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Bernardo Mario

Nome di battaglia "Radiosa Aurora" (Venezia, 22 febbraio 1919 – Bieno, 10 febbraio 2019), è stato un direttore della fotografia e partigiano italiano.

Mario-Bernardi

Sono nato a Venezia 81 anni fa. Di lavorare con Totò la mia unica occasione fu “Uccellacci e uccellini”. Ci eravamo incontrati varie volte fuori da quel set solo salutandoci, mai comunque a galà o premiazioni, che personalmente evitavo; ci davamo del “lei”. “Uccellacci e uccellini” lo feci praticamente tutto io, il film ufficiale, in quanto Tonino Delli Colli filmò le sequenze dell’episodio “Totò al circo” (quello poi tagliato al montaggio): lo volle Pasolini come portafortuna. Alfredo Bini si era convinto io fossi il migliore degli Operatori: mi aveva imposto per “Comizi d’amore”, e dopo che avevo realizzato un lavoro su Pasolini per la televisione tedesca, mi aveva voluto per “Uccellacci e uccellini”. Gli esterni che girammo furono vari: a TUSCANIA per l’episodio dei frati ed i dintorni di Roma: Settecamini, l’aereoporto di Fiumicino, alla Tiburtina, alla Magliana.

Alla Magliana girammo il pezzo con Femi Benussi, montato al finale, ma girato non per ultimo.. A Tuscania girammo davanti la chiesa, la sequenza della “cacciata dal tempio”; ricordo che scongiurai Pasolini di non girare qui certe scene, e lui, per rispetto, le sospese. A Tuscania girammo dopo che Tonino Delli Colli aveva girato “Il circo”. La lavorazione era in previsione a partire da luglio od agosto (1965), invece, per altri impegni avuti fino a fine settembre, il primo ciack fu dato a circa metà ottobre. Nel complesso la lavorazione del film durò circa 2 mesi - 2 mesi e mezzo, lo finimmo prima di Natale.

Personalmente non andavo “daccordissimo” con Pasolini. Mi incaricò di rendere fotograficamente bella la Benussi, in quanto rappresentava “l’ideologia”. L’ attrice che fa il ruolo di partoriente, brava, era la moglie del regista Solaro. Il dialogo di Totò e Ninetto sulla sopraelevata era su di un cavalcavia verso Fiumicino. La controfigura di Totò qui non ebbe molto da fare. Per far credere al pubblico che parlasse, il corvo avrebbe dovuto aprire il becco, ma non vi riuscivano: Serpe provò in ogni modo, girandogli la testolina, prendendolo a schiaffi, offrendogli cibo; stava sempre a becco chiuso. Alfredo Bini, vedute le prime proiezioni giornaliere commentò: "Non parla" Pasolini se la prese talmente che fu colpito da un violento attacco d’ulcera, addirittura vomitando sangue. Sotto contratto con Bini per un film vi era Rossellini, al quale Bini fece vedere il materiale girato fino a lì; Rossellini commentò che pareva uno dei suoi film, così Bini, per non perdere preziose giornate di lavorazione offerse a Rossellini di girare alcune sequenze, mentre io fui incaricato di informare Pasolini, il quale dissentiva, dicendomi: "tanto fra un paio di giorni starò bene". Roberto Rossellini diresse le prese per un paio di giorni, con un altro corvo (però troppo “magro”), dato che il primo corvo era morto. Le inquadrature di Rossellini erano buone, ma al suo ritorno Pasolini non le volle montare. No, non mi risulta che qualche corvo, durante la lavorazione abbia mai beccato Totò.

Anche negli esterni Totò fu diretto in campi medi o lunghi, togliendogli gli eventuali ostacoli dal percorso, perché non vedeva e vi avrebbe inciampato. Pietro Davoli, anche se imposto da Pasolini, era uno dei macchinisti bravi, ed uno dei pochi che non erano “lecchini”. Una mattina passò un gatto nero e Pasolini trovò tutte le scuse per non girare. Riccardo “Redi” (figlio del prof. di storia dell’università di Padova) è nel ruolo dell’ingegnere antipatico, poiché aveva appunto un viso da antipatico. Fu convocato e la scena con lui fu girata in una villetta sulla Magliana, scoperta da Scaccianoce (architetto di origine pugliese, vissuto anni a Venezia); in tale villetta girammo tutta la sequenza del salone con gli intellettuali e dei cani. Fra gli intellettuali ve ne erano di autentici: i Baldini, la De Giorgi, ecc. Ogni tanto qualche amico mi chiede della troupe televisiva venuta sul set per filmare uno special, e che talvolta viene riedito dalla Rai: francamente, io, sul set ero talmente concentrato sul ciack che stavamo girando, che non mi accorsi nemmeno della troupe, e tanto meno del fatto che ci stesse filmando, altrimenti, avrei rifiutato di farmi filmare! No, sul set operatori di Cinegiornali o documentari non ne ricordo, ed escludo la presenza di eventuali troupe russe: se lo hanno scritto da qualche parte è un errore.

Come intervistatori di Pasolini, sul set di “Uccellacci e uccellini” venne una piccola equipe francese, due uomini ed una donna, con una macchina fotografica. L’intervista la concesse ad una pausa. All’approssimarsi della pausa, mentre tutti gli altri si avviavano per un caffè, Pasolini, che non conosceva il francese, mi chiamò per fargli da interprete, ma rifiutai, ed andai a mangiarmi il cestino. Era una bella giornata e la troupe francese rimase per qualche ora. Totò, gran signore, aveva simpatia per me, ma era seccato di Ninetto Davoli, a causa del quale, le loro sequenze in comune, dovevano essere ripetute dai 10 ai 15 ciack, perché Davoli, o scordava la battuta o non la recitava correttamente. Il cugino di Totò sul set io non lo ho mai veduto; vi era invece Mario Castellani, anche se non ho mai capito cosa esattamente ci stesse a fare. Al montaggio furono tagliate parecchie piccole inquadrature. In origine la predica agli uccelli, per il pezzo dei frati, Pasolini la aveva scritta esageratamente prosaica, in quanto temeva che, eccessivamente poetica, non sarebbe stata comprensibile. A Pasolini riferii che io preferivo quella di San Francesco, così la riscrisse, più poetica e lirica. Nel nostro “Uccellacci E Uccellini” nel ruolo di San Francesco d’Assisi, era il medesimo attore spagnolo che interpretava Gesù nel Vangelo, ovviamente, con trucco diverso.

Mario Bernardo


Riferimenti e bibliografie: