×

Errore

[SIGPLUS_EXCEPTION_SOURCE] Image source is expected to be a full URL or a path relative to the image base folder specified in the back-end but 00-Immagini_Introvabili/Franca/1954-Antonio-de-Curtis-Franca-Faldini-Massenzio-Montecarlo-L.jpg is neither a URL nor a relative path to an existing file or folder.
[SIGPLUS_EXCEPTION_SOURCE] Image source is expected to be a full URL or a path relative to the image base folder specified in the back-end but 00-Immagini_Introvabili/Franca/1954-Franca_Faldini_053_Toto_Montecarlo-L.jpg is neither a URL nor a relative path to an existing file or folder.

Antonio de Curtis e Franca Faldini: la colpa di non essersi mai sposati

Totò Franca Faldini


concubino

concubino s. m. [dal lat. concubinus; v. concubina]. – Uomo che vive in concubinato con una donna; la parola, rara nel diritto civile, è più spesso usata al plur., i concubini, per indicare una coppia che vive in stato di concubinato, e, nel diritto canonico, con riferimento a chierici concubinarî.

Antonio de Curtis e Franca Faldini vivevano insieme ormai da due anni. La notizia della gravidanza di Franca Faldini non passò inosservata alla stampa. Nel luglio del 1954 i rotocalchi e quotidiani ne dettero ampio risalto, vuoi per la notorietà dei protagonisti, vuoi per la differenza di età che intercorreva tra i due. Alcune testate si limitarono alla notizia ma altre, visto l'argomento di per sè molto "intimo", scavarono nel privato suscitando scandalo in un'Italia casta e bigotta com'era quella nata dalle ceneri di una dittatura, in una società che, uscita da pochi anni da un conflitto mondiale, aveva abbracciato totalmente una rigidità morale nel pensiero, derivante anche dalla cultura diffusa e inculcata dei governi di corrente cattolico-democristiana che si succedevano ormai da diversi anni.
Una giovane ragazza nubile e un uomo troppo maturo con una figlia quasi coetanea della compagna, una differenza di età di ben trentatrè anni, erano intollerabili per i moralisti benpensanti, per cui si innestò un clima quasi persecutorio che infastidì non poco la coppia. Antonio e Franca decisero che era troppo. Resero pubblica la notizia del loro matrimonio. Inventarono l'avvenuto fatto a Zurigo, lì di passaggio dopo un viaggio in Francia, per regolarizzare la loro unione e mettere finalmente a tacere le fastidiose illazioni e i numerosi pettegolezzi.


Era accaduto che, nostro malgrado, non appena il mio stato era apparso evidente la stampa aveva provveduto a divulgarlo abbinando al mio nome e alla mia immagine appesantita il termine fidanzata ironicamente virgolettato, rendendoci, per buona parte di questo cattolicissimo paese ancora oggi così spesso arido di carità cristiana, emblematici di persone che offendevano la tradizione, la moralità, la religione cui la società si sentiva legata. La riprovazione si era manifestata con una serie di illazioni giornalistiche, di missive anonime al nostro indirizzo e di lettere firmate alle rubriche dei settimanali. Del resto, non c’era da stupirsene perché al tempo persino i separati apparivano graditi ai benpensanti quanto il fumo negli occhi, mentre nelle fanciulle da marito qualsiasi altra qualità era un nonnulla a paragone dell’illibatezza.

Più urtati che feriti dall’intrusione nei fatti nostri anche noi, a quel punto, avevamo preso la penna in mano. «Possiamo sposarci appena lo vorremo, entrambi siamo del tutto liberi per lo stato civile», ribattè Antonio su varie testate. «Ma spetta a noi, e a noi soltanto, decidere quando e come. A imporcelo non saranno mai la volgare curiosità della carta stampata o le opinioni meschine di certe persone. Inoltre, non è davvero la condizione di accasati a rendere un uomo e una donna dei genitori degni.»

Io, invece, preferii rispondere su «L’Europeo», che più degli altri settimanali aveva ospitato gli sfoghi di chi mi dava la croce addosso: «Non avrei mai creduto che allo specchio della popolarità di Totò a un certo momento si dovesse riflettere malignamente contraffatta la mia persona», scrissi. L’espediente del finto matrimonio fu come la polvere di pirimpimpara di Merlino, il mago, perché, mentre noi proseguimmo nella vita tenendoci per mano proprio come ci eravamo riproposti, per l’opinione pubblica subito ridivenimmo due persone come si deve.

Certo, ci saremmo sposati più in là negli anni affinché crescendo Massenzio, perché di un maschio si trattava, non avesse a risentirne. Ma il nostro piccolo nacque e morì nell’ottobre 1954, all’ottavo mese di gestazione. E non sto a dire quello che provammo nel terrore di imparentarmi anche soltanto alla lontana con le protagoniste per un quarto d’ora nei telespettacoli che esibiscono il dolore con odierna micragna e moderno cinismo cosi tentando di rifare il verso ai dignitosi strappalacrime di pura fantasia diretti da Raffaello Matarazzo e di comunicare al pubblico quello stesso entusiasmo che allora lo spingeva a esclamare: «Mi sono divertito, ho pianto tanto!»

In seguito fummo di nuovo sul punto di farlo nel decimo anniversario della nostra convivenza; però a tentennare, lì, fui proprio io. Un po’ perché, stando già assieme felicemente, il resto mi sembrava un iter piattamente burocratico, un po’ perché, conoscendo del mio compagno l’indole da gatto che non smania per evadere sui tetti soltanto se si sente libero di farlo, pensai che fosse meglio proseguire in quel modo. [...]

Il mattino del 17 aprile 1967 — quando Antonio de Curtis in arte Totò uscì con i piedi in avanti dalla sua casa dei Parioli a Roma e si avviò per strade e raccordi di autostrade e piazze nereggianti di gente dolente per raccogliere quell’ultimo assordante applauso nella chiesa di S. Maria del Carmine a Napoli — dovette divertirsi e commuoversi fino alle lacrime allo spettacolo pirandelliano che gli si snodava dietro.

Lo seguivano una vedova biblica che ora riceveva le condoglianze ufficiali di autorità in carica e alti magistrati ma appena qualche ora prima, nell’alba in cui lui si era dileguato, era dovuta uscire sul pianerottolo della casa in cui per quindici anni gli era vissuta accanto per consentire al bravo parroco, che altrimenti rifiutava di farlo, di benedire il suo corpo immobile e ancora caldo; due frastornati nipoti adolescenti; una figlia giustamente in lacrime, fiancheggiata da un solerte ex marito che mai gli era stato troppo congeniale e da un sollecito accompagnatore ufficioso di cui il padre ignorava persino l’esistenza; una ex moglie che, risposatasi civilmente con qualcun’altro più di tre lustri prima per poi di nuovo separarsi, presenziava in gramaglie strette, accasciata e sorretta per le braccia; pochi taciturni amici e compagni di lavoro.

La vedova biblica di quel 17 aprile 1967 ero io. Noi non fummo mai marito e moglie. Avevamo semplicemente dato a credere di esserlo. Per porre fine al fuoco di fila di ironiche illazioni e alle polemiche scoppiate quando era apparso evidente che aspettavo una sua creatura. Poi Massenzio nacque e mori in un giorno dell’autunno 1954 e cosi continuammo su questa falsariga. Quella era un’epoca in cui l’Italia somigliava parecchio a una comare di paese — inciuciona, perbenista, ipocrita, trasudante di cristianità e arida di carità cristiana. Poche erano le donne che viaggiavano, lavoravano, studiavano o si permettevano un week-end con il proprio ragazzo, e le loro incerte impennate di libertà naufragavano quasi subito contro una barriera di remore tanto che, tutto sommato, a una difficile responsabilizzazione e a una spinosa presa di coscienza preferivano il porto sicuro del matrimonio. Quanto accadeva dopo il raggiungimento di questo traguardo non aveva troppa importanza. Nella più paventabile delle ipotesi, la qualifica di separata era garanzia di comprensione e immunità. I tempi in cui i cronisti avrebbero elucubrato l’etichetta "legati da affettuosa amicizia" erano lontani. Impensabile quella di "conviventi" Ebbene, noi convivevamo in allegria. Avevamo deciso di percorrere la vita dandoci la mano, un tratto o tutta, chi poteva prevederlo, liberi di svincolarla quando meglio lo avessimo voluto, senza che quell'eventuale impulso dovesse essere autorizzato e sancito da nessun altro. L’Italia ci osservava con il sopracciglio alzato, i paparazzi ci banchettavano sopra. Nelle didascalie sotto le foto scattate di sorpresa in cui il mio stato di incipiente maternità appariva smaccato non venivo mai definita Franca Faldini donna in attesa di un figlio ma, invariabilmente, la fidanzata, tra virgolette, di Totò, che stava per partorirgli una creatura.

In una serie di lettere aperte a vari rotocalchi le brave mamme italiane insorsero contro lo scandalo di quella giovane attrice nubile incinta di un famoso attore celibe che per età avrebbe potuto esserle padre, e sottolinearono che quelle immagini avrebbero finito con l’influire negativamente sulla educazione morale delle loro figlie. Di fronte a una situazione irregolare, che per giunta veniva sciorinata in piazza dalla notorietà di chi la viveva, la proverbiale tenerezza dei cuori materni nostrani insugheriva.
Risposi dalle colonne di un settimanale — mi sembra si trattasse dell’ «Europeo» — che mi scusavo per l’indesiderabile can-can, certo non eravamo noi a orchestrarlo, comunque non mi sentivo affatto una Maddalena, vuoi peccatrice o pentita, e attendevamo un figlio con la stessa commozione con cui, immaginavo, lo attendesse una coppia di accasati. La persecuzione si acuì: articoli, telefonate e lettere anonime. Non se ne poteva più. Fu cosi che inventammo la storia del matrimonio segreto avvenuto all’estero, e subito ridivenimmo due persone di tutta rispettabilità in attesa di una rispettabile creatura. La cosa ci divertì moltissimo. Certo, avremmo potuto tranquillamente farlo, eppure non ci sposammo mai, neppure quando la nostra convivenza, abbandonato il ritmo sfriccicoso della relazione, si cadenzò su quello più pacato di un’unione. Ma di un’unione libera si trattava, ed era importante che noi lo sapessimo.

Franca Faldini


{gallery preview_width=500 preview_height=500}00-Immagini_Introvabili/Franca/1954-Antonio-de-Curtis-Franca-Faldini-Massenzio-Montecarlo-L.jpg{/gallery}

Questa foto pubblicata sul settimanale «L'Europeo», anno X, n.29 del 18 luglio 1954 scatenò una polemica tra i lettori che obbligò Antonio de Curtis e Franca Faldini a rispondere personalmente ai commenti indignati dei lettori. Ne riportiamo di seguito i contenuti.


1954 08 01 L Europeo Franca Faldini lettere

«L’Europeo ha pubblicato nel numero 29 che il principe Antonio de Curtis attende un figlio dalla "fidanzata” Franca Faldini. Sono anch’io fidanzata ma nel giusto senso: dico la verità, mi ha un po' irritato il significato che avete dato a questa parola. Non potevate usare il giusto termine: amante?».

Pina Villa - S. Margherita Ligure

La lettrice ha ragione se si riferisce al fatto che Franca Faldini non può essere fidanzata di Totò perché Totò è sposato. Difatti, avevamo messo la parola fidanzata fra virgolette, ad indicare che così viene chiamata, negli ambienti frequentati dal principe Antonio de Curtis, la signorina Faldini; ma le virgolette poi sono sparite, per una svista, dalla bozza.

«L'Europeo», anno X, n.31, 1 agosto 1954


1954 08 15 L Europeo Franca Faldini lettere

«Leggo una lettera di una sua lettrice, la quale si dimostra irritata e stupita per il fatto che nel n. 29 dell'Europeo sia stata chiamata la signorina Franca Faldini "mia fidanzata" pur aspettando un mio bambino.

«Ciascuno a suo modo. Per la verità della legge io "non sono sposato" come erroneamente L'Europeo asserisce; come per la verità Franca Faldini è, almeno per ora, la mia fidanzata. Il significato della parola "fidanzata" si riflette in una promessa di matrimonio che avverrà quando farà comodo ai fidanzati. Se la illibatissima lettrice dell'Europeo considera il fidanzamento in termini più ortodossi, sono fatti che riguardano la sua integrità fisica, più che morale. Lo ripeto: Ciascuno a suo modo pensa ai fatti suoi».

Antonio de Curtis (Totò)

«L'Europeo», anno X, n.33, 15 agosto 1954


1954 09 05 L Europeo Franca Faldini lettere

La lettera con cui il principe Antonio de Curtis (Totò) rispondeva nel numero 461 dell'Europeo ad una nostra lettrice, concludendo, dopo avere spiegato come Franca Faldini sia sua «fidanzata» e non amante, che «ciascuno pensa a suo modo ai fatti suoi», ha suscitato nuove proteste, sia circa la proprietà del termine «fidanzata», sia sulla perentoria frase di Totò, da parte dei lettori.

«Ciascuno a suo modo; siamo perfettamente d'accordo», commentano i lettori Carlo De Martinis e Giovanni Puglielli di Aquila, «E su questo piano la sua vicenda non avrebbe certo suscitato il nostro interesse; il volerla giustificare su un piano teorico, appoggiandola a massime la cui citazione è inesatta perché inopportuna, ci sembra però indice di un gusto assai discutibile. Rientra tra le esigenze della società quella di dare ai rapporti umani determinati canoni di vita e fare uso di un'esatta terminologia che valga a distinguerli tra loro. Ora, non c'è un significato più o meno ortodosso di fidanzamento: c'è il fidanzamento, che ha un preciso contenuto e una ben definita essenza. Ove non si rispetti l'uno o l'altra l'uso del termine è evidentemente improprio».

Il lettore Giorgio Chiantella di Reggio Calabria fa su per giù le stesse osservazioni sull'interpretazione personalistica data da Totò alla parola «fidanzamento».

«Fidanzamento», precisa il lettore, «significa, secondo l'interpretazione giuridica, lo stato transitorio fra la promessa di matrimonio e la celebrazione di esso. Nulla dà diritto al signor De Curtis a far derivare da tale stato transitorio l'esercizio del diritto all'atto coniugale».

«Che diritto ha il signor Totò», osserva vivacemente la signora Dina Ranieri di Roma, «di consigliare agli altri di farsi i fatti loro, quando egli permette che tanto diffusamente se ne parli? D'altra parte, come un lettore in caso di deprecala omonimia ha il diritto di mettere in chiaro le cose, cosi sembrerebbe che avesse il diritto di fare chi vedesse usata erroneamente (qualunque sia l'opinione in proposito di Totò) una qualifica che lo riguarda (nel caso in discussione la qualifica di "fidanzata")».

Pubblichiamo infine la protesta inviataci a nome di un gruppo di mamme genovesi dalla signora Lina De Giovanni. Dopo avere anche essa osservato che la massima «pensare ai fatti propri» non vale più quando questi fatti vengono ostentati, fotografati, proclamati in pubblico, la signora aggiunge: «Pensiamo e crediamo fermamente che la vera fidanzata sia quella che può presentarsi all'altare con l'abito bianco e veri fiori d'arancio. Quella che attende un bimbo dall'uomo che non è suo marito sino ad oggi l'abbiamo chiamata amante. Questo per non confondere le idee delle nostre giovani figlie sul fidanzamento morale e cristiano».

E' un problema linguistico o un problema morale? Va po' l’uno e un po' l'altro. L'uso improprio del termine «fidanzata» è divenuto abituale nel linguaggio parlato. Non si può impedire a Totò di chiamare fidanzata la signorina Faldini, né gli si può rimproverare tutta la pubblicità che ha avuto l'annuncio di una prossima maternità della donna che vive con lui. Non si può escludere infine che Totò e la signorina Faldini intendano sposarsi e, nei limiti di questo proposito, parlare di fidanzamento non sarebbe inesatto. La pubblicità all'avvenimento l'hanno fatta i giornali, come era inevitabile per la grande notorietà dei protagonisti. Per il resto, la faccenda riguarda la vita privata di Totò. Ai lettori rispondiamo di non rsisere stupiti per le loro proteste, basate su norme di costume ineccepibili. E chiaro che servendosi della parola «fidanzata» i giornali non intendevano riferirsi alla fidanzata cristiana avviata all'altare con l'abito bianco e i fiori d'arancio.

«L'Europeo», anno X, n.36, 5 settembre 1954


1954 09 19 L Europeo Franca Faldini lettere

Col gruppo di lettere pubblicate nel numero 36 dell'Europeo su Totò padre credevamo di avere chiuso la vivace polemica suscitata fra i nostri lettori dal caso del principe Antonio de Curtis e di Franca Faldini. Altri lettori invece, dopo la pubblicazione di quelle lettere e del nostro commento, hanno continuato a scriverci, segno che l'argomento, al di là del fatto personale, ha toccato una parte viva e importante del nostro costume. Più che dal fatto in sé, la reazione dei lettori è stata destata, ci sembra infatti di capire dal contesto dei loro argomenti, dalla lettera, da noi pubblicata nel numero 34, in cui Totò, rispondendo ad una lettrice dell’Europeo che si era mostrata scandalizzata che egli lasciasse chiamare la signorina Franca Faldini sua «fidanzata», affermava il proprio diritto a farsi i fatti suoi e terminava ironizzando allusivamente su quelli che egli sembrava giudicare i pregiudizi di certi strati della nostra società. Totò insomma, secondo i lettori che ci hanno scritto, avrebbe offeso col suo atteggiamento una tradizione a cui la nostra società si sente ancora gelosamente legata. Questo è lo spirito della lunghe lettere inviateci da Mario Assunto di Voghera, dalla signora Luisa Ballerini di Firenze, da Attilio Novi della Spezia, lettere che non riproduciamo perché ripetono su per giù le cose già dette nelle lettere pubblicate nel n. 36.

Diamo invece uno squarcio della lettera della signorina Luisa Garoppo di Casale Monferrato.

La signorina Garoppo ribatte a Totò: «Se tutti si infischiassero, come il comico fa, della tradizione, della moralità e della religione, a che punto si arriverebbe? Se tutti i fidanzati mettessero al mondo figli, e poi, non essendoci il legame matrimoniale, si lasciassero, e a loro volta di nuovo fidanzati mettessero al mondo altri figli e cosi via, la società dove andrebbe a finire? E il vincolo matrimoniale a cosa serve allora?».

La lettrice, passando da questa considerazione generale ad una constatazione particolare, si chiede poi con amarezza come mai una povera ragazza che, avendo avuto un figlio prima del matrimonio, cerca di riparare la propria debolezza sposandosi in fretta e furia, viene segnata a dito, mentre personaggi noti come Franca Faldini non soltanto non riscuotono critiche ma possono permettersi di ostentare il loro peccato. A questa domanda torniamo a rispondere che la pubblicità a fatti del genere non é dovuta nella maggior parte dei casi ai protagonisti di essi, bensì ai giornali, i quali, data la popolarità di certi personaggi, non possano naturalmente trascurare di parlarne.

«Mi spaventa», scrive da Buenos Aires l’emigrante Amilcare Stacchini, «la compiacenza con cui nei giornali si dà rilevo ai fatti immorali. La Bellentani ammazza il marito di un'altra rendendo infelici quattro bambine, due sue e due della sua vittima, e i giornali la compiangono e l'opinione pubblica s'intenerisce per lei più che per l'infelice vedova; Marianna Caglio sfrutta milioni a un marchese, e passa quasi per eroina; Totò aspetta un figlio da una ragazza, fatto che certamente riguarda, come egli dice, lui solo e la donna che vive con lui, però i giornali, danno rilievo al fatto, creando intorno ad esso una suggestione che non può non esercitare la sua influenza, specialmente sulle giovinette, che sempre più sono portate a modellare la loro vita su quella degli attori e delle altrui».

Il lettore Eugenio Valeri di Napoli si meraviglia invece come fatterelli del genere possano arrivare ad interessare e ad allarmare il pubblico:

«Comprendo la curiosità dei fotografi, in quanto è parte integrante del loro lavoro, ma non l'insana, morbosa curiosità di questa gente, perché si tratta di un fenomeno morboso e di nient'altro, anche, anzi specialmente quando si grida allo scandalo. Morbosità non dissimile a quella che faceva chinare il capo arrossendo alle giovinette di settanta o cento anni fa quando per strada venivano loro additate le belle "traviate" dell'epoca. Queste signore moraliste poi sono quelle che per non intaccare il loro onore scacciano la fantesca che da una relazione illecita sta per aver un figlio».

Tullio Grandi di Milano ci manda le sue osservazioni sul significato morale che la parola fidanzata acquista, a suo giudizio, a seconda che sia adoperata al Nord o al Sud.

«È indicativo come il Nord e il Centro Italia si indigni sul preteso valore dato da Totò al significato di "fidanzala", mentre il Sud si trova generalmente d’accordo con la sua interpretazione personalistica. Da ciò si deve concludere che gli italiani sono divisi nell’interpretazione della morale e del costume: da una parte (Nord) concreto valore ai fatti, dall'altra, quel sottile, capzioso discutere che in sostanza degenera in sofisma, brillante fin che si vuole, ma anacronistico».

Dopo le lettere precedenti ci è giunta questa lettera della signorina Faldini:

«Non avrei mai creduto che allo specchio della popolarità di Totò si dovesse ad un certo momento riflettere malignamente contraffatta la mia persona; e che dai miei fatti personali e dalla mia situazione intima dovesse addirittura accendersi una polemica moralistica più chi filologica sul significato cattolico, luterano o buddista della parola fidanzata: parola che a mia insaputa si va legando erroneamente al mio nome, essendo io (e chi non lo sa?) legata da vincolo d'amore con il principe Anto nto de Curtis.

«Posso dire a quel gruppo di mamme genovesi, come ai ragionieri di Reggia Calabria, alle ostetriche di Messina, alle Dame del Sacro Cuore di Cuneo, alle illibatissime signorine di tutta Italia, che con tanta preoccupata pietà cristiana si interessano alla mia vita presente, che io non sono la fidanzata di Totò. Non ruberò mai questa parola alle signorine e ai ragionieri d'Italia.

«Posso soltanto dire con felice serenità d'anima e di cuore che attendo fieramente la nascita della creatura nata dall'affetto che indissolubilmente mi lega ad Antonio de Curtis. Purtroppo le pietre di tutta questa brava gente senza peccato cascano ai piedi di questa mia verità. Più non posso dire perché i fatti, i proponimenti, i programmi che riguardano la nostra vita futura e privata, desidero tenerli chiusi in casa. Goethe dice che per giudicare qual odore abbia I altrui biasimo il pubblico è senza naso».

La franchezza con cui Franca Faldini precisa la vera natura dei propri rapporti col principe Antonio de Curtis, fa certamente onore a lei, non crediamo tuttavia possa servire a placare le inquietudini manifestate dai lettori. Si tratta di princìpi morali, di costume sociale e di concezione di vita diversi, su cui non è possibile alcuna conciliazione e sui quali la discussione potrebbe continuare all'infinito.

«L'Europeo», anno X, n.38, 19 settembre 1954


1954 11 07 L Europeo Franca Faldini lettere

«Ho trovato delle stranezze nell'articolo "Il principino non ha visto il sole", pubblicato nel numero 43 dell’Europeo. Che vuol dire per esempio "Totò pensò che il sua primo matrimonio, annullato da un tribunale straniero, è da tempo non più valido in Italia, per la delibazione della corte d'Appella di Perugia, e che la sua prima moglie si è già risposata?" (Che ne dice il Vaticano?) E come mai il figlio naturale di Totò potrebbe essere principe? I titoli non si passano ai figli naturali, a meno che non ci sia uno speciale permesso reale; e non credo che Totò sta in condizione di autoconcederselo».

M. U. Mangilli - Venezia

Il lettore, se abbiamo ben capito (la sua osservazione non è troppo chiara), trova strano che nell'articolo si adoperi il termine «annullamento», invece che divorzio; e sembra voler sottolineare che per «annullamento» si debba intendere quello concesso, in sede religiosa, dalla Sacra Rota. Se questo è il suo pensiero, ci permettiamo di osservargli che gli annullamenti di matrimonio sono concessi (non certo per ragioni cosi rigorose come quelle richieste dal tribunale ecclesiastico) anche in sede civile, nei casi in cui risulti dimostrato che il vincolo era inesistente. Anzi, il concetto di divorzio essendo estraneo all’ordinamento giuridico italiano, soltanto i matrimoni annullati possono essere delibati (da alcuni anni anche questi sempre più raramente) dai nostri tribunali. All'estero invece i matrimoni possono essere sciolti sia per divorzio che per annullamento. Sull'intrasmissibilità dei titoli nobiliari ai figli naturali, il lettore ha ragione; ma nell'articolo l'attribuzione di «principino» era usata in tono familiare, non nel senso rigidamente araldico in cui egli l’ha intesa.

«L'Europeo», anno X, n.45, 7 novembre 1954


{gallery preview_width=500 preview_height=500}00-Immagini_Introvabili/Franca/1954-Franca_Faldini_053_Toto_Montecarlo-L.jpg{/gallery}

Luglio-Agosto 1954. Antonio e Franca in vacanza a Montecarlo.


Così la stampa dell'epoca

1955 09 10 Il Tempo Franca Faldini

Il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, secondo quanto si è appreso in questi giorni, si sarebbe sposato con la signorina Franca Faldini, con la quale era da tempo fidanzato. Il matrimonio è stato celebrato alla presenza soltanto di pochi intimi, ma ad annunciarlo è stato lo stesso Totò, il quale si è poi rifiutato di fare qualsiasi altra dichiarazione.

Il Principe e la bella moglie si tono imbarcati su un panfilo, l'Alcor nel porto di Fiumicino e faranno il viaggio di nozze via mare.

«Tempo», 10 settembre 1955


1955 09 10 Toto Franca

Allo stato civile di Napoli, dove il matrimonio avrebbe dovuto essere registrato, il popolare attore figura celibe

Roma 9 settembre, notte.

Il popolare Totò, al secolo principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio, ha sposato l’attrice Franca Faldini? La notizia dell’avvenuto matrimonio è stata data — secondo il settimanale «Oggi» — dallo stesso Totò, a bordo di uno yacht ancorato nel porto di Fiumicino. «Non c’è bisogno di aggiungere altro, mi pare — ha detto l’attore a un inviato del settimanale, lasciandosi fotografare accanto a Franca Faldini con l’anello matrimoniale al dito. — Più chiaro di così si muore.»

Matrimonio segreto celebrato qualche tempo fa, dunque, hanno pensato i giornalisti appena s’è diffusa a Roma la notizia. Naturalmente, non c’era altro da fare che chiedere la conferma al diretto interessato ai suoi familiari. «Non so che dire — ha risposto Eduardo Clemente, cugino e segretario dell’attore, a chi gli domandava una precisazione in proposito. — Debbo prima parlarne con lui».

Più tardi, al numerosi giornalisti che chiedevano del principe o del signor Clemente, il personale di servizio di casa De Curtis rispondeva invariabilmente che l’attore e i suoi familiari non erano a Roma.

Secondo alcuni intimi amici dell’attore, le nozze, già annunciate un anno fa, quando Franca Faldini era ricoverata in una clinica romana, dove dette alla luce un bimbo vissuto poche ore, non sono state ancora celebrate. Totò, infatti, risulterebbe tuttora celibe allo stato civile di Napoli, dove è nato, e dove il matrimonio avrebbe dovuto essere registrato.

Allora, si sono chiesti i giornalisti, che cosa intendeva dire, con quelle parole riferite dal settimanale? Forse voleva riferirsi esclusivamente alle numerose, errate interpretazioni cui aveva dato adito, recentemente, la sua incerta posizione matrimoniale. Infatti, nel luglio scorso, alcuni giornali pubblicarono la fotografia della moglie dell’ attore, signora Diana, affermando che egli era separato da alcuni anni da lei e aveva intenzione di iniziare le pratiche per annullare il matrimonio. In realtà, già a quel tempo le cose stavano diversamente; il matrimonio del principe Antonio De Curtis, celebrato il 6 marzo 1935 nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, è stato annullato il 13 dicembre 1939 con sentenza della Corte d’appello di Perugia.

«Corriere della Sera», 10 settembre 1955

1955 09 11 Corriere della Sera Toto Franca 2 L

ROMA 10 settembre. — «Quando ieri sera i genitori di Franca Faldini hanno letto sui giornali romani la notizia del matrimonio segreto dello loro figliola con Totò, si sono messi a ridere. Sono ormai molti mesi che l'attrice e sposata a Antonio De Curtis. Evidentemente questa notizia nasce dalle parole dette distrattamente dallo stesso Totò mentre salutava gli amici alla sua partenza sul panfilo «Alcor» da Fiumicino; così ha detto stamane uno persona molto vicina ai genitori di Franca Faldini. Da parte sua, come si sa, Totò ha detto di si e il suo segretario, Edoardo Clemente, afferma diplomaticamente di «non sapere cosa dire». D'altro canto, un dato preciso esiste ed è negativo: l'accertamento fatto ieri sera all'ufficio di Stato Civile di Napoli, città natale dell'attore, dove il matrimonio dovrebbe essere stato registrato e dove invece Totò risulto celibe, almeno stando a ciò che hanno dichiarato i funzionari del Comune interrogati ieri.

«Corriere della Sera», 11 settembre 1955


1955 09 11 Corriere della Sera Toto Franca 3

Nemmeno all’ufficio dello stato civile di Roma il presunto matrimonio è stato registrato

Roma 10 settembre, notte.

Totò non si è risposato. Questa sera la figlia del popolare attore, signora Liliana Buffardi ha infatti dichiarato: «Sono sicura che il matrimonio tra mio padre e l’attrice Franca Faldini, di cui hanno parlato stamane i giornali, non è mai avvenuto. Posso aggiungere che, almeno per ora, mio padre non ha nessuna intenzione di risposarsi».

Come è noto, si era parlato di matrimonio segreto tra il principe Antonio Focas Flavo Comneno De Curtis di Bisanzio, in arte Totò, e la giovane attrice Franca Faldini, che attualmente si trovano in crociera nel Tirreno. Le nozze sarebbero avvenute subito dopo il ricovero in clinica dell'attrice, che nei mesi scorsi dette alla luce un bimbo vissuto poche ore. E’ certo, ora, e non solo per le dichiarazioni della figlia di Totò, che il matrimonio non e mai stato celebrato. Infatti, all'ufficio di Stato civile di Roma, comune di residenza dei due attori, entrambi risultati non sposati.

In proposito, è stato fatto rilevare da funzionari dell'ufficio capitolino che, anche se il principe De Curtis e Franca Faldini si fossero sposati senza aver fatto le pubblicazioni, il matrimonio sarebbe stato registrato a distanza di pochi giorni.

«Corriere dell'Informazione», 11 settembre 1955


1955 09 11 Stampa Sera Toto Franca

Forse la notizia dello sposalizio è nata da un equivoco. la verità si saprà fra una decina di giorni, quando il noto comico e la giovane attrice torneranno da una crociera

Roma, sabato sera.

La notizia diffusa da un settimanale milanese, secondo cui il comico Totò si sarebbe unito in matrimonio con l'attrice Franca faldini, è ben lontana dall'essere stata confermata. Anzi: da alcuni elementi sembra che si tratti di una voce prematura.
Totò - al secolo Principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio - secondo alcuni amici, avrebbe sposato la Faldini un anno fa, quando la giovane era ricoverata in una clinica di Roma, dove aveva dato alla luce un bimbo che non visse che per poche ore. Da un anno, dunque, l'attore e l'attrice sarebbero marito e moglie - a stare alle dichiarazioni dei «beninformati». Ma se il matrimonio fosse stato celebrato, la registrazione sui libri dello stato civile di Napoli (dove Totò ha la sua residenza, e dove è nato) non mancherebbe. Invece tale registrazione non esiste e dai documenti all'anagrafe della città partenopea il principe De Curtis risulta tuttora celibe.

Antonio de Curtis si era sposato il 5 marzo 1935 nella chiesa di San Lorenzo in Roma con una giovane dalla quale aveva avuto una figlia. Tale unione, però, era stata annullata nel dicembre 1939 con una sentenza della Corte d'Appello di Perugia. Dal giorno della pubblicazione della sentenza i registri anagrafici recano l'addizione «celibe», dizione che - ripetiamo - non è stata ancora mutata.
Le notizie del matrimonio di Totò sono nate forse da un equivoco. Pochi minuti prima di imbarcarsi su uno yacht ancorato a Fiumicino, un giornalista aveva avvicinato l'attore di aveva chiesto, indicando l'anello che il principe portava al dito, se era vero che egli avesse sposato la faldini. Totò allora rispose: «Non c'è bisogno di aggiungere altro, mi pare. Più chiaro di così si muore», e non volle davvero aggiungere parola.
Non è stato possibile ottenere conferme o smentite dai due interessati, i quali sono in viaggio e non torneranno a Roma che fra una decina di giorni. Il segretario di Totò, Edoardo Clemente, non ha voluto fare e rivelazioni: «Non so che dire - ha risposto ai giornalisti - devo prima parlare con Totò». La stessa evasiva dichiarazione ha fatto il maggiordomo e l'intero gruppo dei domestici di casa di Curtis.

«Stampa Sera», 11 settembre 1955


1955 09 10 L Avanti Toto Franca Faldini

Il popolare attore non ha voluto svelare quando è avvenuto il matrimonio

MILANO, 9. — Totò si è sposato per la seconda volta e Franca Faldini è divenuta la principessa De Curtis: questa la notizia pubblicata dal settimanale «Oggi» con una fotografia in cui gli sposi appaiono entrambi con l'anello matrimoniale al dito. Quando e come ti siano sposati non si sa, perché Totò, dando l'annunzio a un giornalista, ha prevenuto qualsiasi domanda dichiarando in tono conclusivo: «Non c'è bisogno di aggiungere altro mi pare, più chiaro di così si muore!».

E poiché quest’anno si è deciso a fare ben due mesi di vacanze, trascorse in crociera sullo vacht «Alcor» prestatogli di un amico, ai suppone che il matrimonio (le precedenti nozze di Totò furono annullate) sia stato celebrato immediatamente prima dell'imbarco, e che la crociera sia stata il viaggio di nozze.

Adesso i principi De Curtis sono tornati e mentre Totò ha ripreso il suo lavoro cinematografico, non soltanto come attore ma anche come produttore, sembra che Franca non intenda più fare l'attrice, dedicandosi invece al documentari.

«L'Avanti», 10 settembre 1955


1955 09 13 Stampa Toto Franca

ROMA, martedì sera.

Negli ultimi giorni si era sparsa la voce che il matrimonio di Totò con la bella attrice Franca Faldini — di cui era stata data notizia — non fosse mai stato celebrato in quanto, allo Stato Civile di Roma, non è mai giunta nessuna comunicazione in merito. La voce venne poi avvalorata dalle dichiarazioni attribuite alla Signora Buffardi, figlia dell'attore. Oggi però si può affermare che il matrimonio è stato realmente celebrato in una cittadina svizzera al ritorno da un viaggio in Francia, viaggio effettuato nello scorso mese di luglio dai due attori. Per questo motivo l'Ufficio dello Stato Civile di Roma, loro comune di residenza, essi non risultano ancora sposati.

«Stampa Sera», 14 settembre 1955


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • "Roma-Hollywood-Roma" (Franca Faldini) - Baldini & Castoldi, 1997
  • Quotidiani «Tempo», «Corriere della Sera», «Corriere dell'Informazione», «Stampa Sera», «L'Avanti!»
  • Settimanale «L'Espresso», anno 1954