Pillole di Totò

Le curiosità in pillole della storia di questa grande maschera, lunga quarant'anni: dalla dura esperienza della fame e della disperazione, fino al successo e alla popolarità a livello nazionale e mondiale. Aspetti inediti e poco conosciuti della vita privata di Antonio de Curtis.


Croccolo Toto Croccolo Toto
Croccolo: Principe mi definireste la pernacchia? Totò: La pernacchia, più che uno sberleffo come molti credono, è un suono, una nota musicale, una modulazione di frequenza. Croccolo: Non sarà propriamente uno sberleffo, ma serve sempre a irridere qualcosa o qualcuno. O no? Totò: La pernacchia ha tanti scopi: deride, protesta, esplode come un urlo di dolore, è sommessa come un sospiro, rassegnata come un lamento. Per questo ne esistono di molti tipi. Quella fragorosa, irriverente, oceanica, si fa contro l'arroganza del potente che ne rimane travolto. La pernacchietta a fior di labbra è più delicata e colpisce i comuni mortali, anche loro spesso colpevoli di soprusi e di piccole imbecillità nocive. La pernacchia squillante è un suono gioioso che applaude la sconfitta di un rivale odiato. In questa sinfonia c'è anche la nota amara, quando la pernacchia sancisce un fallimento, sia pure esorcizzato dall'autoironia. Non manca nemmeno la pernacchia liberatoria che esce spontanea dalle labbra come accompagnamento sonoro all'allontanarsi di un nemico. E poi chi più ne ha più ne metta perché le vie della pernacchia sono infinite. Croccolo: Principe, siete grande, grazie a voi potrei scrivere il manuale della pernacchia. Totò: Scrivi, scrivi pure, divulga l'argomento, tanto... spernacchiar non nuoce. È una mia idea, un giochetto che si basa tutto sulla recitazione. Lo spunto me l'ha dato una vecchia commedia francese. Un uomo, giovane e ricco, arriva stanco al matrimonio. Stanco fisicamente: ha sonno, un sonno terribile, ossessionante. Il poveretto fugge qualsiasi iniziativa che la moglie, desiderosa di divertirsi, gli suggerisce. Vaga per le stanze, all'affannosa ricerca di un posticino nascosto. La servitù, i familiari, lo scoprono negli angoli più bui, dietro le tende, a ridosso di una porta e già sospettano di lui cose strane e misteriose. Basta, il giovane si confida con un amico. Allontanarsi per qualche giorno con una scusa e rifugiarsi in un albergo, è il consiglio. Questo povero morto di sonno, così fa, ma la moglie, che suppone il tradimento, lo pedina e irrompe nella stanza mentre egli sta per infilarsi beatamente tra le lenzuola. Grida, minacce, improperi: l'albergo è in subbuglio. Infine il marito confessa ogni cosa: è colpa del sonno, ecco tutto. «E non potevi dirmelo subito?» dice la donna. «Ora ti porto a casa e ti metto io stessa a letto e così potrai dormire tranquillamente». Le ultime inquadrature mostreranno lui che riposa in un grandissimo letto e lei che, dopo aver socchiuso le imposte, gli sussurra: «Buon sonno». Antonio farà ridere nella parte del morto di sonno, ne sono certo.

I fratelli Cafiero

Cafiero Cafiero

L'autista personale di Antonio de Curtis, Salvatore Cafiero (foto sin.) , venne rimpiazzato nella mansione dal fratello Carlo (a destra) quando venne licenziato dallo stesso Totò. Il motivo? Una tragicomica circostanza... Dimenticò di fare il pieno di benzina nell'Alfa 1900 e Antonio de Curtis e Franca Faldini in viaggio con destinazione Montecarlo, rimasero fermi varie ore in attesa che provvedesse ad andarla a comprare.

Nel film del 1963 "Il Comandante", Carlo Cafiero, nella vita autista personale di Antonio de Curtis, figura come l'autista dell'auto americana che prende sotto casa il Generale in pensione Antonio Cavalli.

Federico Clemente

Peppe, il padrone di casa de Curtis

Peppe 1962 Antonio De Curtis 081 L Peppe 1966 Franca Faldini 048 01 Toto L

Peppe era il barboncino nero posseduto da Antonio de Curtis e Franca Faldini. Aveva due fratelli... Nerone e Tito. Nerone abitava a casa di Eduardo Clemente e Tito in quella di Carlo Cafiero.

La scatola del trucco

Il baule Scatola trucchi 

Totò, che non teneva granché ad avere camerini ampi ed eleganti ("mi basta uno sgabello per sedermi e uno specchio per truccarmi"), era però molto legato alla vecchia scatola di latta per il trucco, usata fin dall'inizio della carriera.
In quella scatola, diceva, "c'è tutta la mia vita". Non è un caso che in Yvonne la nuit, partendo per la guerra e vestito da fantaccino ("mi spediscono in trincea, sotto la pioggia, senz'ombrello",improvvisò Totò sul set), il fantasista Nino lascia "in eredità" a Yvonne proprio la sua scatola per il trucco ("tu sai che significhi, per un artista").