Garinei Pietro

Pietro Garinei

Trieste, 1º febbraio 1919 – Roma, 9 maggio 2006) è stato un commediografo, regista teatrale e attore italiano.

Biografia

Laureatosi in farmacia per soddisfare le esigenze del padre farmacista, inizia come giornalista sportivo del Corriere dello Sport, dove incontra Sandro Giovannini. Insieme fondarono nel 1944 il giornale umoristico Cantachiaro e da quel giorno si formò un lungo sodalizio artistico noto come Garinei e Giovannini. In diciotto mesi, in tempo di guerra, scrissero sei riviste.

Importante la collaborazione con la radiofonia Rai, dal 1949 al 1951 con la rivista La Bisarca, successivamente portata in teatro e al cinema.

Esordì a teatro nel 1949. Nel 1952 introdusse il genere della commedia musicale in Italia con spettacoli di rivista come Attanasio cavallo vanesio, con Renato Rascel nelle vesti di attore, cantante e ballerino, e producendo la prima grande soubrette della scena italiana, Wanda Osiris.

Sempre con Giovannini, collezionò numerosi successi, tra cui Un paio d'ali, sempre con Renato Rascel, Un trapezio per Lisistrata, Buonanotte Bettina, Il giorno della tartaruga, Ciao Rudy, Rugantino, Rinaldo in campo, Alleluia brava gente, Aggiungi un posto a tavola, Se il tempo fosse un gambero con, fra gli altri, Gino Bramieri, Delia Scala, Sandra Mondaini, Walter Chiari, Paolo Panelli, Bice Valori, Domenico Modugno, Massimo Ranieri, Raffaella Carrà, Johnny Dorelli.

Tra gli attori di teatro classico e di cinema, lavorarono con loro Marcello Mastroianni, Giovanna Ralli, Paola Borboni, Giuliana Lojodice, Olga Villi, Alberto Lionello, Giulio Scarpati, Angela Luce, Massimo Ghini e Nancy Brilli.

Garinei e Giovannini scrissero i versi di alcune canzoni di successo come Arrivederci Roma e Domenica è sempre domenica.

Pietro Garinei è morto a Roma nel 2006, all'ospedale Forlanini.

La coppia Garinei e Giovannini produsse ben quarantanove copioni come autori ed allestì ottantacinque tournée inscenate in oltre venti nazioni.

Non trascurabile anche la loro attività televisiva, ben rappresentata dalla fortunatissima trasmissione Il Musichiere, presentata da Mario Riva.

Anche suo fratello Enzo Garinei, attore e doppiatore è stato protagonista delle commedie musicali di Garinei e Giovannini.

Opere teatrali

Attanasio cavallo vanesio (1952)
Giove in doppio petto (1954)
Buonanotte Bettina (1956)
Un paio d'ali (1957)
L'adorabile Giulio (1957)
Rinaldo in campo (1961)
Un mandarino per Teo
Bravo!
Rugantino (1962)
Ciao Rudy (1966)
Alleluja brava gente (1970)
Aggiungi un posto a tavola (1974)
Niente sesso, siamo inglesi
Taxi a due piazze


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Soltanto dopo dieci anni di fortunata attività rivistaiola, gli autori Giovannini e Garinei hanno avuto l'audacia di liberarsi dalle numerose superstizioni che dettano legge nel mondo del teatro.

Roma, gennaio

Con la rivista Giove in doppiopetto Sandro Giovannini e Pietro Garinei sono riusciti a emanciparsi, dopo dieci anni di lavoro in comune, dalla più lunga catena di superstizioni che il teatro ricordi. Ma per comprendere l’importanza avuta da questa rivista nella vita dei due autori bisogna fare una breve storia di queste superstizioni.

Scoperto che, il 1° settembre 1944, giorno del fortunato debutto di Cantachiaro, Garinei indossava un modesto abito grigio di flanella e Giovannini aveva in tasca un pacchetto di sigarette inglesi Craven A, la nuova coppia di autori di riviste decise, per scaramanzia, di indossare lo stesso abito e fumare le medesime sigarette la sera del debutto di ogni altro loro spettacolo: decisione quanto mai avventata specie per Garinei che, ingrassato in questi anni di una quindicina di chili, è apparso alle prime delle sue riviste sempre più avvilito da un vestito ormai destinato al macero.

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Sandro Giovannini e Pietro Garinei nel loro appartamento romano. Per scrivere copioni è necessario stare sdraiati, con la « portatile » sulle ginocchia e con cioccolatini e caffè a portata di mano.

Auspici favorevoli

Ma che sarebbe accaduto se fossero venuti meno alla promessa? Un po’ per irridere la jettatura e un po’ per distrazione, ci provarono una volta. con risultati davvero disastrosi. Black and white fu, la rivista-cavia; ebbe inizio con lo scivolone di una ballerina classica cui seguirono la caduta di alcuni riflettori, l’errato funzionamento del palcoscenico girevole, la rottura dell’impianto dei microfoni, l'inversione di motivi musicali, il blocco degli ascensori che dovevano portare in palcoscenico gli attori dei camerini superiori e la semi impiccagione di un pittore che rimase appeso alla corda del sipario. Poiché l’unico portafortuna della serata, un macchinista gobbo, era stato involontariamente avvolto in un panorama e dimenticato in fondo al palcoscenico, nemmeno l’ingegnoso finale riuscì a salvarsi e, per quanto i due autori avessero previsto una bordata di cannoni che sparavano rose, due bocche da fuoco vomitarono stracci e fuliggine sulle signore delle prime file.

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Tobia è un ingenuo venditore di palloncini al « Prater » di Vienna. Un giorno si trova addosso un biglietto che lo invita nella casa di una danzatrice russa, della quale è segretamente innamorato. Tobia corre a quell’appuntamento e, senza saperlo, si trova coinvolto in una intricata vicenda di spionaggio.

Dopo questa esperienza i due autori, alla vigilia di ogni spettacolo, cercarono auspici favorevoli dovunque li potevano trovare. Scoprirono così che il colore viola non è raccomandabile (un teatro con le poltrone di questa tinta andò addirittura a fuoco!), che le ragazze del balletto non devono lavorare a maglia durante le prove, che non ci si deve sedere a rovescio sulle sedie, che non bisogna fischiare in palcoscenico, che se cade il copione (o un suo foglio) bisogna batterlo tre volte per terra prima dì riprendere il lavoro. «Una volta» ricorda Giovannini con il tono di un vecchio lupo di mare, «una volta mi trovai a Milano per il debutto di La Bisarca senza sigarette: cominciò a sparire tutto. Ero disperato, poi me ne portarono un pacchetto nuovo e la rivista andò a buon fine.»

«Un’altra volta», interviene Garinei improvvisamente serio, «un'altra volta a Bologna entrò in teatro una venditrice di viole e Viarisio ricevette in camerino la visita di tre minacciosi partigiani che gli intimarono di abolire celti stornelli.»

Le cadute di Garinei durante le prove sono ritenute, invece, di buon auspicio (tanto che, ormai, ogni qual volta si fa male egli ne soffre e ne gioisce insieme) come la scomparsa di un copione ritrovato poi, privo di qualche pagina, nel gabinetto di una donna delle pulizie. A questi ed altri «meravigliosi» segni del destino, Garinei e Giovannini avevano aggiunto, da anni, una gita a Brunate, sui lago di Como, con un breve soggiorno «propiziatorio» all’Albergo Francia di Milano.

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Tatiana, la danzatrice (sopra) ha scambiato Tobia per un illustre scienziato e lo porta in un laboratorio chimico dove si cerca l’Acca-uranio. Tobia, senza saperne nulla, trova per caso la formula. Per lui i «mesoni» sono i mesi di 31 giorni. Una banda di spie, capeggiata da Tatiana (Alba Arnova), tenta di portare Tobia oltrecortina. Sotto: Misteriosi individui riescono a rubare la formula di Tobia, ma intervengono le quattro Potenze che occupano Vienna. Nessuno conosce bene Tobia; tutti si limitano a dargli la caccia, e a mettere una taglia sulla sua testa.
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Ventiquattro riviste

Per Giove in doppiopetto la gita a Brunate si rese però impossibile e, quel che più li spaventò, l'Albergo Francia venne demolito. Dopo molto batticuore e numerosi scongiuri il successo della rivista segnò però la fine delle loro superstizioni a catena.

Dal 1944 ad oggi Garinei e Giovannini hanno scritto ventiquattro riviste anche se di alcune (quelle fra parentesi) il secondo rifiuta la paternità. In ordine di realizzazione sono: Cantachiaro, Soffia so’, (Soffia so’ ai bagni di mare), Cantachiaro n. 2, Pirulì pirulì non andrà sempre cosi, Son le dieci e tutto va bene (Ma se ci toccano nel nostro debole), (Il congresso si diverte), Domani è sempre domenica, (Col naso lungo e con le gambe corte), Al Grand Hotel, Sogno di una notte di questa estate, La Bisarca, Il diavolo custode, Black and white, Gran baldoria, Gran baraonda, Attanasio cavallo vanesio, Mode in Italy, Alvaro piuttosto corsaro, Caccia al tesoro, Giove in doppiopetto e Tobia candida spia. Ventiquattro riviste, intercalate da una complessa attività radiofonica, che hanno fruttato tra l’altro al famoso tandem il bastone di «marescialli della rivista» consegnato da Orio Vergani nel corso di una serata milanese.

Giovannini e Garinei impiegano, in media, un paio di mesi a scrivere il copione di ogni nuova rivista, chiudendosi un giorno dopo l’altro nello studio di Garinei. Allungato su un divano ad angolo come una Paolina Borghese, Giovannini attende in silenzio che il padrone di casa, sdraiato in poltrona con la macchina sulle ginocchia, abbia scritto la prima cartella. Da dieci anni, come la prima volta, l’avvio di una rivista spetta a Garinei, mentre il resto del lavoro viene diviso fraternamente sulla base di due cartelle a testa. Ciò significa che ogni due cartelle la macchina da scrivere finisce su un puff, sistemato tra il divano e la poltrona, per essere allontanato con l’aiuto di un calcio.

Dei due, Giovannini è lo stakanovista, l’incorruttibile pausario, convinto com’è che basti sedersi a tavolino e battere il tempo perché nasca qualche idea, anche nei giorni che sembrano meno favorevoli. Nell'ansia della «creazione» è lui che si aiuta con caffè e simpamìna, mentre Garinei si accontenta delle proprie unghie, destinate a crescere tra una rivista e l’altra per tornare a zero nei periodi di lavoro. Litigano? Litigano. Qualche volta duramente, decidendo magari di lasciarsi. Ma, come si dice, la notte porta consiglio e l’indomani si scoprono più amici di prima. Non nascondono una piccola civetteria: quella di «firmare» ogni lavoro con un segno particolare, la parola «castellinaria» che troverete, puntualmente, in ogni copione. Magari sempre per scaramanzia.

In questi anni di lavoro per la rivista hanno avuto una delle maggiori soddisfazioni il giorno in cui sono stati incaricati di improvvisare ogni sera una rivistina radiofonica sul Giro d’Italia. Dal loro primo incontro avvenuto in uno stadio romano alle discussioni sportive nella farmacia Garinei, i due amici si erano «fatti le ossa» come redattori di giornali sportivi in concorrenza: Giovannini al Corriere e Garinei alla Gazzetta dello Sport. Prima di scoprire una comune passione per la rivista, comunque, provarono un gusto matto a farsi scherzi d’ogni genere finché non unirono i loro sforzi a danno del prossimo. Notizie inventate di sana pianta, come «Battuto a Nimeg, in Olanda, dal corridore pazzo Shulte il record mondiale dell’ora di Coppi» o «Improvvisa morte di un cavallo di Tesio» apparvero con la loro complicità sulle prime pagine dei loro giornali mettendo un po’ a rumore l’ambiente sportivo.

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Misteriosi individui riescono a rubare la formula di Tobia, ma intervengono le quattro Potenze che occupano Vienna. Nessuno conosce bene Tobia; tutti si limitano a dargli la caccia, e a mettere una taglia sulla sua testa.

Scherzi infernali

Al primo giro ciclistico d’Italia del dopoguerra avevano partecipato come inviati del quotidiano romano II Tempo per scrivere divagazioni che divertirono una parte dei lettori, ma finirono per amareggiare gli sportivi puri. Sul camioncino che il direttore del giornale aveva messo a loro disposizione per il «servizio» i due inviati avevano sistemato un paio di comode sedie a sdraio e muniti di un altoparlante che avrebbero dovuto usare a scopi pubblicitari, riuscirono a combinare scherzi infernali al pubblico assiepato lungo le strade. In una delle ultime tappe, per esempio, sotto una pioggia torrenziale riuscirono, con drammatici appelli, a far chiudere a tutti l’ombrello, con la scusa che la stra-, da era viscida, i corridori arrivavano a velocità pazzesca e la scarsa visibilità avrebbe potuto provocare incidenti irreparabili.

Con tutto ciò (o forse ignorando tutto ciò) la RAI li incaricò nel 1949 dello stesso servizio e tale fu il successo di Giringiro che essi vennero chiamati a ripetere l’esperimento anche nel 1950 e nel 1953. Abituati a firmare ogni lavoro con una trovata, inventarono la «maglia nera» da far indossare all’ultimo in classifica con premi in denaro e doni particolari. Una trovata che attirò immediatamente su di loro le simpatie del pubblico e l’odio degli organizzatori della corsa.

I primi passi nel mondo della rivista Garinei e Giovannini li avevano fatti rispettivamente a venticinque e ventotto anni e provenivano da due lauree diverse (in farmacia ed in legge) che non li interessavano. Garinei, maggiore di tre fratelli e figlio di un giornalista, poteva vantare due sole cose: di aver rotto in testa al maestro il violino che gli volevano far studiare e d’essere il primo cittadino italiano nato a Trieste e battezzato a San Giusto dopo la fine della guerra mondiale. Giovannini veniva da un anonimo impiego di dattilografo della Corte dei Conti ed aveva cercato la fama sulle colonne del Littoriale. Ambedue si erano già «cimentati» in pseudo spettacoli di rivista: Garinei per gli orfanelli di Don Francesco de Paoli e Giovannini per i suoi granatieri, in Albania.

L’occupazione tedesca di Roma, il coprifuoco, il timore delle retate effettuate dalle SS favorirono, se così si può dire, la loro vocazione. Da alcune settimane di riunioni nacque la loro prima rivista Sono le nove e tutto va bene, che non fu mai rappresentata anche se cambiò titolo diverse volte, a seconda degli spostamenti dell’ora del coprifuoco. Soltanto in seguito i due amici si accorsero che quella loro opera giovanile mancava delle qualità per arrivare al pubblico ma per un motivo sentimentale, utilizzarono lo stesso titolo per una rivista con la Magnani e salvarono uno sketch, quello dei vecchietti del cacao Talmone, per un copione recente Partiti i tedesci e deposto il camice da dottore che indossavano per maggior sicurezza ogni volta che si trovavano a lavorare nella farmacia Garinei, i due umoristi entrarono nella redazione di Cantachiaro dando poi vita alla omonima rivista satirica che, per il modico prezzo di centocinquanta lire, riunì attori come la Magnani, Viarisio, Ninchi, la Villi, la Padovani, la Merlini eccetera. La riacquistata libertà causò però agli autori della rivista le prime grane da parte di un sergente italo americano del P.W.B. che giudicò il copione «vergognoso» e diede il suo visto di censura soltanto a cinque delle cento pagine. Era l’epoca in cui il direttore di un giornale come il Cantachiaro, Monicelli, poteva recarsi per un incidente del genere dal Primo Ministro Bonomi, il quale non esitava ad interessarsi della cosa personalmente l’Ammiraglio Stone. Governo e Comandi alleati si scambiarono. per Garinei e Giovannini, le prime «dure» telefonate della Liberazione, poi tre ufficiali superiori assistettero alle prove generali e il visto fu concesso.

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«Tobia candida spia», commedia musicale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, è stata presentata con successo sul palcoscenico di un teatro romano. La compagnia è formata da Pascei, Alba Arnova, Flora Medini, Luigi Pavese, Rosalina Neri, il balletto è quello di una nota stazione televisiva degli Stati Uniti; le musiche sono state composte da Gorni Kramer e i costumi sono opera di Giulio Coltellacci.

Per Soffia so’, che ereditò dal Cantachiaro la satira pungente, il coraggio e la spregiudicatezza, soddisfazioni e difficoltà si moltiplicarono. Fu la prima rivista che raggiunse tutte le maggiori città dell’Italia appena liberata, ma trovò dovunque opposizione e applausi nella stessa misura. A Genova gli attori furono accolti con il lancio di cachi, il pubblico con bombe-carta. A Milano gli operai di Sesto San Giovanni «marciarono agli inni della rivoluzione» sul teatro: tolta la luce intervenne la polizia militare e venne arrestato anche il sindaco Greppi che arringava la folla. A Bologna una riunione del CLN provocò uno sciopero cittadino. I giornali accusarono e difesero i due autori, la Repubblica, gli alleati. Un «fondo» della Libertà sull’argomento si intitolò Motivo di crisi. Finché gli animi si calmarono, la satira divenne meno pungente e necessaria, i due autori si indirizzarono allo spettacolo di rivista classico.

Due anni fa Garinei e Giovannini fecero un viaggio negli Stati Uniti. Per copiare, dissero i maligni. Per imparare, corressero loro. Tornarono a casa pieni di entusiasmo, anche se avevano scoperto che «in America si fanno dieci riviste con i mezzi per cento, mentre da noi se ne fanno dieri con i mezzi per cinque». Senza invidiare troppo i colleghi d’Oltre-atlantico si rimisero aU’opera con tenacia, sfornando con Gioire il più grosso successo della loro carriera. Qualcuno ha detto che vorrebbero abbandonarla, ma niente conferma questa voce. Anzi: Tobia candida spia, la smentisce. Perché la loro aspirazione rimane quella di scrivere una commedia e perché hanno scoperto di fare «un brutto mestiere che ci piace tanto».

Giorgio Salvioni, «Epoca», anno VI, n.225, 23 gennaio 1955



Filmografia

Sceneggiatura e soggetto

Partenza ore 7, regia di Mario Mattoli (1946)
Botta e risposta, regia di Mario Soldati (1950)
Come te movi, te fulmino!, regia di Mario Mattoli (1958)
Un mandarino per Teo, regia di Mario Mattoli (1960)

Varietà radiofonici Rai

La Bisarca, varietà settimanale 1949 - 1951
Papà Cicogna, varietà settimanale 1953


Riferimenti e bibliografie: