ORLANDO CURIOSO

(1942)

Titolo originale Orlando curioso

Testo: Michele Galdieri, rivista in due atti
Regia: Michele Galdieri
Interpreti: Totò, Lucy D'Albert, Clelia Matania, Vera Worth, Gianna Dauro, Riccardo Rioli, Eduardo Passarelli, Paola Paola.
Compagnia: la "Spettacoli Errepì" (di Remigio Paone) presenta la Compagnia Totò
Prima: Roma, Teatro valle, 13 ottobre 1942


Il 13 ottobre 1942 Totò debutta al Valle di Roma con la nuova rivista scritta e diretta ancora da Galdieri, Orlando curioso. Dopo Pinocchio, Totò incarna un altro dei suoi ambigui esseri a metà tra vita e morte, un pupo siciliano che si atteggia ad eroe ariostesco, protestando per il nome sbagliato: «Io non fui mai furioso!» è lo sfogo di Orlando/Totò, venuto apposta per chiarire l’equivoco che lo perseguita da tutta la vita. «Lo sbaglio è d’una lettera, perché io sono curioso!» Se ne va in giro a curiosare per l’Italia fascista, incontrando un’Angelica che va in bicicletta e visitando un ufficio che censura la corrispondenza dei cittadini dove, in preda a un parossismo, timbra qualunque cosa gli capiti a tiro.

Lucia d'Alberti, esuberante soubrette costretta dall’autarchia linguistica a italianizzare il suo vero nome Lucy D’Albert, sostituisce in corsa la Magnani, che dieci giorni dopo metterà al mondo il figlio Luca; nel cast tornano Harry Feist, Eduardo Passarelli e arriva Clelia Matania. Lo spettacolo ha successo; la critica non gli perdona qualche scurrilità di troppo, ma apprezza l’inesauribile vena comica di Totò e l’eleganza della messinscena, con una nota particolare per la debuttante Clelia Matania della quale vengono sottolineate la spigliatezza e l’originalità con cui disegna il personaggio della zitella inglese.

Orlando curioso dopo Roma va in tournée, e una volta a Milano la compagnia si ritrova spesso a dover interrompere la recita per via dei bombardamenti e correre verso i rifugi con indosso i costumi di scena. Tragicità del momento a parte, sarebbe stato da vedere Totò che fila veloce verso il rifugio vestito da paladino, bardato con l’armatura e il pennacchio. Clelia Matania glielo dice pure, nel timore che l’artista possa rendersi ridicolo:
- Principe, ma almeno il pennacchio ve lo potevate levare...
- E secondo voi i’ songo accussi fesso da fini’ acciso sott’ ’e bombe pe’ colpa ’e nu pennacchio? - risponde Totò, scatenando l’ilarità di tutti quelli che insieme a lui hanno cercato riparo dall’ira di Dio.

Come in Volumineide, anche ora Galdieri ricorre ai personaggi della letteratura, in questo caso Orlando e Angelica e li cala nella difficile realtà contemporanea, ironizzando, attraverso le loro peripezie, sull’avventura quotidiana dell’uomo comune. Ai personaggi presenti nella rivista, Galdieri aggiunge poi la parodia del Glauco di Morselli, interpretata da Totò, che gli viene contestata dalla Censura. Probabilmente viene sollecitato dalla messa in scena del dramma al Quirino avvenuta nel 1943 (successiva quindi alla prima della rivista ma contemporanea alle sue repliche) per la regia di Wanda Fabro e l’interpretazione di Gino Cervi. Ritornano i temi cari all’autore: la polemica sull’arte cinematografica incatenata a una rupe come Angelica; i problemi della censura sulla corrispondenza; le difficili relazioni tra le nazioni e le conseguenti difficoltà negli spostamenti.


 

Totò prova in camerino


Spunto narrativo: su una terrazza che affaccia su Posillipo, viene rimproverata ad un gruppo di ragazzi l’eccessiva gaiezza, visto il regime d’austerità vigente. Sul motivo del rimpianto per la Napoli di una volta, per i tipi che la rendevano unica - il Pazzariello, l’Acquaiolo ecc. -, entrano un Cantastorie che rievoca l’epoca dei paladini e il personaggio di Orlando, che arriva in scena e precisa che “Furioso” è frutto di un errore di stampa, in realtà doveva essere “Curioso”. Accompagnato dal Cantastorie e dalla Curiosità, Orlando incappa in tutti gli orrori e in tutte le contraddizioni del Novecento, attraverso un Excelsior 900, che inverte il senso e lo spirito “illuminista” del famoso ballo che a fine Ottocento esaltava le scoperte scientifiche con cui ci si preparava ad aggredire il futuro; preso atto del quale, Orlando finisce col perdere di nuovo il senno e col diventare da Curioso, Furioso. Sono la mancanza dell’Amore e della Grazia le cause principali degli orrori della modernità.

Alcuni quadri: Angelica, ormai divenuta una donna moderna, procura a Orlando un impiego dove possa soddisfare la sua curiosità: egli viene assunto nell’Ufficio Revisione Corrispondenza. Ma il Paladino è ignaro del linguaggio cifrato con cui, in tempi di restrizione, si indicano tutte le cose proibite e quindi fallisce regolarmente il suo compito facendo giocare in scena il senso letterale contro quello traslato, tanto che il Capo Ufficio è costretto a licenziarlo (Atto l).

Orlando poi si scontra con l’impossibilità di sfruttare i mezzi che il progresso scientifico gli offre; vorrebbe usare il treno per andare in Francia o il vapore per attraversare il Canale di Suez, ma la situazione politica non lo consente (Atto I).

Indossata un’armatura moderna che lo rende simile a un gagà, Orlando viene mandato a scontare la sua curiosità a Carbonia, dove incontra veri gagà e fa amicizia con uno di questi. Alla vista di una contadina sarda il Paladino, desideroso di conquistarla, chiede l’aiuto dell'amico perché gli suggerisca le parole adatte, quindi le ripete storpiandole in una parodia del Cyrano. «Che cos’è un bacio» diventa: «Che cos’è un cacio» (si trasformerà ancora in: «Cos’è un ba... bagno?» nella rivista di Biancoli Un anno dopo, 1945) (Atto II).

Totò è Orlando ed entra in scena planando su un ippogrifo volante, tutto racchiuso nella sua armatura, mentre Angelica sopraggiunge in bicicletta. «Che fattezze!... ma io tengo tutte quante le bellezze!», dice a un fotografo che gli presenta la sua istantanea. E Glauco, nello sketch aggiunto e citiamo qui il commento del censore Zurlo, più efficace di ogni descrizione, in una relazione ai suoi superiori dove difende il testo, che pure ha censurato, in nome della Parodia e delle sue regole: «Chi è il Glauco di Morselli? Un giovane che abbandona l'innocente amore di Scilla, corre il mondo in cerca di fortuna e di gloria, si asside al banchetto di Circe l’incantatrice e dal suo bacio e dal suo vino trae una potenza immane. Diventa Dio! Galdieri ha fatto della pura Scilla una ragazza interessata e all’eroe ha sostituito, nientemeno, Totò!».

Censura: la rivista è tra le più censurate, vengono per lo più eliminati tutti i riferimenti troppo diretti alla situazione politica contemporanea. Alcuni esempi, la frase del Pazzariello: «Popolo! È sciuto pazzo lu padrone» sostituita con: «Popolo! È sciuto pazzo lu trattore». Quando il Cantastorie dice: «Adesso bisogna essere calmi, pazienti ed obbedienti», la parola sottolineata è sostituita con: «accomodanti»; di Orlando si dice: «Tornando al mondo dopo tanti anni non poteva certamente sapere che oggi si scrive una cosa per dirne un’altra», la parola sottolineata è stata tolta; la Canzone per l’autunno del cinema recita: «C’è una folla di Ministri, di Registi e di Maestri», la parola sottolineata è sostituita con: «C’è una folla di Registi, di Cineasti e di Maestri». Anche gli uffici a cui si rivolge Orlando per trovare lavoro si sentono colpiti dalla rivista: una lettera dell'Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza denuncia che «[...] il noto comico napoletano Totò, avrebbe alluso, in modo ironico, alle figure del Presidente dell’ENDIROT e dell'INCIS».

Facendo da difficile mediatore tra le ubbie del Minculpop e l’irriverenza di Galdieri, Leopoldo Zurlo cerca di mitigare il copione: taglia e sostituisce, ottenendo per esempio che nell’evocazione del pazzariello che grida "Popolo! è asciuto pazzo lu patrone!" l’ultima parola venga sostituita con trattore, evitando accostamenti alla follia del cavalier Benito, padrone d’Italia.


"Il primo tempo di questa rivista è forse la cosa più azzeccata che Michele Galdieri abbia ideato finora: ottimo lo spunto iniziale, frequenti le trovate, ben torniti i versi; insomma, una serie di quadri interessanti e spassosi. Poi, l'interesse non è più così continuo; e si spegne di tanto in tanto, per riaccendersi quando Totò compare alla ribalta.Giacché Totò, tranne alcune eccessive scurrilità finali che non gli sappiamo perdonare, ha dimostrato ieri sera di essere ben lontano dall'esaurire la sua vena comica. E' questo senza dubbio il più autentico e intelligente fra i nostri mimi; e ogni volta che sa attenersi al giusto mezzo, senza cadere nelle antiche volgarità e senza voler respirare in cieli che non sono i suoi, egli riesce a creare macchiette spassosissime e a stabilire col pubblico una irresistibile comunicativa. La rivelazione della serata è stata Clelia Matania, nuova alla rivista, che ha recitato, cantato e ballato con garbo e spigliatezza straordinaria: la figurina della zitella inglese, da lei creata, costituisce forse il "pezzo" migliore di tutto lo spettacolo. Assai bella, elegantissima e molto brava Lucia D'Alberti; e ottimi tutti gli altri; fastosi i costumi. Gli applausi hanno raggiunto vertici ormai irraggiungibili da un genere che non sia la rivista e da un autore di riviste che non sia Galdieri. Evidentemente, sono questi i gusti del pubblico".
Il Tevere, Roma, 4-5 novembre 1942.


 Così la stampa dell'epoca


Bibliografie:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «Glauco», «Orlando curioso», «Ufficio Revisione Corrispondenza», «Cyrano», pp. 141-179.
"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017