Riva Mario (Bonavolontà Mario)

Mario Riva 1960 bio

Pseudonimo di Mario Bonavolontà (Roma, 26 gennaio 1913 – Verona, 1º settembre 1960), è stato un conduttore televisivo e attore italiano, che raggiunse vasta popolarità negli anni cinquanta.

Gli esordi

Figlio del compositore napoletano Giuseppe Bonavolontà e di Teresa Chinzari da Antrodoco, Riva fu uno dei pionieri della televisione italiana. Era attore di varietà, rivista, commedia musicale, cinema, e iniziò la sua carriera durante la seconda guerra mondiale, facendo spettacoli per le truppe.

In seguito, per una curiosa coincidenza, incontrò un altro famoso attore di varietà, Riccardo Billi, con il quale creò "Billi e Riva", una della coppie comiche più famose del suo tempo (in seguito altri seguirono il loro esempio come Tognazzi e Vianello e Franco e Ciccio).



Radio, palcoscenico e grande schermo

Dal 1938 partecipa, in parti secondarie, a diverse commedie e radiodrammi per l'EIAR, nella stagione 1942 1943 fa parte del cast di attori della popolare trasmissione settimanale Il Terziglio, con testi di Federico Fellini, Marcello Marchesi, Dino Falconi, Edoardo Anton, ed altri, reciterà accanto a giovani attori come Giulietta Masina, Miranda Bonansea, Gemma Griarotti, Nunzio Filogamo e Rocco D'Assunta.

Nel 1949 presentò alla radio Oplà, programma che in seguito agli impegni cinematografici del conduttore fu affidato all'esordiente Corrado, ritenuto suo erede.

Negli anni cinquanta avvenne l'incontro con i due giovani autori Garinei e Giovannini, con i quali, sempre assieme a Billi, interpretò alcune delle più famose e importanti riviste dell'epoca, assieme ad artisti come Wanda Osiris, Gino Bramieri, Walter Chiari, Carlo Campanini, Totò e Peppino De Filippo. Riva lavorò molto anche in campo cinematografico, comparve in più di cinquanta pellicole a fianco ad attori del calibro di Totò, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, ed altri grandi interpreti, compresa la sua compagna Diana Dei e il solito Billi, col quale nel 1955 fu protagonista del film di Lattuada Scuola elementare e con cui aveva partecipato un anno prima alla trasmissione televisiva di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello di varietà Un due tre.


Riccardo Billi viene dalla paziente « gavetta » dell’avanspettacolo; Mario Riva dalla falange dei «presentatori». Un bel giorno questi due s’incontrano, e la loro unione — che ricorda quella di certe sostanze chimiche ciascuna delle quali, per proprio conto, è abbastanza innocua, ma mescolata ad altre formano un composto esplosivo — fa deflagrare un clamoroso successo. Questo successo è La Bisarca, cui seguono Alta tensione e I fanatici. Ormai la « ditta » è affermata: la sua comicità vince di prepotenza, ed è infatti una comicità prepotente. Non c’è modo di resisterle: fate conto di giocare a poker con un avversario — anzi, due — che abbia costantemente in mano quattro assi. Billi è un parodista di prima forza: la sua imitazione di Anna Magnani ha fatto epoca. Riva è, pirandellianamente, uno, nessuno e centomila: le sue battute rapidissime hanno la persistenza e la suggestività del tam-tam nella foresta : come ne sentite i primi colpi, siete già disposti ad arrendervi; sapete che la vostra resa è inevitabile. In Billi e Riva c’è tutta Roma: la corrosività del Belli, la cordialità di Pascarella, l’ironia di Trilussa. Straordinariamente divertenti, con tutta l’aria di chi sa di esserlo e fa il possibile per non darlo a vedere: un’immodestia che abbassa gli occhi e arrossisce lievemente, come una signorina di famiglia (del secolo scorso). Una cosa è certa : che la loro è una comicità tutta godibile; quando avete finito di saziarvene, vi avvedete che della lauta imbandigione non è avanzata neppure una briciola.

Dino Falconi e Angelo Frattini


Domenica è sempre domenica

Alla fine degli anni cinquanta, con l'avvento della neonata Televisione (allora in bianco e nero e con un solo canale), dopo un esordio nella trasmissione Duecento al secondo di Garinei e Giovannini, tentò un nuovo linguaggio di spettacolo (sempre con la collaborazione di Garinei e Giovannini, diventati la firma più prestigiosa del varietà italiano) con lo spettacolo musicale "Il Musichiere" (primo quiz musicale televisivo della storia della TV), trasmessa dal 7 dicembre 1957 fino al 1960 dalla RAI, con circa 90 puntate.

La trasmissione all'epoca registrava un ascolto di ben 19 milioni di ascoltatori, paralizzando di fatto l'Italia televisiva: si ricorda che nei cinema di Roma e Milano, i gestori dovettero mettere gli apparecchi TV per evitare che le sale in quel giorno e in quell'orario andassero deserte. Oltre a condurre la competizione tra i concorrenti, che si sfidavano per provare la loro conoscenza musicale, Mario Riva, che grazie a questa trasmissione può a buon diritto essere considerato il papà del sabato sera televisivo italiano, appariva al fianco degli ospiti d'onore, molto spesso celebrità internazionali, con i quali talvolta si produceva in inaspettati duetti (famoso quello con Josephine Baker).

Riva interpretava inoltre la sigla finale della trasmissione "Domenica è sempre domenica", che rimase per molto tempo una delle canzoni più popolari. Sue vallette nella trasmissione sono state attrici in seguito divenute famose quali Lorella De Luca, Alessandra Panaro, Carla Gravina, Patrizia Della Rovere, Marilù Tolo, Brunella Tocci.


Billi e Riva: i personaggi

Caratteristiche fisiche e psicologiche

Billi e Riva 1954 LAmbedue intorno ai quarant’anni, portati male però. Abbondanti stempiature, adipe, stomaco dilatato, cellulite, rivelano una scarsissima attenzione alla cura del corpo e un amore incontrollato per farinacei e grassi. Gli sport praticati consistono nell’assistere alle partite agitando bandiere giallorosse o biancocelesti e urlando insulti all’arbitro; nel compilare le schedine del totocalcio al sabato mattina. Qualche calcio al pallone, finché regge il fiato, con i ragazzini che giocano per le strade. “Pennichella” pomeridiana. Scarsa cura anche nel vestiario, caratterizzato soprattutto dall’uso del calzino corto, accoppiato d’estate ai sandali con i buchi. Pancere d’inverno e “canotte” sotto camicie - maniche corte a quadrettini - d’estate. Abiti confezionati con stoffe di natura indefinibile, preferibilmente color nocciola o grigio stinto, pantaloni con borse ai ginocchi e sostenuti da bretelle. In estate quasi d’obbligo i pantaloncini corti. Invadenti, strafottenti, menefreghisti, prepotenti e maneschi con i più deboli, come i "regazzini", ossequiosi e riverenti con i superiori, la loro aggressività non li spinge mai all’urto frontale con il prossimo, fedeli sempre ad una vigliaccheria di fondo ammantata di: “volemose bbene”, “ma chi ce lo fa fà”, ecc... Gesticolazione sovrabbondante, con netta preferenza per il “fare le corna”.

Condizione sociale

Sottoborghesi romani, praticano mestieri che gravitano nell’ambito del sottobosco parastatale o comunale: uscieri, bidelli, scopini comunali, impiegati agli sportelli, sampietrini, pizzardoni; mestieri scelti anche per la possibilità di indossare una divisa. Escono dal loro letargo quando hanno la possibilità di esercitare malignamente una parvenza di potere, appellandosi a regolamenti e a tortuosità burocratiche. Fauna tipica delle borgate romane (Acqua Bulicante, Pietralata, Tiburtino) abitano in appartamenti troppo piccoli, affollati di poltrone letto ricoperte di cinz a fiori per ospitare tutti i figli, mogli, suoceri, cognati, zii, cugini, che convivono con loro. Apparecchio radio e televisore ricoperti di soprammobili di vetro e di peluche. Bambola blu troneggiante sul letto.

Cultura

Scuole dell’obbligo e rammarico per essere rimasti gli unici italiani a non poter essere chiamati dottori. Le loro letture si limitano al “Corriere dello Sport”, a "Il Tempo” quotidiano, agli ebdomadari di barzellette scollacciate, dal “Calandrino" alla “Mezz’ora”. Amano Claudio Villa, soprattutto quando canta gli stornelli romaneschi, le trasmissioni radiofoniche a carattere regionale, simpatizzano per Corrado. I luoghi di ritrovo e di cultura favoriti sono sempre legati al cibo: le trattorie fuori porta (Carbonare, amatriciane, spaghetti alla puttanesca, abbacchi, porchette, fojette di vino dei Castelli) le spiagge di Ostia (con ineluttabili merende a base di melanzane ripiene e di cocomeri), e, occasione sublime, la “Festa de Noantri” (con le rituali lumache in umido).

Osservazioni

“Romani de Roma”, i personaggi creati da Billi e Riva s’impongono come una summa dei difetti romani (e nazionali) portati, con un impegno che rasenta un becero patriottismo, a livelli quasi sublimi.

Tipica coppia d’avanspettacolo (alla Vanni e Romigioli) trasportata di peso nella "rivista grande” (attraverso la scorciatoia della radio), inizialmente il duo si presentava composto da una spalla-presentatore, Riva, e da un comico, Billi (autentico "animale” d’avanspettacolo, con falsetti sguaiati, eccessi plebei, quasi imbarazzanti nella cornice della rivista di "lusso”). Ma i loro ruoli erano parificati e complementari. In seguito, .anzi, mentre Billi rimaneva prigioniero degli stereotipi del comico di rivista, Riva, guidato dai fatidici Garinei e Giovannini, seppe rinnovarsi, adeguandosi alla svolta della cultura di massa, rappresentata dalla televisione: seppe così trasformare la violenza e la cattiveria originarie del personaggio nella bonomia tartufesca da amico-di-famiglia. Ma l’importanza di Billi e Riva sta nella loro qualità di archetipi del filone d’oro del cinema italiano: la “commedia all’italiana”, l’epopea antropologica degli usi e costumi dell’italiano medio, impersonato dai vari Gassman, Sordi, Tognazzi, Vitti, Manfredi, giù giù fino a Lando Buzzanca.


La morte in palcoscenico

Nel 1960 Mario Riva era all'apice della sua carriera. Il 21 agosto di quell'anno era impegnato nella serata finale de Il Festival de Il Musichiere, all'Arena di Verona. Come anche dettagliatamente riportato in un articolo a pagina 5 del quotidiano l'Unità del 23 agosto 1960, il presentatore, percorrendo un praticabile del retroscena dell'alto palcoscenico eretto nel centro dell'anfiteatro, inciampando nell'oscurità (ingannato peraltro da una striscia di tela di sacco[3][4] che celava uno spazio vuoto sottostante), precipitò rovinosamente dall'altezza di tre metri riportando la frattura della sesta vertebra dorsale, la frattura della quarta e quinta costola di destra, la frattura della quinta costola di sinistra, la sospetta frattura dello scafoide carpale destro ed una ferita lacero contusa al cuoio capelluto.

L'incidente avvenne alle 21,15 circa. Riva aveva appena dato istruzioni al numeroso pubblico che gremiva oltre metà dell'Arena di Verona sul modo di comportarsi onde permettere il regolare svolgimento della ripresa televisiva e si era ritirato nel retroscena. Scomparso alla vista del pubblico, il direttore Gorni Kramer aveva dato il segnale d'attacco alla sua orchestra e lo spettacolo iniziava regolarmente senza che nessuno degli spettatori si avvedesse del trambusto che invece avveniva dietro le quinte. Il presentatore, che era atteso in scena mentre brandiva una torcia che sembrasse quella olimpica, rimase semiaccecato dalle fortissime lampade del proscenio e cadde malamente fra assi ed attrezzi.

Prontamente ricoverato in ospedale fu sottoposto alle cure più urgenti (tra le quali l'infusione di un antibiotico fino ad allora utilizzato solo nelle broncopolmoniti infantili, la Polimixina B, consigliato dal prof. Campanacci di Bologna), ma sopraggiunte complicazioni polmonari (broncopolmonite da trauma) e cardiache concorsero ad aggravare il quadro clinico, ponendo fine prematuramente alla sua vita il 1º settembre: aveva solo 47 anni.

La notizia della sua morte destò commozione e sconcerto in tutta Italia. Il giorno del suo funerale, a Roma, fuori dalla basilica del Sacro Cuore di Maria a Piazza Euclide[5] si raccolsero 250.000 persone. Con lui scomparve una delle figure più familiari dello spettacolo, singolare per la bonomia e l'arguzia che lo contraddistinguevano. Ad un detrattore che diceva che lui aveva "gli occhi storti" replicava: "Gli occhi storti ce l'hanno tanti, ma io ho lo strabismo di Venere". È sepolto al Cimitero del Verano a Roma.

Mario Riva era un grande tifoso della Lazio, nonché consigliere onorario della società biancoceleste.
Durante il secondo conflitto mondiale era di stanza a Zara nel Corpo dei Bersaglieri, per cui la di lui bara fu portata da soldati di questa specialità.


Galleria fotografica e rassegna stampa


Riccardo Billi e Mario Riva, raccolta di articoli di stampa


1942 Assi e stelle della Radio Mario Riva intro

Vinto un concorso nazionale, nell'ottobre del 1938, il romano Mario Bonavolontà — divenuto poi Mario Riva in arte — fu invitato dall'Eiar a far parte del complesso artìstico per la trasmissione delle riviste. La carriera radiofonica di questo piacevole attore è stata assai rapida: assunto come « generico », passa « attor giovane » l'anno seguente e oggi è « primattore » nella compagnia di riviste.

«Assi e stelle della Radio», 1942


1958 06 01 Noi Donne Mario Riva intro

Dopo il racconto di Silvio Noto, pubblicato la scorsa settimana, ecco una storia vera scritta da Mario Riva. A cominciare dal prossimo numero, questo spazio apparterrà a voi: inviateci i vostri racconti; noi li leggeremo tutti e pubblicheremo ogni settimana il migliore.

Anch’io potrei, come tutti, compilare un elenco con dieci, quindici, venti titoli di canzoni, e poi dire: « Ecco, questo è il riassunto della mia vita ». A voi quei titoli non direbbero nulla, ma a me basterebbe scorrerli con lo sguardo per ritrovarmi di colpo bambino, ragazzo, adolescente al primo amore, artista agli esordi, fidanzato, marito, padre. Anch’io le « mie » canzoni e certo ne ho più di chiunque, perchè di canzoni è stata praticamente intessuta tutta la mia vita. Prima che io stesso cominciassi a cantare, sui mille palcoscenici attraverso i quali sono passato, cantava nella mia casa il pianoforte di mio padre. Ricordate il suo nome ? Si chiamava Giuseppe Bonavolontà. scriveva canzoni bellissime che parlavano al cuore di tutti. Io ero bambino e cantavo Salotto blu. Lo shimmy delle lucciole, i motivi che papà componeva per Anna Fougez. Poi imparai altre canzoni, tutte quelle che mi piacevano, italiane e straniere. Ma a un certo punto della vita, guardandomi indietro, mi accorsi che i momenti salienti della mia esistenza erano tutti indissolubilmente legati alle sole melodie di mio padre.

Forse è un fatto strano o forse no: ma che importa ? Per me è un fatto meraviglioso. Arrivederci Mimi, ’O mese d' 'e rose, Fiocca la neve, Borgo antico, Bassa marea, Serenatella a ’na cumpagna ’e scola, Finalmente, Serenatella di mezzo sì, ’E stelle ’e Napule: ecco i motivi sui quali potrei ricostruire tutta la mia movimentatissima e intensissima vita.

Fino a un anno fa, quando una di queste canzoni mi tornava alla mente io rivivevo la vicenda al cui ricordo essa era legata: ritrovavo le ore. gli avvenimenti, i luoghi, i personaggi; e insieme a tutto questo, confuso a tutto questo. non mancava mai di mostrarmisi il volto di mio padre, un suo gesto, una sua espressione. Sempre così, anche se realmente a quelle vicende egli non aveva partecipato: anche se. addirittura, le aveva del tutto ignorate. Pensavo, allora, che non ci sarebbe mai stata per me una canzone legata esclusivamente al suo ricordo. Ma l’anno scorso papà se ne è andato...

Forse dovrò dirvi qualcosa di lui. Era un uomo eccezionalmente buono, socievole, pieno di umanità. Gli volevano tutti bene; e noi, i suoi figli, lo adoravamo. Eravamo quattro: io il maggiore, altri due fratelli, una sorella. Ci trattava con bontà, con indulgenza, ed era sempre pronto a perdonare le nostre marachelle. Quando ne combinavamo una più grossa delle altre improvvisamente si rabbuiava; ma non era mai ira la sua. era piuttosto dolore, una specie di sconforto come se d’un tratto si accorgesse che aveva fallito qualche suo preciso dovere, che era in un certo senso colpevole verso di noi perchè non aveva saputo darci un’educazione solida. E noi. allora, eravamo colti da un rimorso profondo. Sapere che papà soffriva per causa nostra costituiva la peggiore delle punizioni. Vederlo triste e silenzioso per un'ora o due. per un'intera giornata ci dava un'intollerabile pena.

Perchè papà era un uomo gaio, esuberante, sereno. Noi allora abitavamo in via della Vite, a Roma. Traffico di automobili a quel tempo non ce n’era; e perciò, prima ancora che lui imboccasse il portone, riconoscevamo il suo passo rapido sul selciato: poi lo sentivamo salire di corsa le scale, fischiettando l'ultimo motivo che aveva appena abbozzato nella mente. Noi abbandonavamo allora di scatto i nostri giochi o i nostri libri e ci precipitavamo incontro a lui. Era una gara per arrivare primi ad abbracciarlo, una gara che disputavamo ogni sera. Ma vincevano sempre i due più piccoli: l’altro mio fratello ed io. infatti, che eravamo più grandi e quindi più veloci, finivamo regolarmente con l’intralciarci il passo (a bella posta o no) e quindi col fare a pugni. Era papà che veniva a dividerci: diceva semplicemente: « Che succede, ragazzi ?» e noi ci ammansivamo di colpo, pacificati, felici.

Tre anni fa egli partecipò al festival della canzone partenopea con ’E stelle ’e Napule. Io mi trovavo a Milano e seguii la manifestazione davanti al televisore dell'albergo. Quando seppi che il lavoro di mio padre era uno dei candidati alla vittoria fui colto da una grande agitazione Sper.ivo che papà vincesse, che gli fosse concessa questa gioia, forse l'ultima della sua vita: ma al tempo stesso temevo le conseguenze di una cosi viva emozione perchè sapevo che il suo vecchio cuore era già stanco e malato. Quanto durarono le votazioni ? Un tempo infinito, mi parve. Poi venne, l'annuncio: ’E stelle ’e Napule aveva vinto ! Papà salì in palcoscenico e. per la prima volta, lo vidi inquadrato nel video. Era emozionato ma parlò, disse quel che doveva. Io continuavo a fissarlo e avevo il cuore gonfio di tenerezza. Poi l’orchestra attaccò 'E stelle e’ Napule e io cominciai a piangere, come un bambino, senza ritegno.

Piango ancora quando ascolto questa canzone: essa non è legata a nessun altro ricordo che al suo. Io metto il disco sul piatto del grammofono e rivedo mio padre come quella sera sul palcoscenico del teatro napoletano, e via via a ritroso nel tempo in ogni gesto, in ogni parola, in ogni espressione, nei suoi momenti lieti e in quelli tristi, quando diceva: « Ho appena terminato una canzone, ascoltatela » e quando si faceva muto perchè soffriva per una mancanza commessa da me.

Vi ho raccontato una piccola, una semplice storia; essa costituiva un mio segreto e adesso non lo è più. Ma parlarne mi ha fatto tanto bene.

Mario Riva, «Noi Donne», anno XIV, n.22, 6 giugno 1958




Filmografia

con Lilia Landi e Riccardo Billi in Abracadabra
Due cuori sotto sequestro, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
Il barone Carlo Mazza, regia di Guido Brignone (1948)
Totò al giro d'Italia, regia di Mario Mattoli (1948)
Vento d'Africa, regia di Anton Giulio Majano (1949)
Se fossi deputato, regia di Giorgio Simonelli (1949)
Yvonne la nuit, regia di Giuseppe Amato (1949)
Totò cerca casa, regia di Steno (1949)
I pompieri di Viggiù, regia di Mario Mattoli (1949)
Ho sognato il paradiso, regia di Giorgio Pastina (1949)
Adamo ed Eva, regia di Mario Mattoli (1950)
I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattoli (1950)
Domani è un altro giorno, regia di Léonide Moguy (1951)
Arrivano i nostri, regia di Mario Mattoli (1951)
Accidenti alle tasse!!, regia di Mario Mattoli (1951)
Porca miseria!, regia di Giorgio Bianchi (1951)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattoli (1951)
Ha fatto 13, regia di Carlo Manzoni (1951)
Anema e core, regia di Mario Mattoli (1951)
Abracadabra, regia di Max Neufeld (1952)
Vendetta... sarda, regia di Mario Mattoli (1952)
Giovinezza, regia di Giorgio Pastina (1952)
Bellezze in motoscooter, regia di Carlo Campogalliani (1952)
Altri tempi, regia di Alessandro Blasetti (1952)
Anni facili, regia di Luigi Zampa (1953)
Il paese dei campanelli, regia di Jean Boyer (1954)
Tripoli, bel suol d'amore, regia di Ferruccio Cerio (1954)
Rosso e nero, regia di Domenico Paolella (1954)
Siamo tutti milanesi, regia di Mario Landi (1954)
Accadde al commissariato, regia di Giorgio Simonelli (1954)
Ridere! Ridere! Ridere!, regia di Edoardo Anton (1954)
Scuola elementare, regia di Alberto Lattuada (1954)
La moglie è uguale per tutti, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Il motivo in maschera, regia di Stefano Canzio (1955)
Il campanile d'oro, regia di Giorgio Simonelli (1955)
Bravissimo, regia di Luigi Filippo D'Amico (1955)
Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Racconti romani, regia di Gianni Franciolini (1955)
I giorni più belli, regia di Mario Mattoli (1956)
A sud niente di nuovo, regia di Giorgio Simonelli (1956)
Il ponte dell'universo, regia di Renato Cenni (1956)
Serenate per 16 bionde, regia di Marino Girolami (1957)
Arrivano i dollari!, regia di Marino Girolami (Mario Costa (1957)
Gente felice, regia di Mino Loy (1957)
Primo applauso, regia di Pino Mercanti (1957)
Domenica è sempre domenica, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
È arrivata la parigina, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Totò, Peppino e le fanatiche, regia di Mario Mattoli (1958)
Gli zitelloni, regia di Giorgio Bianchi (1958)
Mia nonna poliziotto, regia di Steno (1958)
Ladro lui, ladra lei, regia di Luigi Zampa (1958)
I prepotenti, regia di Mario Amendola (1958)
Il terribile Teodoro, regia di Roberto Bianchi Montero (1958)
Perfide... ma belle!, regia di Giorgio Simonelli (1959)
Il raccomandato di ferro, regia di Marcello Baldi (1959)
Fantasmi e ladri, regia di Giorgio Simonelli (1959)
Policarpo, ufficiale di scrittura, regia di Mario Soldati (1959)
Sergente d'ispezione, regia di Roberto Savarese (1959)
Prepotenti più di prima, regia di Mario Mattoli (1959)
Il vigile, regia di Luigi Zampa (1960)

Prosa radiofonica EIAR

Anima allegra, di Gioacchino e Serafino Alvarez Quintero, con Franco Becci, Leo Garavaglia, Mario Riva, Felice Romano, regia di Luigi Maggi, 13 novembre 1939.
La damigella di Bard, di Salvator Gotta regia Luigi Maggi, 25 novembre 1939.
La locanda alla luna, di Guido Cantini regia Nunzio Filogamo, 21 febbraio 1941.
Il Terziglio, variazioni sul tema Sale d'aspetto, di Federico Fellini, Marcello Marchesi, Ugo Migneco, con Lina Acconci, Miranda Bonansea, Giulietta Masina, Gemma Griarotti, Mario Riva, Rocco D'Assunta, Nunzio Filogamo, regia di Claudio Fino, trasmessa il 25 gennaio 1943, nel programma "B".
Il Terziglio, variazioni sul tema Ricordi, di Edoardo Anton, Varaldo, Nicola Manzari, con Giulietta Masina, Miranda Bonansea, Mario Riva, Nunzio Filogamo, Gemma Griarotti, regia di Claudio Fino, trasmessa il 13 febbraio 1943, trasmessa nel programma "A".

Programmi radio

Ventiquattresima ora , programma in 2 tempi (domenica) e (lunedì) presentato da Mario Riva, regia di Silvio Gigli 1958 1959.


Riferimenti e bibliografie:

  • «Assi e stelle della Radio», 1942
  • "Guida alla rivista e all'operetta" (Dino Falconi - Angelo Frattini), Casa Editrice Accademia, 1953
  • A. P., «Epoca», anno III, n.78, 5 aprile 1952
  • «Settimana Radio TV», 16 marzo 1956
  • Mario Riva, «Noi Donne», anno XIV, n.22, 6 giugno 1958
  • Anita Pensotti, «Oggi», anno XVI, n.37, 15 settembre 1960