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Fraticelli Franco

(Roma, 30 agosto 1928 – Roma, 26 aprile 2012) è stato un montatore cinematografico italiano.

Nipote del montatore Mario Bonotti, è stato uno dei principali promotori dell'attuale Associazione Montaggio Cinematografico e Televisivo (A.M.C.) nata in Italia all'inizio degli anni settanta[1].

Ha montato oltre 150 film. Ha avuto una stretta collaborazione anche con Lina Wertmüller, a cominciare da Rita la zanzara (1966). In particolare ha montato anche Pasqualino Settebellezze (1976), film che ebbe 4 candidature all'Oscar del 1977. L'ultimo film con la Wertmüller è stato Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada (1983).

In seguito alla naturale transizione al montaggio in digitale, si rifiutò per molti anni di abbandonare il montaggio in pellicola. Il film Trauma (1993) è il primo che Dario Argento realizza senza Fraticelli, ed è infatti montato da Bennet Goldberg e dallo stesso Argento con il sistema EditDroid della Lucasfilm su laserdisc. Solamente negli anni 2000 si fece convincere ad utilizzare il sistema Avid[2].

È morto a Roma il 26 aprile 2012[3].

La collaborazione con Dario Argento.

Fraticelli è stato il montatore di fiducia di Dario Argento a partire da L'uccello dalle piume di cristallo (1969) fino ad Opera (1987). Successivamente Argento ha ritenuto di aver bisogno dell'apporto di persone nuove[4]. Tuttavia Fraticelli continuerà a lavorare indirettamente con Argento ai film da lui scritti e prodotti La chiesa (1989) e La setta (1991). Nell'arco dei 18 anni di collaborazione, Fraticelli non ha montato 4 mosche di velluto grigio (1971), questo perché vi fu un acceso litigio tra i due dopo che Argento visionò un premontaggio parziale del film. Il regista ritenne il lavoro fatto da Fraticelli "inguardabile" (mentre Fraticelli riteneva il girato di Argento poco coerente). La discussione culminò con il montatore romano che smontò il film dalla moviola e se ne andò. Il rapporto tra i due venne a ripristinarsi nel 1973, anno in cui lavorarono insieme su Le cinque giornate[5].

Il dibattito critico ha evidenziato come l'apporto di Fraticelli ai film di Dario Argento (specialmente nelle scene di suspense) sia stato fondamentale per il loro successo in Italia e all'estero, mentre quando la collaborazione si è sciolta i film di Argento hanno goduto sempre di minor popolarità[6].


Franco-Fraticelli

Iniziai nel 1947 come assistente al montaggio. Anche mio fratello assistente al montaggio. Marisa Fraticelli è mia sorella. Feci dai 12 ai 14 film quale assistente al montaggio, e poi circa duecento da montatore. Tentammo di rivendicare la nostra categoria prima costituendo la A.I.M. e successivamente la A.M.C. che esiste anche oggi. La pressa Catozzo e poi il magnetico facilitarono molto il nostro lavoro. Prima con l’acetone, occorreva più tempo... Ero assistente anche per “Totò cerca casa” e “Guardie e ladri”. Non vado spesso sui set. Mio maestro nella mia professione fu mio zio: il montatore Mario Bonotti. Come montatore, mi recai sul set di “Sette ore di guai”, non ricordo se aveva un titolo provvisorio diverso, una o due volte, per conoscere Totò. Poi lo vidi in sala doppiaggio: si doppiavano solo quelle cose non ottime dalla presa diretta. Ho recentemente rivisto “Sette ore di guai” in videocassetta: sì, ci sono piccoli salti qua e là, ma non tagli lunghi, rispetto la versione originale cinematografica.

Il truccatore Guglielmo Bonotti era mio zio, è scomparso circa 20 anni fa. Ignoro chi fosse lo stuntman che sostituisce Totò nelle scene appeso al palazzo; in alcuni punti si vede chiaramente anche l’utilizzo di un pupazzo. Si usavano “i trasparenti”. Sì, c’è qualche cosa di doppiato, qua e là. In alcune occasioni, per massimo 5 parole, so che doppiai pure io. Un rumorista utilizzato spesso in sala doppiaggio era il napoletano cacciuottolo.

All’epoca in cui in Italia si giravano oltre 150 lungometraggi annui, il montatore era prenotato anche con uno-due mesi in anticipo sul primo ciack. Noi, eravamo pagati a forfait, e ricevevamo il contratto solo a fine film, a volte, non lo ricevevamo per nulla. All’epoca il montaggio si stampava sul negativo con l’OTTICO, dove la colonna sonora aveva uno “spostamento” di 19 fotogrammi, quindi si rendeva necessario un doppio montaggio, che era effettuato dall’assistente al montaggio. Il montaggio con l’ottico si faceva con pressa in ferro o legno, ed infine si faceva la cosiddetta “punzonatura”, affinchè non restasse il brusìo delle giunte.

Montai “Operazione San Gennaro”, cameo di Totò ovviamente compreso. Montai infine, “Il padre di famiglia”; l’unico giorno che Totò girò, cioè le inquadrature al funerale, non ebbi, né la ebbe il produttore Turi Vasile, l’accortezza di conservarlo.

Totò era gentilissimo ed affabilissimo. Lo incontrai di passaggio alla vecchia Farnesina, che oggi non esiste più, mentre stava andando a doppiarsi per non so quale film.

Franco Fraticelli


Note

  1. ^ Stefano Masi, Nel buio della moviola.
  2. ^ FRATICELLI, Franco, su treccani.it. URL consultato il 6 luglio 2015.
  3. ^ Articolo dal sito Kometarossa.it, su kometarossa.it. URL consultato il 17 febbraio 2015.
  4. ^ Kiedilo ad Argento, su darioargento.it. URL consultato il 7 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2015).
  5. ^ Dario Argento, Paura.
  6. ^ Claudio Colleresi, Il cinema di Dario Argento.

Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 12 ottobre e del 4 e 19 novembre 1999