Magnanti Elda in Laurenti

Parrucchiera di scena, moglie del truccatore di scena Giuliano Laurenti, lavorò in molti film con Totò. Di seguito, i suoi ricordi.

Elda Magnanti

Mi chiamo Elda. Una Elsa Magnanti non esiste. Una delle più belle esperienze, vissuta accanto a mio marito, Giuliano Laurenti (1922-’85 od ’86), fu lavorare per sei anni in films con Totò, che era meraviglioso, sensibile, buono. Gli episodi sono tantissimi!

All’epoca la squadra di trucco/acconciatura, era obbligatoriamente di tre persone per i film di ambiente moderno: parrucchiera, truccatore ed un assistente; per i film in costume, la squadra poteva essere più numerosa, cioè ad aiutare truccatore e parrucchiera vi erano più assistenti, per occuparsi anche dei generici. Per dieci anni abbiamo avuto quale nostro “assistente truccatore” Alfio Meniconi. Nei contratti c’erano scritte le battute per gli altri, ed alle voci Totò, era scritto: “Fa lui”. Era sfruttato. Faceva un film ogni 4 settimane: se ne finiva uno al sabato, se ne iniziava un altro al lunedì; si fermava a luglio ed agosto, a settembre riprendeva. Edoardo Clemente c’è stato parecchio sui set, anche durante le lavorazioni a colori. Piero Agnolozzi lo ricordo, Anacleto Fasciolo no.
Le parrucche a Totò le facevo io per i films; per le controfigure ne facevamo una doppia: ognuno usava la propria, sia per le misure personali, che per l’igiene.
Il mio primo incontro con lui, fu per prendergli le misure. Una volta prese, le conservai e le utilizzai per tutti i film successivi. Il mio primo film con Totò era in costume, mi pare attorno al 1946 o ’47, mi pare “Figaro quà, figaro là”, ma se lei mi dice che è uscito nel 1950: no, non è possibile sia uscito tre anni dopo esser stato girato...comunque...poi ricordo “Fifa e arena”; no, non feci “I due Orfanelli”.

Una volta lo ero andato a vedere a teatro nella Rivista che presentava anche lo sketch del “coiffeur pour dames”: dalla platea me ne dovetti uscire perché piegata in due dal dolore per il troppo ridere! Chi lo ha visto a teatro non lo può scordare. Bombette gliene ho vista sempre una, però in tanti anni di carriera, chissà quante ne avrà dovute usare. Salvatore Cafiero, probabilmente se lo portò dal mondo teatrale, a fargli da autista; più tardi lo sostituì il fratello Carlo (Cafiero) perché a Salvatore sarà venuta nostalgìa del teatro, dove, mi pare, fosse un macchinista.
Per “Toto’ al Giro d’Italia” le due “barbe di scena”, quella per Totò, e quella per Dino Valdi, sua controfigura personale, le fece mio marito Giuliano. La protagonista femminile doveva essere la neo-eletta “Miss Italia”, vale a dire Fulvia Franco, ma a Totò non piaceva, non la volle, così il ruolo fu dato ad Isa Barzizza.

Per “I Pompieri di Viggiù” delle scene con Totò furono filmate a Torino. Lì a Torino, una attrice che aveva lavorato con me, aveva una cagnetta incinta, ed accettai di prendere una cagnolina che poi mi portavo appresso in una piccolissima cesta. “Milly” venne a trovare il marito, Mario Mattòli, sul set, e mi chiese se avessi già dato un nome alla mia barboncina. Accettai il suo consiglio e la chiamai Milly. Ricordo “Totò cerca Moglie”

“Figaro Qua... Figaro Là”: Totò era delizioso con tutti, Rascel era invece un po’ meno buono...
“Le sei mogli di Barbablù”: no, non c’era Gina Lollobrigida, e se lo hanno scritto è un errore. C’era la “Loren”, che già era stata generica in “Quo Vadis?” ed in “Totò Tarzan”. La madre di Sofia aveva lavorato a teatro con Mario Castellani, così quando si trasferì a Roma, veniva da Castellani per chieder di far lavorare la figlia a Totò. Io la vidi 14enne, e so quanto ha studiato e si sia impegnata: davvero ha meritato quel successo che mano a mano poi ebbe. Fece un bel ruolo in “Miseria e nobiltà”.

Quando io ero impossibilitata, per malattia, maternità, etc, quale parrucchiera in squadra con mio marito mi sostituiva mia sorella Renata, come nel caso di “Totò sceicco”.
Di “47 morto che Parla” non ricordo se gli esterni li girammo a Roma o a Napoli.
Durante “Guardie e ladri” ricordo, eravamo in esterni fuori Roma. Lui vide una bambina con le gambe storte: disse al suo amministratore di informarsi se i suoi genitori stessero provvedendo alle cure, erano povera gente, poi, mandò l’amministratore a parlare coi medici, e la fece operare a spese sue: l’intervento andò bene.

Per “Totò terzo uomo” esterni a Minturno, paesino sul mare, non lontano da Roma. Quando Diana se ne andò fu molto addolorato, ma non la dimenticò mai. Durante gli anni ’50 una Società di produzione gli fece un lungo contratto, e, per acconto, gli diedero l’attico sopra l’appartamento dove Egli abitava a viale Parioli. E quando Diana si separò da Tufaroli, sull’attico egli mise Diana. Sul set ci veniva a lavorare e non gli ho mai visto scrivere appunti o memorie, ma solo poesie o canzoni. Le poesie ce le leggeva. Totò con Carlo Cafiero andava per passeggiate al mare da soli, durante le quali leggeva le sue poesie. Quando scrisse “CON TE” ce la fece sentire... era incerto.

“Sette ore di guai” come titolo non me lo ricordavo...ma ora che me ne racconta la trama, sì, me lo ricordo. Durante la lavorazione di “Toto’ a colori” non ricordo affatto gli si sia addirittura bruciata la parrucca! Era il 1952. Fecero i provini per il colore e poi le foto Ferrania. In questo film quando lo vedevo nel Pinocchio, pareva vero e mi commuoveva e suscitava tenerezza ed emozione...e se lo rivedo, mi suscita tale effetto anche oggi. Dopo questo film, nel 1952, io e Giuliano ci sposammo.

“Dov’ è la liberta’?!” esterni a Napoli. Fra i ballerini della maratona vi era anche colui che diverrà il massaggiatore di Marcello Mastrojanni. De “L’uomo, la bestia e la virtù” ricordo che Orson Welles era un “folle” che voleva, invano, prevalere su Totò, e si temeva ne risentisse il film, che invece, riuscì bene.

Sì feci anche “Totò e le donne”. “Una di quelle” era un bellissimo film, drammatico, di Aldo Fabrizi, che non fu capito. No, io non ci lavorai: lo fece mia sorella Renata, in quanto io ero incinta.
Il 2 dicembre del 1952, nacque mia figlia; Antonio De Curtis accettò di farle da “padrino al battesimo”; la chiesa era il Battistero di San Giovanni: fu lì, che il prete, rimasto frastornato dalla sfilza di nomi araldici di Totò chiese se Bisanzio fosse il padre, ed alla domanda, serafico e comico, lui rispose, come già è stato pubblicato: “No, mio nonno, sulla biga”.
Karl Struss fu assunto per il film in tre dimensioni “Il più comico spettacolo del mondo”, che io feci, poi, De Laurentiis lo fece restare, anche per altri films, fra cui “Un turco napoletano”.
Per il “turco napoletano” quali parrucchiere ci eravamo sia io che mia sorella Renata, in quanto, c’era un sacco di gente.

“Totò e carolina”: ricordo che noi seguivamo la jeep per i vari esterni nelle campagne romane. Nonostante vi fosse Piero Agnolozzi, che avrebbe dovuto sostituire Totò anche nel bagno, Monicelli pretese comunque, che a bagno andasse anche Totò, perché nei primi piani si vedesse chiaramente che era lui, e quindi per la credibilità della storia: Totò si prese un malanno sul serio. Guarito Totò, riprendemmo a girare, spostando il set a Torino, in quanto la Ferrero era ivi impegnata a teatro con Gassmann.

Sì ricordo anche “I tre ladri”, ma non ne ho aneddoti particolari. Stava ultimando un film, quando all’ottavo mese di gravidanza, nacque e morì suo figlio Massenzio: fu un grande dolore. Il titolo “Alla fermata del 66” non mi dice nulla. “Destinazione Piovarolo” oltre che a Roma fu girata in una stazioncina...

“Il coraggio” fu girato negli stabilimenti a Tirrenia. I rapporti di Totò sia con Cervi, che con Talarico apparivano buoni. Sì, ho fatto anche “Siamo uomini o caporali”

“Totò lascia o raddoppia?”: a fine lavorazione Totò regalò ad Edy Campagnoli un anello con brillante.

Lo convinsero a tornare alla Rivista, e così, io e Giuliano, ci dedicammo ad altri films. A fine tournèe rimase semi-cieco. Mi telefonò perché aveva desiderio di vedere mia figlia, che aveva tenuto a battesimo, e che aveva oramai 6 o 7 anni. Così andai a trovarlo nel periodo di riposo forzato nella semi-oscurità di casa sua: vedere la posa che Lui doveva assumere, storcendosi, per vederla ed accarezzarla, mi lasciò così male, che non ebbi più il coraggio di andarlo a trovare. Lo rivedemmo sul lavoro ne “Il monaco di Monza”, qualche anno dopo, ma ne ricordo poco.


In “Risate di gioia” mia sorella Renata la pretese Anna Magnani, perché la aveva avuta in film precedenti. Così Renata ritrovò Totò, col quale aveva già lavorato per “Una di quelle”. Morto Totò le sue parrucche le diedi a Rocchetti. Monicelli ammise di averlo sottovalutato e considerato “di serie b”, lo infastidive che lui girasse dalle ore 14; ma alle 14 Totò era puntuale.

Qualche anno dopo “Il monaco di Monza”, ci chiamarono per il film “Le Streghe”: per il resto del film gli attori erano stati truccati da Goffredo Rocchetti con la sua parrucchiera Maria Teresa Corridoni; per l’episodio di Pasolini, chiamarono me e Giuliano, per via della calotta che Totò doveva mettere sulla testa, testa che io ben conoscevo, e della quale avevo preso le misure quasi vent’anni prima. Fu l’ultima volta che ci lavorai. Quando udimmo la notizia della morte, stavo lavorando, fuori Roma, al film “La cintura di castità”, con Monica Vitti. Partii subito per rendergli omaggio.

Elda Magnanti in Laurenti


Riferimenti e bibliografie:

Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, il 2 e 7 febbraio 2000