FRA MOGLIE E MARITO, LA SUOCERA E IL DITO

(1938)

Titolo originale Fra moglie e marito, la suocera e il dito

Testo: Antonio de Curtis (ultimo avanspettacolo scritto), rivista in due tempi e sedici quadri
Compagnia: Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò

Nota: la richiesta di autorizzazione è d’inizio giugno per il Politeama di Livorno, ma a marzo dell’anno successivo vengono aggiunti alcuni quadri, sempre di de Curtis: lo sketch dello «jettatore» e lo sketch «con la suocera e la finta follia».



SCENE PRINCIPALI

Sketch dei milionari : Scena Una camera povera
Sketch scuola di danze
Fuori velario dopo scuola di danze
Sketch della clinica

Gli sketch: Getullio e Gervasio sono due poveracci costretti a uscire uno alla volta perché hanno un solo vestito. Con poche lire ereditate da uno zio Getullio compra una cartella della lotteria di Tripoli che si rivela vincente. Il neomilionario e il suo amico - fuori velario - impugnata la valigetta con il danaro, decidono di rimettersi a nuovo: Getullio andrà in un istituto di bellezza e Gervasio andrà a comprare gli abiti nuovi. Getullio sbaglia però piano e finisce, invece che nell’istituto di bellezza, in una scuola di danza dove viene scambiato per il famoso ballerino russo Wladimiro Pomiciovsky. Equivoci tra Getullio che cerca una massaggiatrice e il Direttore che offre a Getullio le ragazze della scuola perché scelga le migliori. Finale a soggetto e incontro, fuori velario, con Gervasio che gli ha trovato una brava e bella ragazza perché si sposi. Getullio conosce Bice, cognata del signor Civetta iettatore e la sposa; ma Bice e la madre complottano per sbarazzarsi di lui una volta presi i soldi, e lo convincono a operarsi di appendicite. Sopravvissuto all’operazione Getullio si finge pazzo e mette in fuga le due donne terrorizzate. Dopo essersi inutilmente rivolto all’avvocato Mancasenno che lo confonde con le sue complicazioni legali, Getullio si rivolge al ritratto del padre perché lo liberi dalla Suocera, e quando questo succede, gli accende due enormi candele.


Il produttore cinematografico Liborio Capitani sta pensando a lui per una trasposizione di San Giovanni decollato di Nino Martoglio, che avrebbe dovuto essere il suo ottavo film con Angelo Musco. L’idea di Capitani suscita nel suo entourage discussioni e perplessità: che c’entra un comico metafisico come Totò con il personaggio farsesco di Agostino Miciacio, devoto ciabattino in rotta contro il violento pretendente della figlia? Anche Capitani si fa prendere dai dubbi; propone quindi ad Antonio de Curtis un provino teatrale, chiedendogli di inserire in Fra moglie e marito... la suocera e il dito la famosa macchietta del beghino che prega profondendosi in vorticosi segni di croce e sdilinquimenti mistici. Totò acconsente, e una sera di giugno il produttore entra in un palchetto al teatro Valle per vedere di cosa sia capace questo comico di cui parlano tutti. Il contratto, dicono le cronache dell’epoca, viene firmato ventiquattrore dopo. (Sveliamo il mistero della nascita di un film, “Film”, n. 44, 2 novembre 1940)

Totò dichiara a un certo punto: «Io sono Otello, il Moro di Venezia, Venezia non la so, ma me ne frego !». Come pazzo, entra e fa scena: «vede la suocera, le corre appresso, prende una sedia e si ripara dietro di essa come fosse una trincea facendo finta di fare la guerra, poi prende la rivoltella e spara sulle figurine ed altro, poi prende la suocera, la trascina per le ginocchia mettendola in posizione voluta, indi le mette una statuina sulla testa e spara».


Tra moglie marito

Quadro della rivista

Quadro della rivista



Riferimenti e bibliografie:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «La Clinica», pp. 111-113;
"Tutto Totò" (Ruggero Guarini) - Gremese, 1991 - la rivista integrale, pp. 225-234.