Totò e... Clelia Matania

Clelia_Matania

Un altro Charlot


Totò l'ho conosciuto al mio debutto in rivista con l'Orlando Curioso di Michele Galdieri. Totò era vestito da Orlando Furioso, con la corazza, le piume in testa, tipo pupo siciliano, era delizioso. Fu lo stesso Galdieri che mi scoprì; c'era soubrette che era Lucy D'Albert, era soprattutto una ballerina, con i nudi dell'epoca. Io facevo vari caratteri, facevo anche una vecchia inglese che parlava italiano con le deformazioni dell'accento inglese.

Quando ho fatto il primo film con Totò, Il ratto delle Sabine, dicevo a tutti: "Preferisco Totò in cinematografo, Toto è per il cinema". Certo, in teatro è meraviglioso, però è un peccato perché molta gente nei paesi di montagna non può andare al cinema, ma non ha la possibilità di andare a teatro, bisognerebbe sfruttare Totò in cinema. E allora mi dicevano: «No, no, per carità, Totò è per il teatro, non è per il cinema». Infatti c'è stato un periodo che Totò non ha fatto più niente, perché non è stato compreso. In Totò io vedevo un altro Charlot. A modo suo, napoletano, un'altra cosa, però grande come Charlot, sono sempre stata una sua grandissima ammiratrice.

Il film che mi ha divertito di più è stato Totò e le donne, io interpretavo la cameriera scema che sbagliava sempre tutto, storpiava le parole. Siccome ne avevamo una a casa che era così, io non ho fatto altro che imitare questa Anna di Capri che non sapeva né leggere né scrivere, parlava a orecchio e sbagliava tutto.

Una volta siccome a Capri c'era un pescatore che si chiamava" 'o ricciulillo', allora lei un giorno mi telefonò e mi disse: «Sapete, signora, è venuto 'o ricciulillo». «Ah, - faccio io - è venuto 'o ricciulillo, come mai, da Capri?». «No signora no, non è 'o ricciulillo 'e Capri, è 'o ricciulillo 'e Roma». «Ma chi sarebbe ricciulillo 'e Roma?», «Come, 'o ricciulillo 'o registro». Un regista? Era Giovanni Franciolini che era diventato 'o ricciulillo. E così centomila cose.

Una volta mi chiese: «Scusate signora, ma De Gasperi è comunista o appartiene alla zia cristiana?». Io non ho fatto che imitare lei in questo personaggio che non capiva al telefono chi era. Difatti Totò si arrabbia terribilmente perchè io dico: «Ha telefonato Edda». «Ah, e che t'ha detto?», «Eh, ha detto, sono Scelba». «Come, ma era Edda o Scelba, non ho capito». «A verità, non ho capito bene». «Ma scusa, era uomo o donna?». «E io che ne saccio, che al telefono si vede?».

Galleria fotografica e rassegna stampa


1947 03 27 Corriere della Sera Clelia Matania Toto teatro L

Tutta colpa della raucedine? Clelia Matania, nota attrice del varietà, avrebbe debuttato nella compagnia Totò, al Lirico, se una seria forma di tracheite con forte mal di gola e conseguenze e raucedine, non avesse cambiato le vie del suo destino artistico?  Clelia è sicura di no: si protesta vittima di soprusi e di ostracismi, impugna il proprio contratto e a mezzo del suo legale, avv.  Renato Tardivo, chiama in giudizio l'impresario teatrale comm.  Luigi Romagnoli per il risarcimento dei danni: la cifra non è iperbolica, ma tuttavia rispettabile: un milione e 100 mila lire.

Clelia Matania, già appartenente alla compagnia Rascel e favorevolmente conosciuta soprattutto nell'Italia centro-meridionale, desiderava di buttare in un grande teatro milanese era in rapporti con il Romagnoli  il quale la scrittura per la compagnia Totò, in qualità di prima attrice assoluta, con un contratto di 4 mesi è la paga di 9 mila lire al giorno. Le fu dato da leggere un copione di rivista per la scelta delle parti a lei più gradite e della manifestò la sua preferenza per 5 quadri. Poi intervenne quella noiosa tracheite, constatata dai medici prof. La Cava e prof. Della Vedova  e la soubrette si trovò nell'impossibilità di debuttare per la serata inaugurale, fissata per il 5 marzo, e ne diede avviso l'impresario.  ma l'esordio della compagnia Subì poi un rinvio e la matania, guarita prima del previsto, si presentò in teatro per la recita. ma, ormai, le parti erano già state assegnate a 3 attrici la Wars da Giusti e la casa grande.

Nell'esposto presentato all'autorità giudiziaria la Matania fa la storia della propria Odissea, praticamente conclusasi a suo danno punto donde da richiesta di risarcimento in seguito a violazione di contratto per colpa dell' impresario.

«Corriere della Sera», 27 marzo 1947


1951 05 31 La Stampa Toto

E' stata depositata ieri alla III Sezione Civile della Corte d’Appello la sentenza nella causa intentata dalla attrice Clelia Matania, patrocinata dall’avv. Renato Tardivo, contro l'impresario teatrale Luigi Romagnoli. La Matania, scritturata con regolare contratto dal Romagnoli nella compagnia di spettacoli di varietà Totò, il 25 marzo 1947, col ruolo di prima attrice assoluta e per la durata di quattro mesi, con una retribuzione giornaliera di 9000 lire, era stata colpita, subito dopo l'inizio delle prove, da una forma di bronchite che la mise — secondo il referto, medico — nell'impossibilità di partecipare alla prima recita della stagione.

Venuto il miglioramento, la Matania si presentò al Romagnoli; ma questi le rispose di aver dovuto provvedere in modo diverso, ritenuto insufficiente il tempo per ulteriori prove alle quali la Matania avrebbe dovuto sottoporsi per entrare efficacemente in ruolo; le propose tuttavia uua modificazione del contratto, riducendo da cinque a due le parti da sostenere. L'attrice ritenne lesiva del suoi interessi questa alterazione di contratto, che, fra l'altto, le pregiudicava la reputazione artistica, essendo corsa voce proprio per questo fatto, che essa fosse stata protestata. Chiedeva perciò la somma di 1.100.000 lire per retribuzioni non corrisposte e danni morali. Il Romagnoli replicava che la Matania non aveva avuto danni morali in quanto essa era stata, nel contempo, assunta dalla compagnia Cogliati di Roma con la paga di 7000 lire giornaliere, e che, comunque, il contratto prevedeva ogni insindacabile facoltà di modifiche e sostituitone di ruolo.

La causa discussa una prima volta davanti alla VI Sezione del Tribunale, si é conclusa in sede d'Appello (presidente il consigliere De Rubels, consigliere estensore il dott. Antonio Lannl) con una sentenza che riforma quella del Tribunale e riconosce l'inadempienza del Romagnoli, condannandolo al pagamento di 250.000 lire alla Matania, più gli interessi, a titolo di risarcimento danni, e a tutte le spese del doppio grado del giudizio, ammontantl complessivamente a 348.000 lire.

«Corriere della Sera», 31 maggio 1951


I documenti


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983