Majolo Rudy

Classe 1929, scomparso il 14 maggio 2007. Poeta, autore di Riviste satiriche, scrittore. Esperto e testimone inoltre del Teatro di Rivista, non per studio o “per sentito dire”, ma per averlo vissuto per decenni, sia come sfegatato ed attento assiduo spettatore, che per averlo vissuto nel dietro le quinte, come autore.

Rudy-Majolo

Gianni Buffardi, il marito di Liliana De Curtis, era mio cugino. Gianni aveva il vizio del gioco, ma era “un signore” ed amava davvero i due figli avuti da Liliana. Forse Totò, per la figlia avrebbe voluto un uomo diverso.
Al cinema io ho sempre preferito il teatro, però confesso, che qualche esperienza cinematografica la ho fatta, furono esperienze per distrarmi, da vari problemi personali, nel corso degli anni sessanta, ma che non mi segnarono, e, che confesso, mi stancavano. Ho partecipato in qualche modo, nella troupe, o in brevi genericate a qualche film diretto da zio Carlo L. Bragaglia; su insistenza di mio cugino, Gianni Buffardi, che era implicato nelle produzioni, ho partecipato a qualcuno dei film con Totò: “Lo smemorato di Collegno”, “I due colonnelli” con Walter Pidgeon... lasciamo perdere. Mi dici che risulto scritto nei titoli di testa di “Totò contro i 4” ? Sì, vi ho lavorato, ma per poco, dopo una settimana lasciai il film perché per me era una brutta esperienza; e Totò era stanco, malato, cieco, non era più quel folletto benefico che ero abituato a godermi a teatro.

Lo spettacolo di Rivista, oltre a quadri di canto e ballo, ed alle ballerine, le quali erano ciò che il pubblico anelava molto vedere, prevedeva, di norma, sei o sette “uscite” del comico. Nell’ordine, le uscite del comico erano 4 nel primo tempo, cronologicamente: “la presentazione del Comico”, uno sketch di medio impegno, un duetto ed un sottofinale; e nel secondo tempo: uno sketchettino, ed uno o due sketchettoni. Beh, quando Totò allungava uno sketch, dallo schema della Rivista, ovviamente, si tagliava qualcos’altro.

Conobbi Totò nel periodo della famosa Rivista “Quando meno te l’aspetti”, perché, nel periodo della mia formazione, accompagnavo il mio “maestro” Michele Galdieri, il quale, però, non mi permetteva ancora, data la mia età all’epoca ancora “verde”, di frequentare “le prove”. Ricordo che in tale Rivista, nella tappa a Milano del 1941, vi era anche lo sketch, con Totò, dal titolo: “la boxe coniugale”, satira fra moglie e marito, ambientata in un ring; una sera fu ospite Primo Carnera.
Nella bellissima Rivista “Volumineide” Anna Magnani cantò la nota canzone, di Michele Galdieri “la fioraia del Pincio”, che reinterpretò, ad eterna memoria, per il suo cortometraggio contenuto nel film ad episodi “Siamo donne”, diretta da Luchino Visconti. Fra i molti numeri indimenticabili di tale Rivista, ricordo Totò camuffato da Pinocchio. Il noto Pinocchio che ci è stato tramandato da “Totò a colori”, ma che a teatro era molto più ricco e divertente.
In “Con un palmo di naso” Totò aveva un numero che era proseguitivo del Pinocchio di “Volumineide”. Qui, Michele Galdieri, che in quanto a satire e genio non era certo secondo a nessuno, scrisse un “gioco scenico”: ad un certo punto della esibizione di Totò nelle vesti di Pinocchio, si alzava un presunto spettatore, falso, dato che era in realtà un attore della Compagnìa, ma era stato seduto in mezzo all’autentico pubblico fino a quel momento; dopo essersi alzato, recitava, in modo da essere spacciato per sinceramente irritato: “Fermi tutti! Io ho già visto questo numero in un'altra Rivista! Com’è possibile, in una Rivista nuova, vedere cose vecchie?” Gli rispondeva un attore, leggendogli una lettera di Galdieri: “Se gli altri copiano me, perché io non posso copiare me stesso?!”

Nel 1944, in piena occupazione nazista, in occasione della Rivista “Che si sono messi in testa?”, con riferimenti niente affatto casuali, tanto è vero che dovettero cambiarle il titolo in: “Che ti sei messo in testa?”, a Roma, assistetti alla riappacificazione fra Totò ed Anna Magnani. Lo spettacolo si dava alle 14, anziché alle 21, a causa del coprifuoco. Ero stato testimone oculare ed auricolare dei litigi fra Annarella e Totò. Dato l’enorme successo che riscosse tale Rivista, Galdieri presentò in tempo record quella successiva dal titolo “Con un palmo di naso”, la quale, per essere sinceri e precisi, aveva segretamente fatto provare dalla Compagnìa medesima, già durante le repliche di “Che ti sei messo in testa?” Come “Che ti sei messo in testa?” aveva allusioni alle persecuzoni nazi-fasciste, così “Con un palmo di naso” alludeva alla eventuale sorpresa dei nazifascisti dell’Asse, all’arrivo improvviso degli Alleati, che si attendevano a Roma, da un momento all’altro.

Mentre si esibiva nelle repliche di una Rivista, Anna Magnani, al contempo, partecipava al film di Rossellini, che sarebbe uscito col titolo, oggi famoso: “Roma città aperta”. Harry Feist, che nel citato capolavoro di Rossellini interpreta in modo impeccabile il ruolo del nazista spietato, era un capace ballerino solista, apprezzabile nella pellicola “I Pompieri Di Viggiù”.

Lucy D’Albert era una brava “tuttofare”, tanto che spesso, veniva adoperata per le sostituzioni, tanto è vero che, quando la Magnani, costretta a Roma dalla malattìa del figlio Luca, non poteva allontanarsi dalla capitale, se nella tappa romana della Compagnìa si presentava a teatro, nella tournèe fuori-Roma della Compagnìa, veniva sostituita dalla D’Albert.

Alla fine della Guerra, Michele Galdieri scrisse “Imputati, alziamoci!” che fu data a Roma con vari attori, fra i quali Rossano Brazzi ed Alberto Sordi. Poi, per poco, si aggiunse al cast anche Peppino De Filippo, il quale era reduce dalla separazione/rottura con il fratello Eduardo, e fu aggiunto qualche sketch relativo al Natale. Quando fu liberato anche il Nord, Galdieri scrisse la Seconda versione di “Imputati, alziamoci!”, componendola con la fusione di alcuni quadri presi da “Con un palmo di naso”, e di altri presi dalla prima versione di “Imputati…”, le sue ultime due Riviste, che al Nord non avevano ancora avuto modo di vedere, affidandola a Totò.

Totò, camuffato da Pinocchio, diceva la nota battuta “Compagni o camerati, è la stessa cosa”, nata per ribadire che siamo tutti uguali, ma che gli costò l’essere schiaffeggiato dai partigiani. (nota del tenente Colombo: non solo gli costò uno schiaffo, ma a Firenze, dopo lo spettacolo teatrale, finì all’ospedale, e gli andò bene perché fu protetto dal macchinista torinese Silvio Viglìno, futuro suocero di Dino Valdi, e gli costò anche la ostilità dei giornalisti recensori fiorentini dell’epoca, come risulta proprio dai quotidiani dell’epoca.)

Nelle Riviste l’autore di testo e musica delle canzonette comiche e non, per lo spettacolo, non era Totò, ma sempre Galdieri medesimo. Mi chiedi, dato il successo che il loro binomio aveva sempre ottenuto “negli anni d’oro”, perché Totò non fece più Riviste assieme a Michele Galdieri? Per il momento preferisco mantenere il riserbo. Ci fu una rottura definitiva di rapporto, che, ti racconterò in futuro.

Rudy Majolo


Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista rilasciata a Simone Riberto, alias Tenente Colombo, 9 novembre 1999