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Totò e... Steno

Fatti su misura

Steno 675

Quando con Monicelli abbiamo fatto Totò cerca casa abbiamo trovato la stessa troupe che aveva lavorato ne L'imperatore di Capri di Comencini, entrambi i film erano prodotti da Ponti. Clemente Fracassi, che era il direttore di produzione, ci ha fatto trovare la stessa troupe, e ci ha detto: "A Totò gli dà la spinta, gli dà la carica se dopo ogni inquadratura c'è l'applauso della troupe che ride". Era ancora legato al fatto teatrale. Erano un po' i primi film di Totò che si facevano, ci siamo trovati di fronte al problema di adattare il mezzo cinematografico a Totò, alla sua comicità. È lì che è nato questo tipo di regia che abbiamo fatto con Monicelli; le facevano già Bragaglia e Mattoli, e poi l'hanno fatta anche altri, più o meno. Quelli che hanno lavorato di più con Totò sapevano che ci si doveva adattare a Totò, si doveva valorizzare Totò, i film eran fatti per Totò.

Siamo stati un po' i primi, con Mattoli e Bragaglia, ad adattare il mezzo cinematografico a Totò. "Totò cerca casa" è nato dai fumetti disegnati da Attalo un noto disegnatore umoristico a cui si è ispirato anche Fellini: "La famiglia Sfollatini" era una famiglia che cercava sempre casa e non riusciva a trovarla. Scrivemmo il soggetto con Vittorio Metz, collaborai anche alla sceneggiatura. "Totò cerca casa" nacque così da un problema di attualità, ma anche da queste vignette di Attalo. Totò era molto istintivo, conosceva bene il suo personaggio ma forse ignorava la sua forza drammatica. Quando gli facemmo leggere la sceneggiatura di "Guardie e ladri" ci disse: "È bellissima, ma io cosa c'entro, io non posso farlo, questo è un film per Fabrizi". Gli dicemmo: "Ma guarda che puoi fare una cosa formidabile". "Guardie e ladri" è stato un po' diverso dagli altri film, è stata una delle prime volte che Totò ha lavorato con un altro attore importante, e anche la regia è stata più attenta, più presente.

Adattare il mezzo cinematografico a Totò non era sempre facilissimo, anche perché lui stesso non sapeva quali erano le sue possibilità cinematografiche Eravamo all'inizio. Dopo si è capito, lo ha capito meglio anche lui, ma all'inizio era una scoperta. Totò diceva sempre che alla mattina non si può far ridere per contratto alla mattina non lavorava. Così non riuscivamo a fare gli esterni. Il pezzo dell'inseguimento di "Guardie e ladri" ci abbiamo messo quindici giorni a farlo, non arrivavano mai né lui né Fabrizi. Alla fine ha capito che doveva venire alla mattina e doveva correre, anche se di solito non correva mai. Era mezzo assonnato, ma è venuto alla mattina e si è messo a correre.

Dovevo avere nove o dieci anni, quando, passando per Milano insieme a mia madre per andare in vacanza, siamo andati a vedere Totò al varietà. In uno dei suoi sketch, portava un'ampia crinolina non proprio della sua taglia e a un certo momento se la restringeva in un solo colpo e diventava una specie di fallo. Fu un effetto tremendo, pensi, io sedevo accanto a mia madre...

Quando si dice “Totò non ha mai trovato il grande regista che gli ha fatto fare il grande film” è vero in parte, ma in parte è anche un luogo comune: quando si lavorava con Totò il problema era trovare un tipo di regia adatto alla sua personalità. [...] Totò aveva una personalità talmente strana e talmente personale che qualsiasi regista doveva per forza subirne i limiti. Limiti nel senso che era un grande attore: allora se tu avevi in mente un'inquadratura particolare e lui non capiva in quel momento, non se lo sentiva, quella inquadratura non la potevi fare.

Tra i due comici non ci furono scontri particolari benché il carattere di Fabrizi sia tutt’altro che facile. Forse perché nella vita erano molto amici e anzi, la sera uscivano assieme per andare al night. Spesso Fabrizi tentava di mettere bocca. Totò comunque non ci dava peso. Erano duetti di due leoni. Ogni tanto, quando uno si sentiva sopraffatto dall’altro, cavava fuori le sue astuzie di grande attore. Cosi Totò fregava Fabrizi con una battuta imprevista e Fabrizi fregava Totò mettendosi a ridere e interrompendogli la scena.

Totò a colori fu girato tutto negli stabilimenti della Vasca Navale. Era il primo film a colori italiano e le luci erano spaventose. Totò fu costretto a mettersi una borsa di ghiaccio sotto la parrucca, data la violenza dei riflettori. Bene, la parrucca a un certo momento gli fumava. Con Delli Colli non ci eravamo preparati in modo particolare alla lavorazione a colori. Contavamo sul tecnico della Ferrania, onnipresente in teatro di posa. Difatti ci stupimmo molto quando vedemmo che la biancheria, che nel bianco e nero per risultare bianca è gialla, era invece azzurra. In Totò a colori, che è considerata un po’ un’antologia di Totò, molte cose le girò lui così come voleva, io non mi ritenevo autorizzato a modificarle, dato che era quasi tutta roba del suo repertorio teatrale. Come ad esempio lo sketch del vagone letto, che nessuno meglio di Totò e Castellani poteva conoscere da fuori e da dentro.


Autore dell’immortale pellicola Un americano a Roma (1954). Una delle oltre settanta commedie da lui dirette in quasi 50 anni di carriera. Numeri da capogiro, quando ancora il cinema era arte gustosamente popolare, capace di raccontare idiosincrasie e vizietti degli italiani


Steno, l'arte della commedia


Ricordo di Steno


Lo sguardo arguto di Steno si rivolge anche a Franchi e Ingrassia, a Dorelli, Rita Pavone. Sua l’invenzione di Piedone/Bud Spencer


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Oggi tutti raccontano Totò. Spesso a sproposito. Perché molti di quelli che lo raccontano non lo hanno conosciuto e parlano di lui per sentito dire. Mi permetto di scrivere queste brevi righe sul più grande attore italiano di tutti i tempi perché Steno, mio padre, è stato sicuramente “il regista” di Totò. Tra i tantissimi film realizzati insieme ricordo Guardie e ladri. Totò a colori, Totò cerca casa, Totò Diabolicus, I due colonnelli. Insomma, una marea di classici. C’è da aggiungere che la collaborazione di mio padre con Totò non fu solo professionale. Papà amava Totò. E Totò amava Steno. Si capivano. Si piacevano. Si stimavano. Io ho conosciuto Totò all'Acqua Acetosa mentri» papà girava la famosa sequenza di Guardie e ladri, quando Totò-ladro è inseguito da Fabrizi-guardia. Avevo due anni. Esiste una foto di questo mio primo incontro con Antonio de Curtis che conservo gelosamente sul mio tavolo di lavoro. Quella foto mi ricorda, ogni giorno, che ho avuto la straordinaria fortuna di nascere col cuore autentico della commedia all’italiana. Dopo "Guardie e ladri" mio padre girò "Totò e le donne". In una scena del film c'era un bambino di un anno che recitava la parte di Totò fanciullo. Quel bambino era il regista Carlo Vanzina, mio fratello. Che debuttò nello spettacolo nel ruolo di Totò. Roba da brividi. Ogni tanto, da bambini, io e Carlo andavamo nella casa di via Monti Partali dove Totò abitava con Franca Faldini. Era un uomo molto affettuoso. Ma ricordo che ci carezzava in maniera curiosa, molto lievemente, come se avesse paura di romperci. In realtà stava già diventando cieco. E di noi percepiva solo delle piccole ombre. Raccontava mio padre che Totò era un uomo molto serio. Il suo titolo effettivo ed incontestabile di Principe Comneno Focas di Bisanzio lo mostrava scritto sull'almanacco di Gotha, con il particolare che la data di nascita era resa illeggibile da un foro fatto col fuoco di una sigaretta. Papà, inoltre, raccontava che Totò, contrariamente a quanto scritto in molti libri, improvvisava pochissimo. Ogni sua battuta era testardamente provata prima, in camerino.

Ma vorrei lasciare la parola a mio padre che in un suo scritto ci ha lasciato questa struggente e meravigliosa testimonianza: «Raramente, durante la lavorazione di un film, Totò esprimeva il desiderio di vedere qualche scena girata. Si fidava di se stesso e dei suoi collaboratori. Ma ogni tanto, dopo l’ultimo ciak della giornata, si struccava e elegantissimo (blazer e foulard) si sedeva in proiezione. E vedendosi sullo schermo si sbracava letteralmente dalle risate. Infatti il Principe de Curtis era un ammiratore sperticato di Totò. Proprio così, a Totò piacevano solo i film di Totò. E i film di Totò piacciono ancora. Ma a quei tempi fare il regista di Totò non faceva chic. Totò era snobbato dalla critica e dagli autori. Nessuno fece a tempo a spiegare al malinconico Principe de Curtis che la tv, dieci anni dopo, lo avrebbe vendicato. Comunque, un premio lo ebbe anche lui. Era già semicieco e glielo conferì la città di Napoli, consegnandoglielo ai teatro Mediterraneo in una triste serata di pioggia di circa trentanni fa. Triste serata perché pioveva, ma più che altro perché del mondo dello spettacolo italiano, a festeggiarlo c'ero solo io».

Quella sera a Napoli, raccontava papà, Totò pianse. E questo, forse, è il naturale destino dei grandi comici popolari. Devono attendere la morte per essere santificati.

Enrico Vanzina

Totò aveva una personalità talmente strana e talmente personale che qualsiasi regista doveva per forza subirne i limiti nel senso che era un grande attore: allora se tu avevi in mente un’inquadratura particolare e se lui non capiva quel movimento, non lo sentiva, quella inquadratura non la potevi fare... Bisognava lasciarlo fare, insomma. Una volta mentre stavamo girando Letto a tre piazze, si mise più o meno, con Peppino De Filippo che gli faceva da spalla e lo seguiva perfettamente, a recitare a soggetto ignorando le battute che erano nel copione. Cominciò a muoversi, scendere dal letto dove si trovava, tornare su, calpestare Peppino, inventando tutto o quasi: la scena riuscì perfetta e fu proprio un esempio di teatro napoletano dell’arte trasportato nel cinema... Non era il caso di stare a fare della regia: era come se avessi dato la macchina da presa in mano a Totò. I tempi di Totò erano perfetti, perché lui li aveva sperimentati anni e anni con il pubblico.

Faceva mettere sui contratti che lui sarebbe arrivato sul set del film alle due del pomeriggio. "La mattina non si può far ridere," diceva. I copioni dei film che faceva non lo interessavano molto, leggeva più l’almanacco della nobiltà che i copioni dei film che interpretava. Era amico dei produttori che lo facevano lavorare. "Il produttore deve guadagnare," diceva, "se non guadagna fallisce, e se fallisce io non lavoro più."

Franca Faldini - Goffredo Fofi


Le opere


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Video estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.
  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • http://www.cinematografo.it/
  • "La vita è buffa", (Enrico Vanzina) Gremese Editore
  • Steno in Jean-Louis Comolli, Francois Géré, Entretien avec Steno, «Cahiers du cinéma», n. 297, febbraio 1979
  • Steno "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998