Villani Peppino

Peppino Villani 1909 bio

(Napoli, 3 luglio 1877 – Roma, 22 ottobre 1942) è stato un attore teatrale italiano.

Attore autodidatta, di grande capacità comica ed esperto fine dicitore, Villani esordì appena ventenne nel teatro di varietà napoletano, imitando le macchiette di Nicola Maldacea. Il suo gusto musicale raffinato, però, gli consentì di curare particolarmente quell'aspetto della rappresentazione, portandolo a scrivere canzoni come accompagnamento alle esibizioni. Il successo nazionale gli arrise presto, permettendogli di creare una propria compagnia di riviste.

Nonostante lo si ricordi come trasformista[1], Villani era solito esibirsi senza trucco, indossando un costume composto da una bombetta, una giacca a righe e pantaloni stretti ai polpacci[2].

L'avvento del fascismo e la conseguente penalizzazione del teatro vernacolare non giovarono all'attività artistica di Villani, che si vide costretto ad abbandonare le scene.

Nel cinema si produsse, non accreditato, in una sola pellicola: il San Giovanni decollato di Amleto Palermi.

Al repertorio musicale di Villani hanno attinto diversi cantautori, tra i quali Roberto Murolo.


Peppino Villani era valente, assai, nell’interpretazione di pezzi comici, ma non era da meno in quella di pezzi commoventi (Totonno ’e Quagliarella rimane per mezzo secolo il suo capolavoro). Figlio di un solista di corno dell’orchestra del Salone Margherita, Villani entra giovanissimo in varietà dopo aver debuttato, ancora bambino, al Teatro Nuovo per passare poi al Rossini, dove comincia a far coppia con la sua futura moglie, Marietta Tedeschi; spesso si esibisce con Elvira Donnarumma e in C’era una volta un lupo di Gioacchino Forzano gira l’Italia con una compagnia, in ditta con Maldacea. Tra le interpretazioni memorabili di Villani Nun facile ’ofarenella, Santa Lucia a mmare, Pardon, Il collegiale, Signora mia, Lili Kangy, ’O sculariello, O caffettiere, ’O cucchiere, Si sferro faccio ’o pazzo: una galleria di tipi resi da macchiettista che sapeva annullare la quarta parete per stabilire con il pubblico un dialogo sempre intenso.


Ex maestro elementare, fu un altro divo di questo ricco e fastoso Varietà italiano. Se la sua figura fisica si avvicina a quella di Pasquariello, il genere che egli presenta al pubblico si accosta molto a quello di Maldacea.

Ma se le macchiette di Maldacea sono più misurate, controllate e stilizzate, quelle di Villani non hanno limiti che possano contenere la caricatura sfacciata, il grottesco esagerato e la parlata alquanto licenziosa.

Si traveste spesso da donna e da bambino e in queste sue trasfigurazioni pone in risalto i difetti e le debolezze della donna e la scostumatezza sboccata del ragazzino ribelle. Si dice che avesse in repertorio 1500 macchiette, e se il numero può sembrare esagerato, non si discosta molto dal vero. Sposò un’artista di varietà come lui, che si chiamava Tedeschi e con la quale divideva in alcuni duetti comici le fatiche del palcoscenico. A Trieste, all’epoca dell’irredentismo, aggiungeva sui manifesti, sotto il suo nome, un’altra dicitura. «Duetti Villani - Tedeschi ». Quel Villani Tedeschi, letto di seguito, suscitava sia per le strade che nelle sale dei teatri accesi commenti patriottici. Le autorità austriache reagirono con un decreto di espulsione, e, soltanto dopo la conclusione della prima guerra mondiale, egli potette ritornare nella città ormai redenta. E questa volta sui manifesti sotto il suo nome non vi era l’aggiunta dei duetti : non ce n’era più bisogno!

Mario Mangini


Totò ha poco più di venti anni, è ancora alla ricerca di una buona scrittura per qualche spettacolo teatrale, sufficiente perlomento per sopravvivere. Gli artisti in miseria, senza lavoro ma con molte speranze, si ritrovano a Roma in Piazza San Silvestro, presso il Caffè Canavera. Totò racconta agli amici presenti il fatto che gli accadde qualche tempo prima:

— E qui che si fa? — chiese Cesare Romano.
— Il solito...
— Tutti ci diamo da fare per combinare qualche cosa, ma purtroppo alla fine, stringi stringi, non si combina mai niente.
— E tu? — chiese rivolgendosi ad Antonio — Non hai cercato di far niente?
— Niente, niente... Non si fa niente. Prima di andare a lavorare al Salone Elena, ho cercato di combinare qualche affaruccio con Peppino Villani.
— Accipicchia! Peppino Villani... Un magnifico nome...
— E chi te lo nega... Però... Beh, vi voglio raccontare quello che mi è successo proprio con Peppino Villani... Statemi a sentire.
Un giorno, parlando della crisi teatrale, don Peppino mi disse: — Facciamola noi una formazione... Sedete e scrivete.

Peppino Villani L.700.—
una cantante » 150.—
un'attrazione » 100.—
un primo numero » 50.—
un secondo numero » 30.—
voi » 25.—
e vi dovete interessare anche del programma e delle musiche... Fate la somma... Tirai le somme e dissi : « Don Peppì, sono esattamente 1.055... lire». «Molto bene. E ora andate, andate e vedete di combinare... Ci vediamo a quest’ora, qua, domani ».

Il giorno dopo, ci rivedemmo al solito posto. « Che avete fatto ? ». chiese don Peppino appena mi vide.
« Don Peppì, — gli risposi — ho fatto il giro dei locali. Hanno trovato la formazione molto bella... — Eh, lo sapevo. .. — Sì... — risposi io — ma dicono che è costosa. Bisognerebbe calare... ». « Questo è tutto ?... E noi caliamo... — rispose Villani — scrivete».
Ed io scrissi, mentre Villani dettava :

— Peppino Villani L. 700.
una cantante... quanto abbiamo segnato prima? ...
— ... 150...
— ... allora facciamo 120.
un’attrazione ... un’attrazione... beh, scrivete 80 lire. Poi un primo numero 40, un secondo numero 25. Che ci resta?... ah, voi... beh, vi dovete contentare, facciamo 24 lire, fate la somma... »

Io tirai le somme e dissi : « Don Peppì, sono esattamente novecentottantanove lire... ». « Molto bene — rispose Villani — Andate, andate... Ci vediamo domani a questo posto ».

Il giorno dopo ci rivedemmo al solito posto. « Beh, che avete fatto ? Avete firmato ? », mi chiese don Peppino appena mi scorse. « Don Peppì, — gli risposi — ho fatto il giro dei teatri... Ho parlato con Giuliani, ho parlato con Cammarano... Hanno detto che la formazione è molto bella... — Eh lo credo ! — ... Sì, ma è cara. Biso-rebbe calare ... », « E noi caliamo... — rispose pronto Villani — Questo è tutto ?... E poi aggiunse : — Ma il contratto è certo ? ». « Certissimo ».

Allora scrivete. E mi dettò per la terza volta :

Peppino Villani L.700.
una cantante » 100.
un'attrazione » 70.
un primo numero » 35.
un secondo numero » 20.
.. a voi, beh, un po’ di pazienza, un po’ di sacrificio... facciamo » 23.
Fate la somma...

Io tirai le somme e dissi : « Don Peppì, sono esattamente novecentoquarantotto lire... ». « Molto bene... — rispose — Andate, andate... E datevi da fare, un programma simile dove lo trovano ? ».

Il giorno dopo ci rivedemmo allo stesso posto. Villani, appena mi vide, mi chiese : «Avete firmato il contratto ?». Gli risposi : « Don Peppì, c’è una piccola difficoltà. Dicono che lo spettacolo è bello... Sono stato alla Fenice, ho parlato con Cammarano, con Giuliani... Sono tutti entusiasti.. . Ma dicono che è troppo caro... Bisogna calare... ».

— E noi caliamo... scrivete ».
Io scrissi, mentre lui dettava :

Peppino Villani L.700.
una cantante » 90.
un'attrazione » 65.
un primo numero » 30.
un secondo numero » 18.
.. a voi, beh, affare porta affare, una volta bisogna cominciare» 21.—

fate la somma... Quant’è?». Tirai le somme e risposi : « Don Peppì, sono esattamente 924 lire... ». « Eh, — commentò Villani, — mi pare che abbiamo calato... Che ne dite ? ».
« Don Peppì, — scattai allora io al colmo della mia pazienza — Don Peppì, qua se non « cala» Villani, l’affare non si combina !... ».


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Riferimenti, note e bibliografie:

  • Ettore Petrolini, Facezie, autobiografie e memorie, Newton & Compton, Roma 1993, pag 34
  • Federico Possenti, I teatri del primo novecento, Lucarini, Roma 1984, pagg. 234-235
  • "Tempo di Maggio: Teatro popolare del '900 a Napoli" (Nino Masiello), Tullio Pironti Editore, Napoli, 1994
  • "Il Café Chantant", (Mario Mangini), Ludovico Greco Editore, Napoli 1967
  • "Siamo uomini o caporali?" (Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli) - Ed. Capriotti, 1952