Totò e... Silvana Pampanini

Silvana_Pampanini 

Un signore

47 morto 00041

Totò era veramente un gentleman dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, era un professionista favoloso, molto signore, molto gentile e molto bravo. Totò non era bravo soltanto come attore comico, Totò era un grandissimo attore drammatico, anche se è stato sfruttato in film troppo facili, film commerciali di qua, film commerciali di là. La comicità vera è quando tu con un niente fai ridere e interpreti veramente e non soltanto facendo delle battute, la comicità non è soltanto questo. Con lui ho fatto tra l'altro 47 morto che parla, che era poi L'avaro di Molière. In 47 morto che parla c'è dentro questa beffa, c'è la satira, c'è dentro la comicità, in fondo c'è dentro un po' di tutto, non è il filmettino così.

Totò aveva un'ammirazione immensa per me, certo ero molto giovane, ma con una discrezione tale, con una signorilità tale. Mi faceva capire che mi voleva molto bene, che mi voleva sposare, ne aveva parlato con papà che però gli diceva: "Totò, guardi, Silvana è una ragazzina, non ci pensa proprio a queste cose". Era sempre molto gentile e carino, nel camerino mi faceva trovare i mazzolini di fiori, quelli tutti montati con il pizzo sotto delicatissimo, il profuumo, i cioccolatini.

Un giorno venne da me per dirmi: "Silvana, ci pensi". Allora a me uscì quella frase che avrei voluto riprendere ma non si poteva più, ormai era detta: "Totò, io ti voglio molto bene, ma come a un padre". Ecco. Lui però ha capito e ha continuato a volermi molto bene, siamo rimasti sempre amici. Ci siamo incontrati tante volte e anzi lui mi adorava ancora di più proprio pensando che ero una ragazza a posto e che non avevo approfittato di questa situazione.

I giovani riscoprono Totò perché si è sparsa la "voce” che i suoi film fanno ridere, che la sua "maschera" è intatta. Di Totò ho un ricordo umano straordinario. Dicevano che si fosse innamorato di me. Ricordo, quando lavoravamo insieme, che mi mandava ogni giorno in camerino mazzi di rose, scatole di cioccolatini: un gentiluomo d'altri tempi. Per tutta risposta io dissi a Totò una frase che vorrei non aver mai detto: "Caro Totò, io ti voglio bene, ma come ad un padre". Solo quando se n’è andato per sempre ho capito di avere amato Totò: per le indimenticabili lezioni di gentilezza d’animo che ha dato a me e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo da vicino.

Totò dedicò questi versi a Silvana Pampanini
Gli occhi tuoi

Gli occhi tuoi verdi smeraldo
belli sono come il mare
come l’aria che respiro
ho bisogno di guardare.

Le tue mani delicate
che baciare è una delizia
son di rose vellutate
son profumo e son letizia.

Profumata è la fua bocca,
fresca come le viole,
primavera di sorriso
luminoso più del sole.

Bella superba

Bella superba come un'orchidea
creatura concepita in una serra
nata dal folle amore d’una dea
con tutti i più bei fiori della terra.

Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come una calamita,
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai sei tu della mia vita.

Come sono schiavo incatenato
alle catene della tua malia...
e mai vorrei che fosse, ahimè, spezzato
il dolce incanto della mia follia.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Silvana Pampanini: Totò? E' stato il mio fidanzato

1951 Toto 586 Silvana Pampanini LLa bellissima attrice, che l'attore napoletano volle disperatamente sposare, ha scritto per i lettori dell'«Informazione» i ricordi che la legano ancora al principe Antonio de Curtis. E' lei, dice la tradizione, la «malafemmena», la donna dal cuore duro per cui il comico scrisse una disperatissima poesia d'amore.

Potevo essere la moglie di Totò. Era innamoratissimo e mi ha fatto una corte serratissima. Ogni giorno trovavo in camerino scatole di cioccolatini, profumi (mi ricordo ancora: era «Fleur de Rocallle») e fiori, molti fiori. Era andato anche a parlare con papà, come si usa tra gentiluomini, perché Totò era, per prima cosa, un vero gentleman, un uomo meraviglioso.

Ci eravamo conosciuti negli studi della Tltanus, quando giravamo «47 morto che parla». Totò aveva superato io cinquantanni. Aveva un matrimonio fallito alle spalle. Io Invece ero la tipica signorina ventenne. Ci siamo voluti subito bene, ma per me Totò era una specie di secondo padre che mi guidava e mi consigliava sul lavoro. Al matrimonio non ci pensavo proprio. E anche mio padre gli ripeteva che Silvanella (mi chiamava cosi) era solo una ragazzina.

Lui Invece continuava a riempirmi di premure, di attenzioni. Quasi ogni giorno mi regalava un mazzettino di roselline, con il pizzetto nero sui, gambi, come si usava nell'Ottoccento. E per me, che uscivo fresca fresca dalla lettura di Delly, era come vivere sempre in un’eterna, bellissima, favola.

Non potrò mai dimenticare quando uscivamo la sera a cena, io, lui, mamma e papà. Galante, cortese, un vero signore, come solo riescono ad esserlo i grandi napoletani. Era di una gentilezza estrema e soprattutto sapeva farti sentire donna. Oggi non sono molti gli uomini capaci di riempirti di attenzioni che sappiano lusingare, senza offendere, la tua femminilità. Fa sempre piacere quando un uomo ti accende una sigaretta o ti chiude la portiera della macchina. Sono piccole galanterie, sciocchezze, ma perché dimenticarle? E Totò era un maestro nell’arte della cortesia.

Forse, se non ci fosse stata la differenza di età, avrei accettato le sue offerte di matrimonio, ma ci dividevano più di trent’anni: era come se avessi sposato mio papà. E l’unica cosa che non mi perdonerò mai è proprio di averglielo detto. Un giorno, dopo essersi fatto precedere da un enorme mazzo di rose, Totò mi chiese esplicitamente di sposarlo, perché mi voleva moltissimo bene. Anch’io ti voglio bene. Totò, gli risposi, ma ti voglio bene come a un padre. Non avevo ancora chiuso le labbra che già mi pentivo di quel che avevo detto, mi sarei sprofondata sotto terra per la vergogna. Ma Totò dimostrò ancora una volta di essere un vero signore. Non disse niente, e si congedò con molta grazia. Poi ha continuato a volermi un grandissimo bene, ma non ha più toccato quel tasto.

Lui comunque non mi dimenticò mai. Una volta ci siamo incontrati sulla Costa Azzurra: eravamo su due barche diverse e Totò era già quasi cieco. Ma ad un certo punto riconobbe la mia voce. Volle a tutti i costi salutarmi. Mi fece un sacco di feste, baci, abbracci e volle scrivere una cartolina ai miei. E quando mi disse «Silvana, dimmi dov'è la parte bianca della cartolina su cui posso scrivere, mi sono sentita una stretta al cuore.»

E anch’io non l’ho mai dimenticato. Né potrò mai farlo, perché mi ha riempito il cuore di cose delicate. Come le poesie che mi scriveva. MI ricordo la prima. Diceva cosi: «Il tuo fascino incatena - creatura sovrumana... - più che donna sei sirena - o magnifica Silvana». Le scriveva dove capitava, nel momenti di pausa, al lavoro, a casa sua. E poi me le mandava, accompagnate sempre da una mazzo di fiori, oggi rose, domani orchidee. Ne ricordo anche un'altra: «Voglio cantare a chi non lo sapesse - che sono innamorato d una donna voglio cantare a chi non lo credesse - che è bella come è bella una madonna - tanto ti voglio bene e tu lo sai - amo te solamente e tu lo sai - che questo amore non finisca mai.»

Silvana Pampanini, «Corriere dell'Informazione», 13 ottobre 1979


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Silvana Pampanini: Totò? E' stato il mio fidanzato - Silvana Pampanini, «Corriere dell'Informazione», 13 ottobre 1979