Sua Altezza Imperiale Antonio de Curtis

Maestro Venerabile 30° nella Fulgor Artis di Romaall’Obbedienza della Federazione Massonica Universale del Rito Scozzese Antico ed Accettato


Il "Fratello"

Necroscopio Toto Messaggero

[...] Il 21 aprile 1967 la Loggia Fulgor Artis annunciava dalle pagine del "Tempo" di Roma la scomparsa di Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe dei Focas Angelo Flavio Ducas Comneno Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo, in arte Totò.
Difficile riuscire a ripercorrere le tappe dell’iniziazione di Totò alla Massoneria, certo è che i documenti attestano la presenza di Antonio de Curtis a metà del 1945 come Fratello di 18° in una Loggia napoletana detta Fulgor e, qualche mese dopo, in ottobre, compare come Maestro Venerabile 30° nella Fulgor Artis di Roma, all’Obbedienza della Federazione Massonica Universale del Rito Scozzese Antico ed Accettato…
In taluni casi (come per esempio ricorda Giordano Gamberini) si parla di un’Officina promossa e fondata dal principe come Ars et Labor, ma non è possibile stabilire se essa fosse altra Loggia o se si fuse o confuse con la Fulgor Artis.
La sua affiliazione viene fatta risalire al 1944, nella Loggia Palingenesi.
Ma quelli, dopo le furie fasciste e la clandestinità, erano anni di grande confusione, e le Officine avevano ripreso i lavori in modo libero e spontaneo, prima dei riconoscimenti formali.
Comunque, in breve tempo egli fondò a Roma una Loggia dal significativo nome Fulgor Artis, di cui probabilmente ricoprì sempre la carica di Maestro Venerabile e che riuniva vari attori di cinema e teatro…
Il principe Antonio de Curtis, un Fratello che avrebbe potuto senza difficoltà acquisire il 33° del Rito Scozzese, che avrebbe potuto arrivare cioè a far parte delle alte sfere della gerarchia massonica, nel Supremo Consiglio per la gestione del Rito, si fermò al 30° grado…
Nel 1998, anniversario dei cento anni della nascita di Totò (15 Febbraio 1898) l’invito dell’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Virgilio Gaito al Sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, perché nell’occasione si ricordasse non solo l’attore ma anche il Fratello, suscitò sconcerto e scatenato repliche indignate: come immaginarsi Totò con indosso il grembiulino, a compiere rituali sotto l’egida di squadra e compasso!

("La Repubblica", 15 febbraio 1998)


 


Luciano De Crescenzo gridò allo scandalo. Renzo Arbore, invece, giustamente replicò: "Credo che Totò avesse molto forte il sentimento della solidarietà ed era in questo senso massone. [ ... ] Totò aveva queste due anime. Una voleva elevarsi, affrancarsi dal personaggio. Potrebbe aver visto questa strada, entrare a far parte di un club di persone rette e giuste, un modo, appunto, di esprimere la sua voglia di andare incontro al prossimo"

[…] Sulla carriera di Totò, sappiamo tutto, tutte le curiosità e tutti gli aneddoti, ma la presenza di Totò in Massoneria è stato un "segreto", nessuno fino ad ora ne aveva mai parlato pubblicamente [...] Evidentemente il principe de Curtis aveva pienamente aderito ai giuramenti degli antichi rituali, per i quali la Massoneria è essa stessa il "segreto":

"V’è qualche cosa di comune fra voi e me?" — recitano —
"Sì, Venerabile Maestro",
"E che cosa è, fratello mio?",
"Un segreto",
"E quale è?",
"La Massoneria".

E l’ingresso ai segreti dei massoni è nascosto, come si apprende da altro rituale, "nel cuore, in cui sono racchiusi tutti i segreti dell’Ordine"[…] Il secondo dopoguerra segna, con l’adesione alla Massoneria, una svolta nella vita di Antonio.
Il giornalista Alessandro Ferraù, che scrisse una biografia di Totò già nel 1941, ha voluto sottilmente o ingenuamente segnare questo passaggio attraverso una piccola ma significativa dedica. Nel 1941 Totò gli regalò una foto e nel 1967 un volume di ‘A livella entrambe con la stessa dedica ma nella seconda «aveva inserito al posto di ‘carissimo Direttore’, la frase ‘al mio carissimo e fraterno amico’».
Tutto gira, dunque, attorno a quella poesia, origine e fulcro della sua iniziazione, i cui primi versi sono apparsi nel 1953, in appendice al libro Siamo uomini o caporali?
Un inno alla livella (dal lat. libella, bilancia), all’orizzontalità perfetta, alla Grande Eguagliatrice.

SQC114Il poeta ci racconta in versi di essere stato testimone, il giorno dei morti, al cimitero, di un fatto curioso; il fantasma di un marchese e quello di un netturbino si incontrano dove sono sepolte le loro salme, l’una accanto all’altra.
Il marchese, irritato dalla vicinanza della spoglia e sporca tomba dell’altro, lo aggredisce:

"come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono blasonato?!
Ancor oltre sopportar non posso la vostra vicinanza puzzolente".

Il netturbino, dopo averlo ascoltato, si spazientisce:

"Ma chi te cride d’essere... nu ddio?
Ccà dinto, ‘o vvuò capì, ca simmo eguale?
Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io; ognuno comme a ‘n’ato è tale e qquale".

I due protagonisti si presentano con caratteristiche umane e terrene: il nobile è vestito col cilindro e un gran pastrano, è marchese, signore di Rovigo e di Belluno, porta solo appellativi ma non possiede un nome e parla correttamente; lo "scupatore" è tutto sporco e misero, si chiama Gennaro Esposito e parla in dialetto napoletano.
Immancabilmente presenti le due anime di Antonio de Curtis, il principe e il povero, il blasonato e il figlio di N.N. La morte che qui viene celebrata, non è la nemica, non rappresenta la fine, non è drammatica.
Per i Fratelli la morte si lega alla simbologia della terra. È un rito di passaggio: rivelazione e introduzione.
Putrescat ut resurgat: tutte le iniziazioni attraversano una fase di morte prima di spalancare le porte ad una vita nuova.
La morte libera le forze ascensionali dello spirito, è la condizione per accedere ad una vita superiore. Il messaggio è affidato a Gennaro, lo scopatore: "nuje simmo serie... appartenimmo â morte!".
La Morte è, del resto, il campo neutro, dove non esistono distinzioni né per bontà o cattiveria, né per nobiltà o povertà, né di gerarchia e potere: «’A morte ‘o ssaje ched’è? ... è una livella»[…]
La livella e il filo a piombo sono gli attributi dei due Sorveglianti e la loro dualità corrisponde a quella delle due colonne del Tempio. La livella è costituita da una squadra al vertice della quale è sospeso un filo a piombo: quindi non solo determina l’orizzontale, ma anche la verticale, l’espansione cosmica. Il passaggio dalla perpendicolare alla livella esprime una crescita, quella dal grado di Apprendista a quello di Compagno.

La sintesi della perpendicolare con la livella non è realizzata se non per mezzo della squadra, attributo del Venerabile. La livella si lega all’iniziazione, all’inizio del percorso muratorio, esprime la crescita del massone, e come tale possiamo pensare che fu scritta da Totò [...]

Rita Polverini



Comunicato Stampa


http://www.trionfoligure.com/


Segnali massonici di riconoscimento - Il Principe Antonio de Curtis appartenne alla Famiglia Massonica. La sua affiliazione viene fatta risalire al 1944, nella Loggia "Palingenesi" di Napoli. Successivamente fu fondatore e Maestro venerabile della Loggia "Ars et Labor" Due dita rivolte verso l’alto. Stanno ad indicare la legge degli opposti presente nella Massoneria e tra gli Illuminati, che è la legge del portare ordine fuori dal caos, del riconciliare gli opposti, ossia il bene e il male, la luce e le tenebre; ma esse indicano anche le due colonne del tempio massonico.


www.giacintobutindaro.org


Si diche che...

Dopo un articolo di Repubblica (15 febbraio 1998) sull'appartenenza di Totò alla Massoneria Luciano De Crescenzo gridò allo scandalo. Renzo Arbore, invece, giustamente replicò: "Credo che Totò avesse molto forte il sentimento della solidarietà ed era in questo senso massone."

Chi lo ha conosciuto (Franca Faldini, n.d.r.) ricorda che: "Non era stato un uomo particolarmente religioso, ma a modo suo credente lo era. Credeva senza mezze misure nell'Artefice di questo Creato che non si stancava di ammirare e su di Lui non ammetteva lazzi o linguaggi irriguardosi. Non credeva in quell'Aldilà prospettato già dalla prima preghiera che ti infilano in bocca e anzi, a questo proposito affermava che l'inferno e il paradiso sono entrambi qua, in questo mondo, da quell'altro nessuno era mai tornato a descriverglieli".

A cui aggiungiamo un piccolo fatto: nel 1941 in una biografia di Totò scritta dal giornalista Alessandro Ferraù che fu sicuramente letta e apprezzata da Totò stesso che infatti gli regalò, in segno di stima, una sua foto con dedica; dedica che sarà ripetuta in occasione di un regalo successivo (1967) con il libro "A livella" ma con una piccola ma significativa variazione: nella seconda dedica "aveva inserito al posto di 'carissimo Direttore', la frase 'al mio carissimo e fraterno amico'"

Serie di piccoli episodi di vita quotidiana a cui aggiungiamo che comunque è nota la presenza di famosi artisti in Massoneria infatti fra i suoi associati, limitandoci all'Italia, abbiamo perso- naggi celebri quali il fumettista Hugo Pratt, il musicista Gorni Kramer , gli attori Gino Cervi, Carlo Dapporto, Paolo Stoppa, Aldo Fabrizi e tra i poeti e scrittori Gabriele D’Annunzio, Salvatore Quasimodo e numerosi altri.Il 18 aprile 1967 la Loggia Fulgor Artis annunciava dalle pagine del "Tempo" di Roma la scomparsa di Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe dei Focas Angelo Flavio Ducas Comneno Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo, in arte Totò."Il necrologio apparso sui giornali del 18 aprile 1967 col quale la massoneria italiana partecipava la scomparsa di "Fr. Antonio de Curtis 30" non mi colse di sorpresa. Sapevo che Antonio era massone. Lo avevo appreso per caso verso la fine degli anni Cinquanta. Fu a Napoli, al bar dell'Hotel Excelsior, dove lo vidi scambiare strani segni con un tale seduto al bancone e gliene chiesi il motivo. Mi disse che quella era la gestualità convenuta, appunto, fra i massoni per riconoscersi ovunque. [...]" Tratto da "Roma Hollywood Roma- Totò ma non solo" di Franca Faldini edito da Baldini e Castoldi nel 1997.Quindi oltre a quanto già citato in merito all'appartenenza di Totò alla Massoneria lasciamo la parola a un interessante articolo riguardante la questione.
Totò fu un maestro anche come massone. (Archivio de La Repubblica dal 1984 15 febbraio 1998 - pagina 23 - cronaca)

 

NAPOLI - Totò è stato massone, fu anche fondatore, diventandone Maestro venerabile, della Loggia "Ars et Labor".
Lo afferma, in una lettera aperta al sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, il Gran maestro del Grande oriente d' Italia, Virgilio Gaito.
In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita dell'attore napoletano, in programma per oggi, da palazzo Giustiniani arriva l' appello: "Eviti, signor sindaco, che anche la memoria di Totò sia colpita dall'opera di rimozione della sua appartenenza alla Massoneria, che troppe volte fa cadere nell'oblio l'esperienza massonica di tanti illustri italiani".
Gaito dice di scrivere anche a nome "del Fratello Totò, passato all'Oriente Eterno.
Questo le chiedo di ricordare, domenica quando si troverà sulla tomba del grande Artista, principe Antonio De Curtis, al Cimitero del Pianto".
Sembra difficile immaginare, almeno fuori dalla scena dei suoi film, Totò "muratore" nel Tempio, con indosso il grembiulino, a compiere rituali sotto l'egida di squadra e compasso e dell' occhio "che tutto vede".

Incredula, innanzitutto, la figlia Liliana che replica: "In famiglia non ne ha mai parlato".
Eppure il Gran maestro della Loggia, nata in Italia dal 1805, sembra saperne moltissimo sul "principe della risata". 
"Totò - scrive ancora nella lettera al sindaco Bassolino - fu iniziato alla Massoneria nel 1944 dalla Loggia Palingenesi, dunque all'età di 46 anni, nel pieno della sua maturità di uomo e di artista: una scelta che ha segnato profondamente tutto il resto della sua vita". 
E precisa anche: "Totò fu anche fondatore - diventandone poi Maestro venerabile - della Loggia "Ars et Labor".
L'avvocato Virgilio Gaito si dice convinto di reclamare il riconoscimento di una "verità storica su un grande napoletano, un grande italiano e - ma questo pochi lo sanno e molti se ne meraviglieranno - un grande Massone". E chiama in causa una delle più celebri poesie dell'attore: "Ha espresso i sentimenti propri della sua appartenenza attraverso la poesia 'A livella, nella quale sono mirabilmente descritti i valori della vera Massoneria, che si batte da sempre contro l'ingiustizia e la disuguaglianza tra gli uomini". (*)

Totò massone? Luciano De Crescenzo non ci crede. "Non può essere vero - sbotta lo scrittore - io che l'ho conosciuto, lo posso dire: tutto poteva essere tranne che un massone".
De Crescenzo aggiunge: "Io parlerei di un'incompatibilità di tipo caratteriale.
Perché ci si iscrive ad un'associazione più o meno segreta? Per ricavarne dei vantaggi, per contare di più. Ma a che tipo di vantaggi poteva aspirare uno come Totò, che nel suo campo era il massimo, e che ovunque andava era conosciuto ed amato da tutti?".
"La verità è un'altra - prosegue lo scrittore - è destino comune a molti personaggi famosi finire senza saperlo in liste massoniche o, peggio, in elenchi di affiliati ad associazioni di criminalità organizzata.
Ricordate Franco Franchi, sospettato di essere mafioso? E Claudio Villa, anche lui accusato di essere massone? In entrambi i casi, non era vero niente. Anche a me una volta, a Napoli, è capitato di essere trascinato ad una festa che - per fortuna me ne accorsi in tempo - era una specie di riunione della camorra. Ma da qui a dire che ero un camorrista ce ne corre".

toto busta commemorativaDomani, nel rione Sanità di Napoli, dove Totò nacque, inizieranno i lavori di ristrutturazione e di sistemazione dei locali di Palazzo dello Spagnuolo, in via Vergini, destinati ad ospitare il museo a lui dedicato. Il restauro, per cui è stato stanziato oltre un miliardo, durerà un anno. Il museo sarà gestito dall'associazione presieduta da Liliana De Curtis. L'iniziativa rientra nel progetto di riqualificazione dei Quartieri Spagnoli finanziato dall'Unione europea.

E Rifondazione comunista pensa di intitolare una piazza o un largo del centro storico di Napoli all'illustre concittadino.
Franco Di Mauro, capogruppo consiliare di Rifondazione proporrà alle forze politiche del Consiglio comunale di sottoscrivere l'ordine del giorno per "Antonio De Curtis, in arte Totò. Principe della risata".

Il sindaco Bassolino, almeno ieri, non ha commentato la lettera arrivata da Palazzo Giustiniani. Era a Firenze, molto più interessato alle conclusioni di D'Alema sulla Cosa 2. Ci pensa De Crescenzo a tagliare corto: "Totò massone, fondatore di una loggia? Lui avrebbe risposto: "Ma mi faccia il piacere..."

Patrizia Capua ("La Repubblica", 15 febbraio 1998)

(*) Livella: [livella -dal lat. libella, bilancia].Strumento passivo, munito di capacità di impiego orizzontale e verticale, più completo quindi della perpendicolare. simboleggia l'uguaglianza sociale, base del diritto naturale, l'equità nella valutazione de- gli uomini, delle cose e degli eventi, che debbono essere considerati e meditati nella loro sostanza e mai secondo le loro forme ed apparenze. la livella insegna che la conoscenza deve essere rapportata al pia- no terrestre, il cui livello è unico, che interessa direttamente l'uomo, e rappresenta il corretto impiego delle conoscenze acquisite. quando l'Apprendista viene elevato a Compagno d'arte si dice che passa dalla perpendicolare alla livella il che significa che egli, dopo aver approfondito gli elementi della conoscenza, diventa capace di considerarli nelle loro molteplici relazioni con l'universo.

http://www.goilombardia.it/


Totò massone, la Gran Loggia d'Italia lo commemora

Filo a piombo e livella: il filo a piombo è l'elemento dell'equilibrio interiore e suggerisce l'idea dell'ascesa stabile, lineare, disegnando una linea verticale idealmente infinita - in quanto conduce alla perfezione. Allude alla ricerca del trascendente ma anche all'elevazione indispensabili per una costruzione che si innalzi per quanto possibile verso la dimensione superiore. 

La livella, strumento destinato alla designazione della perpendicolarità, dell'orizzontale rispetto al verticale, significa la capacità di costruirsi un sistema di riferimento, e perciò l'arricchimento spirituale, mentre per altri versi simboleggia il comune destino della Morte, ed ammonisce gli uomini a prepararsi alla Grande Livellatrice


granloggiaLa Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Obbedienza di Piazza del Gesu' Palazzo Vitelleschi, ha ricordato, con una solenne Tornata Funebre officiata dal Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro, Franco Franchi, la figura di Antonio De Curtis, in arte Toto'. La cerimonia, svoltasi mercoledi' scorso presso il Tempio Nazionale, a Roma, ha visto la partecipazione dei parenti piu' stretti di Toto', tra cui la figlia Liliana, ammessi eccezionalmente ad assistere ad una Tornata Massonica la cui orazione funebre e' stata pronunciata dall'avvocato Paolo Ciannella, Delegato Magistrale della Regione Campania.
Toto', iniziato alla Massoneria nel 1944 dalla Loggia Palingenesi dell'Obbedienza di Piazza del Gesu', fu egli stesso Fondatore e Maestro Venerabile della Loggia 'Ars et labor', arrivando a conseguire nel Rito Scozzese il 30esimo grado (il massimo e' il 33esimo). La Gran Loggia d'Italia ha inoltre deciso di donare al museo che Napoli ha intitolato a Toto' una targa in ottone che ricordi la sua appartenenza alla Massoneria. Come altri attori, riuniti nella Loggia Gustavo Modena (dl nome di un attore dell'800), Toto' aveva aderito alla Massoneria e partecipava attivamente alle riunioni impegnandosi soprattutto in attivita' di beneficenza e di aiuto a persone dello spettacolo cadute in disgrazia. Tra gli altri iscritti alla Massoneria, Gino Cervi, Paolo Stoppa, Checco Durante, Carlo Dapporto, Tito Schipa e Ettore Petrolini.

ADN Kronos


Totò, Principe e “Scupatore”

Molti non colgono l’importanza dell’appartenenza di Totò alla Massoneria dove fu iniziato nel lontano 1941 non riuscendo ad immaginare che facesse parte di una loggia segreta perché, a loro dire, non aveva bisogno di ricavare vantaggi, riconducendo la Massoneria come una confraternita utile elusivamente per ricavare vantaggi sociali. Come ad esempio Luciano De Crescenzo che diceva: “Io lo ho conosciuto e poteva essere tutto ma non Massone e questo per incompatibilità di tipo caratteriale. Totò era conosciuto ed amato da tutti”. Ma a Luciano De Crescenzo sfugge che la Massoneria si può scindere in due livelli, l’uno di facciata fatta per coloro che intravedono in una loggia segreta un mero scopo per intavolare relazioni proficue e l’altra, più nascosta, che è la Massoneria Scozzese, dedita a ritualità sicuramente diverse che abitano regimi di “Tempio” con finalità evolutive ed ascensionali. Una Massoneria dedita allo sviluppo dell’individuo, o meglio allo sviluppo dell’essenza dell’individuo. Ascensione in verticale e non in orizzontale, che potrebbero anche incontrarsi in “croce”, come ad esempio i “pagliacci” della Rosa+ Croce, ben descritti da Gabriele La Porta in “Grandi roghi, grandi Castelli e grandi magie” che trasferivano giocando elettivi principi. Non voglio fuorviare, anche per non disorientare chi mi legge, ma amabilmente mi viene da pensare contemporaneamente al Totò pagliaccio che era contemporaneamente l’aristocratico principe De Curtis che fissa nell’immaginario il disincantato scopatore che in posa gigantesca fronteggia la morte. E mi spiego meglio: Totò ha espresso i sentimenti propri della sua appartenenza Massone anche attraverso la poesia “‘A livella”, nella quale sono mirabilmente descritti i valori della vera Massoneria, che si batte da sempre contro l’ingiustizia e la disuguaglianza tra gli uomini. Antonio De Curtis come Fratello di 18° in una Loggia napoletana detta Fulgor e, qualche mese dopo, compare in veste di Maestro Venerabile 30° nella Fulgor Artis di Roma, all’Obbedienza della Federazione Massonica Uni-versale del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Il principe Antonio de Curtis, un Fratello che avrebbe potuto senza difficoltà acquisire il 33° del Rito Scozzese, ovvero che avrebbe potuto far parte delle alte sfere della gerarchia massonica, nel Supremo Consiglio per la gestione del Rito.

 

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Il regolo: emblema della perfezione e dell'ordine che risultano dall'azione giusta ed equilibrata, dai tempi remoti è lo strumento della comparazione tra grandezze e della armonia della proporzione. Citato nella Bibbia, era anche lo strumento con cui l'egizio dio Ptah misurava il crescere della acque del Nilo e significava la legge. Qualunque sia la scala utilizzata, allude alla necessità di impostare confronti costruttivi sulla base di parametri stabili e regole stipulate e condivise. E' anche simbolo delle 24 ore del giorno, una parte delle quali deve essere dedicata al pensiero, mentre un'altra parte deve essere impiegata lavorando, riposando, ed anche aiutando fraternamente chi ne ha bisogno.

La livella e il filo a piombo sono gli attributi e la loro dualità corrisponde a quella delle due colonne del Tempio. La livella è costituita da una squadra al vertice della quale è sospeso un filo a piombo: quindi non solo determina l’orizzontale, ma anche la verticale come espansione cosmica. Il passaggio dalla perpendicolare alla livella esprime una crescita e la sintesi della perpendicolare con la livella non è realizzata se non per mezzo della squadra, attributo esclusivo del Venerabile. La livella si lega all’iniziazione, all’inizio del percorso muratorio ed esprime la crescita del massone. Possiamo credere che sulla base di questi presupposti la poesia fosse stata pensata e scritta da Totò…

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Filo a piombo e livella: il filo a piombo è l'elemento dell'equilibrio interiore e suggerisce l'idea dell'ascesa stabile, lineare, disegnando una linea verticale idealmente infinita - in quanto conduce alla perfezione. Allude alla ricerca del trascendente ma anche all'elevazione indispensabili per una costruzione che si innalzi per quanto possibile verso la dimensione superiore. La livella, strumento destinato alla designazione della perpendicolarità, dell'orizzontale rispetto al verticale, significa la capacità di costruirsi un sistema di riferimento, e perciò l'arricchimento spirituale, mentre per altri versi simboleggia il comune destino della Morte, ed ammonisce gli uomini a prepararsi alla Grande Livellatrice

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'A Livella, del Fr. Antonio De Curtis in arte Totò

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Il fratello massone Totò, al secolo Antonio De Curtis, è stato iniziato nel 1944, all’età di 46 anni, nella Loggia Palingenesi di Napoli. In seguito è stato anche fondatore della Loggia “Ars et Labor”, divenendone Maestro Venerabile.

Aderì anche al Rito Scozzese Antico ed Accettato raggiungendo il 30simo grado. Solo gli impegni di lavoro, e soprattutto i problemi di salute nell’ultima parte della sua vita, gli impedirono di raggiungere il 33simo e massimo grado del rito scozzese.

L’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani, Fr. Virgilio Gaito, ritiene che Totò abbia espresso, proprio nella poesia “ ‘A Livella”, “i reali sentimenti della sua appartenenza massonica”.

In questa poesia infatti, sempre a detta del Fr. Virgilio Gaito, “sono mirabilmente descritti i valori della vera Massoneria, che si batte da sempre contro l’ingiustizia e la disuguaglianza tra gli uomini”.

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