro presbito.


Su con la vita perché si muore, si muore.


Letto matrimoniale a dodici piazze: gli storici asseriscono che servì a Numa Pompilio nella sua prima giovinezza.


Friend in inglese vuol dire freddo. Mister, prec, quo vadis?


Io la barba non ce l'ho, mi depilo.


Chi lascia la moglie morta per la viva, sa quello che lascia ma non quello che trova


Sursum corda, su con le corde.


Avete il piede destro al posto del sinistro: invertito!


Sono il santo monaco di Monza, sono un monzambico.


Abbiamo vegliato la salma per tutta la notte: è stato un veglione.


Non pago per due motivi: primo, non ho una lira; secondo, sono in bianco. Stecchito.


Chi và nella cripta impara a criptare.


C'è libero accesso? Va bene, ma in questo momento non ho bisogno.


Non bisogna mangiare i papaveri, fanno dormire.


Conosco il caso di una signora che svenne e quando rinvenne era morta da due giorni.


Su con la vita perchè si muore! Io ho visto morire i marchesi come mosche!


Frà Pasquale da Casoria


[il Marchese fa visitare la cripta a Fra Pasquale e Fra Mamozio per intimorirli e convincerli a sposarlo]
Il Marchese: L'avo degli avi miei, Federico Barbanera, fece costruire questa cripta per torturare i prigionieri, seppellire i morti, e murare i vivi....
[Pasquale e Mamozio tentano di scappare] dove andate?! La visita non è ancora terminata, venite ve lo avevo detto che ci sarebbe stata qualcosa per voi [si avvicina ad uno scheletro] questo è Fra Marmidone... questo frate c'ha 200 anni!
Fra Pasquale: Quanti?
Il Marchese: 200!
Fra Pasquale: Se li porta bene però
Fra Mamozio: è un po' magro, c'ha le occhiaie.
Il Marchese: Ma non mi dire?!
Fra Mamozio: Assomiglia ad uno... che ora non mi viene.
Il Marchese: Davvero?
Fra Pasquale: Anche a me ricorda qualcuno, aspetti... Marchese si metta così, ah sì, a lei somiglia!
Il Marchese: Si! celiate, celiate pure! celierà bene chi celierà per ultimo!
Fra Mamozio: Cosa aveva fatto questo Fra Marmidone.
Il Marchese: Questo frate era il padre spirituale di mio nonno, poverino... fu anche il giorno della sua morte.
Fra Pasquale: Forse per il dolore.
Il Marchese: No! lo fece uccidere mio nonno perché non volle dargli l'assoluzione... [con voce da guida turistica] da questa parte come potete ben vedere...
Fra Pasquale: [completando la frase con lo stesso tono]...abbiamo la foca ammaestrata.
Il Marchese: Non scherzate!
Fra Pasquale: Marchese io lo facevo per rallegrare l'ambiente perché è tetro.
Il Marchese: Non scherzate, vi dicevo, questo è Fra Terenzio.
Fra Mamozio: è tutto nudo!
Fra Pasquale: Ma no che c'ha il paltoncino.
Il Marchese: Dicevo, questo Fra Terenzio non volle essere comprensivo con mio zio che aveva per la testa una pulzella.
Fra Mamozio: Che cosa aveva?
Fra Pasquale: Una pulzella, una di quelle piccole pulze che stanno in testa.
Fra Mamozio: Poteva prendere un pettine e si pettinava.
Il Marchese: No! no! cosa avete capito! una donna! che voleva sposare, ma lui non volle essere comprensivo. Allora mio zio, bello bello, calmo calmo, zac, gli tagliò la testa... come potete vedere... voi invece la vostra testa la volete tenere sulle spalle, vero Fra Pasquale?
Fra Pasquale: Io veramente la testa ce l'ho in testa.
Fra Mamozio: Io ce l'ho sul collo.
Il Marchese: E va bene, vuoi continuare a tenere la tua testa?
Fra Pasquale: Ma certo.
Il Marchese: Giusto, ma basta essere ragionevoli e comprensivi.
Fra Pasquale: Ma Marchese... guardi che pure se io celebrassi il suo matrimonio... non avrebbe valore.
Il Marchese: Fra Pasquà! Fra Pasquà sbottonatevi.
Fra Pasquale: Veramente io non ho bottoni.
Il Marchese: Fra Paasquà voi mica siete un monaco di quelli?!
Fra Pasquale: Marchese... io sono un monaco di questi.
Il Marchese: Quindi non siete un monaco come Fra Guglielmo.
Fra Mamozio: E chi era questo Fra Guglielmo?
Il Marchese: Venite, venite, ve lo faccio vedere, l'ha pagata cara la sua pena [si avvicina ad una porta dove si vede uno scheletro] questo è Fra Guglielmo... questo frate si presentò un giorno al castello dicendo di essere un monaco cercatore... mio padre magnanimo, molto magnanimo.
Fra Mamozio: Che magnava?
Fra Pasquale: Magnava le anime.
Fra Mamozio: Cannibale.
Il Marchese: Cosa avete capito! magnanimo! generoso! lo ricoprì di ogni ben di Dio... quando però scoprì che questo non era un monaco vero, lo fece murare vivo! voi fra Pasquà, siete un monaco come fra Guglielmo o siete un monaco in piena regola.
Fra Pasquale: Ma marchese, io sono un monaco in piena regola, sono iscritto ai sindacati.
Il Marchese: Oh, bravo, bravo, però ti ricordo che in questa cripta c'è ancora una nicchia libera... se lei si rifiuta ancora di celebrare il mio matrimonio, io ci metterò dentro la vostra carcassa rosicchiata dai vermi.
Fra Pasquale: Oh mamma mia, ha detto che io tengo la gran cassa rosicchiata dai vermi.
Il Marchese: Cosa avete capito! ho detto gran cassa... carcassa! scheletro! carogna!
Fra Pasquale: Carogna! (a Mamozio)
Il Marchese: La vostra carogna rosicchiata dai vermi.
Fra Pasquale: Mamma! mamma!
Il Marchese: Allora? si rifiuta ancora?
Fra Pasquale: Ma io le celebro tutto, il matrimonio, le contro nozze, le super nozze, il battesimo, la cresima, la comunione, la coniugo, le dò l'estrema unzione, si vuole sposare, e si sposi, si vuole sposare a Mamozio e se lo sposi.
Il Marchese: Non mi voglio sposare a Mamozio! mi voglio sposare Fiorenza!.

Scheda del film

Titolo originale Il monaco di Monza
Paese Italia - Anno 1963 - Durata 101 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Sergio Corbucci - Sceneggiatura Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi - Produttore Giovanni Addessi - Scenografia Ottavio Scotti


Totò: fra Pasquale da Casoria/Don Manuel y Alcazar y Gomera y Fernandez y Montygo - Nino Taranto: Don Egidio, marchese de Lattanziis - Erminio Macario: fra Mamozio - Lisa Gastoni: Fiorenza, marchesa del Giglio - Moira Orfei: Suor Virginia, la monaca di Monza - Giacomo Furia: Cecco, un bravo - Fiorenzo Fiorentini: Smilzo, il bravo balbuziente - Dany París: La zingara - Mario Castellani: Il nobile con due scarpe destre - Gianni Baghino: il bravo "miracolato" - Clara Bindi: Una popolana - Carlo Delle Piane: L'oste - Mimmo Poli: Il frate cercatore - Franco Ressel: Ufficiale del balzello - Adriano Celentano: Adriano, un falso frate - Don Backy: Un falso frate - Marco Morandi: il figlio neonato della marchesa - Renato Terra - Tina Gloriani - Roberto Proietti - Miranda Poggi - María Badmajew

Soggetto, Critica & Curiosità

1963-Il monaco di monzaSoggetto 

Monza, 1630, epoca del dominio spagnolo. Pasquale Cicciacalda, un umile calzolaio originario di Casoria a cui è morta la moglie (Provvidenza, che svolgeva il lavoro di levatrice), non riesce a mantenere i propri 12 figli e pertanto escogita un furbo stratagemma. Travestito se stesso ed i figli da frati, vaga con loro come frate cercatore alla ricerca di cibo e carità. Sulla strada incontra Mamozio, un pastore povero che pascola solo il proprio cane (dal momento che le 10 pecore che aveva le ha mangiate una dopo l'altra) e che chiede di potersi unire al gruppo. Insieme giungono al castello del perfido Marchese Egidio De Lattanzis che tiene prigioniera la cognata Fiorenza nella speranza che essa voglia sposarlo dal momento che suo fratello ha trovato la morte in battaglia: ella è però innamorata del capitano spagnolo Don Manuel (identico a fra Pasquale) e aspetta da lui un figlio, fatto con il quale il Marchese la ricatta. Incaricato di celebrare il matrimonio fra Pasquale sa che ciò non è valido in quanto egli non è un vero religioso. Dopo una serie di peripezie che vedono il tentativo fallito da parte di fra Pasquale di avvelenare il Marchese e la conseguente vendetta, i protagonisti vengono salvati dal provvidenziale intervento di suor Virginia, sorella di Don Manuel, e delle sue consorelle le quali erano state nel passato sedotte dal marchese e costrette poi a prendere i voti. 

Critica e curiosità 

E' una parodia dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, circa la figura de La monaca di Monza diretta da Sergio Corbucci, interessante perché mette in scena tre colossi della comicità come Totò, Nino Taranto ed Erminio Macario, ma anche perché in un breve siparietto comico cita il musicarello, sottogenere di successo che vede in prima fila il fratello Bruno (sceneggiatore del film insieme a Grimaldi). La monaca di Monza di manzoniana memoria è soltanto un pretesto per far sbizzarrire Totò nei panni di Pasquale Cicciacalda, un falso frate (Fra’ Pasquale da Casoria, il monaco di Monza, appunto!) che vaga in cerca di elemosine insieme al fido Mamozio (Macario) per mantenere i suoi 12 figli (della Provvidenza!). Mamozio è un pastore rimasto senza gregge perché si è mangiato tutte le pecore, mentre Totò è così affamato che sogna di mangiarsi il cane arrosto. A un certo punto il finto frate si trova coinvolto nel rapimento a scopo matrimonio che Don Egidio (Taranto) compie ai danni della marchesa del Grillo (Gastoni), la cognata rimasta vedova.

Totò azzecca diverse scene, ben servito umilmente da Macario: il suo rosario inventato, con un finto latino in cui si biascicano le parole “autobus” e “brigittebardot” farà infuriare le censura, che chiederà di eliminarle. Ma dove Totò mette i brividi è quando arriva al vilipendio di cadavere, accanendosi su quella che crede essere la salma del perfido marchese Egidio, che morde, percuote, gli sputa in un occhio... Corbucci si limita a lasciare spazio agli interpreti, tenendo inquadrature lunghissime e aspettando di riutilizzare le scenografie costruite alla De Paolis per girarci con Margheriti Danza macabra.

Mentre era impegnato nelle riprese di questo film, Totò viene prelevato da Corbucci e con ancora il vestito di frate gli mette in testa un cappello da bersagliere e gli fare girare la scena finale de "Il giorno più corto"

Le gag tra Totò e Nino Taranto sono esilaranti, in un film teatrale giocato sulla bravura dei protagonisti che interpretano un avanspettacolo di taglio storico - letterario. Il monaco di Monza alla fine salva dalle nozze obbligate la bella marchesa, grazie all’intervento di un gruppo di suore inferocite. Totò interpreta due personaggi: il finto frate e Don Manuel, soldato spagnolo innamorato della marchesa che nell’ultima sequenza risolve la situazione. Il film è quasi tutto girato in interni, ma una delle poche scene esterne riprende il solito Castello Piccolomini (Balsorano), tempio del gotico italiano.

Il film è quasi una farsa, ma presenta elementi da horror comico durante la visita alla cripta dove Don Egidio ha fatto morire una serie di frati fedifraghi. Da qui la battuta di Totò: “Ma lei è criptomane!”. Il dialogo esilarante tra Taranto e Totò, in questa fase del film, è da antologia del cinema comico. Adriano Celentano (doppiato da Gino Bramieri!) e Don Backy sono due finti frati che cantano La carità, una canzone divertente per invitare gli avventori a fare l’elemosina. Carlo Delle Piane è un oste che duetta con Totò su questioni di naso, visto che entrambi gli attori sono dotati di un naso importante. La comicità è spesso surreale e giocata su anacronismi: “Io sono un monaco vero, iscritto ai sindacati”; “Sono un vero monaco: guardi sulla Guida Monaci”. Totò a Macario: “Ai confini del tonto ci sei tu…”. Ma anche: “Il morto lo veglia lui che è vegliardo”. I dialoghi tra i protagonisti sono irresistibili. Nino Taranto: “Mio padre era molto magnanimo”. Totò: “E che si magnava?”

Inutile cercare in un film come questo approfondimento psicologico dei personaggi, sceneggiatura priva di difetti, logica e persino solida struttura. Non si troveranno. Il monaco di Monza va gustato per quel che è: avanspettacolo. Ricordiamo la presenza di due bellezze, per l’occasioni in abiti molto casti, come Lisa Gastoni e Moira Orfei (doppiata da Mirella Pace), che interpreta addirittura una suora.


Così la stampa dell'epoca

Rassegna critica. Paolo Mereghetti (una stella e mezzo): “Parodia abbastanza scontata, vagamente debitrice al Manzoni e sceneggiata da Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, ma letteralmente infarcita di giochi di parole e calembour capaci di strappare più di una risata”.

Morando Morandini non si spreca in valutazioni ma conferma una stella e mezzo, aggiungendo le due stelle del pubblico, che a mio giudizio sono anche tre, se non quattro. Pino Farinotti concede due stelle ma non motiva. La critica contemporanee a distrugge il film, scrive sciocchezze simili: “Totò fa un film peggiore dell’altro e l’ultimo è sempre inferiore al precedente”. Risparmio il nome di un tale solone, sconfessato dai fatti, visto che Il monaco di Monza, rivisto a distanza di due lustri fa ancora sbellicare dalle risate.


«Esistono film che dovrebbero veder limitato il visto di programmazione ai cinema di periferia, per motivi di gusto. [...] Ora, con questo Il monaco di Monza è da credere che la cinematografia nostrana abbia raggiunto la categoria più infima. [...] Qui, la qualità delle trovate comiche è talmente povera da non riuscire a strappare il minimo accenno di sorriso. Il buon Totò si sbraccia inutilmente [...].»

Da un articolo non firmato apparso su Il Secolo XIX Nuovo


«Corbucci, che nel frattempo dirige anche Il monaco di Monza, mette addosso a Totò il saio di fra' Pasquale e gli mette in testa un cappello da bersagliere. L'apparizione è la più divertente e surreale della pellicola, giusto finale per un film basato sull'entrata a sorpresa. Sopravvissuti alla prima guerra mondiale e a un processo per tradimento, i soldatini Franco e Ciccio hanno appena deciso di andarsene finalmente al giardino zoologico ma proprio in quel momento si spalanca una finestra e compare Totò, sulfureo frate bersagliere.»

Alberto Anile


«Totò interpreta Pasquale Cicciacalda. Siamo nel Seicento e Pasquale Cicciacalda, un ciabattino che fabbrica solo scarpe destre, vedovo e padre di dodici figli, viene cacciato dal villaggio natio perché non paga le decime al signore locale. Travestito da monaco, insieme alla numerosa prole e a un pastore di nome Mamozio (Erminio Macario), Pasquale incomincia a vagabondare cercando di sbarcare il lunario. La fame rende il cammino faticoso, ma la comitiva riesce ad arrivare in un castello dove sta per avvenire un misfatto.»

Matilde Amorosi


«Ma perché Totò riesce sempre a fare un film più brutto del precedente? Chi lo conosce sa che Totò, per quanto stanco e acciaccato, non può rinunciare a recitare; per lui equivarrebbe rinunciare a vivere. E perciò recita, qualunque sia il soggetto che gli propongono e il regista che dovrà dirigerlo, gli attori che lo affiancheranno[...].»

Onorato Orsini, "La Notte", 6 aprile 1963


I documenti

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Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

Nulla a che vedere con la monaca di manzoniana memoria. Il protagonista è in questo caso un ciabattino che si traveste da monaco per aiutare la sua numerosa famiglia. Trama non particolarmente originale così come la sceneggiatura che sembra a tratti "tirata via". Godibili tuttavia le gag comiche orchestrate da Totò insieme ai suoi bravissimi comprimari mentre la presenza di Celentano è assolutamente inutile e non funzionale alla vicenda.
I gusti di Galbo (Commedia - Drammatico)


Non è una parodia manzoniana, ma un delirante divertissement in cui il finto frate Totò (che fa la parte del leone) in compagnia dell'ottimo Macario si lancia in spassose avventure per salvare una castellana dalle mire del cognato (un altrettanto scoppiettante Taranto). Trama superficiale (con finale tirato via) che serve in realtà da supporto alle gag e ai giochi di parole (alcuni davvero pregevoli ed esilaranti) dei comici. Incongruo l'inserto rock'n'roll di Celentano e Don Backy, che poteva essere sfruttato altrimenti.
I gusti di Pigro (Drammatico - Fantascienza - Musicale)


Manzoni c'entra come il cavolo a merenda, al di là del titolo e della generica ambientazione storica. Qui Totò è un poveraccio travestito da frate, che, contrariamente a Don Abbondio, il matrimonio lo dovrebbe fare, ma ovviamente cerca di rinviare le nozze... Attorniato da buone spalle e da "comparse musicali" curiose per quanto incongrue, Totò deve rimediare con l'inventiva delle battute ad una sceneggiatura assai misera. Fatto non infrequente nei suoi film, ma questa volta l'improvvisazione non riesce a tappare tutti i buchi ed il divertimento è assai sporadico.
I gusti di Daniela (Azione - Fantascienza - Thriller)


Non male. Totò è un buon interprete e tra battute diventate molto famose ("lei è un criptomane!") riesce a dare lustro al film. L'unica critica è che quando il principe non è in scena, il ritmo cala leggermente, ma pazienza. Da vedere sicuramente. Ci sono pure Celentano e Jimmy il fenomeno!
I gusti di Ciavazzaro (Giallo - Horror - Thriller)


Farsa scatenata che si avvale sicuramente delle grandi improvvisazioni del Principe, testimoniate da tutti quelli che lavoravano con lui. Se il duetto con Macario funziona a tratti per la comicità stralunata di ques'ultimo, Nino Taranto è un ottimo perfido che si fa vessare strepitosamente, facendo ridere di gusto. Apparizione cult di Celentanto (frate, un presagio...) e Don Backy.
I gusti di Gugly (Commedia - Horror - Teatro)


Tra i migliori film interpretati dall'indimenticato comico napoletano. Divertente, ben scritto e diretto con mano leggera da Corbucci, ha un fuoco di fila di trovate e di battute davvero esilaranti. Cameo impagabile della coppia Celentano/Backy e grande duetto Totò/Macario. Sempre grande anche Nino Taranto. Buono.
I gusti di Lovejoy (Comico - Horror - Western)


Siamo un po' lontani dai filmoni di Totò, ma il nostro De Curtis riesce sempre a far sganasciare dalle risate con grande improvvisazione ed espressioni facciali, nonché battute geniali nonostante la discutibilità del soggetto. Grazie anche al simpatico Macario nel film si susseguono gag esilaranti (lui vende solo scarpe destre, l'inventario dei mobili da pignorare, il parto....). Da non perdere il trio Celentano-Backy-Jimmy Il Fenomeno. Peccato per le sequenze finali (il finto morto e l'assalto delle suore).
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Lei è fissato con queste cripte, è un criptomane!".
I gusti di Fabbiu (Commedia - Fantascienza - Fantastico)


Uno dei migliori film di Totò di sempre. Lo spunto iniziale si perde in una sceneggiatura poverissima ma la coppia (Macario è il coprotagonista) è in grande forma e riesce a improvvisare dando ritmo e risate a volontà. Divertentissimo anche Taranto nel ruolo del cattivo, simpatici i bravi Furia e Fiorentini e comparsata per Celentano e Don Backy. Un film da vedere e rivedere per apprezzarne a pieno la grande carica comica.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena con Taranto finto morto.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)


Il principe della risata si traveste da monaco per una farsa ridanciana che lo vede protagonista di alcune simpatiche battute accompagnate dalla sua unica mimica facciale. Lo sviluppo narrativo è abbastanza semplice e si avvale di un simpatico Macario e un prepotente Taranto. Celentano e Backy fanno i frati canterini. Godibile.
I gusti di Nando (Commedia - Horror - Poliziesco)


È un Totò già sul viale del tramonto, e per di più gli si affianca una spalla che con la sua comicità c'entra come i cavoli a merenda: Macario, l'eterno balbuziente, che si limita a fare più da eco che da spalla. Meno male che a salvare il film dal disastro c'è un Nino Taranto in palla, che alla fine risulterà essere il vero mattatore insieme a Totò; poi un Furia discreto ma efficace e una serie di comparsate (Celentano, Don Backy, Dalle Piane, Moira Orfei) vivacizzanti. Sceneggiatura non lasciata al caso, questa volta.
I gusti di Piero68 (Azione - Fantascienza - Poliziesco)


Una storia folle che vede Totò calato nei panni improvvisati di un irriverente e scanzonato monaco cercatore. Sono tanti gli spunti divertenti, alcuni dei quali veramente esilaranti grazie anche a Macario e soprattutto a Nino Taranto, che offre la sua migliore prova come spalla di Totò sfoggiando una classe non indifferente. Purtroppo non regge fino al termine e si perde in un finale abbastanza confusionario.
I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)


Un film che ha la possibilità di usufruire di tre grandi nomi come Totò, Macario e Nino Taranto, ma il risultato è decisamente stiracchiato e si ride con i classici giochi di parole imbastiti più volte nel corso della pellicola. Alcune scene vengono allungate fin troppo e vengo salvate dal mestiere e dall'improvvisazione dei tre. Presenze francamente inutili di Celentano e Don Backy.
I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)


Forse l'ultimo film di Totò ancora vecchio-stampo, dove "riconosco" ancora il MIO Totò, quello che ho amato e che mi ha (quasi) sempre divertito e rasserenato. Certo, dopo questo, fece ancora qualcosina di carino, come l'episodio de Gli onorevoli (Vota Antonio, vota Antonio!), il cult grottesco Che fine ha fatto Totò Baby? e La mandragola, ma a mio avviso è come se il "mio" Totò in un certo senso si congedasse con questa simpatica parodia, a tutt'oggi spassosa e piacevolissima da vedere. Bravissimi anche Taranto (soprattutto) e Macario.
I gusti di R.f.e. (Avventura - Azione - Erotico)


Molto divertenti gli equivoci e le battute del trio Totò-Taranto-Macario. Il film si rifà a temi romantici gotici, dove il nobile cattivo tiene prigioniera nel suo castello la donna che vuole sposare contro il suo volere e in più c'è la cripta, con gli strumenti di tortura e dove si svolge una delle scene più divertenti del film (quella dei due monaci che vegliano il morto). Ci sono elementi tipici dei film comici come le monache battagliere e una parte musicale con Celentano (molleggiatissimo) e Don Backy.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Grazie maresciallo, grazie" "Ma che maresciallo, so' marchese"!
I gusti di Von Leppe (Giallo - Horror - Thriller)


Commedia in costume con Totò che una volta tanto ha una storia più o meno lineare; anche la sceneggiatura ha un suo senso fino a quando non entra in gioco Taranto che dalla prima scena con Totò rende qualsiasi cosa fosse scritta sul copione assolutamente superflua. Nella parte Macario, spalla dimessa ma efficace, anche perché la sua non napoletanità spesso stimola il Principe a soluzioni meno prevedibili. Ma quando sono in scena i due maggiori improvvisatori del cinema comico italiano per gli altri diventa dura... Finale un po` appiccicato.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Tutti i dialoghi fra Totò e Nino Taranto, in particolare gli sguardi (i due erano grandi amici e lo sono rimasti fino alla morte di Totò).
I gusti di Pessoa (Gangster - Poliziesco - Western)


Piuttosto mediocre questa falsa e fuorviante parodia della Monaca di Monza di Carmine Gallone. Mi pare operazione pensata a tavolino e organizzata in tutta fretta e con i soldi contati; il solito Totò morto di fame si finge monaco... Qui la sua comicità sembra piuttosto irrigidita e leziosa, le trovate comiche sono di bassa lega, i giochi linguistici si dissipano e rasentano la trivialità, la regia grossolana di Corbucci non aiuta, Celentano e Don Backy c’entrano come i cavoli a merenda, la scena delle suore proto femministe non è comica ma ridicola.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il "Don Rodrigo" di Nino Taranto è molto incisivo e il suo aspetto da corvo è veramente lugubre e inquietante, nella scena della veglia del finto morto.
I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)


Commedia del principe della risata in ambientazione manzoniana. Poco a che vedere con il racconto "ufficiale", anche se le gag sono comunque divertenti e gli avvenimenti nella cripta del castello hanno, con il dovutl "rispettl", qualcosa di "hammeriano" in termini di atmosfera gotica. Ottima come sempre la spalla di Taranto, ininfluenti Don Backy e Celentano.
I gusti di Jurgen77 (Fantascienza - Guerra - Horror)


Ecco uno dei tanti film in cui Totò si carica sulle spalle la mediocre sceneggiatura e riesce a dare un senso alla pellicola. Le sue gag mascherano l'inconsistenza della storia ma stavolta non bastano per raggiungere la sufficienza. Macario simpatico ma inutile; si segnala la presenza di un giovane Celentano.
I gusti di Mutaforme (Avventura - Fantascienza - Fantastico)


Molto liberamente ispirato ai "Promessi sposi", Totò veste i panni del (finto) monaco di Monza... anche se una monaca di Monza c'è davvero (ed è una bellissima Moira Orfei!). Macario si conferma un'ottima spalla per le (tantissime) battutone improvvisate del Principe De Curtis ma la vera stella del film è sicuramente un superbo Nino Taranto nei panni del perfido Marchese De Lattanzis invaghito della cognata Lisa Gastoni. Tra i "bravi" ricordiamo un Giacomo Furia sovente schiaffeggiato e Fiorenzo Fiorentini. Classicissimo.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La veglia alla salma del Marchese De Lattanzis che ha delle contrazioni nervose...
I gusti di John trent (Commedia - Horror - Thriller)


Tra i titoli che meno mi entusiasmano della corposa filmografia di Totò, sebbene gli ingredienti per un buon lavoro vi siano tutti: una trama (seppur parodistica), un cast di rispetto (Taranto, Macario, la Gastoni, Furia) e tanti giochi di parole divertenti. Tuttavia la recitazione del Principe appare spenta, le gag con Macario non ingranano e quello di Taranto appare essere il personaggio più brillante e riuscito della pellicola. L'apparizione di Celentano è del tutto avulsa. Affascinante la Gastoni, finale mediocre. C'è di meglio.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La litania recitata da Totò e Macario; Il primo incontro tra Totò e Taranto.
I gusti di Smoker85 (Commedia - Drammatico - Fantastico)



Uno dei miei Totò preferiti. Anche perché il film presenta una sceneggiatura talmente esile e piena di buchi che il Principe riesce ad infilarvi lazzi e battute a profusione. Taranto e Macario, poi, non gli sono da meno: i due non reggono solo il ruolo di spalle, ma hanno modo di rubare spesso la scena al protagonista. Lasciati a briglia sciolta dallo sbrigativo Corbucci, i tre comici danno vita ad un’esibizione da avanspettacolo puro. Promozionale la presenza di Celentano e Don Backy.
• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La litania recitata da Totò e Macario usando nomi di attori e attrici: "Tony Curtis" "Ora pro nobis"...
I gusti di Pstarvaggi (Comico - Commedia)


Foto di scena e immagini dal set

© Archivio Riccardi - © Archivio Storico Istituto Luce


Le incongruenze

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  1. In un dialogo con un esattore a Totò viene richiesto il pagamento di non ricordo quanti scudi. Totò risponde di non potere pagare in quanto non era in possesso di una lira!
  2. Quando Totò e la castellana vengo legati ai blocchi di pietra per essere schiacciati, questi blocchi aumentano e diminuiscono la loro velocità a seconda dell'inquadratura, e nei cambi di scena ora sono vicini ora sono lontani
  3. Scena comica con Mario Castellani che va a ritirare un paio di scarpe dal calzolaio Toto' Ma all'atto di provarle non entrano nel piede, allora Toto prende un martello per calzarle meglio ma nel cambio d'inquadratura la scarpa calzata sul piede di Castellani non e' piu' la stessa (e a punta)
  4. Il pancione della marchesa incinta di Don Manuel non si vede mai ne' prima e ne' durante il parto da dove nasce il bebè
  5. Nella scena dove cantano Celentano e Don Backy e vengono interrotti da Totò incavolato, possiamo ascoltare Celentano che parla con la sua voce in presa diretta e si giustifica del fatto che hanno cantato. Quando poi vengono cacciati fuori dalla taverna sentiamo i due parlare tra loro e notiamo che Celentano ha una voce totalmente diversa da quella che aveva nella locanda, evidentemente è stato doppiato in fase di montaggio nelle scene girate senza presa diretta
  6. Poco dopo l'inizio, Totò cerca inutilmente di infilare una scarpa destra al piede sinistro di Castellani. Alla fine della scenetta deve desistere e Castellani, molto infastidito, obietta che Totò è un calzolaio solo di scarpe destre. Totò, altrettanto seccato, ribadisce che il problema è suo ". . . . che c'ha il piede DESTRO al piede SINISTRO". Ma avrebbe dovuto dire il contrario, "che ha il piede SINISTRO al piede DESTRO", visto che è una scarpa DESTRA che non riescono ad infilare (se il piede fosse. . . "DESTRO", la scarpa avrebbe calzato, no?).
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Le location del film, ieri e oggi

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 1963-Il monaco 01  
  Il monastero della monaca di Monza (ovvero Suor Virginia / Orfei, la sorella di Don Manuel / Totò), alla quale Fra Mamozio (Macario) si rivolge per salvare Fra Pasquale da Casoria (Totò) e la marchesa del Giglio Fiorenza (Gastoni), imprigionati nel suo castello dal tremendo marchese Don Egidio de Lattanziis (Taranto) non si trova a Monza, come vorrebbero farci credere: si tratta, infatti del Casal dei Pazzi, situato in Via Giovanni Zanardini a Roma, presso il quale l'anno successivo Totò girerà diverse scene de Le belle famiglie (1964) (fotogramma più in basso), al quale vi rimandiamo per le dimostrazioni
 
  Il castello vicino Monza (set principale) nel quale il marchese Egidio De Lattanzis (Taranto) tiene rinchiusa la cognata Fiorenza (Gastoni) e presso il quale si presenteranno travestiti da frati Pasquale Cicciacalda (Totò) e il pastore Mamozio (Macario) è in realtà il Castello di Tor Crescenza in Via di Tor Crescenza 1 a Roma, che ritroveremo anche in 2061, Un anno eccezionale. Grazie a Mauro per fotogramma e descrizione.

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi