Zavattini Cesare

Cesare Zavattini

(Luzzara, 20 settembre 1902 – Roma, 13 ottobre 1989) è stato uno sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore italiano.

In ambito cinematografico, Zavattini (con all'attivo più di 60 film) è annoverato tra le figure più rilevanti del neorealismo italiano, di cui fu anche un teorico.[1]

Biografia

Vita e opere

Nato a Luzzara, un piccolo comune in provincia di Reggio Emilia, il 20 settembre del 1902, frequentò le scuole elementari dapprima a Luzzara e in seguito a Bergamo, dove conseguì la licenza ginnasiale presso il liceo ginnasio Paolo Sarpi[2]. Proseguì gli studi ad Alatri (in provincia di Frosinone) presso il celebre liceo classico Conti Gentili[3]; nella cittadina laziale trascorse tre anni che furono per lui «estremamente interessanti»[4].

Dopo il liceo tornò in Emilia. Si iscrisse alla Facoltà di Legge dell'Università di Parma. La sua più grande passione fu però la scrittura: nel 1928 intraprese a Parma la carriera giornalistica. Il suo esordio giornalistico sulla Gazzetta di Parma è datato 19 agosto 1926.

Successivamente si trasferì a Milano, collaborando a vari giornali della Rizzoli Editore. Dal 1934 diresse contemporaneamente: "Lei", "Novella", "Cinema illustrazione", "Il Secolo Illustrato" e "Piccola"[5]. Nel 1936 fondò il Bertoldo, fortunata rivista satirica, di cui fu anche direttore. L'anno dopo, a causa di una serie di contrasti con Angelo Rizzoli[6][7], passò alla concorrente Mondadori, dove assunse l'incarico di direttore editoriale (fino al 1939). Nel 1939 assunse la direzione, insieme con Achille Campanile, del giornale umoristico Settebello.[8]

La sua attività di narratore, per lo più umoristico, satirico, ironico, aveva preso l'avvio nel 1931 con l'opera Parliamo tanto di me, che riscosse uno straordinario successo. Scrittore non sempre facile da inquadrare nelle "correnti" del Novecento, autore fortemente critico verso la società, osservata tanto nei suoi aspetti dolorosi quanto in quelli umoristici, Zavattini costituì un fenomeno particolarissimo nell'ambito della letteratura italiana del Novecento. Nelle sue prime opere, dal 1931 al 1943, in un'epoca condizionata dal regime fascista, Zavattini («Za» per gli amici) presentò, in forme e contenuti inconsueti, il rapporto tra realtà e fantasia, cercando di privilegiare la prima attraverso originali mediazioni con la seconda. Oltre al libro d'esordio Parliamo tanto di me, i suoi primi e più noti lavori letterari sono stati I poveri sono matti, del 1937, Io sono il diavolo (1941), Totò il buono (1943), Straparole (1967).

Nel 1934 si avvicinò al mondo del cinema. Da quell'anno, oltre alla produzione letteraria e a quella pubblicistica, cominciò a dedicarsi con assiduità alla settima arte come soggettista e sceneggiatore. Nel 1939 incontrò Vittorio De Sica, con cui realizzò una ventina di film, tra i quali capolavori del neorealismo come Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951), tratto dal suo romanzo Totò il buono, Umberto D. (1952).

Tra i registi del cinema italiano e internazionale con i quali Zavattini lavorò nei suoi oltre 80 film troviamo: Michelangelo Antonioni, Hall Bartlett, Alessandro Blasetti, Mauro Bolognini, Mario Camerini, René Clément, Giuseppe De Santis, Federico Fellini, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Elio Petri, Dino Risi, Roberto Rossellini, Mario Soldati, Luchino Visconti, Damiano Damiani in L'isola di Arturo (1962).

Nel 1952 realizzò un progetto con il celebre fotografo statunitense Paul Strand. L'idea era quella di raccontare la vita quotidiana di un paese italiano come specchio dello spirito di un popolo. L'opera fu edita nel 1955 da Einaudi con il titolo Un paese. È considerata uno dei classici della storia della fotografia in Italia[9].

Zavattini si distinse, dunque, per la produzione copiosissima di soggetti cinematografici e per l'attività instancabile volta al rinnovamento del cinema, una forma d'arte che egli considerava duttile e popolare, che avrebbe voluto piegare al rinnovamento civile della società, sottraendola alle lusinghe del mercato. Non va dimenticata infatti la sua opera costante volta a svecchiare anche altre forme di espressione artistica. Sul piano letterario l'apogeo critico lo raggiunse nel 1970 grazie alla pubblicazione di NON LIBRO + disco, un volumetto estroso e anticonformista, scritto appositamente per non essere letto, cui era allegato un 45 giri. L'opera fu particolarmente cara all'autore sebbene molto contestata, ma l'elemento di rottura in essa preminente finì poi per stemperarsi nel clima convulso dei primi anni settanta.[affermazioni prive di fonti o di riferimenti]

Zavattini si cimentò inoltre e fruttuosamente nella poesia. Una citazione particolare spetta al poemetto Toni Ligabue (1967), sull'infelice pittore "naif" Antonio Ligabue e alla serie di poesie scritte nel dialetto della sua terra, dal titolo Stricarm' in d'na parola (Stringermi in una parola), un libro che Pasolini definì "bello in assoluto", uscito a Milano, nel 1973.

A Luzzara istituì nel 1967 il Premio dei Naïfs e diede origine al primo e unico Museo Nazionale delle Arti Naïves.

Oltre che scrittore, sceneggiatore di fumetti e soprattutto sceneggiatore cinematografico, commediografo, poeta, animatore culturale (in Italia e all'estero), promotore di cooperative culturali e di circoli del cinema, Zavattini fu anche pittore sensibilissimo.

Nel 1955, a coronamento di un impegno pluridecennale, gli venne assegnato il "Premio mondiale per la Pace". Nel 1973 riceve il Premio simpatia, si tratta dell'Oscar capitolino per la solidarietà[10]. Nel 1976 accettò l'invito da parte di Radio Rai di condurre una trasmissione di varia attualità. Voi ed io, punto a capo andò in onda per venti puntate dalla casa romana dello scrittore. Il 25 ottobre 1976 Zavattini annunciò: “E adesso dirò una parola che finora alla radio non ha mai detto nessuno”. Dopo una lunga pausa di silenzio disse: “Cazzo…”. Zavattini spiazzò tutti, anche il regista, il giovane Beppe Grillo, che non era stato avvisato[11].

Nel 1979 contribuì alla fondazione dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, di cui fu presidente fino alla sua morte, e che così definì nel 1980: "... è un archivio più del presente che del passato"[senza fonte]. Nello stesso anno gli venne conferito il Premio Flaiano per la sceneggiatura per il complesso della produzione artistica. Nel 1982 diresse e interpretò, ormai ottantenne, il suo unico film da regista: La Veritàaaa. Nel dicembre 1985 ottenne la cittadinanza onoraria di Alatri.

La morte lo colse ancora attivo, ottantasettenne, a Roma, il 13 ottobre 1989.

Collezionista d'arte, si era specializzato nella raccolta di mini-quadri (quadre di dimensioni 8 x 10 cm.) ma anche nell'organizzazione di raccolte per altri: ad esempio la Collezione "50 pittori per Roma" promossa per il produttore Caramelli, o la Collezione "I Miti Moderni (o del Dopoguerra)" per Vittorio De Sica oppure, ancora, la Collezione "Isa Miranda".

Cesare Zavattini soggettista di fumetti

La carriera di Cesare Zavattini soggettista fumettistico inizia per caso. Raccontava lui stesso di quando nel 1936 lavorava come direttore editoriale della Disney Mondadori, e un giorno il collega Federico Pedrocchi gli chiese per quale motivo non avesse mai pensato di creare una storia. Lo stesso Pedrocchi si offrì di scriverla sotto dettatura. «Finii col mettere il piede sul tavolo e dettai la prima di queste storie»[12]. Zavattini dichiarò in un'intervista che in quel periodo non c'erano storie e lui, che di fantasia ne aveva, le inventava; se qualche suo collega aveva bisogno di idee, lui era più che contento di dargliele. Ma se si divertiva così tanto, come mai iniziò non firmando le sue opere? Sempre nella stessa intervista, disse: "... per pudore, discutibile, di letterato". Solo dopo molti anni e dietro pressione sia di Pedrocchi che di Mondadori si decise a firmare un racconto.

La carriera di Zavattini vanta tra l'altro la realizzazione di un ciclo dedicato a “Saturno” con la sceneggiatura di Pedrocchi e i disegni affidati a Giovanni Scolari. In questo primo lavoro fumettistico, l'autore si concentra sul genere fantascientifico, già esplorato dai modelli americani. L'episodio Saturno contro la Terra esce per la prima volta nel 1936 sulle pagine dei Tre porcellini, riedito l'anno seguente su Topolino; nelle successive puntate viene inserita la figura di Rebo, uno spietato dittatore di Saturno, pensando di farlo assomigliare a Flash Gordon (personaggio nato dall'ingegno di Alex Raymond), ma senza successo. Rebo, aiutato dal collega traditore Leducq, cerca di muovere guerra contro la Terra, ma si troverà alle prese con le invenzioni di Marcus e il suo assistente Ciro, due scienziati. Il personaggio di Rebo è stato citato da altri autori di fumetti.

Zavattini mostra la grande capacità di eludere i canoni «patriottici, eroici e romantici» del regime, nascondendosi dietro storie apparentemente rozze e manifestando al contempo uno spirito pacifista e un invito alla collaborazione dei popoli. Ma il suo impegno fumettistico non si limita alle guerre stellari con Saturno: crea soggetti per altre storie, sempre sceneggiate da Pedrocchi. Aeroporto Z, non scritto ma probabilmente ideato da lui, viene pubblicato su Topolino; qui i disegni sono affidati a Kurt Caesar, noto in Italia con il soprannome di Cesare Avai.

Nel 1937 per Zorro nella metropoli (16 puntate pubblicate tutte nel 1937) lo sceneggiatore è Guido Martina e l'illustrazione è affidata a Walter Molino; ad ospitare il fumetto sono le pagine di Paperino. Questo racconto è una critica dello sfruttamento del lavoro e dell'alienazione dominante nella vita delle grandi città. Pier Lorenzo De Vita illustra La primula rossa del Risorgimento edito nel 1938-39 sempre su Paperino; nei due episodi La compagnia dei sette pubblicati in Almanacco di Topolino nel 1938, Zavattini chiama i vari personaggi con i nomi dei suoi figli. Nel 1947 Zavattini per la prima volta firma uno dei suoi lavori: il fantascientifico Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini (direttore della rivista Topolino), disegnato da Giovanni Scolari.

L'ultimo lavoro fumettistico di Zavattini 1949 è La grande avventura di Marco Za (Marco è il nome di uno dei figli di Zavattini), disegnato ancora da De Vita, nel quale viene narrata l'epopea della liberazione di Roma da parte degli alleati. Questi fumetti furono tradotti in inglese nel tentativo di conquistare il mercato anglosassone. Umberto Mauri, cognato di Valentino Bompiani, intraprese questa coraggiosa strada per diffondere le avventure di Saturn against the earth. Mauri nel 1930 aveva fondato la Helicon, una società che impegnandosi ad importare libri e fumetti stranieri in Italia, anticipò un fenomeno che si realizzerà poi completamente negli anni sessanta con i Disney italiani. Un bombardamento nel 1944 rase al suolo la sede dell'Helicon impedendo il buon fine prefissato da Mauri, lasciando un velo di rimpianto in Zavattini che, se non «fosse accaduto», si sarebbe trovato a confrontarsi con una realtà editoriale diversa.



Videoclip estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI e curate da Giancarlo Governi; "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno.

Galleria fotografica e stampa dell'epoca


1950 02 18 Tempo Cesare Zavattini intro


Scrittore, giornalista, sceneggiatore, collezionista, pittore e ora anche regista, Zavattini è uno degli uomini più occupati d'Italia. Eppure il lavoro segretamente lo atterrisce: «Mi creo mille scuse ingegnose per rimandarlo, perdo ore ed ore facendo cose inutili, sempre sperando che una telefonata o una visita vengano a liberarmi».


Roma, febbraio

Raffaele Corsini regalò all’amico Zavattini un Campigli delle stesse dimensioni di un fazzoletto da signora. Zavattini lo appese nello studio, sopra il divano, ma era così piccolo che non si notava: «Ci vorrebbe un pendat» pensò Zavattini. Adesso, nel suo studio, vi sono 937 quadretti grandi come fazzolettini di seta. Ma se andate a trovare il proprietario, fate conto di non vederli. Il collezionismo è un’occulta malattia che dà gioie e dolori e Zavattini nutre per la sua curiosa raccolta un orgoglio misto ad un senso d’angoscia: è uno stato d’animo simile a quello dell’«apprenti sorcier» della favola, quando l’acqua evocata magicamente cominciava ad inondare la torre del mago.

1950 02 18 Tempo Cesare Zavattini f1La personalità di Zavattini sta lottando contro l’invadenza dei quadretti, che hanno già coperto le quattro pareti dello studio e straripano nelle altra stanze. Perciò, se gliene parlate, si arrabbia: «Basta con questa storia; se mi fanno una fotografia, la vogliono con, sfondo di quadretti, se mi fanno un regalo, mi regalano un quadretto, e se si fa il mio nome, c'è sempre qualcuno che porta il discorso sui miei quadretti. Vuole scommettere che anche lei ne parlerà nell’articolo?».

Un cimitero di carte

Cesare Zavattini è di temperamento nervoso. Quando discorre va su a giù per la stanza gesticolando e, se si siede, alterna di continuo la posizione normale con quella a cavalcioni della sedia. Occorre essere molto agili per seguire il suo discorso. Parla a precipizio, ma il suo pensiero è ancora più rapido ed egli non riesce mai a raggiungerlo. Allora si aiuta con fischiatine, violenti colpi di tacco sul pavimento, termini di uso facile e riassuntivo come vattelapesca, il coso, fregarsene, cosare. Gli si chiede, per esempio: «Quale dei suoi libri preferisce e perchè?». «Uno che non ho scritto, dal titolo Libro degli Italiani. E il libro che ho cosato di più». Quasi tutti i libri di Zavattini non sono stati scritti, come Diario Colorato. Lettera del 1943 e altri che da anni riposano nel suo cervello, in attesa di essere messi su carta. E probabile che attendano ancora molto perchè, dice l’autore, «sembra destino, quando mi metto al tavolo deciso a cominciare, la penna è sempre rotta; anzi, molte vòlte non riesco nemmeno a trovarla». Per dimostrare la sua avversa sorte, fa un balzo alla scrivania ed estrae, da un cimitero di carte e oggetti vari, matite spuntate e stilografiche antichissime senza pennino, che brandisce con esclamazioni indignate. In realtà poi, questo handicap lo rende molto felice, perchè Zavattini, che è, oltre che scrittore, soggettista, sceneggiatore, collezionista e pittore, è tuttavia un uomo pigro. Il lavoro lo atterrisce, ma ha bisogno di una giustificazione morale per sottrarvisi: «Mi creo mille scuse ingegnose per rimandarlo, perdo ore e ore facendo cose inutili, sempre sperando che una telefonata o una visita vengano a liberarmi. Se proprio non c’è scampo, allora mi butto come un matto a scrivere, con la voglia di finire presto». In questo modo sono nati i libri Parliamo tanto di me, I poveri sono matti, Totò il Buono e L’ipocrita 1950 che uscirà presto. Inoltre una trentina di film di successo, di cui egli è stato soggettista, sceneggiatore o le due cose insieme. Tra i più noti: Darò un milione, Una famiglia impossibile. Quattro passi tra le nuvole, Teresa Venerdì, I bambini ci guardano, Ladri di biciclette. Avanti c'è posto, Silenzio si gira, Sciuscià, Vangelo e il diavolo, Lo sconosciuto di San Marino.

Pur indolente di natura, è. come si vede, persona indaffaratissima. Se gli chiedete un appuntamento, comincia ad estrarre da cento tasche librettini, foglietti, agende, dai quali risulta che, per almeno una settimana, non ha un quarto d’ora disponibile. Tuttavia vi riceverà nel giorno stesso, e vi tratterrà molte ore: «Tanto, dice, qualche impegno l'ho di certo dimenticato. Faccio conto di averti, dimenticati tutti». E aggiunge: «Per un uomo come me, che non ha voglia di lavorare ed ha tanto da fare, non c’è che una salvezza: la distrazione».

Cesare Zavattini ha 47 anni e quattro figli È nato a Suzzara. sul Po: «un paese nebbioso e freddo, dove alle volte d si sente come annegati». In paesi come questi fioriscono le leggende, perchè gli uomini sono portati a creare con l'immaginazione quel che la natura gli nega. A sentire Zavattini raccontare la sua infanzia, sembra di ascoltare una bella favola di Natale, ornata di comete, carte di cioccolatini, fuochi artificiali e cascate di chantilly: «Eravamo molto poveri, ma io ho sempre vissuto tra cose meravigliose. Mio padre era un oste pasticciere, faceva delle spume bianche, poi vi versava una polverina e diventavano rosse, verdi, di tutti i colori. Poi i confetti d'argento, la carta trinata, tutto m’incantava. Su una finestra avevamo il caprifoglio ed io ero convinto di possedere un tesoro. Si coglievano i pistilli e si succhiavano, pensavo che se un giorno fossimo caduti in miseria, avremmo potuto venderne e diventare ricchissimi Ricordo come fosse adesso la cometa del 1908 con sagome nere delle persone come ombre misteriose contro l’immensa coda splendente; e quando ho visto per la prima volta i fuochi artificiali, a due anni cavalcioni sulle spalle del nonno! A tre anni imparai la paura, nel letto avevano messo il prete, quell’arnese per scaldare le lenzuola. Lo presi per un uomo e mi misi a urlare di spavento. So bene che sono emozioni comuni a tutti i bambini ma, per me, sono entrate a far parte del mio tessuto connettivo».

L'incontro con De Sica

Da giovane andò a Parma come istitutore in un collegio e poi a Firenze. Anni di miseria, di pasti saltati di mestieri umili come il cameriere e l’oste, finché cominciò una collaborazione sul Travaso. Da allora, molta strada ha fatto Zavattini ma nel suo animo è rimasto intatto il fantastico mondo infantile costruito sulla miseria.

I protagonisti delle sue storie sono quasi sempre i poveri e sovente nei suoi racconti accadono fatti straordinari e miracolosi. Si capisce perchè i suoi libri e i suoi film abbiano spesso un contenuto sodale. Del cinema dice: «È una cosa meravigliosa che diventa sempre più importante. Ma è tutto pieno di grossi equivoci. I più lo considerano uno spettacolo, e invece dev’essere un mezzo di civiltà.

È come se, una volta inventata la ruota, gli uomini se ne fossero serviti soltanto per farla correre al giardini pubblici Siamo nell’era dell’utilità, signori. Bisogna guardare alla realtà, la realtà è bella. Bello non è vedere una bella donna con un bel vestito che va ad una bella festa. Bello è quel che si scopre della vita degli altri, pedinare un uomo minuto per minuto, renderlo interessante come il cow boy della prateria. Noi ce ne freghiamo degli altri, perchè non li conosciamo. Dicono: basta col realismo, bisogna cambiare. Macché cambiare e cambiare, la lealtà è vasta come il mondo e noi ne abbiamo scoperto solo cento metri quadrati E la miseria è così varia, che ce n’è per tutti».

Queste teorie Zavattini le ha in comune con l’amico e collaboratore De Sica. Quest’amicizia dura da quindici anni e cominciò in modo curioso. Racconta Zavattini: «Fu a Verona, si girava il film. Darò un milione, di cui io avevo scritto il soggetto, interpretato da De Sica. Naturalmente ci conoscevamo già di nome, ma non ancora personalmente. Quando sono entrato nello stabilimento. De Sica mi è venuto incontro, e d siamo stretti la mano. Poi abbiamo fatto un sincronico salto: con gran fracasso, era crollato un grosso lampadario vicino a noi. Ci siamo sentiti subito amici».

Adesso però Zavattini pensa di fare un film tutto da solo, tentando anche la regìa. Un film sul suicidio. Il soggetto non è allegro, ma quasi tutte le storie di Zavattini sono tristi, piene di un malinconico umorismo. Dice: «È strano, io sono allegro di natura, trovo che la vita è bella, è letizia, e poi faccio storie tremende. Non so spiegarlo, c’è tutto un misto in me». Ci pensa un po’, poi aggiunge: «C’è un vattelapesca».

Laura Bergagna, «Tempo», anno XII, n.6, 18 febbraio 1950


1952 04 05 Epoca Cesare Zavattini intro

Voi sapete che il film di De Santis « Roma, ore 11 » nasce da un fatto di cronaca veramente accaduto. De Santis e noi suoi collaboratori pensammo che bisognava raccontare quel fatto così come si era svolto in quella mattinata romana del 1950. Tutte le volte che questa realtà abbiamo dovuto contaminare ci è sembrato di commettere un tradimento verso il nostro prossimo.

1952 04 05 Epoca Cesare Zavattini f1
Ogni giorno che passa, tutti ci accorgiamo che invece di ispirarci soltanto a un fatto dovremmo sforzarci di ricostruire quel fatto con una preoccupazione quasi documentaria. Per questo noi volemmo, prima ancora di metterci a scrivere il copione, rivivere il primissimo atto di quell'avvenimento. Mettemmo un avviso nella quarta pagina di un giornale, uguale a quello che aveva richiamato in via Savoia le duecento dattilografe, con l’intesa fra noi che una di quelle ragazze che si sarebbero presentate avrebbe trovato il posto presso la casa produttrice del film.

Vedemmo arrivare nel luogo da noi prescelto in via Po la prima, poi la seconda, poi dieci, venti, quaranta ragazze. Vedemmo la prima giungere piena di ansia, vedemmo quella che non aveva il coraggio di entrare e quella che dopo la prova uscì piangendo, addirittura scappo via, e nessuno osò fermarla; vedemmo quella che tremava come una foglia prima di cominciare la prova; quella che diceva che suo padre era un modesto falegname che non poteva più lavorare a causa di una malattia e che lei cercava invano da mesi lavoro; poi quella diffidente poiché le avevano fatto delle proposte oscene pochi giorni prima in un altro ufficio.

Ciascuna aveva una storia e una protesta taciuta o espressa. Venivano dai quartieri popolari di tutta Roma; alcune avevano fretta per correre a fare la prova in un’altra parte della città e avevano in mano il giornale con gli indirizzi sottolineati nella quarta pagina.

Noi uscimmo da quell’esperimento con la convinzione che gli uomini del cinema, coloro che hanno nelle mani questo mezzo per comunicare, il più potente che esista oggi nel mondo, non dovrebbero che raccontare, con modestia, con umiltà, e con il coraggio necessario, questi fatti togliendoli dall’empireo del romanzo affinché siano di fronte a noi con le domande di quella nuova, profonda solidarietà che essi contengono.

Cesare Zavattini, «Epoca», anno III, n. 78, 5 aprile 1952



Filmografia

Darò un milione, regia di Mario Camerini (1935)
San Giovanni Decollato, regia di Amleto Palermi (1940)
Una famiglia impossibile, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1940)
È caduta una donna, regia di Alfredo Guarini (1941)
Teresa Venerdì, regia di Vittorio De Sica (1941)
La scuola dei timidi, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1941)
4 passi fra le nuvole, regia di Alessandro Blasetti (1942)
Quarta pagina, regia di Nicola Manzari (1942)
Il birichino di papà, regia di Raffaello Matarazzo, (1943)
C'è sempre un ma!, regia di Luigi Zampa (1943)
Romanzo a passo di danza, regia di Giancarlo Cappelli (1943)
I bambini ci guardano, regia di Vittorio De Sica (1943)
La porta del cielo, regia di Vittorio De Sica (1944)
Canto, ma sottovoce..., regia di Guido Brignone (1945)
La freccia nel fianco, regia di Alberto Lattuada (1945)
Biraghin, regia di Carmine Gallone (1946)
Un giorno nella vita, regia di Alessandro Blasetti (1946)
Sciuscià, regia di Vittorio De Sica (1946)
Il marito povero, regia di Gaetano Amata (1946)
L'angelo e il diavolo, regia di Mario Camerini (1946)
Il mondo vuole così, regia di Giorgio Bianchi (1946)
Roma città libera, regia di Marcello Pagliero (1946)
Caccia tragica, regia di Giuseppe De Santis (1947)
Ladri di biciclette, regia di Vittorio De Sica (1948)
Vent'anni, regia di Giorgio Bianchi (1949)
Le mura di Malapaga, regia di René Clément (1949)
Il cielo è rosso, regia di Claudio Gora (1950)
È più facile che un cammello..., regia di Luigi Zampa (1950)
Prima comunione, regia di Alessandro Blasetti (1950)
Miracolo a Milano, regia di Vittorio De Sica (1950)
Bellissima, regia di Luchino Visconti (1951)
Mamma mia, che impressione!, regia di Roberto Savarese (1951)
5 poveri in automobile, regia di Mario Mattoli (1952)
Il cappotto, regia di Alberto Lattuada (1952)
Roma ore 11, regia di Giuseppe De Santis (1952)
Umberto D., regia di Vittorio De Sica (1952)
Buongiorno, elefante!, regia di Gianni Franciolini (1952)
Un marito per Anna Zaccheo (1953), regia di Giuseppe De Santis
Stazione Termini (1953), regia di Vittorio De Sica
Siamo donne (1953), registi vari
La passeggiata. regia di Renato Rascel (1953)
L'amore in città (1953), registi vari
La cavallina storna di Giulio Morelli (1953) consulenza sul soggetto
Donne proibite di Giuseppe Amato (1953)
Piovuto dal cielo (1953), regia di Leonardo De Mitri
Alì Babà (1954), regia di Jacques Becker
L'oro di Napoli (1954), regia di Vittorio De Sica
Il tetto (1955), regia di Vittorio De Sica
Suor Letizia (1956), regia di Mario Camerini
Amore e chiacchiere di Alessandro Blasetti (1957)
La donna del giorno (1957), regia di Francesco Maselli
Nel blu dipinto di blu, regia di Piero Tellini (1959)
Il rossetto, regia di Damiano Damiani (1960)
La ciociara, regia di Vittorio De Sica (1960)
La guerra, regia di Veljko Bulajić (1960)
Il sicario, regia di Damiano Damiani (1960)
Il giudizio universale, regia di Vittorio De Sica (1961)
La lunga calza verde, regia di Roberto Gavioli (1961) - animazione
Le italiane e l'amore, registi vari (1961)
Boccaccio '70, episodio La riffa, regia di Vittorio De Sica (1962)
I sequestrati di Altona, regia di Vittorio De Sica (1962)
Il boom, regia di Vittorio De Sica (1963)
Ieri, oggi, domani, regia di Vittorio De Sica (1963)
Matrimonio all'italiana, regia di Vittorio De Sica (1964)
Un mondo nuovo, regia di Vittorio De Sica (1965)
Caccia alla volpe, regia di Vittorio De Sica (1966)
Le streghe, episodio Una sera come le altre, regia di Vittorio De Sica (1967)
Sette volte donna, regia di Vittorio De Sica (1967)
Amanti, regia di Vittorio De Sica (1968)
I girasoli, regia di Vittorio De Sica (1969)
Lo chiameremo Andrea, regia di Vittorio De Sica (1972)
Una breve vacanza, regia di Vittorio De Sica (1973)
Il viaggio, regia di Vittorio De Sica (1974)
La veritaaaà, regia di Cesare Zavattini (1982)

Premi e riconoscimenti

Nastri d'argento

Il tetto
Prima comunione
È primavera...
Ladri di biciclette

Nomination al Premio Oscar

Sciuscià (1946)
Ladri di biciclette (1948)
Umberto D. (1952)

Musei dove sono conservate opere di Cesare Zavattini

Museo civico e della mail art di Montecarotto (AN).

Note

  1. ^ Cristina Jandelli, Cesare Zavattini, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
  2. ^ Cesare Zavattini: sguardi sulla realtà - 28/04/2017 - Programmazione - Lab 80 film, su www.lab80.it. URL consultato il 26 aprile 2017.
  3. ^ Cesare Zavattini
  4. ^ Cesare Zavattini, Io. Un'autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Einaudi.
  5. ^ Cesare Zavattini, su italinemo.it. URL consultato il 22 agosto 2019.
  6. ^ Gian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, Torino 2004, pagg. 22-23.
  7. ^ Secondo Oreste Del Buono, Zavattini fu licenziato per essersi iscritto al Sindacato dei giornalisti professionisti, contravvenendo alla volontà di Angelo Rizzoli, che faceva firmare ai suoi dipendenti un contratto da impiegato. Vedi O. Del Buono, Amici. Amici degli amici. Maestri..., Baldini&Castoldi, Milano 1994, pagg. 204 e 235.
  8. ^ Fondato da Egeo Carcavallo, Bepi Fabiano e Pio Pizzicaria nel 1933. Cfr. Franco Bergamasco, L'Italia della caricatura: la grande storia del Caricaturismo in Italia (e dintorni), Vercelli, Whitelight, 2008, p. 98.
  9. ^ Strand Zavattini Un paese, su palazzomagnani.it. URL consultato il 16 ottobre 2017(archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2017).
  10. ^ Premio simpatia - vedere sezione i premiati dal 1971, su premiosimpatia.it.
  11. ^ Ferruccio De Bortoli, Poteri forti (o quasi), Rizzoli, Milano 2017, p. 55.
  12. ^ C. Zavattini, Le grandi firme del fumetto, 1971

Riferimenti e bibliografie: