È nato il «Teatro del Piccolo»

Renato-Rascel


1955 12 01 Tempo Renato Rascel intro

Da uno strano incontro notturno tra Renato Rascel e un giovane appassionato di teatro è nata una Compagnia di prosa che, servendosi di una formula spiritosa e leggermente polemica, abituerà il grosso pubblico a spettacoli validi e importanti.

Roma, novembre

La compagnia che debutterà nel Ridotto dell'Eliseo a Roma all’insegna del "Teatro del Piccolo", ha una storia cosi diversa dalle altre che vale la pena di raccontarla. Una notte dell’agosto passato, un signore piccolo e un ragazzo di media statura s’incontrarono al banco del portiere di notte in un grande albergo veneziano. «Bicarbonato» chiese il primo, «bicarbonato» fece eco il secondo. Poi si guardarono e si misero a ridere: uno perchè la giovinezza gli ride sempre nel cuore, l’altro perchè ha poco più di vent’anni. Probabilmente nessuno dei due aveva bisogno di quel rimedio, ma a Venezia, dopo gli spettacoli del Festival e il gioco al Casino, nelle ore antelucane è molto chic chiedere un po’ di bicarbonato. I due nottambuli ne bevvero mezzo bicchiere con espressione disgustata, poi il più giovane, Sergio Velitti, si presentò all’altro che non ebbe bisogno di dire il suo nome. Si trattava, infatti, di uno dei nostri attori più popolari e amati, Renato Rascel.

A conoscerlo molto o poco si sa che Rascel è semplice, socievole, generoso e sempre ben disposto verso il suo prossimo così che, dopo aver constatato che le quattro del mattino non coincidevano ancora con la necessità di dormire, il grande attore cominciò con il suo compagno occasionale una nutrita conversazione nella quale le critiche al festival cinematografico si alternavano a piccanti commenti sui turisti che arrivavano e partivano sotto la prima luce che il giorno stendeva sulla laguna. Di confidenza in confidenza, presto uno seppe tutto dell’altro e insieme constatarono che le loro strade confluivano nell’amore per il teatro. Velitti, figlio d’arte, sognava di poter recitare mentre Rascel nutriva desideri di diserzione dalla Rivista e parlava di alcune opere di Cecov e di Courteline che reputava adatte alle sue possibilità artistiche.

Quando si salutarono, sembrò che fosse per sempre, ma dato che le vie del destino sono imperscrutabili un mese dopo i due si ritrovarono, per caso, in un locale notturno romano dal quale uscirono insieme, all’alba per recarsi in una farmacia a prendere un po’ di bicarbonato. Lungo la strada interessato e commosso, Rascel ascoltava il triste racconto che gli faceva il compagno. Si trattava di una storia di entusiasmi frustrati e di speranze perdute. In casa di Sergio Velitti si erano riuniti alcuni giovani attori usciti dall’Accademia di Arte Drammatica i quali, dopo aver studiato un repertorio e steso uno programma, si rivolsero al Sottosegretariato dello Spettacolo, a Enti specializzati e a privati per avere aiuti e allestire una recita. In cambio avevano ricevuto parole d’incoraggiamento ma nessuna promessa. I loro propositi erano naufragati e ora, mentre Rascel stava bevendo la sua porzione di bicarbonato ”molti valorosi giovani si stanno domandando che cosa sarà del loro avvenire” lo informò Sergio Velitti. «Venite tutti da me domani» disse l’attore, salutando il compagno. E il giorno seguente una specie di scolaresca ansiosa bussava da Rascel il quale si trovò davanti una decina di freschi volti intelligenti, di ciuffi ribelli e una ventina di occhi ansiosi e di mani nervose. Il più vecchio dei suoi visitatori aveva ventitré anni!

Poco dopo urli scomposti di entusiasmo, ai quali si unì vivacemente Happy, il boxer dell’attore salutavano Rascel, impresario. Sembrava che con l’assistenza finanziaria di Rascel la faccenda fosse ormai sistemata con soddisfazione di tutti, ma nel programma dei giovani il popolarissimo attore di Rivista e di cinema aveva una parte indispensabile, quella, cioè, di primo attore della Compagnia.

Quando Rascel, una sera in casa sua, ci raccontò questa stupenda storia, rideva di quella sua risata fanciullesca che gli accende gli occhi e gli scava alcune fossette sulle guance. Il suo amore per il teatro è chiuso da tempo nel suo petto tra il groviglio delle canzoni tristi e allegre che canta.

Il mattino seguente, una voce allegra al telefono ebbe il potere di farmi uscire precipitosamente di casa. «Sono Renato, il piccoletto tuo. Vuoi venire ad assistere alle prove della commedia con la quale andrò in scena?» Poco dopo ero sul palcoscenico del ridotto dell’Eliseo dove Rascel, alla maniera della Carlotta di Goethe, durante una pausa distribuiva pizza e ricotta ai suoi giovani attori pieni di appetito e di tede.

Fu questione di un attimo abituarsi all’insolito clima nel quale ero andata a cozzare. Sergio Velitti, che ha 23 anni, era in un angolo e si faceva mettere alcune gocce negli occhi. Gli domandai quale fosse il suo male e lui mi rispose che si trattava di postumi d’una guerra imprecisata. Da un’altra parte. Chiara Sereni, una ragazza bruna dall’aria assorta, copiava su un quaderno, da un libro, alcune poesie di Palazzeschi, dichiarando che intendeva preparare una Antologia di poeti contemporanei.

1955 12 01 Tempo Renato Rascel f1

Bicchieri di vino andavano e venivano rallegrando "pizza e ricotta bum”, come chiamavano il loro pasto, parodiando un’antica canzone romana e con il vino affioravano le confidenze. Rascel deve partire tra un mese, impegnato a fare il giro del mondo, ma la sua partecipazione al primo spettacolo per i giovani attori significa il lancio della Compagnia. Poi, s’intende finito il suo giro, ritornerà tra loro.

«Una formazione del genere della nostra» mi dicevano «con la spinta e l’importanza di una direzione come quella di Rascel. ha acquistato peso e validità. Si potrà veramente giungere a Cecov e a Courteline dopo aver recitato. per qualche tempo, commedie leggere. Potrà nascere veramente un Teatro del Piccolo il quale, servendosi di una formula spiritosa e leggermente polemica, possa abituare il grosso pubblico a spettacoli validi e importanti. Rascel + giovani + volontà + capacità: questa è la formula del nostro teatro».

Il freddo intenso della sala (i teatri s’incominciano a scaldare soltanto nel pomeriggio) ci obbligava a tenere i mantelli, sì che il palcoscenico nudo aveva l’aria di una sala d’aspetto di stazione. Sentivo Rascel parlare con il decoratore di un velo dipinto e di altre cose che avrebbero trasformato la scena in un salotto degno di accogliere Bobosse di Roussin, che è la commedia con la quale debutterà la Compagnia dei giovani.

Quando poco dopo, dimenticata, ignorata, da un angolo ho assistito alla prova di una scena, ho capito che veramente questi ragazzi hanno trovato il loro animatore in Rascel, fino a oggi tanto lontano, esteriormente, dal mondo e dai problemi della prosa, ma vicinissimo al teatro, se, alla prima occasione ho saputo con tanto amore e con tanta autorità realizzare il ”suo” teatro.

Lui stesso ci ha parlato dei suoi progetti, Rascel non intende affrontare un repertorio classico, preferendo, per ora, commedie fresche, vivaci, brillanti. A torto, secondo lui, alcuni testi sono ritenuti inferiori. Al teatro più serio vuole arrivare gradatamente, dopo aver conquistato anche nella prosa la fiducia sconfinata che il pubblico ha sempre avuto per lui nella Rivista.

Mentre la Compagnia provava, il freddo intenso del palcoscenico aveva finito per colpire me sola. Rascel fu il primo a gettare il paletot sopra una seggiola dove altri pale-tot incominciarono a volare gettandomi ondate d’aria ghiacciata sulla faccia. Seguivo ogni gesto e ogni parola degli attori e stentavo a ricordare il nostro Renato, l’amico allegro carico di canzoni e di risate. Soltanto quando mi si avvicinava improvvisamente per gettarmi una delle sue strabilianti battute, perdevo la sensazione di trovarmi di fronte a un estraneo e riconoscevo bene quel signore il quale, poco prima, in mezzo alla scena, ordinava e disponeva gli attori con severità insospettata.

Il mese prossimo Rascel, preceduto dalla sua fama e atteso ovunque, correrà le strade del mondo, ma si porterà nel cuore la nostalgia del "suo" teatro, della sua chitarra e la fretta di tornare.

Egle Monti, «Tempo», anno XVII, n.48, 1 dicembre 1955


Tempo
Egle Monti, «Tempo», anno XVII, n.48, 1 dicembre 1955