Mastrocinque Camillo

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(Roma, 11 maggio 1901 – Roma, 23 aprile 1969) è stato un regista, sceneggiatore, montatore e scenografo italiano.


Discutendo con Andrea Camilleri su Totò e Peppino De Filippo, da lui molte volte diretti:

Che cosa volevi intervenire su quei due? Io mi facevo dire supergiuù come avrebbero recitato in scena, stabilivo dove mettere la camera e mi andavo a prendere un caffè.

Camillo Mastrocinque


Biografia

Da giovane fu attratto dal cinema. Successivamente visse in Francia, dove lavorò come scenografo, per poi tornare in Italia come aiuto regista. Il suo esordio dietro la macchina da presa avvenne nel 1937 con Regina della scala e da quel momento in poi diresse 68 pellicole, in cui privilegiò il genere comico.
Nella sua carriera diresse molti dei numerosi attori brillanti italiani quali Renato Rascel (Attanasio cavallo vanesio del 1952 e Alvaro piuttosto corsaro del 1953); Totò (Siamo uomini o caporali? del 1955, Totò all'inferno dello stesso anno, Totò, Peppino e... la malafemmina del 1956, Totò lascia o raddoppia? del 1958 e Tototruffa 62 del 1961); Vittorio De Sica (Totò, Vittorio e la dottoressa del 1957) e (Vacanze d'inverno del 1959 interpretato anche da Alberto Sordi); Nino Manfredi eUgo Tognazzi (I motorizzati del 1964) ed infine Walter Chiari (Quel fantasma di mio marito del 1950, La più bella coppia del mondo del 1968).
Ha lavorato anche in televisione realizzando i telefilm Stasera Fernandel del 1964 e Le avventure di Laura Storm dell'anno seguente.


Il classico regista dei telefoni bianchi, un signore tutto ampolloso, molto educato. Portava la lobbia, sul set veniva vestito di tutto punto, sempre con la cravatta. Ad Antonio piaceva molto proprio per questa ragione, perché sembrava un commendatore più che un regista. Era un buon professionista, non aveva grandi guizzi però il mestiere sicuramente se l’era fatto. Con lui Totò ha avuto un rapporto armonioso, Mastrocinque lo lasciava abbastanza libero, aveva quel po’ di tatto per correggerlo nelle cose in cui non gli andava, lo aveva preso per il suo verso. Non era proprio una sintonia, diciamo un rapporto educato. Mastrocinque era un po’ grigio come individuo, era molto formale, però lo lasciava lavorare in pace.

Franca Faldini


Galleria fotografica e rassegna stampa


Quella di essere regista è la più grossa ambizione di quanti si occupano o vogliono occuparsi di cinematografo. Il regista appare come il despota, come colui che domina tutta l'immensa materia di un film, ne tiene le fila e ne regola e armonizza i diversi elementi componenti. Ed effettivamente è cosi: attori e comparse, tecnici e architetti, operatori ed elettricisti debbono essere pronti al cenno del regista; e gli attori stessi — anche i più noti — aspirano a diventare registi, quasi per vincere l’effimero della loro gloria o per un segno di rivincita oppure anchre perchè desiderosi di affermare una propria concezione artistica. Del resto, non v’è nulla di strano nel fatto che un attore diventi regista, perchè le vie della regia sono infinite. Le vie più normali e logiche sono quelle del pratico tirocinio come sceneggiatore, aiuto-regista, montatore, attore e anche operatore e quella del Centro Sperimentale; ma poi ci sono strane sorprese di giornalisti e commediografi, di registi teatrali che diventano registi cinematografici con una balorda confusione del campo teatrale con quello cinematografico pur tanto diversi per mezzi e scopi; e infine di figli di papà che riescono a racimolare qualche centinaio di biglietti da mille e a bruciarlo sull'altare della propria ambizione.

Poi avviene la naturale selezione: certi nomi passano, legati a film che elemosinano un sol giorno di programmazione anche dalle più infime sale e si dimenticano prima ancora di averli imparati; altri, con ingegno e fortuna, riescono a durare. Ma il cammino non è facile: bisogna lottare per realizzare il primo film, bisogna lottare per continuare; e la lotta è tanto più dura quanto più il regista è artisticamente dotato e insiste per imporre una propria particolare visione.

Egli avrà sempre da lottare contro il tempo e il preventivo, rappresentati dall'assillante figura del direttore di produzione.

Certo è che a vederli ai lavoro i registi non suscitano alcun sentimento di invidia. D loro sistema nervoso è in permanenza eccitato; immaginazione e senso critico debbono mantenersi sempre vigili, soprattutto in quei registi, come i nostri migliori, che continuamente si sostituiscono ai loro collaboratori, insoddisfatti se non si rendono conto di ogni dettaglio, dall'inquadratura all’effetto di luce, dai costumi alla decorazione. E poiché, in fondo, per quanto se ne sia scritto, il lavoro del regista nei suoi particolari rimane ignoto o oscuro, spero di poterlo sufficientemente illustrare seguendo i passi di Camillo Mastrocinque. dal momento in cui nasce l’idea di un film al momento in cui il film stesso viene completato.

D. M., «Tempo», anno VI, n.146, 19 marzo 1942



Le metamorfosi dei generi popolari nel cinema di Camillo Mastrocinque

di Jan Švábenický

Regista e sceneggiatore Camillo Mastrocinque comincia a lavorare per industria cinematografica italiana negli inizi degli anni Trenta quando fa l’aiuto regista, scenografo-architetto, montatore, soggettista e sceneggiatore ad cineasti come Augusto Genina, Raffaello Matarazzo, Carlo Ludovico Bragaglia, Mario Mattoli o Marco Elter. Ricoprendo questo incarichi Mastrocinque ottiene un’esperienza dietro la mdp, che utilizza durante sua lunga carriera di regista nei suoi film. Mastrocinque è già dall’inizio di sua opera cinematografica strettamente collegato con varie tipologie di generi popolari, anzitutto con la commedia all’italiana. Nell’opera di Mastrocinque possiamo trovare anche altri registri come i drammi psicologici (in alcuni casi tratti dalle opere letterarie), musicali (anche adattamenti di opere liriche e libretti) o film romantici. Il primo film di Mastrocinque è Regina della Scala (1936), che ha co-diretto Giorgio Salvini, fotografato dal direttore della fotografia cecoslovacco Václav Vích. che è molto richiesto dai produttori italiani. Dopo il film italiano Ballerine (1936) del regista cecoslovacco Gustav Machatý il direttore della fotografia Vích ha lavorato per cinema italiano dagli anni Trenta agli inizi degli anni Sessanta per i film di vari generi popolari.

Primo film diretto in autonomia da Camillo Mastrocinque Voglio vivere con Letizia (1937) appartiene alla commedia all’italiana e questo genere cinematografico è diventato categoria dominante nell’opera di regista. Tranne le commedie Mastrocinque occasionalmente girava anche i film di generi che rappresentano diverse prospettive della sua opera nel periodo degli anni Trenta e Quaranta. Si tratta anzitutto di gialli-polizieschi L’orologio a cucù (1938) e L’uomo dal guanto grigio (1949). Durante gli anni Quaranta Mastrocinque inizia a girare anche drammi psicologici che riflettono, tranne rapporti umani tra i personaggi, anche realtà italiana degli questi tempi. I drammi come Turbine (1941), Ridi, pagliaccio! (1941), La statua vivente (1942), Fedora (1942), Sperduti nel buio (1947), Duello senza onore (1949) o Il peccato di Anna (1952) combinano livello drammatico e psicologico anche con elementi melodrammatici, sviluppando un affresco dei rapporti umani nell’società italiana. Contemporaneamente Mastrocinque continua a girare anche le commedie come Arrideverci, papà! (1948) ancora con il direttore della fotografia ceco Václav Vích. Due drammi di Mastrocinque Gli inesorabili (1950) e Napoli, terra d’amore (1954) appartengono ai primi film italiani che si occupano con i temi di mafia siciliana Cosa Nostra e quella napoletana Camorra.

Negli anni Cinquanta quando i produttori italiani si dedicano assiduamente ai generi popolari Mastrocinque ha diretto parte di una lunga serie di film comici con l’ attore napoletano Totò che era il preferito da pubblico nazional-popolare. I film Totò all’inferno (1954), Totò, Peppino e i fuorilegge (1956), Totò lascia o raddoppia? (1956), Totò, Peppino e… la malafemmina (1956), Totò, Vittorio e la dottoressa (1957) o Totò a Parigi (1958) modellano e variano le storie comiche basate su la recitazione e presenza fisica di Totò, la cui fisiognomia possiamo considerarla come iconografica di questo modello di commedia all’italiana. Nella seconda metà degli anni Sessanta Mastrocinque ha co-dirige insieme con Mario Mattoli film a episodi di montaggio Totò Story (1968) che presenta le scene scelte dai vari film con Totò girati negli anni Cinquanta e Sessanta. Mastrocinque appartiene ai registi che con suoi film co-creavano fenomeno socioculturale nazionale di cinema italiano Totò di cui nome usavano produttori, registi e sceneggiatori anche nei titoli di alcuni film per creare la serie popolare.

Negli anni Sessanta Camillo Mastrocinque mette in scena alcuni melodrammi romantici imperniati sui giovani d’oggi dalle musiche fortemente enunciative. Per tre di questi film Diciottenni al sole (1962), I motorizzati (1962) e … e la donna creò l’uomo (1963) ha scritto colonne sonore di jazz, twist e pop, Ennio Morricone che in questo periodo iniziava lavorare per industria cinematografica italiana. Con i due film successivi Mastrocinque cambia registro narrativo, dedicandosi all’ horror gotico all’italiana di rilevanza internazionale: film La cripta e l’incubo (1964) tratto dal racconto di Sheridan Le Fanu e Un angelo per Satana (1966) tratto dal romanzo di Luigi Emmanuele si svolgono in bianco e nero, rappresentando con dosi di suspense le storie degli incubi e paure dell’inconscio. Mentre il primo film è horror gotico con elementi soprannaturali, il secondo film è thriller gotico con elementi misteriosi, sviluppando il tema della superstizione umana nella campagna italiana del Novecento. Entrambi i film giocano con l’ iconografia gotica ambientata in castelli vecchi e paesaggi rurali.

Filmografia

Sceneggiatura

Frutto acerbo di Carlo Ludovico Bragaglia (1934)
Regina della Scala di Camillo Mastrocinque e Guido Salvini (1936)
Voglio vivere con Letizia di Camillo Mastrocinque (1937)
Validità giorni dieci di Camillo Mastrocinque (1940)
Don Pasquale di Camillo Mastrocinque (1940)
Ridi pagliaccio! di Camillo Mastrocinque (1941)
I mariti - Tempesta d'amore di Camillo Mastrocinque (1941)
Turbine di Camillo Mastrocinque (1941)
Fedora di Camillo Mastrocinque (1942)
La maschera e il volto di Camillo Mastrocinque (1942)
La statua vivente di Camillo Mastrocinque (1942)
Il cavaliere del sogno (Donizetti) di Camillo Mastrocinque (1946)
Sperduti nel buio di Camillo Mastrocinque (1947)
L'uomo dal guanto grigio di Camillo Mastrocinque (1948)
Duello senza onore di Camillo Mastrocinque (1949)
La cintura di castità di Camillo Mastrocinque (1950)
Quel fantasma di mio marito di Camillo Mastrocinque (1950)
Il peccato di Anna di Camillo Mastrocinque (1952)
Attanasio cavallo vanesio di Camillo Mastrocinque (1953)
Le vacanze del sor Clemente di Camillo Mastrocinque (1954)
Totò all'inferno di Camillo Mastrocinque (1954)
Napoli terra d'amore di Camillo Mastrocinque (1954)
Siamo uomini o caporali?di Camillo Mastrocinque (1955)
È arrivata la parigina di Camillo Mastrocinque (1958)
Alvaro piuttosto corsaro di Camillo Mastrocinque (1964)

Soggetto

Ridi pagliaccio! di Camillo Mastrocinque (1941)
Duello senza onore di Camillo Mastrocinque (1949)
Le vacanze del sor Clemente di Camillo Mastrocinque (1954)

Regia

Regina della Scala (1936), co-regia con Guido Salvini ed anche sceneggiatura
Voglio vivere con Letizia (1937), anche sceneggiatura
Inventiamo l'amore (1938)
L'orologio a cucù (1938)
Bionda sottochiave (1939)
Validità giorni dieci (1940), anche sceneggiatura
Don Pasquale (1940), anche sceneggiatura
La danza dei milioni (1940)
Ridi pagliaccio!, di Camillo Mastrocinque (1941)
I mariti - Tempesta d'amore (1941), anche sceneggiatura
L'ultimo ballo (1941)
Turbine (1941), anche sceneggiatura
Vie del cuore (1942)
Fedora (1942), anche sceneggiatura
La maschera e il volto (1942), anche sceneggiatura
La statua vivente (1942), anche sceneggiatura
Le vie del cuore (1942)
Oro nero (1942), co-regia con Enrico Guazzoni
Il matrimonio segreto (1943), film non completato
Il cavaliere del sogno (Donizetti) (1946, anche sceneggiatura
L'inferno degli amanti (1946)
Il segreto di Don Giovanni (1947)
Sperduti nel buio (1947), anche sceneggiatura
Arrivederci papà (1948)
Il vento m'ha cantato una canzone (1948)
L'uomo dal guanto grigio (1948), anche sceneggiatura
Duello senza onore (1949), anche soggetto e sceneggiatura
La cintura di castità (1950), anche sceneggiatura
Gli inesorabili (1950)
Quel fantasma di mio marito (1950), anche sceneggiatura
Il peccato di Anna (1952), anche sceneggiatura
Areião (1952), anche sceneggiatura
Attanasio cavallo vanesio (1953), anche sceneggiatura
Café Chantant (1953)
Tarantella napoletana (1953)
Le vacanze del sor Clemente (1954), anche soggetto e sceneggiatura
Totò all'inferno (1954), anche sceneggiatura
Napoli terra d'amore (1954), anche sceneggiatura
Alvaro piuttosto corsaro (1954), anche sceneggiatura
Figaro, il barbiere di Siviglia (1955)
Porta un bacione a Firenze (1955)
Siamo uomini o caporali? (1955), anche sceneggiatura
Totò, Peppino e i fuorilegge (1956)
Totò, lascia o raddoppia? (1956)
Totò, Peppino e... la malafemmina (1956)
La banda degli onesti (1956)
Totò, Vittorio e la dottoressa (1957)
È arrivata la parigina (1958), anche sceneggiatura
Le bellissime gambe di Sabrina (1958)
Totò a Parigi (1958)
Domenica è sempre domenica (1958)
La cambiale (1959)
Vacanze d'inverno (1959)
Anonima cocottes (1960)
Noi duri (1960)
Genitori in blue-jeans (1960)
Il corazziere (1960), con lo pseudonimo di Thomas Miller
Tototruffa 62 (1961)
Gli eroi del doppio gioco (1962)
Diciottenni al sole (1962)
I motorizzati (1964)
E la donna creò l'uomo (1964)
La cripta e l'incubo (1964), con lo pseudonimo di Thomas Miller
Un angelo per Satana (1966)
Te lo leggo negli occhi (1966)
Totò Story (1968), con Mario Mattoli
Una tranquilla villeggiatura (1968)
La più bella coppia del mondo (1968)

Regia televisiva

RAI
Buon viaggio Paolo, di Gaspare Cataldo, con Tino Bianchi, Anna Maria Alegiani, Laura Solari, Giulia Lazzarini, Adriano Rimoldi, Rina Centa, Giuseppe Pertile, trasmessa il 26 febbraio 1954, nel programma nazionale.
Le avventure di Laura Storm, 8 episodi (1965–1966), con Lauretta Masiero, anche sceneggiatura
Defilé per un delitto, (1965)
Diamanti a gogò, (1965)
Una bionda di troppo, (1965)
Un cappotto di mogano per Joe, (1965)
Il tredicesimo coltello, (1966)
I due volti della verità, (1966)
A carte scoperte, (1966)
Rapina in francobolli, (1966)
Stasera Fernandel, 7 episodi (1968), anche sceneggiatura
Notte di nozze, (1968)
Frac, (1968)
Terrore al castello, (1968)
Bomba, (1968)
Tranquilla villeggiatura, (1968)

Attore

Roma città libera, regia di Marcello Pagliero (1946)
In nome della legge, regia di Pietro Germi (1949)
Il corazziere, regia di Camillo Mastrocinque con lo pseudonimo di Thomas Miller (1960)
Gli imbroglioni, regia di Lucio Fulci (1963)

Aiuto-regia

Ne sois pas jalouse, regia di Augusto Genina (1932)
Kiki, regia di Raffaello Matarazzo (1934)
Le scarpe al sole, regia di Marco Elter (1935)
La gondola delle chimere, regia di Augusto Genina (1936)
Sette giorni all'altro mondo, regia di Mario Mattoli (1936)

Scenografia

Frutto acerbo, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1934)

Montaggio

Le scarpe al sole, regia di Marco Elter (1935)
Art Department
Ben-Hur: A Tale of the Christ, regia di Fred Niblo (1925)

Collaborazioni

I due barbieri, regia di Duilio Coletti (1937), film non completato, regia di alcune sequenze


Riferimenti e bibliografie:

  • http://www.ciaocinema.it/
  • "Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
  • "Totò e Peppino, fratelli d'Italia", Einaudi, 2001