Barzizza Isa (Luisita)

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(Sanremo, 22 novembre 1929) è un'attrice italiana, considerata una delle più importanti interpreti della rivista, del cinema e della televisione italiana.

Attrice e doppiatrice italiana, considerata una delle più importanti interpreti della rivista, del cinema e della televisione italiani.

Biografia

Figlia del direttore d'orchestra Pippo Barzizza, studiò al Liceo Classico Vincenzo Gioberti di Torino e iniziò parallelamente a partecipare a rappresentazioni teatrali di prosa in ruoli secondari, vicino ad attori come Ruggero Ruggeri, Elsa Merlini ed Eduardo De Filippo. All'inizio il padre era contrario all'attività teatrale della figlia.
Fu Erminio Macario che la lanciò nel mondo del teatro, dopo che la Barzizza ebbe terminato gli studi liceali. Il grande attore chiese personalmente al padre di Isa di farla debuttare in una sua rivista. Il padre accettò a patto che Isa fosse sempre seguita da una governante. Così fu. Isa Barzizza debuttò con Le educande di San Babila del 1947, seguita poi da Follie di Amleto del 1947-48.
Dotata di un fisico avvenente e di una spigliata ironia, divenne molto presto una delle beniamine del teatro leggero e musicale del dopoguerra italiano.

In teatro con Totò

Il suo secondo padrino fu Totò, dal quale si può dire che imparò tutti i segreti del mestiere: dal rapporto diretto con il pubblico ai tempi comici, dalla mimica all'uso dello spazio sul palcoscenico. In campo teatrale interpretò con Totò due spettacoli: C'era una volta il mondo (1948) e Bada che ti mangio (1949). In quest'utima nacque la famosa gag del vagone letto (riproposta anche nel film Totò a colori del 1952). Visto lo strepitoso successo dello sketch e la travolgente comicità di Totò, dai sette minuti della prima arrivò, dopo alcuni mesi di repliche, a durare ben 45 minuti. Il comico napoletano era capace aggiungere sempre qualcosa per venire incontro all'entusiasmo del pubblico.

È la più giovane « soubrette assoluta » della Rivista italiana. Scoperta da Macario nell'immediato dopoguerra, Isa — figlia del « re del jazz » Pippo Barzizza — era non solo emozionatissima, ma ultraminorenne, la sera in cui appariva in palcoscenico per la « prima » delle Educande di San Babila. Quando sfilava in passerella, il volto le si imporporava lievemente; il suo magnifico sorriso non sapeva dissimulare completamente un’ombra di disagio. Ma la cosiddetta « stoffa » della soubrette c’era : spirito, garbo, malizia, freschezza, erano le sue doti più invidiabili. Isa con Macario, Isa con Totò, e poco dopo Isa in una quantità di film, vittoriosa sullo schermo come alla ribalta. L’attività cinematografica, anzi, le impediva più d’una volta di ripresentarsi in teatro; finché un giorno, quasi senza avvedersene, ella si trovò impegnata tanto con Cinecittà che con gli Spettacoli Errepì. Come fare? Ad un certo momento parve senz’altro che Isa dimenticasse l’impegno teatrale per non mandare a vuoto quello cinematografico: ma « Errepì », forte del contratto che aveva in mano, si mostrò inflessibile: i suoi avvocati ottenevano il sequestro dei beni della leggiadra traditrice « fino alla concorrenza di cinquantaquattro milioni»: cifra approssimativa del danno che egli avrebbe senza dubbio subito. Nel dare tale notizia, un giornale di Roma stampava : « Il sequestro dei seni di Isa Barzizza per un valore di cinquantaquattro milioni ». Era un banalissimo errore di stampa, si capisce: ma un errore che avrebbe inorgoglito qualsiasi attrice. (Si dice poi che quel giorno Gina Lollobrigida e Silvana Pampanini passassero ore ed ore a fare, matita alla mano, complicatissimi calcoli aritmetici).

Dino Falconi e Angelo Frattini


Il cinema

Con Totò debuttò anche al cinema (I due orfanelli del 1947). Con il principe della risata la Barzizza realizzò 11 film. La sua filmografia conta nel complesso una trentina di pellicole, anche se in ruoli per lo più secondari, come spalla dei comici maschili con i quali già lavorava a teatro. Forse l'unico ruolo da protagonista che interpretò fu Gran Varietà del (1954), dove cantava un blues con un fatale vestito nero di raso con lo spacco.

Nella stagione 1951-52 lavorò con Garinei e Giovannini, che omaggiarono la sua grande bellezza e il suo spigliato senso dell'umorismo in riviste come Gran baldoria, che riscosse un grandissimo successo di pubblico.
Negli stessi anni si cimentò anche nel teatro di prosa recitando William Shakespeare ne La dodicesima notte, per la regia di Renato Castellani.
Il 3 gennaio 1954, giorno d’inizio dei programmi ufficiali della televisione italiana, la RAI trasmise l'atto unico di Carlo Goldoni Osteria della posta nel quale la Barzizza era l'attrice protagonista. Seguirono altre numerose commedie che verranno passate in televisione. Nel 1955-56 un nuovo successo con la commedia musicale Valentina, la storia d'amore di due fidanzati che fanno un salto in avanti nel tempo.
Nel 1957, a soli 28 anni, decise di interruppere la carriera nel teatro brillante in seguito alla morte del marito per un incidente stradale. Per alcuni anni si dedicò totalmente all'unica figlia.
Seguendo un consiglio, agli inizi degli anni sessanta fondò una società di doppiaggio, dedicandosi a questa attività sia come imprenditrice che come direttrice artistica.
Tornò a teatro solo nei primi anni novanta, di nuovo in commedie come La pulce nell'orecchio per la regia di Gigi Proietti, o Arsenico e vecchi merletti per la regia di Mario Monicelli. Nel 1995 partecipò al Festival di Spoleto con L'ultimo yankeedi Arthur Miller e nel 1999 interpretò una versione della riduzione teatrale del romanzo Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi, accanto a Lauretta Masiero.

Nello stesso periodo è tornata a lavorare anche al cinema e alla televisione: ha infatti condotto per Raitre il rotocalco Mai dire mai nel 1989 con Fabio Fazio e Giampiero Mughini e ha partecipato alle due serie della fiction di Raiuno Non lasciamoci più (1999 e 2001).


Totò era come due persone in una. Quando era al di fuori del palcoscenico, a casa sua o per la strada, era un tipo di persona, sul palcoscenico diventava un altro. Nella vita privata era molto gentile ma schivo, non dava confidenza neppure a quelli che lavoravano con lui da molto tempo. Prima dello spettacolo non parlava con nessuno, stava chiuso in camerino, poi nel momento in cui metteva piede sul palcoscenico si accendeva, sembrava che esplodesse con tutto il suo umorismo, con la sua forza mimica, con le sue battute surreali. Anche nei film è spesso un personaggio surreale, nel contesto di una scena viene fuori con dei gesti, con una battuta al di sopra delle righe, una rottura totale con la situazione che si voleva rappresentare. Nei rapporti d’ogni giorno era sempre abbastanza formale, anche con quelli che lavoravano con lui, addirittura un po’ carente dal punto di vista umano, anche se sempre molto corretto, privo di tutte le rivalse, le ripicche, che ci sono spesso tra colleghi. Si raccontavano storie di gelosie folli, patologiche. Quando lavorava a teatro non faceva niente durante tutta la giornata, se non dormire a lungo. Dormiva sempre molto, mangiava, andava in teatro prima dello spettacolo. Arrivava con un certo anticipo, alle sei e mezza, sette per andare in scena alle nove. Si metteva sulla chaise-longue che aveva in camerino e riposava, probabilmente pensava alle gag che avrebbe fatto o a modificare qualcosa. Era sempre vestito con grande cura, quasi con ricercatezza: colletto duro, spilla sotto la cravatta, sempre doppio petto, bei vestiti, ben tagliati. Quando usciva dal camerino era un’altra persona, si faceva due pomelli rossi sulle guance, un po’ di riga agli occhi per segnarli di più, indossava una bombettina, un fracchettino strambo, sdrucito, era pieno di incontestabile vitalità. Solo sul palcoscenico si scatenava, non si poteva immaginare che un signore, mezz’ora prima così riservato, potesse trasformarsi in quel modo. Altri comici nella vita privata sono uguali a come li vedi sul palcoscenico. Totò invece era un’altra cosa.
Con Totò ho lavorato la prima volta nell’estate del 1947 in I due orfanelli di Mario Mattoli. Nell’inverno successivo Totò mi volle nella rivista C’era una volta il mondo e poi in Bada che ti mangio!: abbiamo lavorato insieme per due anni di seguito. Il famoso sketch del vagone-letto, che poi è stato ripreso in Totò a colori, l’ho fatto per la prima volta in C’era una volta il mondo. Era uno sketch per modo di dire perché alla fine era diventato lungo quasi come un atto di una commedia, durava quarantacinque minuti, mentre al momento del debutto durava sì e no dieci minuti. Ogni sera Totò aggiungeva qualche cosa. Per quanto riguarda lo starnuto, aveva cominciato con un accenno, vedeva che il pubblico ci stava e allora la seconda sera lo allungava, ma continuava a fare anche tutto quello che aveva fatto la sera prima. Una cosa si agganciava all’altra, con un rigore assoluto: inventava molto e, se riteneva che funzionasse, una volta che la metteva a punto non cambiava più una virgola. Lo sketch nasce da un canovaccio di Michele Galdieri, ma è una variante ferroviaria dell’antica farsa napoletana La camera fittata a tre. Qui i letti sono due, prenotati da Totò e dall’onorevole Trombetta, la terza persona è una bionda affascinante che chiede asilo nel loro scompartimento. Già prima che l’intrusa entri in scena, i due si guardano in cagnesco con la recondita speranza di cacciarsi l’un l’altro e occupare tutto lo scompartimento. Nel film la scena è affidata agli attori che l’avevano interpretata a teatro e cioè a Totò, Mario Castellani e a me. Totò ci ha messo le cose più carine, però a teatro era un’altra cosa. Totò a colori puntava tutto sul colore: nel vestito o nel trucco ci voleva sempre qualcosa di rosso o di verde. Tutto era coloratissimo, come nei film americani. Spesso i film fatti con Totò erano tirati via, fatti in fretta. In quel periodo facevo quattro, cinque film durante un’estate, uno dopo l’altro, senza neppure il tempo per ricordarmi le storie, del resto abbastanza idiote. Quando ho rivisto alcuni di questi film, mi sono accorta che Totò era di una bravura eccezionale. Sia che il film fosse bello o che fosse brutto, Totò era straordinario, riusciva a salvarsi sempre.

Isa Barzizza

In “C’era una volta il mondo” vi erano gli sketch del Vagone-letto e quello di Capri, ma non vi abbiamo mai fatto quello del manichino! Lo sketch del manichino faceva parte del repertorio comico napoletano e lo girammo appositamente per “I pompieri di Viggiù”, senza pubblico.
Non ricordo chi fosse la controfigura di Totò nel 1950. Ne “Le sei mogli di Barbablù”, oltre alla Loren ed alla Ralli, non so chi fossero le altre quattro. No, contratti o diari non ne ho conservati. Per “Un turco napoletano” gli abiti erano predisposti per lo strappo delle maniche! Ai bagni di mare, con noi, fra le ragazze c’era anche Valeria Moriconi. Il titolo “Alla fermata del 66” non mi dice nulla, non ricordo.


Videoclip estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI e curate da Giancarlo Governi; "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno.

Galleria fotografica e stampa dell'epoca


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Isa Barzizza spera in una stagione libera da Impegni artistici per poter soddisfare la sua più grande aspirazione e dedicarsi finalmente alla vita familiare.


Dopo trentacinque film e una serie notevole di riviste e di spettacoli di varietà, dopo essersi cimentata con successo in teatro e negli studi televisivi in parti d’impegno, interpretando commedie del repertorio classico. Isa Barzizza candidamente confessa di sentirsi agli inizi della carriera artistica e di avere ancora moltissimo da imparare prima di potersi considerare un’attrice completa e sicura. «E’ vero». dice sorridendo timidamente; «soltanto ora considero iniziata la mia vita teatrale, ora che ho accumulato un po’ di esperienza, che conosco il palcoscenico, la macchina da presa e le telecamere, e che perciò posso dire di avere una base sulla quale costruire».

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Effettivamente Isa, in otto anni di vita artistica, ha assommato tante esperienze e anche tanti successi da potersi permettere, volendo — se non fosse per temperamento modesta — dichiarazioni diverse da quelle riportate. Da otto anni il nome di Isa Barzizza figura nelle "luminose” dei più noti teatri italiani, nelle prime righe dei "cast” cinematografici, in posizione di onore nelle locandine televisive; da otto anni, da quando, cioè, strappato il consenso al padre, Pippo Barzizza, poco più che bambina entrò nel mondo della rivista (in «Follie d’Amleto») come subrettina di Macario. Aveva sedici anni e alla rivista arrivo dopo aver seguito un corso di danze sotto la guida di due valentissimi maestri russi che tenevano scuola a Roma. Quando Isa annunciò che voleva "ballare”, il padre fece fuoco e fiamme, si consiglio con gli amici intimi e chiuse sotto chiave la figliola, ma non riuscì a impedirle di esordire sul palcoscenico, accanto a Macario. che fu ben felice di tenere a battesimo una così giovane promessa.

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Da allora, Isa di strada ne ha fatta parecchia. Mario Mattoli la chiamò per interpretare «I due orfanelli», con Totò e Campanini, nel 1949: ed essendo stato felice anche il battesimo cinematografico, Isa dovette cominciare a dividersi fra rivista e cinema, impegnata in una serie di produzioni che non le lasciarono mai un attimo di respiro. «Non riesco ancora a capire come abbia potuto trovare il tempo per sposarmi», dice Isa.

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In totale ha interpretato trentacinque film; ma confessa di non aver ancora potuto soddisfare la sua grande aspirazione: lavorare in un film comico-sentimentale, sul tipo di quelli americani di William Powell, per intenderci. Attualmente sta lavorando a «I pinguini ci guardano» con Rascel e Isa Miranda, regista Guido Leoni, e dal primo di agosto ne comincerà un altro di cui ancora non si conosce il titolo e che sarà girato parte in Italia e parte in Turchia. Per quel che riguarda il teatro Isa è alla finestra. Abbandonata decisamente la rivista (fatta eccezione per una breve "rentrée" alla fine di questo mese, in occasione del Festival Internazionale della Rivista, che si effettuerà a Caracas, nel Venezuela, e al quale Isa parteciperà insieme a Wanda Osiris e a Nilla Pizzi, in rappresentanza dell’Italia), sta attualmente esaminando la possibilità di riportare agli onori della ribalta la commedia musicale: uno spettacolo che aveva successo una trentina e più di anni fa, ma che ora è immeritatamente scivolato nel dimenticatoio.

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Ma, a quanto sembra, mancano i copioni; e Isa resta fedele al teatro. Dopo aver lavorato con Memo Benassi nel «Tartufo» di Molière, dopo essere stata «La locandiera» goldoniana sui teleschermi e la protagonista di «Spirito allegro» di Noel Coward, è ora in attesa di mettere in scena l' «Anfitrione» di Plauto, insieme a Scelzo e a Tedeschi. Verranno poi altri lavori: gli impegni sono numerosi, e anche per quest’anno la giovane attrice dovrà rimandare la sistemazione della casetta all’undicesimo chilometro della via Flaminia.

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Per la precisione, è la terza casa dei coniugi Barzizza-Chiesa, ma, in effetti dovrebbe essere la loro vera solida residenza stabile. Ne ha già due, di case, Isa: un appartamento a Milano e uno a Roma; ma non riesce mai a fermarvisi molto, sempre in giro come per lavoro. «Però» conclude Isa abbassando gli occhi «non vedo l’ora di avere una intera stagione libera da impegni teatrali per poter soddisfare una mia grande aspirazione, avere qualcosa che desidero moltissimo da lungo tempo». E Carlo Alberto Chiesa, il marito, sottovoce confida che nella villetta della via Flaminia sono previste stanze da gioco per bambini. 

 

F.M., «Tempo», anno XVII, n.26, 30 giugno 1955


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Figlia di un severo direttore d'orchestra fino alla maggiore età recita controllata a vista da una tata. Una tortura per uno spirito libero come lei. Vitale e ironica, diviene la partner di scena perfetta delprincipe della risata. E riesce a superare la tragedia: a soli 31 anni perde l'amore della sua vita.


La sua bellezza - secondo un intenditore come Umberto Eco - avrebbe avuto la forza di risvegliare anche i morti. O almeno la memoria di uno sventurato appena uscito dal coma. Così nella mente perduta di Yambo, l’insegnante di lettere protagonista del romanzo La misteriosa fiamma della regina Loana, la foto di una conturbante Isa Barzizza che fa la passerella in una rivista e ha il potere di rianimare il quattordicenne che fu, di resuscitare l’imberbe ottenebrato dalla vedette “in puntino”, come era maliziosamente definito per la sua essenzialità, lo slip di scena: «La guardo e, come si sa, a tutto si può resistere tranne che alle tentazioni. Entro furtivo al cinema di primo pomeriggio, sperando di non incontrare nessuno che mi conosca», si rivede Yambo, ragazzino con il batticuore. «In I due orfanelli (con Totò e Campanini) Isa Barzizza, con altre educande, in spregio alle esortazioni della madre superiora, va a fare la doccia nuda». Non proprio: s'i travedono solo le ombre, gli ormoni adolescenziali non si sarebbero placati neppure se avvertiti die, dietro le quinte, ad attendere con piede fermo e probabilmente un ampio accappatoio quella meravigliosa creatura bruna c' era un'incorruttibile governante.

Barzizza 04 LPapà non la mandava sola.

Già, perché Pippo Barzizza, famoso compositore, direttore d'orchestra e avveduto genitore di cotanto fascino, aveva messo in chiaro le condizioni d'ingaggio fin dall’inizio, perfino con un impresario di comprovata serietà quale era Erminio Macario, che aveva adocchiato il talento della sedicenne nel salotto della famiglia: «D’accordo», aveva finito per cedere alle insistenze, il maestro Barzizza. «Ma papi non ti manda sola!». E lei aveva accettato, controvoglia, la riserva. Almeno fino alla maggiore età, che all'epoca scoccava soltanto con il ventunesimo compleanno, sarebbe stata l'unica soubrette al mondo sotto stretta sorveglianza della sua tata: «Non la sopportavo», avrebbe poi confessato, divertita, molto tempo dopo. «Controllava qualunque cosa facessi. Si andava a cena dopo il teatro e io avevo sempre il gendarme al seguito. Avrei voluto strozzarla. E, beffa delle beffe, dovevo pure pagarla di tasca mia». Fu comunque un buon investimento.

L’attrice in libertà vigilata attirò l’attenzione di uno dei registi più popolari e prolifici della commedia nazionale, Mario Mattoli, che la mandò a chiamare per proporle il suo primo film accanto a un comico napoletano già baciato dal successo, soprattutto nei teatri meridionali.

Il colpo di fulmine che le cambia la vita.

A vent'anni, con o senza scorta, Isa incontrava il suo principe, anche se non fu precisamente un colpo di fulmine, e anche se lui sembrava interessato alle sue grazie soltanto davanti alla cinepresa, per obblighi di copione: «Pensare che quando l'ho conosciuto non sapevo nemmeno chi fosse. Ero molto più giovane e lui mi sembrava un vecchio», ha ricordato, quasi stupita del proprio giudizio, «fino a cui non avevo niente da dire; e fuori dal set non mi degnava neppure di uno sguardo. Mai un gesto, mai una frase o un'avance. La sua fama di dongiovanni, a me personalmente, non risulta». Ma quell'incontro avrebbe cambiato per sempre la vita della figlia del musicista, destinata a diventare la più celebre “spalla" femminile di Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. In arte Totò. Principe della risata, ma anche di diritto, dopo che nel 1946, proprio l'anno del debutto di Isa, un tribunale gli aveva finalmente riconosciuto un lungo elenco di titoli nobiliari: altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di llliria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.

Buffone in scena, schivo nel privato

Per nulla impressionata dal pedigree del partner artistico, Isa non si è mai sentita offesa dal suo disinteresse personale: «Conoscevo la sua reputazione di sciupafemmine. All'epoca però era certamente molto innamorato della moglie, Diana Rogllani, e non sembrava interessato a nessun'altra». Percepì però che, di Totò, non ce nera uno solo. E che quello più vero era probabilmente l'uomo riservato e schivo che si isolava nei suo camerino, prima dello spettacolo, senza sprecare un sorriso o una facezia: «Poi, nel momento in cui metteva piede sul palcoscenico si accendeva, sembrava che esplodesse con tutto il suo umorismo, con la sua forza mimica, con le sue battute surreali », ha scritto Isa nel libro Totò a colorì di Steno, una carrellata di omaggi al protagonista del film, raccolti da Orio Caldiron per le Edizioni Interculturali Uno (2004).

1948 Fifa E Arena 005 L

Quel (ridicolo) flirt con Walter Chiari

Isa e Totò avevano lavorato insieme, per la prima di undici volte, nell estate del 1947 e, pochi mesi dopo, lui la rivolle accanto a sé nella rivista C'era una volta il mondo. Il pubblico non si stancava delle loro gag, tra le quali una delle più famose sarebbe stata riprodotta nel film di Steno: la scena del vagone letto occupato da Antonio Scannagatti (Totò) e da un deputato, l’onorevole Trombetta (Mario Castellani), che prima si contendono il monopolio dello scompartimento e poi quello dell’affascinante bionda in guépière (Isa Barzizza) che s’intrufola tra di loro chiedendo asilo per la notte. Sembrava destinato a durare a lungo il felice gemellaggio tra la giovane e promettente diva di Sanremo e il principe di Napoli che inanellavano un successo dopo l’altro, con Fifa e arena e I pompieri di Vìggiù, Le sei mogli di Barbablù e Un turco napoletano. La fantasia dell’uno s’intrecciava alla bellezza dell'altra. Un'alchimia perfetta. Come quella che si creò, soltanto per lo spazio di un flirt, con Walter Chiari, 24enne e scanzonato giornalista in Totò al giro d'Italia: «Ma la nostra storia è finita in una risata», non si rammaricherà Isa. «E una delle persone più spiritose che io abbia mai conosciuto. Con lui non ti annoiavi mai».

Un amore spezzato da un incidente

Con Carlo Alberto Chiesa, pioniere della tìvù italiana, invece fece sul serio. Si conobbero a metà degli Anni '50. Nel 1960 erano sposati e genitori felici di una bambina di tre anni. Cinema e teatro erano passati già in secondo piano: «Pur di stare con lui rinunciavo a ogni cosa. Era cosi lieto il tempo insieme», avrebbe rivelato poi a Giorgio Dell’Arti, in un raro momento di confidenza. La coppia viveva unita ed entusiasta gli anni del decollo della televisione, gli imprevisti della diretta, la magia degli spettacoli musicali di Garinei Se Giovannini. Sembrava non dovessero finire più quei giorni felici. Invece s’interruppero di colpo, il 3 giugno di quell’anno, sulla via Aurelia all’altezza di Forte dei Marmi, dove si schiantò l’auto del regista. Devastata dal dolore, Isa si ritirò dalle scene: «D’ora in poi voglio dedicarmi soltanto a mia figlia». Per essere autonoma, fondò e diresse una società di doppiaggio. E il pubblico si era già rassegnato a non vederla più, quando, nel 1974, Ettore Scola le propose una parte in un film per lei irresistibile: C'eravamo tanto amati. La vita le offriva una seconda occasione e Isa la colse: non era ancora troppo tardi, per ricominciare.


Elisabetta Rosaspina, «F», n. 27, 12 luglio 2017




Filmografia

I due orfanelli, regia di Mario Mattoli (1947)

Dove sta Zazà?, regia di Giorgio Simonelli (1947)
Fifa e arena, regia di Mario Mattoli (1948)
Totò al giro d'Italia, regia di Mario Mattoli (1948)
I pompieri di Viggiù, regia di Mario Mattoli (1949)
Adamo ed Eva, regia di Mario Mattoli (1949)
Le sei mogli di Barbablù, regìa di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Botta e risposta, regia di Mario Soldati (1950)
Il vedovo allegro, regia di Mario Mattoli (1950)
L'inafferabile 12, regia di Mario Mattoli (1950)
Figaro qua, Figaro là, regìa di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Il mago per forza, regia di Metz e Marchesi (1951)
Porca miseria, regia di Giorgio Bianchi (1951)
Sette ore di guai, regìa di Metz e Marchesi (1951)
Milano miliardaria, regìa di Metz e Marchesi (1951)
Era lui, si...si..., regia di Marino Girolami (1951)
Cinque poveri in automobile, regia di Mario Mattoli (1952)
Primo premio Mariarosa, regia di Sergio Grieco (1952)
Bellezze in moto-scooter, regia di Carlo Campogalliani (1952)
Totò a colori, regia di Steno (1952)
Senza veli, regia di Carmine Gallone (1952)
Siamo tutti inquilini, regia di Mario Mattoli (1953)
Canzoni a due voci, regia di Gianni Vernuccio (1953)
Viva la rivista!, regia di Enzo Trapani (1953)
Gioventù alla sbarra, regia di Fernando Cerio (1953)
Non è mai troppo tardi, regia di Filippo Walter Ratti (1953)
La figlia del reggimento, regia di Geza von Bolvary (1953)
Un turco napoletano, regia di Mario Mattoli (1953)
Le avventure di Cartouche, regia di Gianni Vernuccio (1954)
Totò cerca pace, regia di Mario Mattoli (1954)
Gran Varietà, regia di Domenico Paolella (1954)
Appassionatamente, regia di Giacomo Gentilomo (1954)
Un palco all'opera, regia di Siro Marcellini (1955)
I pinguini ci guardano, regia di Guido Leoni (1955)
C'eravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974)
Garofano rosso, regia di Luigi Faccini (1976)
Il momento dell'avventura, regia di Faliero Rosati (1983)
Fiori di zucca, regia di Stefano Pomilia (1989)
Grazie al cielo c'è Totò, regia di Stefano Pomilia (1991)
80mq, episodio "No mamma no", regia di Cecilia Calvi (1993)
Assolo, cortometraggio, regia di Marco Pozzi (1995)
Ardena, regia di Luca Barbareschi (1997)
Asini, regia di Antonello Grimaldi (1999)
7 km da Gerusalemme, regia di Claudio Malaponti (2007)

Prosa televisiva

RAI

L'osteria della posta, con Ernesto Sabatini, Adriano Rimoldi, Renato De Carmine, Isa Barzizza, Leonardo Cortese, regia di Franco Enriquez, trasmessa il 3 gennaio 1954, nel programma nazionale.
Non ti conosco più, di Aldo De Benedetti, con Elisa Ratto, Adriano Rimoldi, Pina Renzi, Isa Barzizza, Elio Pandolfi, Natale Peretti, regia di Claudio Fino, trasmessa il 22 gennaio 1954.


Riferimenti e bibliografie: