Totò e... Isa Barzizza

Diventava un altro

 

Con Totò ho lavorato la prima volta nell'estate del '47 in "I due orfanelli" di Mattoli. Quell'anno facevo teatro con Macario e Mattoli venne a offrirmi di fare questo film che per me era il primo. Nell'inverno successivo Totò mi volle nella rivista "C'era una volta il mondo" e poi in "Bada che ti mangio": abbiamo lavorato insieme per due anni di seguito. Il famoso sketch del vagone letto, che poi è staato ripreso anche in Totò a colori, l'ho fatto per la prima volta in "C'era una volta il mondo": era uno sketch per modo di dire perché alla fine era diventato lungo quasi come un atto di una commedia, durava quarantacinque minuti, mentre al momento del debutto, durava sì e no dieci minuti: ogni sera Totò aggiungeva qualche cosa.
Nella stagione successiva feci "Fifa e arena", un film che ha incassato moltisssimo, avevo la parte che in "Sangue e arena" era stata di Rita Hayworth, la miliardaria americana che si innamora del solito mistificatore. Totò al giro d'Italia è stato faticosissimo. Andammo veramente tutto il periodo in giro per l'Italia con questi ciclisti, anche se facemmo una serie di tappe che non erano quelle ufficiali. "Totò a colori" puntava tutto sul colore, nel vestito o nel trucco ci voleva sempre qualcosa di rosso o di verde. Non ho più avuto occasione di rivedere "Figaro qua ... Figaro là", "Le sei mogli di Barbablù", "Sette ore di guai": i titoli me li ricordo, ma i film molto meno. Spesso erano film tirati via, fatti in fretta. In quel periodo facevo quattro, cinque film durante un'estate, uno dopo l'altro, senza neppure il tempo per ricordarmi le storie, del resto abbastanza idiote. Quando ho rivisto molti dei film di Totò, quasi tutti abbastanza brutti, tirati via, fatti senza cura, mi sono accorta che Totò era sempre di una bravura eccezionale, sia che il film fosse bello o che fosse brutto, lui era Totò, quasi al di fuori della storia, era straordinario, riusciva a salvarsi sempre.
Totò era come due persone in una. Quando era al di fuori del palcosceniico, a casa sua o per la strada, era un tipo di persona, sul palcoscenico diventava un altro. Nella vita privata era molto gentile ma molto schivo, non dava confidenza neppure a quelli che lavoravano con lui da molto tempo. Prima dello spettacolo non parlava con nessuno, stava chiuso in camerino, poi nel momento in cui metteva piede sul palcoscenico si accendeva, sembrava che esplodesse, con tutto il suo umorismo, con la sua forza mimica, con le sue battute surreali.

È la più giovane « soubrette assoluta » della Rivista italiana. Scoperta da Macario nell'immediato dopoguerra, Isa — figlia del « re del jazz » Pippo Barzizza — era non solo emozionatissima, ma ultraminorenne, la sera in cui appariva in palcoscenico per la « prima » delle Educande di San Babila. Quando sfilava in passerella, il volto le si imporporava lievemente; il suo magnifico sorriso non sapeva dissimulare completamente un’ombra di disagio. Ma la cosiddetta « stoffa » della soubrette c’era : spirito, garbo, malizia, freschezza, erano le sue doti più invidiabili. Isa con Macario, Isa con Totò, e poco dopo Isa in una quantità di film, vittoriosa sullo schermo come alla ribalta. L’attività cinematografica, anzi, le impediva più d’una volta di ripresentarsi in teatro; finché un giorno, quasi senza avvedersene, ella si trovò impegnata tanto con Cinecittà che con gli Spettacoli Errepì. Come fare? Ad un certo momento parve senz’altro che Isa dimenticasse l’impegno teatrale per non mandare a vuoto quello cinematografico: ma « Errepì », forte del contratto che aveva in mano, si mostrò inflessibile: i suoi avvocati ottenevano il sequestro dei beni della leggiadra traditrice « fino alla concorrenza di cinquantaquattro milioni»: cifra approssimativa del danno che egli avrebbe senza dubbio subito. Nel dare tale notizia, un giornale di Roma stampava : « Il sequestro dei seni di Isa Barzizza per un valore di cinquantaquattro milioni ». Era un banalissimo errore di stampa, si capisce: ma un errore che avrebbe inorgoglito qualsiasi attrice. (Si dice poi che quel giorno Gina Lollobrigida e Silvana Pampanini passassero ore ed ore a fare, matita alla mano, complicatissimi calcoli aritmetici).

Dino Falconi e Angelo Frattini


Così la stampa dell'epoca


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Il cinema

Con il principe della risata la Barzizza realizzò 11 film. La sua filmografia conta nel complesso una trentina di pellicole, anche se in ruoli per lo più secondari, come spalla dei comici maschili con i quali già lavorava a teatro. Forse l'unico ruolo da protagonista che interpretò fu Gran Varietà del (1954), dove cantava un blues con un fatale vestito nero di raso con lo spacco.

Nella stagione 1951-52 lavorò con Garinei e Giovannini, che omaggiarono la sua grande bellezza e il suo spigliato senso dell'umorismo in riviste come Gran baldoria, che riscosse un grandissimo successo di pubblico. Negli stessi anni si cimentò anche nel teatro di prosa recitando William Shakespeare ne La dodicesima notte, per la regia di Renato Castellani.
Il 3 gennaio 1954, giorno d’inizio dei programmi ufficiali della televisione italiana, la RAI trasmise l'atto unico di Carlo Goldoni Osteria della posta nel quale la Barzizza era l'attrice protagonista. Seguirono altre numerose commedie che verranno passate in televisione. Nel 1955-56 un nuovo successo con la commedia musicale Valentina, la storia d'amore di due fidanzati che fanno un salto in avanti nel tempo.
Nel 1957, a soli 28 anni, decise di interruppe la carriera nel teatro brillante in seguito alla morte del marito per un incidente stradale. Per alcuni anni si dedicò totalmente all'unica figlia. Seguendo un consiglio, agli inizi degli anni sessanta fondò una società di doppiaggio, dedicandosi a questa attività sia come imprenditrice che come direttrice artistica.
Tornò a teatro solo nei primi anni novanta, di nuovo in commedie come La pulce nell'orecchio per la regia di Gigi Proietti, o Arsenico e vecchi merletti per la regia di Mario Monicelli. Nel 1995 partecipò al Festival di Spoleto con L'ultimo yankeedi Arthur Miller e nel 1999 interpretò una versione della riduzione teatrale del romanzo Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi, accanto a Lauretta Masiero.

Nello stesso periodo è tornata a lavorare anche al cinema e alla televisione: ha infatti condotto per Raitre il rotocalco Mai dire mai nel 1989 con Fabio Fazio e Giampiero Mughini e ha partecipato alle due serie della fiction di Raiuno Non lasciamoci più (1999 e 2001).


A teatro Totò arrivava con un certo anticipo, alle sei e mezzo - sette per andare in scena alle nove. Teneva molto spesso una chaise-longue in camerino: si metteva lì e riposava, probabilmente pensava alle gag che avrebbe fatto o a modificare qualcosa. Era sempre vestito con grande cura, quasi ricercatezza, colletto duro, spilla sotto la cravatta, sempre doppio petto, bei vestiti ben tagliati; quando usciva dal camerino era un'altra persona, si faceva due pomelli rossi, un po' di riga agli occhi per segnarli di più, una bombettina, un fracchettino strambo, sdrucito, ed era di una vitalità... non si poteva immaginare che un signore mezz'ora prima così riservato potesse trasformarsi in quel modo.

Isa Barzizza, intervista di Alberto Anile


Totò era come due persone in una. Quando era al di fuori del palcoscenico, a casa sua o per la strada, era un tipo di persona, sul palcoscenico diventava un altro. Nella vita privata era molto gentile ma schivo, non dava confidenza neppure a quelli che lavoravano con lui da molto tempo. Prima dello spettacolo non parlava con nessuno, stava chiuso in camerino, poi nel momento in cui metteva piede sul palcoscenico si accendeva, sembrava che esplodesse con tutto il suo umorismo, con la sua forza mimica, con le sue battute surreali. Anche nei film è spesso un personaggio surreale, nel contesto di una scena viene fuori con dei gesti, con una battuta al di sopra delle righe, una rottura totale con la situazione che si voleva rappresentare. Nei rapporti d’ogni giorno era sempre abbastanza formale, anche con quelli che lavoravano con lui, addirittura un po’ carente dal punto di vista umano, anche se sempre molto corretto, privo di tutte le rivalse, le ripicche, che ci sono spesso tra colleghi. Si raccontavano storie di gelosie folli, patologiche. Quando lavorava a teatro non faceva niente durante tutta la giornata, se non dormire a lungo. Dormiva sempre molto, mangiava, andava in teatro prima dello spettacolo. Arrivava con un certo anticipo, alle sei e mezza, sette per andare in scena alle nove. Si metteva sulla chaise-longue che aveva in camerino e riposava, probabilmente pensava alle gag che avrebbe fatto o a modificare qualcosa. Era sempre vestito con grande cura, quasi con ricercatezza: colletto duro, spilla sotto la cravatta, sempre doppio petto, bei vestiti, ben tagliati. Quando usciva dal camerino era un’altra persona, si faceva due pomelli rossi sulle guance, un po’ di riga agli occhi per segnarli di più, indossava una bombettina, un fracchettino strambo, sdrucito, era pieno di incontestabile vitalità. Solo sul palcoscenico si scatenava, non si poteva immaginare che un signore, mezz’ora prima così riservato, potesse trasformarsi in quel modo. Altri comici nella vita privata sono uguali a come li vedi sul palcoscenico. Totò invece era un’altra cosa.

Con Totò ho lavorato la prima volta nell’estate del 1947 in I due orfanelli di Mario Mattoli. Nell’inverno successivo Totò mi volle nella rivista C’era una volta il mondo e poi in Bada che ti mangio!: abbiamo lavorato insieme per due anni di seguito. Il famoso sketch del vagone-letto, che poi è stato ripreso in Totò a colori, l’ho fatto per la prima volta in C’era una volta il mondo. Era uno sketch per modo di dire perché alla fine era diventato lungo quasi come un atto di una commedia, durava quarantacinque minuti, mentre al momento del debutto durava sì e no dieci minuti. Ogni sera Totò aggiungeva qualche cosa. Per quanto riguarda lo starnuto, aveva cominciato con un accenno, vedeva che il pubblico ci stava e allora la seconda sera lo allungava, ma continuava a fare anche tutto quello che aveva fatto la sera prima. Una cosa si agganciava all’altra, con un rigore assoluto: inventava molto e, se riteneva che funzionasse, una volta che la metteva a punto non cambiava più una virgola. Lo sketch nasce da un canovaccio di Michele Galdieri, ma è una variante ferroviaria dell’antica farsa napoletana La camera fittata a tre. Qui i letti sono due, prenotati da Totò e dall’onorevole Trombetta, la terza persona è una bionda affascinante che chiede asilo nel loro scompartimento. Già prima che l’intrusa entri in scena, i due si guardano in cagnesco con la recondita speranza di cacciarsi l’un l’altro e occupare tutto lo scompartimento. Nel film la scena è affidata agli attori che l’avevano interpretata a teatro e cioè a Totò, Mario Castellani e a me. Totò ci ha messo le cose più carine, però a teatro era un’altra cosa. Totò a colori puntava tutto sul colore: nel vestito o nel trucco ci voleva sempre qualcosa di rosso o di verde. Tutto era coloratissimo, come nei film americani. Spesso i film fatti con Totò erano tirati via, fatti in fretta. In quel periodo facevo quattro, cinque film durante un’estate, uno dopo l’altro, senza neppure il tempo per ricordarmi le storie, del resto abbastanza idiote. Quando ho rivisto alcuni di questi film, mi sono accorta che Totò era di una bravura eccezionale. Sia che il film fosse bello o che fosse brutto, Totò era straordinario, riusciva a salvarsi sempre.

Isa Barzizza

Una curiosità del film "I due orfanelli"

Nel film "I due orfanelli", vennero girate due sequenze diverse della stessa scena: una per il mercato italiano, l'altra per l'estero. Isa Barzizza, nel ruolo di collegiale innamorata dell'ufficiale Galeazzo Benti, a un certo punto, accompagnata dalla musica, doveva esibirsi con le sue compagne in una danza sensuale insieme ad altre collegiali, riparata da una tenda.


La scena delle collegiali che fanno la doccia per allora era molto osé, si vedevano queste ragazze nude in silhouette dietro una tenda o qualcosa del genere. Ricordo che Mattoli mi chiese: «Oltre a questa scena qui, ne facciamo anche una che ti si vede un pezzo...? Non nuda completamente, ma un po' di seno... In Italia non va, è fatta per l'estero». Dico: «Va bene, però io mi vergogno un po' davanti a queste persone». Allora ha fatto uscire tutti, è rimasto solamente lui e il suo aiuto, Leo Catozzo. Mi ripresero con delle luci con un effetto per cui si vedeva e non si vedeva. Era una cosa molto osé per allora.

Isa Barzizza, intervista di Alberto Anile, 2003.





Le opere

Teatro

1947 - C'era una volta il mondo

 

1949 - Bada che ti mangio

 

Cinema

1947 - I due orfanelli

 

1948 - Fifa e arena

 

1948 - Totò al giro d'Italia

 

1949 - I pompieri di Viggiù

 

1950 - Le sei mogli di Barbablù

 

1950 - Figaro quà Figaro là

 

1951 - Sette ore di guai

 

1952 - Totò a colori

 

1953 - Il più comico spettacolo del mondo

 

1953 - Un turco napoletano

 

1954 - Totò cerca pace

 


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
  • Testimonianza di Isa Barzizza raccolta da Chiara Supplizi.
  • "Guida alla rivista e all'operetta" (Dino Falconi - Angelo Frattini), Casa Editrice Accademia, 1953