Bolognini Manolo

(Pistoia, 26 ottobre 1925 – Roma, 23 dicembre 2017) è stato un produttore cinematografico e calciatore italiano.

Dopo aver giocato a calcio nella Pistoiese, anche in serie B, decise di seguire il fratello maggiore Mauro a Roma per fare cinema. Partendo da primo aiuto segretario in Due notti con Cleopatra di Mario Mattoli, fece tutta la gavetta fino ad arrivare a produrre in prima persona, lavorando con grandi registi come Pier Paolo Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo, Teorema), Federico Fellini, Sergio Corbucci (Django), Andrej Tarkovskij e il fratello stesso (Il bell'Antonio).

Si sposò due volte: dal primo matrimonio ebbe due figli, Andrea e Carlotta; rimasto vedovo si risposò e gli nacque una terza figlia, Giada.

Manolo-Bolognini

Sono nato nel 1926. All’epoca mia, c’era un percorso obbligato da percorrere per fare la carriera in produzione: era obbligatorio fare 5 film come Aiuto Segretario, quindi 6 come Segretario Di Produzione, poi sei da Ispettore Di Produzione, quindi un esame per essere ammessi fra i Direttori Di Produzione, ed infine, produttore. Ho così fatto la gavetta, nell’epoca storica dei film dove vigeva la nota “arte di arrangiarsi”. Non mi sono mai iscritto alla associazione di categoria A.D.C. Oggi sono produttore e sto anche lavorando al restauro dei film diretti da mio fratello Mauro, il quale è infermo da 4 anni. Ho prodotto 65 film.

Il mio primo film, e primo dei cinque, quale “aiuto segretario di produzione” fu nel 1953 e si intitolava “Due notti con Cleopatra”, con Sordi e la Loren. Quando, in seguito divenni “Ispettore”, ero uno dei tre Ispettori Di Produzione più quotati, gli altri due erano: Mimmo Salvi e Nello Meniconi. Avevo appena finito di curare il doppiaggio per “Le notti di Cabiria” di Fellini, che De Laurentiis mi inviò a Bangkok: il produttore Luigi Rovere mi aveva affidato un film, mi pare dal titolo “Il vendicatore”, che era in co-produzione con una Società macedone, era il primo film di coproduzione italo-jugoslava, per la regia di William Dieterle.

Ero partito, ma, a Belgrado, sorsero dei problemi, così rientrai in Italia ed entrai nella lavorazione di “Totò e Marcellino”. Ricordo che qui, avevo molta autorità. Calvo arrivava quale piccolo divo di 8 anni: un giorno si mise a piangere e mi chiamò perché non gli piaceva il regista. Antonio Musu, che era legato al produttore Rovere, voleva provarsi nella regia. Totò era in crisi per fatti personali.

“Arrangiatevi” trattava il tema delle case chiuse in modo divertente. Io vi “entrai” perché Oscar Brazzi, direttore di produzione ufficiale, se ne era partito, e lo sostituii. La lavorazione fu piacevole. Le scene della prima casa, quella con Achille Majeroni e la Dandolo, fu ricostruita a Cinecittà, con una grande scenografia. Le scene interne ed esterne alla casa ex chiusa, furono appunto girate in una vera. Per il posizionamento in quella via dei vespasiani per il film, ci fu la protesta dell’onorevole Anfuso, ci fu una nota in Questura, ma tutto fu risolto e riprendemmo a girare. Il film non ebbe problemi in censura. Se ne fecero duecento copie.

Su tali due film, gli operatori davano meno luci su Totò, per il suo problema agli occhi, si dava il ciack all’ultimo momento. Ricordo Dino Valdi. Il cugino di Totò veniva ogni tanto. Mario Castellani, no, non lo vidi.

Manolo Bolognini


Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 23 novembre 1999